COSTITUZIONE PASTORALE
GAUDIUM ET SPES
SULLA CHIESA NEL MONDO
CONTEMPORANEO
PROEMIO
1. Intima unione della Chiesa con l'intera
famiglia umana.
Le
gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi,
dei poveri soprattutto e di tutti coloro che
soffrono, sono pure le
gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei
discepoli di Cristo,
e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi
eco nel loro cuore.
La
loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali,
riuniti insieme
nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel
loro pellegrinaggio
verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un
messaggio di salvezza da
proporre a tutti.
Perciò
la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente
solidale con il genere umano e con la sua storia.
Per
questo il Concilio Vaticano II, avendo penetrato più a fondo il
mistero
della Chiesa, non esita ora a rivolgere la sua parola non più ai
soli
figli della Chiesa e a tutti coloro che invocano il nome di Cristo,
ma
a tutti gli uomini. A tutti vuol esporre come esso intende la
presenza
e l'azione della Chiesa nel mondo contemporaneo. Il mondo che
esso
ha presente è perciò quello degli uomini, ossia l'intera famiglia
umana
nel contesto di tutte quelle realtà entro le quali essa vive; il
mondo
che è teatro della storia del genere umano, e reca i segni degli
sforzi
dell'uomo, delle sue sconfitte e delle sue vittorie; il mondo che
i
cristiani credono creato e conservato in esistenza dall'amore del
Creatore:
esso è caduto, certo, sotto la schiavitù del peccato, ma il
Cristo,
con la croce e la risurrezione ha spezzato il potere del Maligno
e
l'ha liberato e destinato, secondo il proposito divino, a trasformarsi
e
a giungere al suo compimento.
Ai
nostri giorni l'umanità, presa d'ammirazione per le proprie scoperte
e
la propria potenza, agita però spesso ansiose questioni sull'attuale
evoluzione
del mondo, sul posto e sul compito dell'uomo nell'universo,
sul
senso dei propri sforzi individuali e collettivi, e infine sul
destino
ultimo delle cose e degli uomini. Per questo il Concilio,
testimoniando
e proponendo la fede di tutto intero il popolo di Dio
riunito
dal Cristo, non potrebbe dare una dimostrazione più eloquente di
solidarietà,
di rispetto e d'amore verso l'intera famiglia umana, dentro
la
quale è inserito, che instaurando con questa un dialogo sui vari
problemi
sopra accennati, arrecando la luce che viene dal Vangelo, e
mettendo
a disposizione degli uomini le energie di salvezza che la
Chiesa,
sotto la guida dello Spirito Santo, riceve dal suo Fondatore. Si
tratta
di salvare l'uomo, si tratta di edificare l'umana società.
È
l'uomo dunque, l'uomo considerato nella sua unità e nella sua
totalità,
corpo e anima, l'uomo cuore e coscienza, pensiero e volontà,
che
sarà il cardine di tutta la nostra esposizione.
Pertanto
il santo Concilio, proclamando la grandezza somma della
vocazione
dell'uomo e la presenza in lui di un germe divino, offre
all'umanità
la cooperazione sincera della Chiesa, al fine d'instaurare
quella
fraternità universale che corrisponda a tale vocazione.
Nessuna
ambizione terrena spinge
continuare,
sotto la guida dello Spirito consolatore, l'opera stessa di
Cristo,
il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verità,
a
salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito .
4. Speranze e angosce.
Per
svolgere questo compito, è dovere permanente della Chiesa di
scrutare
i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo,
così
che, in modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai
perenni
interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e
futura
e sulle loro relazioni reciproche. Bisogna infatti conoscere e
comprendere
il mondo in cui viviamo, le sue attese, le sue aspirazioni e
il
suo carattere spesso drammatico. Ecco come si possono delineare le
caratteristiche
più rilevanti del mondo contemporaneo. L'umanità vive
oggi
un periodo nuovo della sua storia, caratterizzato da profondi e
rapidi
mutamenti che progressivamente si estendono all'insieme del
globo.
