di Maurizio Blondet
Cicerone
avrebbe votato sì al referendum sulla fecondazione eterologa?
Come avrebbero giudicato la clonazione umana Eschilo, Platone, Plutarco? Ne discorro
con Marta Sordi, la grande romanista: e la questione
non sembri campata in aria.
Le polemiche che hanno accompagnato il referendum sulla legge 40 hanno illuminato come non mai l’esistenza di due etiche:
quella laica, presunta permissiva, e la cristiana, repressiva (e oscurantista).
Ora, i fautori della prima rivendicano le loro radici nell’etica classica:
permissiva verso l’omosessualità, tollerante perché non credeva a un unico Dio, felicemente "pagana" cioè gaudente
dei piaceri della carne... Un’etica di "liberazione". «Nel De Legibus,
Cicerone sancisce che certi atti non diventano leciti, nemmeno se votati a
maggioranza», replica recisa Marta Sordi: «Anzi precisa che
certe cose non devono mai sottoposte a referendum».
Ah, interessante: e quali cose?
«Lui ne elenca alcune: l’adulterio, il latrocinio,
la violazione del giuramento».
Possiamo dedurne che Marco Tullio,
grande avvocato e capo di governo (console) avrebbe aborrito il referendum
sulla legge 40?
«Non solo lui. Tutta la civiltà greco-romana sarebbe stata per il
"diritto naturale" contro il permissivismo. Già Pericle, in un suo
celebre discorso – siamo nel quinto secolo a.C. – esalta l’obbedienza degli
Ateniesi alle "leggi non scritte", ossia al
diritto naturale».
Dunque anche Pericle, lei dice, sulla
fecondazione eterologa sarebbe stato più dalla parte
della Chiesa che di Pannella?
«Non c’è dubbio. Non a caso Tertulliano potrà dire
che i romani antichi erano naturaliter christiani: le virtù più onorate nella Roma
prisca erano l’autodominio, la frugalità, lo spirito
di sacrificio...».
Però molti sostengono che il politeismo
antico era tollerante anche dei vizi; mentre il monoteismo semita, ebraico-cristiano e musulmano, porta con sé l’intolleranza
e un moralismo angosciante.
«Tollerante il mondo classico? Non scherziamo. Socrate è condannato a morte con
l’accusa di non accettare le tradizioni della città. I romani perseguitano
ripetutamente i fedeli di Bacco e di Iside, ritenuti
debosciati. E perseguitano i cristiani come religione
"nuova", in rottura con le tradizioni. Il mondo classico aveva molti
dei, e in fatto di dei era tollerante; ma era
intollerante al massimo verso tutto ciò che sentiva anti-tradizionale».
Ma nella morale sessuale, suvvia, tolleravano molto.
L’omosessualità fra i Greci, Saffo...
«Sì, fra i greci c’era più indulgenza sociale per l’omosessualità. Ma la cosa continuava ad essere ritenuta una colpa, non un
diritto. Plutarco racconta di un ragazzo che mentre è
col suo erastes,
il suo amante, s’imbatte in un re di Sparta: il ragazzo arrossisce, e il re gli
dice: ecco, non fare cose di cui devi arrossire. Senofonte loda Agesilao per
aver resistito alla "tentazione" di un giovane persiano. Dice:
Agesilao ha mostrato la sua enkrateia».
Che significa, se non sbaglio, dominio
di sé.
«Significa "temperanza". In generale, tutta l’educazione greca
mirava non alla liberazione sessuale, ma al contrario: al dominio degli
istinti, alla sublimazione del desiderio. Alla temperanza,
alla virtù (areté)».
E i romani?
«Ah, molto più severi dei greci su queste cose. Plutarco narra di un
ufficiale, Caio Lusio, che concupisce un soldato
romano: davanti alle sue profferte il giovane uccide l’ufficiale. Ebbene:
Mario, capo dell’esercito, premia il soldato con un’onorificenza, e ciò benché Lusio fosse un suo parente».
Però Nerone si concesse un
"matrimonio gay".
«Già. Il punto è che lui stesso disse: mi concedo apertamente questo vitium che
altri praticano di nascosto. Lo chiamava vizio, non diritto».
Nerone aveva dunque la piena coscienza
di essere trasgressivo.
«Beh, l’opinione pubblica antica avrebbe parlato
di hybris neroniana.».
Hybris?
«Parola greca: indica lo sfrenato desiderio di potere e di piacere che
porta a sfidare la natura. E che viene punito dagli
dei. La hybris è in rapporto con l’invidia deorum. L’uomo
superbo, che crede di essersi fatto da sé e di poter agire come un dio, nel
disprezzo dei limiti naturali, rischia sempre l’invidia deorum, la
punizione celeste»».
Interessante.
«L’idea che Dio esalta gli umili e umilia i potenti non è solo nel
Magnificat. Percorre tutto il mondo classico. Anzi, è proprio questa la
chiave della classicità: il senso del limite».
Il senso del
limite?
«Rappresentato da Apollo. L’Apollo del santuario di Delfi. Il dio
civilizzatore. Quello che impartisce insegnamenti come "Conosci te stesso"; e "Nulla di troppo", che sono
inviti alla moderazione».
Apollo è dunque il dio del limite?
«Sì, se vogliamo. Ma – ecco il punto – Apollo è il dio
del limite inteso non come costrizione, ma come armonia, proporzione – e
bellezza. Il santuario di Delfi è il grande educatore dei greci alla civiltà:
Apollo è infatti il dio delle leggi, e perciò della
libertà».
La libertà permissiva?
«Il contrario. Come preciserà Properzio, la libertà per l’uomo antico non è
quod libet licet,
fare ciò che piace».
È la libertà di fare il bene? Properzio
diceva quel che dice il Papa?
«Eh sì. Paradossale, ma è così. La libertà apollinea coincide con le leggi,
e più precisamente con il diritto naturale: la ragione, la coscienza, la misura
greca gli devono tutto. Le statue greche ci dicono che cosa fosse per i greci il limite come bellezza:
le giuste proporzioni da cui traspare il divino. Siamo lontani dalla dittatura
del desiderio, dal "fare ciò che volete" dell’edonismo radical-chic».
Però c’era l’epicureismo.
«Ma Epicuro mica invitava agli eccessi: invitava alla
moderazione, e in questa faceva consistere il piacere. Senza contare che non
furono gli epicurei, ma gli stoici a esprimere
veramente lo spirito romano».
Ma il mondo classico aveva anche
Dioniso: l’ubriachezza, l’orgia...
«Nel
Marta Sordi ha insegnato storia greca e romana
ed è stata direttore dell'Isituto di Storia antica
dell'Università Cattolica di MIlano. Jaca Book ha ristampato nel 2004
uno dei suoi testi chiave: «I cristiani e l'Impero romano». I suoi libri
sono pubblicati da vari editori: presso Vita e Pensiero sono usciti gli
«Scritti di storia greca» e «romana», e un terzo saggio «»L'Impero
romano-cristiano al tempo di Ambrogio» edito da
Medusa. Marietti ha raccolto gli scritti della
rubrica che