di Paolo Lambruschi
Alla
scoperta del lato buono del relativismo, del nichilismo e dell’individualismo,
considerati mali della società occidentale. «Ismi» che vanno invece recuperati nelle
loro diverse accezioni per rilanciare il dialogo tra laici e cattolici perché
stanno nel dna di entrambi, senza temere confronti accesi sui temi della
bioetica che diventeranno la norma in società aperte e pluraliste. Per il
filosofo Dario Antiseri, che ha appena dato alle stampe per i tipi di Rubbettino il
volume «Relativismo, nichilismo, individualismo, fisiologia o patologia
dell’Europa?» il recente referendum ha fatto chiarezza su temi molto importanti
che ora non sono più patrimonio di elites.
«Il dibattito aspro sull’embrione – sostiene Antiseri,
docente di Metodologia delle Scienze sociali alla Luiss
di Roma – è stato positivo. Finalmente si è discusso di questioni etiche
connesse alla scienza».
Partiamo dal relativismo, per il quale
tutte le concezioni etiche si equivalgono e si annullano.
«Detto così il concetto non regge alle critica
perché non è vero che i sistemi di valori sono uguali. Ama il prossimo tuo o
porgi l’altra guancia sono concetti diversi dall’occhio per occhio. Ma c’è anche un significato "buono" che ritroviamo
nella storia dell’umanità, fatta di convivenze e dissidi tra diverse concezioni
della vita. Lo vediamo nelle lacerazioni emerse in Italia sul problema
dell’embrione. C’è chi pensa che si possa manipolare per fini terapeutici e chi
invece è contrario perché ritiene che sia la fase iniziale della vita umana. È
un bene che se ne discuta anche accanitamente. La
società aperta valorizza le differenze perché comprende una pluralità di fedi e
sistemi etici ed è chiusa solo agli intolleranti che presumono di possedere
valori esclusivi da imporre».
Da parte del laicismo è appunto questa
l’accusa mossa ai cattolici: voler imporre una visione creando uno stato etico.
«Mi pare che i cittadini nel caso del referendum abbiano fatto le proprie
scelte liberamente e si siano democraticamente espressi dopo aver ascoltato
lunghe discussioni. Il cristiano testimonia la sua fede, non
la impone mai. Cristo ci ha detto andate e predicate. E
se non vi ascoltano, scuotete i vostri calzari».
Vincolare la ricerca scientifica
all’etica rallenta il progresso?
«Finora si diceva che una scoperta scientifica era
neutra, era il fine per il quale veniva impiegata ad essere buono o cattivo.
Con la bioetica cambia tutto. Se si usano per fini terapeutici le cellule staminali embrionali, si viola il
principio kantiano di rispettare la vita altrui, trascrizione del precetto
cristiano di amore per il prossimo. E Kant è una delle radici della nostra cultura. Non può
esserci mediazione sulla vita. I cristiani dovranno convincere gli altri
che distruggere gli embrioni è illecito».
Quale sarebbe secondo
lei il lato buono del nichilismo?
«Se intendiamo che l’uomo è incapace di costruire un assoluto terreno,
definiamo la contingenza umana. È l’ammissione del nostro essere
creature».
Dov’è il punto di
contatto con il cristianesimo?
«Un cristiano crede che solo Dio è assoluto e non può quindi credere alla
perfezione di nessuna cosa umana, a cominciare dallo Stato. Nella
lettera a Diogneto troviamo la testimonianza di come
deve agire un cristiano nella collettività. I cristiani, dice il testo, non si
differenziano per l’aspetto esteriore, ma per l’azione. Difendono
la vita di fronte all’aborto, non ripudiano le donne. Con il
cristianesimo entra nella nostra cultura un concetto importante: è la
coscienza, inviolabile, che giudica il potere politico e non viceversa».
E l’individualismo?
«Lo confondiamo con l’egoismo, alternativo all’altruismo. Nella storia del
pensiero si oppone invece al collettivismo, cioè alla
concezione che reifica nazione e popolo annientando
libertà e responsabilità della persona. Anche i primi
cristiani contestavano l’assolutezza dello Stato. Il Kaysar, l’imperatore, non è Kyrios, il
Signore. L’Occidente liberale deve quindi al cristianesimo, pur con travagli e
tentazioni teocratiche, il concetto di limite dello Stato e di rispetto della
persona».
Dove si può fissare allora il luogo di incontro tra laici e cattolici?
«Per me nel liberalismo. Una lunga tradizione di pensiero, da Tocqueville a Roepke, poi Einaudi, Sturzo, Adenauer e Novak dimostra che il
liberalismo ha le sue radici nel cristianesimo. Il rispetto della persona,
sacra e inviolabile, non viene dalla filosofia classica. Nella civile Atene un
neonato respinto dalla famiglia veniva dato in pasto
alle bestie. II cristianesimo ha introdotto il concetto di sacralità della vita
dell’uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio».