Intervista al filosofo Massimo Cacciari (09 luglio 2005)
«La ricerca deve trovare da se stessa i propri limiti»

di Pierangelo Giovanetti

«La scienza è il nuovo Moloch della modernità, ma pretendere di limitarlo dall’esterno, con la politica, la religione o l’etica non serve, perché è inefficace. Occorre suscitare reazioni e contraddizioni al suo interno che obblighino la scienza ad autoriformularsi». Per il filosofo Massimo Cacciari ogni tentativo di porre limiti etici alla scienza è destinato al fallimento, se non sarà la scienza stessa a porseli. E sulla legiferazione politica in nome di valori etici, afferma: «L’etica della convinzione è importante, ma non porta da nessuna parte se non ammette l’etica della responsabilità».

Professor Cacciari, di fronte agli sviluppi della scienza che si è impadronita delle origini della vita, è possibile pensare ancora al progresso tecnico-scientifico prescindendo da considerazioni etiche?
«La potenza del progetto tecnico-scientifico è tale, ed è misurata dal suo stesso successo, da sradicare ogni possibilità di regolamentazione esterna. La grandiosità e la tragicità del mondo moderno e contemporaneo si regge sull’autonomia del progetto tecnico-scientifico, iniziata dall’autonomia del progetto politico con la nascita dello Stato moderno. Non c’è niente da fare: a mio parere ogni tentativo di limitazione della scienza a livello politico, filosofico o religioso è destinato all’insuccesso in quanto ineffettuale. Qualsiasi limite della scienza è immanente al progetto stesso, non può essere imposto dall’esterno».

E se la scienza non si pone dei limiti? Se il suo sviluppo illimitato minaccia la sopravvivenza stessa dell’uomo?
«È il dramma della nostra epoca rispetto alle epoche precedenti dove ogni progetto scientifico era regolato da norme che lo trascendevano
. L’idea di poter controllare nel mondo moderno la scienza trascendendola, ripete uno schema ideologico e rischia di non avere alcun effetto. O nascono norme autonome proprie del progetto scientifico, o non c’è niente da fare».

La tecnologia, anche nella sua applicazione politica di volontà di dominio sulla natura e sugli altri uomini, non pone in crisi i fondamenti del conoscere, chiedendo la ridefinizione del rapporto stesso fra sapere scientifico e filosofia umanistica?
«Può darsi che si arrivi al momento in cui la problematicità e le contraddizioni che questo progetto porta con sé, e soprattutto la sua straordinaria carica innovativa rispetto alle nostre capacità di assimilarne il senso, facciano emergere tutta una serie di aporie e di contraddizioni che obbligano il progetto scientifico al suo interno a riformularsi».

Nel frattempo l’umanità non può stare inerte.
«Deve interrogarsi, ma non in maniera ideologica o nostalgica, perché altrimenti non farà che rafforzare la scienza nella sua volontà di potenza. Solo interrogandosi può suscitare reazioni e contraddizioni dentro la scienza».

Scendendo sul piano pratico, è possibile trovare un’intesa etica fra laici e cattolici da porre alla base del convivenza civile?
«Certo, ma solo se chi si muove da un’etica della convinzione - importantissima e apprezzabile - riconosce che nella politica è possibile solo un’etica della responsabilità, che tiene presente la pluralità delle posizioni esistenti. Il politico legifera erga omnes, ed è quindi necessariamente politeista. Se questo viene ignorato, il dialogo è impossibile. Anche chi crede deve sapere che in politica si agisce etsi dei darentur, non etsi deus daretur».

Nemmeno se il cristianesimo si riduce a religione civile, valido quindi per tutti a prescindere dalla fede?
«La religione civile è un idolo che il cristianesimo ha sempre combattuto. A cominciare da quando ha combattuto l’impero romano nella sua pretesa di essere religione civile».

Eppure la religione sta tornando con forza in Occidente, anche dentro la politica.
«Il bisogno di orizzonti di senso dell’uomo e lo stesso conflitto di civiltà spingono tutti ad interrogarsi. La religione sarà tema sempre più centrale, per l’orientamento anche elettorale dell’opinione pubblica. Il cristianesimo, però, ci ha sempre insegnato a riconoscere l’autonomia della politica e la distinzione dei piani».