Provocati dall'intelligenza e dall'attività creativa dell'uomo,
si
ripercuotono sull'uomo stesso, sui suoi giudizi e sui desideri
individuali
e collettivi, sul suo modo di pensare e d'agire, sia nei
confronti
delle cose che degli uomini. Possiamo così parlare di una vera
trasformazione
sociale e culturale, i cui riflessi si ripercuotono anche
sulla
vita religiosa.
Come
accade in ogni crisi di crescenza, questa trasformazione reca con
sé
non lievi difficoltà.
Così,
mentre l'uomo tanto largamente estende la sua potenza, non sempre
riesce
però a porla a suo servizio. Si sforza di penetrare nel più
intimo
del suo essere, ma spesso appare più incerto di se stesso. Scopre
man
mano più chiaramente le leggi della vita sociale, ma resta poi
esitante
sulla direzione da imprimervi. Mai il genere umano ebbe a
disposizione
tante ricchezze, possibilità e potenza economica; e
tuttavia
una grande parte degli abitanti del globo è ancora tormentata
dalla
fame e dalla miseria, e intere moltitudini non sanno né leggere né
scrivere.
Mai
come oggi gli uomini hanno avuto un senso così acuto della libertà,
e
intanto sorgono nuove forme di schiavitù sociale e psichica.
E
mentre il mondo avverte così lucidamente la sua unità e la mutua
interdipendenza
dei singoli in una necessaria solidarietà, violentemente
viene
spinto in direzioni opposte da forze che si combattono; infatti,
permangono
ancora gravi contrasti politici, sociali, economici, razziali
e
ideologici, né è venuto meno il pericolo di una guerra capace di
annientare
ogni cosa.
Aumenta
lo scambio delle idee; ma le stesse parole con cui si esprimono
i
più importanti concetti, assumono nelle differenti ideologie
significati
assai diversi.
Infine,
con ogni sforzo si vuol costruire un'organizzazione temporale
più
perfetta, senza che cammini di pari passo il progresso spirituale.
Immersi
in così contrastanti condizioni, moltissimi nostri contemporanei
non
sono in grado di identificare realmente i valori perenni e di
armonizzarli
dovutamente con le scoperte recenti.
Per
questo sentono il peso della inquietudine, tormentati tra la
speranza
e l'angoscia, mentre si interrogano sull'attuale andamento del
mondo.
Questo
sfida l'uomo, anzi lo costringe a darsi una risposta.
5. Profonde mutazioni.
Il
presente turbamento degli spiriti e la trasformazione delle
condizioni
di vita si collegano con un più radicale modificazione, che
tende
al predominio, nella formazione dello spirito, delle scienze
matematiche,
naturali e umane, mentre sul piano dell'azione Si affida
alla
tecnica, originata da quelle scienze. Questa mentalità scientifica
modella
in modo diverso da prima la cultura e il modo di pensare. La
tecnica
poi è tanto progredita, da trasformare la faccia della terra e
da
perseguire ormai la conquista dello spazio ultraterrestre. Anche sul
tempo
l'intelligenza umana accresce in certo senso il suo dominio: sul
passato
mediante l'indagine storica, sul futuro con la prospettiva e la
pianificazione.
Non solo il progresso delle scienze biologiche,
psicologiche
e sociali dà all'uomo la possibilità di una migliore
conoscenza
di sé, ma lo mette anche in condizioni di influire
direttamente
sulla vita delle società, mediante l'uso di tecniche
appropriate.
Parimenti
l'umanità sempre più si preoccupa di prevedere e controllare
il
proprio incremento demografico. Il movimento stesso della storia
diventa
così rapido, da poter difficilmente esser seguito dai singoli
uomini.
Unico diventa il destino della umana società o senza
diversificarsi
più in tante storie separate. Così il genere umano passa
da
una concezione piuttosto statica dell'ordine delle cose, a una
concezione
più dinamica ed evolutiva. Ciò favorisce il sorgere di un
formidabile
complesso di nuovi problemi, che stimola ad analisi e a
sintesi
nuove.
