Quando la scienza si fa ideologia

                                                                                                         

 

Ferve la polemica sull'evoluzionismo e in modo particolare su Charles Darwin. Alcuni, soprattutto negli Stati Uniti, non vogliono riconoscere all'evoluzionismo lo status di teoria scientifica e chiedono che nelle scuole si insegni, accanto all'evoluzionismo, un'altra teoria, quella creazionista, per la quale i diversi generi e specie delle piante degli animali sarebbero il prodotto non dell'evoluzione ma di un diretto intervento divino. Altri, più moderati, si accontenterebbero che fosse insegnata la teoria del “disegno intelligente”. Vorrebbero cioè che si insegnasse che l'evoluzione non è il risultato di un semplice processo di selezione naturale ma di un disegno intelligente (divino?) che spinge la materia verso forme sempre più differenziate ed evolute di vita.

Cerchiamo prima di tutto di capire in che cosa consiste la teoria scientifica dell'evoluzionismo. Darwin dice che ogni forma di vita è calata dentro un ambiente in cui deve procurarsi i mezzi della sopravvivenza. Quelli più adatti ad assolvere questo compito sopravvivono e si riproducono. Gli altri muoiono senza prole e scompaiono dalla storia evolutiva. Di un disegno intelligente, in questa prospettiva, non c'è bisogno: le mutazioni genetiche casuali e la pressione dell'ambiente è tutto ciò che serve per spiegare il fenomeno dell'evoluzione. Diremo con ciò che non è più possibile credere nella creazione e che non c'è più posto per Dio? Per nulla affatto. La verità che ci trasmette la Bibbia non è di ordine scientifico. Non ci dice in che modo Dio ha creato il mondo, se creando direttamente le specie animali e vegetali o se invece utilizzando la selezione naturale e gli altri meccanismi investigati della teoria dell'evoluzione.

La Bibbia ci dice solo che Dio ha creato il mondo e tutto ciò che è dipende da Lui. Qui c'è una differenza fra il fondamentalismo protestante e la dottrina cattolica. I fondamentalisti sono fermi ad una interpretazione letterale della Bibbia. La teologia cattolica si occupa di ciò che l'autore biblico voleva dire di essenziale facendo uso delle forme letterarie e delle modalità espressive proprie del suo tempo. Allo stesso modo la teoria dell'evoluzione non nega l'ipotesi di un disegno intelligente, anche se in quanto teoria scientifica non ne ha bisogno.

La ipotesi del disegno intelligente emerge non dentro la teoria scientifica ma al suo limite, al suo confine. Emerge quando ci poniamo la domanda: che senso ha tutto questo per me, per la mia vita? Qual è il significato dell'evoluzione, e della vita e della storia? Per definizione queste sono domande non scientifiche. La scienza si costruisce concentrando l'attenzione su di un mondo di puri oggetti e mettendo fra parentesi l'uomo e la relazione di quegli oggetti per la vita dell'uomo e il suo senso. Quando queste domande affiorano, entriamo su di un altro terreno, che è quello della filosofia e della teologia. Per rispondere a queste domande abbiamo bisogno di un altro metodo, che non è più quello delle scienze naturali. Se dietro il meccanismo della selezione naturale si nasconda il caso o invece la Provvidenza divina è domanda a cui la scienza non è in grado di rispondere, né oggi né mai.

“Ignoramus et ignorabimus” secondo la felice espressione di un grande scienziato tedesco dell'Ottocento, il Du Bois Reymond. La nostra ignoranza non è qui il risultato della “mancanza di un anello” nell'ordine delle cause scientifiche. Si tratta di una più profonda ragione di metodo: la scienza naturale non ha gli strumenti per porre questo tipo di domande o per rispondere ad esse.

Sembra dunque che nella discussione sull'evoluzionismo siamo difronte ad un falso problema. Per raggiungere una soluzione soddisfacente è sufficiente distinguere con chiarezza ciò che è scienza da ciò che è filosofia e teologia. Sembra dunque che sia i creazionisti che i sostenitori del “disegno intelligente” abbiano torto quando pretendono che dottrine filosofiche o teologiche vengano insegnate come se fossero teorie scientifiche. Ma è proprio così? Sembra in realtà che la domanda dell'insegnamento della dottrina creazionista o della dottrina del “disegno intelligente” sia piuttosto una reazione al fatto che in molti casi l'evoluzionismo viene insegnato come se fosse non una teoria scientifica ma una teoria filosofica o metafisica. L'insegnamento dell'evoluzionismo viene presentato come se esso fosse in realtà sostitutivo del racconto biblico della creazione o come se esso fornisse una dimostrazione scientifica dell'ateismo.

Non c'è da meravigliarsi se, davanti a questo abuso, molti genitori protestano e chiedono che questo insegnamento sia bilanciato da quello del creazionismo o del “disegno intelligente”. La soluzione è sbagliata ma il problema esiste ed è grave. La giusta soluzione sarebbe piuttosto quella di spiegare con chiarezza la differenza tra scienza e filosofia. L'insegnante di scienze naturali o di biologia dovrebbe spiegare con chiarezza che la domanda su le cause ultime e sul significato ultimo cade al di fuori della scienza e cogliere l'occasione per spiegare con chiarezza le caratteristiche essenziali del merito scientifico, le sue possibilità e i suoi limiti.

E' giustificata la preoccupazione che attraverso l'insegnamento dell'evoluzionismo passi nella testa dei ragazzi una metafisica semplificata ed una filosofia distorta? a) Sembra che in molti casi gli insegnanti non siano essi stessi capaci di fare con chiarezza le opportune distinzioni o che, anzi, considerino ed insegnino essi stessi l'evoluzionismo non come una teoria scientifica ma come una ideologia. b) Lo stesso Darwin nelle sue opere non sempre riesce a distinguere con chiarezza fra il rigoroso contenuto scientifico e discutibile generalizzazioni filosofiche. E' vero che egli rifiuta una lettura ateistica della propria scoperta scientifica ma è anche vero che non è difficile trovare nelle opere di Darwin affermazioni che estendono indebitamente i suoi risultati scientifici al campo dell'antropologia producendo concetti razzisti che giustificano la discriminazione di razze umane considerate come inferiori e quasi come forme di vita intermedia fra il mondo animale ed il mondo umano. Non è difficile dimostrare che esiste una linea diretta che conduce da un darwinismo malamente inteso alle dottrine razziste che hanno dominato nell'epoca del positivismo ed hanno trovato nel nazionalismo tedesco la loro espressione più abietta e terribile.

Per evitare questi pericoli è dunque giusto pretendere che l'evoluzionismo sia insegnato come teoria scientifica e solo come teoria scientifica .

E' particolarmente importante fare attenzione alle età degli allievi ai quali si impartisce l'insegnamento sull'evoluzionismo. Se esso viene insegnato in una età troppo precoce, in cui lo studente non è ancora capace di distinguere con chiarezza fra scienza e filosofia o religione, è inevitabile che esso venga inteso in un senso sbagliato, creando un danno grave sia alla formazione di una autentica mentalità scientifica che a quella di una autentica coscienza filosofica e religiosa.

Rocco Buttiglione

Roma 21 novembre 2005

Tratto da www.pensarecristiano.org