Documento n. 4/1998
Sulla fecondazione artificiale eterologa
Il
ricorso alle tecniche di fecondazione artificiale eterologa, con l'uso di un
elemento estraneo alla coppia richiedente (spermatozoi, cellule uovo,
embrione), è divenuto negli ultimi anni sempre più frequente ed ha ricevuto
l'avvallo da parte di leggi, che ne affermano la liceità in alcuni Stati (Gran
Bretagna, Spagna, Svezia, etc.).
Dopo
i primi entusiasmi, fomentati dall'ideologia che tutto ciò che è tecnicamente
possibile va reso disponibile a quanti potrebbero averne bisogno o farne
richiesta, si fanno però sempre più vive le ragioni di perplessità sulla
fecondazione artificiale in generale, ma in particolar modo eterologa, anche in
quanti ne avevano dapprima legittimato l'uso.
L'illiceità
della fecondazione artificiale eterologa ha motivazioni intrinseche, dal
momento che tale pratica è contraria all'unità del matrimonio, alla dignità dei
coniugi e al diritto del figlio concepito a poter riconoscere all'origine della
propria vita un padre e una madre uniti nel matrimonio, ma grande peso hanno,
in campo biomedico, anche le conseguenze che possono derivare dal ricorso a
queste tecniche.
Fecondazione
artificiale eterologa: conseguenze di interesse medico
Sono, oramai, numerosi gli studi che mettono in evidenza i rischi
collegati al ricorso alle tecniche di fecondazione artificiale, rischi che sono
in generale aggiuntivi a quelli propri di un concepimento naturale. Si pensi,
ad esempio, al rischio materno legato al trattamento farmacologico
utilizzato per ottenere un'ovulazione multipla, con l'insorgenza della
cosiddetta "sindrome da iperstimolazione ovarica", o al verificarsi di infezioni peritoneali a
seguito di procedure laparoscopiche, finalizzate al
reperimento delle cellule uovo. Ma anche la plurigemellarità,
la cui incidenza è incrementata con l'uso delle tecniche di fecondazione
artificiale, causa rischi sia materni sia fetali, conducendo nel contempo ad
una pratica eticamente inaccettabile, la riduzione embrionale (si veda il
nostro precedente documento "Contro la riduzione fetale").
Inoltre,
tra i nati ottenuti con le tecniche di fecondazione artificiale, in particolare
con la fecondazione in vitro, aumenta l'incidenza di prematurità
(24- 29,3% vs 4-6% delle gravidanze normali),
di basso peso alla nascita (13%-26,2% vs 6%
delle gravidanze naturali per pesi al di sotto dei 2500 grammi, con un rapporto
pari a 7:1 per pesi sotto i 1500 grammi), di mortalità perinatale (22,8-26,6% vs 9,8-13% con gravidanze naturali) e di morbidità. Infatti, la prematurità
e il basso peso si associano a loro volta ad un aumentato rischio di compromissione della crescita e dello sviluppo psicomotorio
e mentale, con non infrequenti danni neurologici.
A
questi problemi medici, comuni alle tecniche di fecondazione artificiale
eterologa ed omologa, se ne aggiungono altri specifici della fecondazione
artificiale eterologa, tra cui la richiesta di selezionare i donatori di
gameti.
E'
noto come sia stato previsto da parte di chi gestisce le cosiddette
"banche del seme" che i donatori vengano selezionati per escludere la
possibilità di contagio di malattie infettive o di trasmissione di malattie
genetiche.
Tale
selezione, perseguita con fini eugenetici e, pertanto, intrinsecamente
illecita, rappresenta però oltretutto un'illusione e un inganno. E',
certamente, possibile allo stato attuale individuare nel donatore la presenza
di geni alterati responsabili dell'insorgenza di una malattia genetica nel
nascituro; è altresì possibile individuare una vasta gamma di predisposizioni
morbose che vanno dal diabete, all'arteriosclerosi ed altre malattie. Questi
esami, che possono essere eseguiti sul donatore, andrebbero tuttavia eseguiti -
per essere validi secondo la sottesa logica eugenistica
- anche sulla donna ricevente: una prospettiva questa che comporterebbe una
spesa molto elevata oltre ad essere, data la potenziale ampiezza di questi
esami, irrealistica. Una volta effettuata la diagnosi di futura malattia o di
predisposizione morbosa, si porrebbe poi il problema se utilizzare o meno quel
determinato seme per fecondare una donna o più donne. Ma, a parte la natura di
selezione eugenetica di tale decisione, a chi essa dovrà spettare: al direttore
del centro? Alla ricevente? Al coniuge consenziente? Ad una commissione di esperti?
Fecondazione
artificiale eterologa: conseguenze psico-sociali e
ulteriori implicanze etiche
Tra
le altre conseguenze del ricorso alle tecniche di fecondazione artificiale
eterologa bisogna ricordare la proposta dell'anonimato dei donatori di gameti e
di embrioni.
Premesso
che la cosiddetta "donazione di gameti" è una forma assai dubbia di
generosità, ove si consideri la totale esenzione del genitore genetico da
qualsiasi responsabilità che grava su tutti gli altri genitori, riteniamo che
sia contrario al diritto del nascituro vedere preclusa ogni possibilità di
conoscere il proprio genitore genetico. Ed è senz'altro un controsenso, in
un'epoca in cui chiunque può conoscere - con l'esame del DNA - la propria
origine genetica, condizionare tale possibilità alla decisione dell'autorità
giudiziaria: si può certo proibire per legge il disconoscimento di paternità da
parte del coniuge che ha acconsentito ad una fecondazione eterologa, ma non è
ammissibile che si proibisca ad un figlio di conoscere il proprio padre
genetico. Senza tener conto, poi, del fatto che all'anonimo donatore si concede
ciò che non è ufficialmente concesso a nessuno: essere padre di molti figli
nati da donne diverse e di rimanere "nascosto", con il rischio che i
figli - ignari - possano contrarre matrimoni incestuosi con i propri
fratellastri.
Che
l'attenzione agli interessi del nascituro sia minimo è dimostrato anche dal
modo in cui viene continuamente violato il suo diritto fondamentale alla vita:
è quanto si verifica già con l'atto stesso di ottenere un concepimento in modo
sganciato dall'atto coniugale, ma che è reso ancor più evidente dalla prassi
della fecondazione in vitro multipla e dall'ottenimento dei cosiddetti
"embrioni soprannumerari", che, non trasferiti nell'utero della
madre, vengono utilizzati nella sperimentazione o crioconservati.
Tra i
destini degli embrioni crioconservati, vi è anche la
donazione ad un'altra coppia sterile, procedura alla quale si collega, poi, in
modo inevitabile la selezione degli embrioni con la diagnosi pre-impiantatoria.
Considerazioni conclusive
Scoprirsi
sterili e non potersi realizzare come padre o come madre è senza dubbio una
grande sofferenza per la coppia: l'aspirazione alla maternità e alla paternità
è "fisiologicamente" legata alla coniugalità.
Per questo motivo si deve avere il massimo apprezzamento umano per il desiderio
di una gravidanza: e, laddove la scienza medica individui una situazione di
sterilità, deve essere massimo l'impegno nella diagnosi e nella cura. Qualora,
però, questo tipo di interventi non consente alla coppia sterile di realizzare
questa aspirazione alla paternità/maternità, è doveroso orientare tale
desiderio verso una "fecondità sociale" piuttosto che permettere
pratiche contrarie sia alla dignità personale del nascituro e dei coniugi sia
alla natura stessa del matrimonio e della famiglia.