6. Mutamenti nell'ordine sociale.
In
seguito a tutto questo, mutamenti sempre più profondi si verificano
nelle
comunità locali tradizionali famiglie patriarcali, clan, tribù,
villaggi,
nei differenti gruppi e nei rapporti della vita sociale. Si
diffonde
gradatamente il tipo di società industriale, che favorisce in
alcune
nazioni una economia dell'opulenza, e trasforma radicalmente
concezioni
e condizioni secolari di vita sociale. Parimenti la
civilizzazione
urbana e l'attrazione che essa provoca s'intensificano,
sia
per il moltiplicarsi delle città e dei loro abitanti, sia per la
diffusione
tra i rurali dei modelli di vita cittadina. Nuovi e migliori
mezzi
di comunicazione sociale favoriscono nel modo più largo e più
rapido
la conoscenza degli avvenimenti e la diffusione delle idee e dei
sentimenti,
suscitando così numerose reazioni a catena. Né va
sottovalutato
che moltissima gente, spinta per varie ragioni ad
emigrare,
cambia il suo modo di vivere. In tal modo, senza arresto si
moltiplicano
i rapporti dell'uomo coi suoi simili, mentre a sua volta
questa
« socializzazione » crea nuovi legami, senza tuttavia favorire
sempre
una corrispondente maturazione delle persone e rapporti veramente
personali,
cioè la « personalizzazione ». Un'evoluzione siffatta appare
più
manifesta nelle nazioni che già godono del progresso economico e
tecnico;
ma essa mette in movimento anche quei popoli ancora in via di
sviluppo,
che aspirano ad ottenere per i loro paesi i benefici della
industrializzazione
e dell'urbanizzazione.
Questi
popoli, specialmente se vincolati da più antiche tradizioni,
sentono
allo stesso tempo il bisogno di esercitare la loro libertà in
modo
più adulto e più personale.
7. Mutamenti psicologici, morali e
religiosi.
Il
cambiamento di mentalità e di strutture spesso mette in causa i
valori
tradizionali, soprattutto tra i giovani: frequentemente
impazienti,
essi diventano ribelli per l'inquietudine; consci della loro
importanza
nella vita sociale, desiderano assumere al più presto le loro
responsabilità.
Spesso
genitori ed educatori si trovano per questo ogni giorno in
maggiori
difficoltà nell'adempimento del loro compito.
Le
istituzioni, le leggi, i modi di pensare e di sentire ereditati dal
passata
non sempre si adattano bene alla situazione attuale; di qui un
profondo
disagio nel comportamento e nelle stesse norme di condotta.
Anche
la vita religiosa, infine, è sotto l'influsso delle nuove
situazioni.
Da un lato, un più acuto senso critico la purifica da ogni
concezione
magica nel mondo e dalle sopravvivenze superstiziose ed esige
un
adesione sempre più personale e attiva alla fede; numerosi sono
perciò
coloro che giungono a un più vivo senso di Dio. D'altro canto
però,
moltitudini crescenti praticamente si staccano dalla religione. A
differenza
dei tempi passati, negare Dio o la religione o farne
praticamente
a meno, non è più un fatto insolito e individuale.
Oggi
infatti non raramente un tale comportamento viene presentato come
esigenza
del progresso scientifico o di un nuovo tipo di umanesimo.
Tutto
questo in molti paesi non si manifesta solo a livello filosofico,
ma
invade in misura notevolissima il campo delle lettere, delle arti,
dell'
interpretazione delle scienze umane e della storia, anzi la stessa
legislazione:
di qui il disorientamento di molti.
8. Squilibri nel mondo contemporaneo.
Una
così rapida evoluzione, spesso disordinatamente realizzata, e la
stessa
presa di coscienza sempre più acuta delle discrepanze esistenti
nel
mondo, generano o aumentano contraddizioni e squilibri. Anzitutto a
livello
della persona si nota molto spesso lo squilibrio tra una moderna
intelligenza
pratica e il modo di pensare speculativo, che non riesce a
dominare
né a ordinare in sintesi soddisfacenti l'insieme delle sue
conoscenze.
