L’etica?
Ha bisogno della trascendenza
di Paolo Lambruschi
Questa
stagione aperta dal referendum del 12 e 13 giugno offre la possibilità a laici
e cattolici di incontrarsi per cercare insieme una politica alta, basata sul
rispetto di valori forti e condivisi come la vita. Perché
senza il solido fondamento di un’etica, la democrazia perde qualità.
L’arcivescovo di Chieti Bruno Forte, teologo
dogmatico, interviene nel dibattito che caratterizza in questo momento in
Italia i rapporti tra credenti e non credenti.
«Credo -dice - che dobbiamo proseguire e intensificare un percorso comune
fissando due cardini: l’uso critico della ragione e la responsabilità verso gli
altri. Anzitutto, l’uso della ragione, che è un punto decisivo di incontro tra credenti e non credenti, che si vogliano gli
uni e gli altri veramente pensanti. Proprio il recente referendum ha dimostrato
come la grande vittoria dell’astensione sia stata
dovuta alla validità delle riflessioni portate a suo favore. Come hanno
riconosciuto anche molti laici, ci sono stati, invece, molti slogan e pochi
argomenti da parte dei referendari. Ecco perché credo che presentare le proprie
ragioni con rigore sia estremamente importante. In
secondo luogo, il rispetto della diversità non va inteso come semplice
irenismo, come riduzione al minimo comune denominatore, bensì come chiarezza e
sincerità nell’assumersi con l’altro la propria responsabilità verso altri.
Bisogna cercare il rispetto reciproco senza pregiudizi, abbattendo steccati
comodi da costruire, ma che non aiutano la crescita di nessuno: in particolare
mi riferisco a un certo stile "laicista",
pronto sempre a voler insegnare ai credenti che cosa devono fare o dire».
Si può avviare una riflessione serena
sul relativismo etico, cioè su una società democratica dove i valori sono
indistinti e tutti uguali?
«Abbiamo davanti un esempio grandissimo:
Quindi il laico deve fare i conti con un’etica basata su
valori cristiani?
«Esiste un’etica di carattere razionale, basata su principi universali, come il
rispetto dell’essere umano, della natura. Ma il
riconoscimento di questi principi, il loro approfondimento e arricchimento è
avvenuto con l’avvento del cristianesimo come fondamento dell’ethos
occidentale. L’assoluta singolarità della persona e il rispetto ad essa dovuto è uno di quei valori che la fede cristiana ha
dato all’Occidente e senza il quale la nostra civiltà perderebbe la sua
identità più profonda. Il concetto di persona umana è il grande apporto del
cristianesimo alle culture come fondamento di civiltà e convivenza e, laddove
questo manca, si corre il rischio che l’essere umano venga
manipolato continuamente».
È possibile un’etica senza Dio?
«Rispondo che non è possibile un’etica senza trascendenza, cioè senza quel
movimento di uscita da sé per corrispondere all’altro che è il movimento
dell’amore e della responsabilità. In questa direzione si muovono laici e
credenti seri e pensosi: e così si può arrivare a riconoscere nell’altro, per cui ci si impegna, la traccia del volto ultimo e sovrano
di Dio, come dice Emmanuel Lévinas. Una simile etica
della trascendenza, attraversata dall’esodo da sé per farsi carico degli altri,
è aperta insomma alla prospettiva di un’etica cristiana che riconosce Dio come
fondamento assoluto».
Si può, allora, pensare a leggi fondate
su una morale che ipotizzi la presenza di Dio, come chiedeva Immanuel Kant, anziché
escluderla?
«Credo che la grande malattia della politica
contemporanea sia la mancanza di riferimenti etici assoluti. Dobbiamo tornare a una politica alta perché sui valori si gioca il bene
comune. Avremmo bisogno di figure come Alcide De Gasperi,
cui stiano a cuore lo spessore etico della vita
sociale e civile, per rilanciare la politica come servizio dell’uomo e crescita
della società. Su questo progetto di politica alta basata su valori forti e
condivisi è possibile di nuovo l’incontro tra laici e
cattolici. Il grande apporto di questo momento storico è la possibilità di
avviare il forte recupero di una politica attenta ai valori etici e su cui
potrebbero ritrovarsi uniti tutti coloro ai quali sta
a cuore l’essere umano in tutta la sua dignità e pienezza».