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Chiara nasce ad Assisi verso il 1193. Il padre, Favarone di Offreduccio e la
madre
Ortolana,
appartengono a famiglie nobili, potenti e ricche della città.
Chiara riceve dalla madre i primi insegnamenti della fede e da lei impara la
bontà e la carità verso i poveri.
Verso il 1210 ascolta le prediche di Francesco e ne rimane conquistata. Decide
di seguirlo. A diciotto anni lascia tutto, genitori, casa, ricchezze, ottime
prospettive per il futuro per un ideale di assoluta povertà dietro l'esempio del
Poverello.
La notte della Domenica delle Palme del 1211 è accolta a S. Maria degli Angeli
da
Francesco che la consacra a Dio. In un primo tempo va a vivere nel monastero
benedettino di San Paolo di Bastia, poi si ritira nel monastero di Sant'Angelo
di Panzo, dove ritrova la sorella Agnese, anch'essa fuggita per seguire il
Signore nel medesimo ideale. Dopo breve tempo è condotta a San Damiano, dove
rimane fino alla morte.
La fama della sua santità si diffonde presto e molte donne, attratte dal suo
esempio, la seguono a San Damiano (tra cui le due sorelle e la madre).
Pur obbligata ad adempiere l'incarico di abbadessa, riserva per sé le incombenze
più umili. Conduce una vita di penitenza, di preghiera intensa, di silenzio, di
devozione particolare all'Eucarestia.
Insegna alle sorelle un grande amore per la povertà che ella per prima pratica
in modo rigoroso. Difende con fermezza l'assoluta povertà,
La sua costanza viene premiata: poco prima di morire, il papa Innocenzo IV
approva la Regola redatta da lei stessa col "privilegio di povertà".
Costretta a letto dalla malattia per circa trent'anni, Chiara non cessa di
rendersi utile attendendo alla confezione di corporali per le chiese povere dei
dintorni.
Muore l'11 agosto 1253, e le sue ultime parole sono, come sempre, di lode e di
gratitudine: «E tu Signore sii benedetto, che mi hai creata». Dopo soli due anni
dalla morte, Chiara viene canonizzata da papa Alessandro IV
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Francesco nacque in
Assisi nel 1182 da Pietro di Bernardone, un ricco mercante di stoffe, e
dall'amorevole "monna Pica", che tanto della sua gentilezza dovette
infondere nel cuore del figlio. Nel 1205 la mistica visione di Spoleto,
quasi una grazia che, rompendo ogni indugio, entra in casa frantumando i
vetri, decide per sempre della sua vita, del suo percorso umano e del suo
destino eterno. Nel 1206, davanti al vescovo di Assisi si spoglia di tutto,
rinuncia ad ogni diritto sui beni di casa, lasciando al genitore amareggiato
e deluso anche i sogni infranti di una grandezza terrena ormai per lui
impossibile.Uscito così clamorosamente "da casa" e dal mondo, sente con
intensità nuova e prima sconosciuta il significato profondo di quella
preghiera che gli fiorisce spontanea sulle labbra: "Padre nostro, che sei
nei cieli".Ha perso la famiglia del sangue, ma ecco raccogliersi attorno a
lui uno stuolo così numeroso di discepoli, che nello spazio di un decennio,
i suoi figli toccheranno i confini del mondo allora civile, portando
dovunque il messaggio della sua parola e dei suoi ideali di pace, di
fraternità, di amore. Il primo drappello, che nel 1208 è di poche unità,
alla sua morte (1226) è un esercito capace di sostenere la Chiesa languente
e di offrirle il contributo di una provvidenziale rivitalizzazione.Nel 1212
la nobile giovanetta Chiara d'Assisi, attratta dagli ideali di Francesco, ne
segue l'austera vita di povertà e di penitenza. Con lei Francesco istituisce
il ramo femmile, che diviene il II Ordine Francescano, detto subito delle
Povere Dame di S. Damiano, poi Clarisse, come oggi sono chiamate.La fiamma
interiore che urgeva in Francesco per un generale ritorno a Dio, gli
suggerisce, per chi fosse rimasto nel mondo, alcune norme e una forma di
vita più attenta al richiamo di Dio e alle esigenze del Vangelo. Ecco
allora, nel 1221, l'istituzione del III Ordine Francescano, conosciuto
subito con il nome di ordine dei Fratelli e Sorelle della Penitenza, oggi
anche semplicemente dei Terziari Francescani.Superando ogni più ragionevole
previsone, i primi figli di Francesco crebbero enormemente, da costituire
una famiglia tanto numerosa, che i suoi membri stavano mettendo radici nelle
più lontane regioni d'Europa e in Terra Santa. Non era più possibile per
loro un governo provvisorio e norme di vita senza una "carta costituzionale"
autenticata dal Vicario di Cristo. Nel 1223, a Fontecolombo, Francesco
scrive per essi la Regola definitiva, che il Papa Onorio III gli approva con
bolla solenne del 29 Novembre 1223.Sembra quasi che il verdetto papale sia
giunto a suggellare una vita breve, ma luminosa come meteora, percepita dal
mondo come il più chiaro riflesso di Cristo sulla terra. Al capolavoro manca
solo l'ultimo tocco di grazia, di cui s'incarica Cristo stesso: il 17
Settembre 1224, sull'aspro monte della Verna, le piaghe di Cristo Crocifisso
s'imprimono nelle sue povere carni martoriate dalle penitenze. Come dice il
divino poeta, fu "l'ultimo sigillo", dopo il quale la santità di Francesco
non aveva bisogno di altra conferma o altra autenticazione.Vinto ormai dalle
malattie e dai dolori, consunto dall'interno ardore, la sera del 3 Ottobre
1226 Francesco si spegneva dolcemente presso la diletta Porziuncola. Il
giorno seguente, ben protetto da un forte nucleo di milizie cittadine, che
dal tempo vigilavano sul suo lento morire, sul tragitto di S. Damiano, per
ricevere l'ultimo tributo di lacrime di sorella Chiara, il prezioso corpo
del Santo raggiungeva la città, per essere provvisoriamente deposto nella
chiesetta di S. Giorgio, appena a ridosso del forte baluardo delle mura
urbiche e in attesa che fosse approntata per lui una tomba più sontuosa.
Con prassi rapida l'amico card. Ugolino, ora Papa Gregorio IX, il 16 Luglio
1228 è nella sua città, per dichiarare solennemente Santo il Poverello
d'Assisi e gettare poi la prima pietra della sua tomba gloriosa. Allora il
Cole dell'Inferno - così testualmente nell'antica pergamena - si vide
aggredire i fianchi da un cantiere di umili popolani e poi di artisti sommi,
cantiere tanto fervido, vario e numeroso, come questa mistica Umbria non
vide mai prima nè dopo d'allora. Nel 1230 la basilica inferiore - chiesa
sacrario - accoglieva il benedetto deposito, che motivi di giustificata
prudenza consigliarono di occultare nella profondità della roccia, sotto le
poderose strutture dell'altar maggiore. In breve tempo su quella tomba prese
corpo la più preziosa antologia artistica che il coltissimo e fiero Medioevo
potesse offrire a colui che era apparso come il più perfetto imitatore di
Cristo.
Gino Zanotti, OFMConv,
S. Francesco e i Francescani, Assisi,
Casa Editrice Francescana, pp. 5-10
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