Uno
squilibrio si genera anche tra la preoccupazione dell'efficienza
pratica
e le esigenze della coscienza morale, nonché molte volte tra le
condizioni
della vita collettiva e le esigenze di un pensiero personale
e
della stessa contemplazione.
Di
qui ne deriva infine lo squilibrio tra le specializzazioni
dell'attività
umana e una visione universale della realtà. Nella
famiglia
poi le tensioni nascono sia dalla pesantezza delle condizioni
demografiche,
economiche e sociali, sia dal conflitto tra le generazioni
che
si susseguono, sia dal nuovo tipo di rapporti sociali tra uomo e
donna.
Grandi contrasti sorgono anche tra le razze e le diverse
categorie
sociali; tra nazioni ricche e meno dotate e povere; infine tra
le
istituzioni internazionali nate dall'aspirazione dei popoli alla pace
e
l'ambizione di imporre la propria ideologia, nonché gli egoismi
collettivi
esistenti negli Stati o in altri gruppi.
Di
qui derivano diffidenze e inimicizie, conflitti ed amarezze di cui
l'uomo
è a un tempo causa e vittima.
9. Le aspirazioni sempre più universali
dell'umanità.
Cresce
frattanto la convinzione che l'umanità non solo può e deve sempre
più
rafforzare il suo dominio sul creato, ma che le compete inoltre
instaurare
un ordine politico, sociale ed economico che sempre più e
meglio
serva l'uomo e aiuti i singoli e i gruppi ad affermare e
sviluppare
la propria dignità. Donde le aspre rivendicazioni di tanti
che,
prendendo nettamente coscienza, reputano di essere stati privati di
quei
beni per ingiustizia o per una non equa distribuzione.
I
paesi in via di sviluppo o appena giunti all'indipendenza desiderano
partecipare
ai benefici della civiltà moderna non solo sul piano
politico
ma anche economico, e liberamente compiere la loro parte nel
mondo;
invece cresce ogni giorno la loro distanza e spesso la dipendenza
anche
economica dalle altre nazioni più ricche, che progrediscono più
rapidamente.
I
popoli attanagliati dalla fame chiamano in causa i popoli più ricchi.
Le
donne rivendicano, là dove ancora non l'hanno raggiunta, la parità
con
gli uomini, non solo di diritto, ma anche di fatto. Operai e
contadini
non vogliono solo guadagnarsi il necessario per vivere, ma
sviluppare
la loro personalità col lavoro, anzi partecipare
all'organizzazione
della vita economica, sociale, politica e culturale.
Per
la prima volta nella storia umana, i popoli sono oggi persuasi che i
benefici
della civiltà possono e debbono realmente estendersi a tutti.
Sotto
tutte queste rivendicazioni si cela un'aspirazione più profonda e
universale.
I
singoli e i gruppi organizzati anelano infatti a una vita piena e
libera,
degna dell'uomo, che metta al proprio servizio tutto quanto il
mondo
oggi offre loro così abbondantemente.
Anche
le nazioni si sforzano sempre più di raggiungere una certa
comunità
universale.
Stando
così le cose, il mondo si presenta oggi potente a un tempo e
debole,
capace di operare il meglio e il peggio, mentre gli si apre
dinanzi
la strada della libertà o della schiavitù, del progresso o del
regresso,
della fraternità o dell'odio. Inoltre l'uomo prende coscienza
che
dipende da lui orientare bene le forze da lui stesso suscitate e che
possono
schiacciarlo o servirgli.
Per
questo si pone degli interrogativi.
10. Gli interrogativi più profondi del genere
umano.
In
verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si
collegano
con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore
dell'uomo.
È proprio all'interno dell'uomo che molti elementi si
combattono
a vicenda. Da una parte infatti, come creatura, esperimenta
in
mille modi i suoi limiti; d'altra parte sente di essere senza confini
nelle
sue aspirazioni e chiamato ad una vita superiore. Sollecitato da
molte
attrattive, è costretto sempre a sceglierne qualcuna e a
rinunziare
alle altre. Inoltre, debole e peccatore, non di rado fa
quello
che non vorrebbe e non fa quello che vorrebbe.
