Se hai dubbi domande,

se desideri delle risposte o vuoi

semplicemente dire la tua

e parlare con noi scrivi a:

 comunichiamo@sorelleclarisseravello.it

 

 

Attivita dei Frati Minori Conventuali
in Campania

 

I - gli inizi (ss. XIII-XIV)

 

Ravello evoca il fascino di una na­tura privilegiata, di giardini olezzanti d'eterna primavera di fantastici ruderi romanico-moreschi. Chi sale i cento gra­doni di Ponticeto pregusta, con gli scor­ci di panorama occhieggianti qua e là, lo spettacolo unico del belvedere di Cimbrone.

Una svolta, il silenzio d'uno stretto viottolo incassato tra mura di case e giardini, ed ecco la bianca tersa 'S. Chiara': la sua foresteria, il parlatorio. le finestre a grata, il piazzaletto soleggiato a strapiombo sul fantastico val­lone del Dragone. Il turista ha fretta, passa via parlottando distratto verso la meta.

Qui, fra il “Piano di Ponticeto” e il bosco di “Cimbrone” fermarono i passi sette secoli or sono le umili figlie di S. Chiara, ospiti e poi eredi della nobile famiglia de Vito. Il vescovo Giovanni Allegri, donando loro la vicina chiesina di S. Nicola a Ponticeto, trasferì ad esse nel 1297 un legato in suffragio di ' ser Ursone de Vito parrochiano di S. Nicola de Ponticeto' (Pergamena n. 2); qualche anno dopo, al tempo del 1° Giubileo (1300), Bonifacio VIII estendeva alle Clarisse i privilegi concessi ai Frati Minori (Pergam. n. 3), presenti anch’essi ad Amalfi e Ravello.

Molti documenti perduti ci costringono a tacere sulla vita di questa comunità fino al 1600)

 

 

II - rifioritura (ss. XVII-XVIII)      

 

La bolla ' Instaurandae regularis disciplinae'(15 ottobre 1652) di Innocenzo X concludeva un lungo periodo di riforma tridentina (Sessione XXV, 3 dic. 1563) con la cosiddetta 'Soppressione innocenziana'. A Ravello furono chiusi i conventi degli Agostiniani e dei Conventuali; restarono le Benedettine e le Clarisse. Si avvicendarono vescovi dotti e zelanti, che provvidero procuratori accorti, confessori pii, predicatori fervidi.

 

Il Venerabile P. Girardelli da Muro era nel convento di Amalfi dal 1662, giovanissimo ma già molto venerato; ebbe una schiera di discepoli illustri, tra i quali il B. Bonaventura da Potenza (morto il 26-X-1711) vero apostolo di Ravello e della Costiera; emulo ne fu il Servo di Dio Donato del Quercio, morto nel 1774 a Ravello. Molto lavorarono anche i Pii Operai, P. Nicola Ruggiero che stilò una ‘Regola’ osservata a S. Chiara dal 1682 al 1921, e P. Salvatore Romeo.

 

 

III         - 'fuor del pelago a la riva '(ss. XIX-XX).

 

 

Per oltre 50 anni i documenti tacciono; raccoglieremo frammenti dall'opera del P. G. Cuomo “Le leggi eversive del S. XIX...”, (11 volumi, 1971-75) e dalle poche carte d'Archivio.

Superato incolume il 1799, nel 1803 si ottiene una  sanatoria' dei debiti' per i lavori edilizi precedenti, insolvibili a causa dei torbidi recenti. Scampato alla Soppressione murattiana del' 1811 perché supera il minimo di 12 religiose, risente della proibizione

Giunge nel 1914 il nuovo arciv."Mons. Ercolano Marini, figura insigné di prelato dotto e santo, che rivolge premure insonni al monastero. Sostituisce la inadeguata 'Regola' del 1682 con la Regola e le Costituzioni di S. Chiara a norma di Urbano IV ed Eugenio IV; provvede diligenti sindaci (= procuratori), confessori e maestri spirituali di liturgia e canto sacro dal clero di Ravello e dai Frati minori Conventuali: P. Antonio, Alfonso, Giuseppe, Ferdinando, Salvatore Palatucci; e tanti altri fino ad oggi.

 

* * *

 

Diamo uno sguardo, fotografico al complesso per individuare gli elementi originari.

 

                                   

Dall'esterno colpisce l'irregolare collocazione del campanile trecentesco. E’ difficile sapere quali strutture di S. Nicola siano inglobate nella restaurata S. Chiara, né se sia mai avvenuto ufficialmente il cambio di titolo. Del secolo XIV è un affresco riscoperto nel secolo scorso, il Cristo benedicente, con resti di iscrizioni a caratteri gotici. Una lapide funeraria del sepolcro di Donna Sapia de Vito moglie di Giovanni Frezza, giureconsulto, vicario e consigliere di Filippo di Taranto, morta il 5 nov. 1362, è murata nella parete dell'antico comunichino.

Nel monastero è incorporata la casa de Vito, in parte ancora visibile. Al pianterreno l'ambiente tramandato con  nome greco 'schifo ('=scafo, nave; noi diremmo navata) con elegante finestra a colonnine intrecciate; al piano superiore l'alta sala di lavoro, con alle pareti esterne motivi ogivali con finestrine inscritte.

 

 

 

                

    Tratto da  Luce Serafica Il Monastero delle Clarisse a Ravello

Home Il Monastero Comunichiamo Chiara e Francesco La famiglia francescana Attività_ofmconv Dice il Signore... Preghiamo insieme Storia I e II Ordine La Federazione Cultura e Attualità Spiritualità Editoria