Intervista a monsignor Alessandro Maggiolini (06 luglio 2005)
In principio è la persona

di Pierangelo Giovanetti

Se chiedete a monsignor Sandro Maggiolini, vescovo di Como, se l’embrione sia persona al pari della madre, non aspettatevi una risposta secondo i canoni del politically correct, per non urtare nessuno. «Chi sostiene che lì non c’è il bambino, lo fa per non essere accusato di ucciderlo», vi sentirete dire. E se gli chiedete quale, tra il diritto della madre e quello del concepito, sia prevalente, la risposta non consente dubbi: «Tra la vita del nascente e la vita già nata, ha più diritto di vivere la vita nascente». Per non parlare di chi tira in ballo lo "Stato etico", se in una società pluralista dentro uno Stato laico il bene morale viene stabilito per legge. La replica di Maggiolini è secca: «Lo Stato etico inizia quando viola l’etica, non quando la fa propria».

Monsignor Maggiolini, il problema nasce perché la scienza non è tutta d’accordo nel ritenere l’embrione persona umana, al pari della madre.
«La scienza non ha nulla da dire al riguardo, né sull’umanità dell’embrione, né su quella della persona nella sua fase ultima. La scienza pesa, misura. Non s’interroga circa l’intelligenza e la libertà della persona. Non può spingersi fino all’affermazione o alla negazione della personalità».

Se la scienza non ha voce in scelte come queste, a chi spettano? Al filosofo, al teologo, al politico?
«Al filosofo, al teologo, al politico, ma senza tanti ragionamenti
. Bisogna affidarsi al buon senso: se c’è un inizio che contiene già tutto e si evolve e diviene persona, basta e avanza. Anche chi non è convinto, nel dubbio deve far prevalere il principio di precauzione».

C’è chi obietta che il principio di precauzione è una facoltà del singolo, e non può essere imposta per legge. Fumare può far morire, ma non per questo viene vietato a tutti il fumo.
«Fumare una sigaretta è un conto, ammazzare una persona è un altro. Se io non so se dietro il cespuglio c’è una lepre o un bimbo che sta giocando, non posso sparare».

Stabilire per legge un «bene morale» trasforma lo Stato laico in Stato etico?
«Ma neanche per sogno. Lo Stato etico inizia quando viola l’etica, non quando la fa propria. Se in ballo c’è la difesa della persona, non c’è Stato etico che tenga. Lo Stato ha il dovere di rispettare la persona. Se no, come sostiene Marcello Pera, lo Stato attribuisce valore morale a dei capricci, a dei desideri smodati».

Ma come si fa in una società pluralista, a stabilire per legge una verità etica che non è da tutti condivisa?
«Lo si fa per il bene morale anche di chi non crede in quei principi. E poi, diciamo come stanno le cose: chi sostiene che lì non c’è il bambino, lo fa per non essere accusato di ucciderlo. Hanno fatto così anche con l’aborto. Per coerenza bisognerebbe dire che ci si vuole sbarazzare del bambino, non dire che non è un bambino».

Alcuni laici, ma anche teologi moralisti come Giannino Piana, hanno sostenuto in questi mesi che l’insorgenza della vita umana passa attraverso un processo per fasi successive, e che l’individualizzazione non avviene all’atto della fecondazione ma al momento dell’annidamento. Inoltre richiamano la dimensione relazionale della persona, cioè il rapporto fra madre e bimbo nel grembo. Quindi, secondo loro, l’embrione non può avere uno status giuridico di persona, al pari della madre.
«D’accordo, l’embrione ha bisogno di annidarsi nella mucosa uterina. Ma chi si annida? L’embrione. Non c’è un passaggio dal niente all’essere. C’è il passaggio da un essere che ha bisogno di svilupparsi ad un essere sviluppato. Quanto al secondo argomento, cioè che il bimbo deve essere accettato dalla madre, è una cosa bellissima. Però stiamo attenti, perché allora vale per tutti. E i bambini anormali che non vengono accettati, che ne facciamo? Li sopprimiamo? E i vecchi che danno fastidio, li abbattiamo?».

Quando
ci sono due diritti giuridicamente contrapposti, quello del concepito e quello della madre, qual è il più forte e predominate?
«Tra la vita nascente e la vita già nata, ha più diritto di vivere la vita nascente. In caso di contrasto fra i due diritti a vivere (per quanto sia raro), la madre certo deve essere salvata. Ma non con l’uccisione del bimbo che porta in grembo. La malattia va curata. Se poi questo comporta l’uccisione del bimbo, questa è conseguenza indiretta».

In questa battaglia referendaria la Chiesa ha parlato di difesa della vita in nome del diritto naturale. Ma il diritto naturale non ha un’interpretazione univoca per tutti. Chi stabilisce cosa è diritto naturale, e cosa no?
«Diritto naturale è quello che chiamiamo anche "rispetto della persona". Non si tratta quindi di un campo valido solo per il credente, ma per ogni uomo di buona volontà».

Si è parlato spesso di contrapposizione fra etica laica ed etica cattolica. È possibile su questi temi raggiungere delle evidenze etiche che siano razionalmente accettate dalla maggioranza? O si tratta di questioni su cui la fede porta a letture diverse da chi si muove su posizioni laiche?
«In teoria ogni uomo è capace di raggiungere la verità morale. Di fatto questo non avviene perché per comprendere l’evidenza etica occorre una conoscenza vergine. E invece l’uomo è solito approcciarsi ai temi etici avendo già pronta la soluzione che più gli fa comodo».