Intervista al filosofo Remo Bodei (26 giugno 2005)
«L’embrione? Iniziamo a considerarlo un progetto»

di Maurizio Cecchetti

Il dialogo fra credenti e non credenti sulla difesa della vita e le tecniche di procreazione assistita, coinvolgendo lo statuto dell’embrione, ha un fondamento condiviso da tutti i partecipanti alla discussione oppure no? Auspicando il dialogo, la prima cosa da stabilire dovrebbe essere l’accordo sulla definizione di vita umana. Si può parlare di persona fin dal primo istante in cui l’individuo viene concepito? Domande che sono state alla base del confronto sul referendum. Domande cui oggi non tutti danno risposte univoche, anzi. Il giudizio sul referendum del filosofo Remo Bodei è chiaro: «È stato un errore, perché ha toccato punti di polemica accesa su qualcosa che andrebbe esaminato con pacatezza. C’è da dire poi che questo referendum era sbagliato, rispetto a quelli sul divorzio e sull’aborto, anche perché riguardava una piccolissima minoranza di persone. Ci vorrà molto tempo per decantare i toni, oggi siamo molto confusi sulle risposte da dare a quelle domande fondamentali e per di più ci troviamo eredi di tradizioni vecchie che pretendono schieramenti preventivi su questioni più generali che riguardano tutti, come quella appunto dell’inizio della vita».

Che cos’è l’embrione? È vita in senso generale, è persona, è, come qualcuno ha detto durante il referendum, «materiale umano»?
«La risposta non sta nel dire che cosa sia l’embrione, ma come venga valutato. Penso che stabilire se l’embrione sia un essere umano subito o 14 giorni dopo il concepimento, è questione di lana caprina. D’altra parte attribuire istantaneamente al concepito la qualifica di persona mi pare eccessivo».

Sergio Givone in un’intervista pubblicata da «Avvenire» domenica parla dell’embrione come di «qualcosa di umano». Lei che ne pensa?
«Penso che sia un progetto di vita, ma ripeto parlare di persona per me è prematuro, anche perché immediatamente questa definizione rimanda a una tradizione di pensiero che è molto connotata dal cristianesimo. Penso a Mounier, per esempio. Credo invece che la posta in gioco sia un altra: si tratta di stabilire che cosa sia oggi la difesa della vita. C’è molto disorientamento in giro, e si sente la necessità di tornare a certe categorie metafisiche».

La difesa della vita, secondo la Chiesa e anche secondo alcuni laici, mette in gioco il riferimento al diritto naturale. Bisogna ripartire da lì?
«La faccenda del diritto naturale si presta facilmente a quella che chiamerei la "lotteria naturale". Non penso che si possa accettare tutto ciò che accade come eticamente positivo. Ho dei dubbi sulla positività di impiantare un embrione che sia a rischio di malformazioni soltanto perché questo è quanto la natura ha stabilito in quel caso. La grandezza del diritto non risiede nelle norme stabilite dalla natura, ma proprio nella nostra capacità di assegnare dei diritti. Oggi la Chiesa si candida a sopperire dall’interno quei valori che la democrazia ha smarrito. Per questo c’è bisogno di persone di buon senso, che ragionino senza steccati, su una rivoluzione che sta producendo molti choc, come appunto quella della bioingegneria».

Resta la domanda di prima: l’embrione è da tutelare in quanto «progetto di vita» oppure vi sono altri soggetti in gioco che hanno più diritti di lui?
«Credo che sia banalizzante ridurre un momento tragico come quello dell’infertilità e delle tecniche per risolverlo a una questione di procedura. La vita certo non va ridotta a supermercato, ma bisogna capire anche l’angoscia di certe coppie. Direi che in un mondo perfetto l’embrione andrebbe tutelato in quanto potenzialmente può diventare persona. Ma nel mondo imperfetto in cui viviamo questo confligge con altre esigenze che non vanno sottovalutate. Si deve tener conto di situazioni dove la perfezione non è data. Non si può considerare l’embrione un "ricciolo di materia", direi che questo però va posto in una dimensione più ampia che ci vede come "ospiti della vita". La vita è più grande di noi, funziona e progredisce anche senza coscienza. Ecco, questo stupore verso la vita va tutelato, non bisogna farlo cadere nella mercificazione».