CLONAZIONE UMANA

Di Rocco Buttiglione

 

La dichiarazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla clonazione umana che impegna tutti i paesi del mondo a proibire la clonazione umana segna un’acquisizione importante per la coscienza comune dell’umanità. Viene proibita non solo la clonazione per motivi riproduttivi, cioè la produzione di bambini in provetta, ma anche la clonazione per ragioni di ricerca. Si tratta in questo ultimo caso della produzione di embrioni al fine di poterli poi distruggere per ricavarne cellule staminali embrionali da utilizzare per la ricerca. Si tratta di un messaggio in difesa della vita umana che ci ricorda che l’embrione non è un qualunque ammasso cellulare che può essere utilizzato per fini di ricerca o di profitto. Non tutto quello che è tecnicamente possibile è anche moralmente lecito. Non si tratta qui di porre dei limiti alla ricerca ma piuttosto di difendere la vita umana. E’ da tempo universalmente accettato il principio per cui non è lecito sacrificare la vita umana per la ricerca, non è lecito fare ricerca su un essere umano che ne comprometta la salute. La Risoluzione delle Nazioni Unite applica questo principio anche all’embrione. E’ vita umana l’embrione? Come è noto la comunità scientifica ed anche i politici e i filosofi su questo punto sono divisi ed esistono opinioni differenti. Senza entrare nel dibattito su questi argomenti le Nazioni Unite applicano qui un principio di precauzione. Per distruggere gli embrioni è necessario avere la certezza assoluta che non sono vita umana. Per rispettarla è sufficiente un ragionevole dubbio ed è evidente che in questo caso c’è materia per più di un ragionevole dubbio. La risoluzione non ha necessariamente effetto sul tema controverso dell’aborto, per lo meno nella forma in cui questo tema è trattato dalla maggior parte delle legislazioni europee. La legge 194, per esempio, non dice che l’embrione non abbia un diritto alla vita. Dice semplicemente che tra il diritto alla vita dell’embrione ed il diritto della donna alla salute prevale, secondo l’insindacabile decisione della madre, il diritto della donna alla salute. In tutti gli altri casi il diritto dell’embrione rimane imprescindibile e proprio per questo non è lecito distruggere embrioni per produrre cosmetici, medicinali o per ricerca.

E’ chiaro, tuttavia, che questa decisione pone un argine ai tentativi di espandere e rafforzare la diffusione dell’aborto con il sostegno delle Nazioni Unite o di confermarlo come un diritto umano inalienabile. Il tema dell’aborto è e rimanere di competenza esclusiva dei legislatori nazionali. Bene ha operato in questa circostanza il Governo italiano che ha dato un contributo importante per il successo di questa risoluzione. E’ bene ricordare che questo ambito non è un ambito di competenza dell’Unione europea e sarebbe quindi bene che nessuno si arrogasse il diritto di presentare posizioni dell’Unione europea che non ci sono e che se ci fossero dovrebbero essere prese a livello adeguato e non da funzionari.

E’ appena il caso di rilevare che questa risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, conferma con forza uno dei punti centrali della legge italiana sulla fecondazione assistita che è anche uno dei punti attaccati con più forza dai


 

referendari. Si tratta appunto della proibizione di distruggere embrioni a fini di ricerca. E’ bene ricordare ancora una volta che non è affatto vero che la proibizione della clonazione a fini di ricerca o la distruzione di embrioni renda impossibile la ricerca su cellule staminali e quindi impedisca di trovare cure per gravi malattie. Le cellule staminali possono essere trovate in molti tessuti umani adulti, che nella placenta e nel cordone ombelicale. Ed è proprio essa che ci ha dato maggiori risultati. È disonesto tentare di ingannare gli elettori dicendo che chi difende la vita è contro i malati.