Per
cui soffre in se stesso una divisione, dalla quale provengono anche
tante
e così gravi discordie nella società. Molti, è vero, la cui vita è
impregnata
di materialismo pratico, sono lungi dall'avere una chiara
percezione
di questo dramma; oppure, oppressi dalla miseria, non hanno
modo
di rifletterci. Altri, in gran numero, credono di trovare la loro
tranquillità
nelle diverse spiegazioni del mondo che sono loro proposte.
Alcuni
poi dai soli sforzi umani attendono una vera e piena liberazione
dell'umanità,
e sono persuasi che il futuro regno dell'uomo sulla terra
appagherà
tutti i desideri del suo cuore. Né manca chi, disperando di
dare
uno scopo alla vita, loda l'audacia di quanti, stimando l'esistenza
umana
vuota in se stessa di significato, si sforzano di darne una
spiegazione
completa mediante la loro sola ispirazione.
Con
tutto ciò, di fronte all'evoluzione attuale del mondo, diventano
sempre
più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza
gli
interrogativi più fondamentali: cos'è l'uomo?
Qual
è il significato del dolore, del male, della morte, che continuano
a
sussistere malgrado ogni progresso?
Cosa
valgono quelle conquiste pagate a così caro prezzo?
Che
apporta l'uomo alla società, e cosa può attendersi da essa?
Cosa
ci sarà dopo questa vita?
Ecco:
all'uomo,
mediante il suo Spirito, luce e forza per rispondere alla sua
altissima
vocazione; né è dato in terra un altro Nome agli uomini,
mediante
il quale possono essere salvati. Essa crede anche di trovare
nel
suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la
storia
umana.
Inoltre
realtà
immutabili; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che
è
sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli.
Così
nella luce di Cristo, immagine del Dio invisibile, primogenito di
tutte
le creature il Concilio intende rivolgersi a tutti per illustrare
il
mistero dell'uomo e per cooperare nella ricerca di una soluzione ai
principali
problemi del nostro tempo.
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PARTE I
11. Rispondere agli impulsi dello
Spirito.
Il
popolo di Dio, mosso dalla fede con cui crede di essere condotto
dallo
Spirito del Signore che riempie l'universo, cerca di discernere
negli
avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte
insieme
con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni
della
presenza o del disegno di Dio. La fede infatti tutto rischiara di
una
luce nuova, e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale
dell'uomo,
orientando così lo spirito verso soluzioni pienamente umane.
In
questa luce, il Concilio si propone innanzitutto di esprimere un
giudizio
su quei valori che oggi sono più stimati e di ricondurli alla
loro
divina sorgente.
Questi
valori infatti, in quanto procedono dall'ingegno umano che
all'uomo
è stato dato da Dio, sono in sé ottimi ma per effetto della
corruzione
del cuore umano non raramente vengono distorti dall'ordine
richiesto,
per cui hanno bisogno di essere purificati.
Che
pensa
Quali
orientamenti sembra debbano essere proposti per la edificazione
della
società attuale?
Qual
è il significato ultimo della attività umana nell'universo?
Queste
domande reclamano una riposta. In seguito, risulterà ancora più
chiaramente
che il popolo di Dio e l'umanità, entro la quale esso è
inserito,
si rendono reciproco servizio, così che la missione della
Chiesa
si mostra di natura religiosa e per ciò stesso profondamente umana.
CAPITOLO I
Credenti
e non credenti sono generalmente d'accordo nel ritenere che
tutto
quanto esiste sulla terra deve essere riferito all'uomo, come a
suo
centro e a suo vertice.
Ma
che cos'è l'uomo?
Molte
opinioni egli ha espresso ed esprime sul proprio conto, opinioni
varie
ed anche contrarie, secondo le quali spesso o si esalta così da
fare
di sé una regola assoluta, o si abbassa fino alla disperazione,
finendo
in tal modo nel dubbio e nell'angoscia.
Queste
difficoltà
una
risposta che le viene dall'insegnamento della divina Rivelazione,
risposta
che descrive la vera condizione dell'uomo, dà una ragione delle
sue
miserie, ma in cui possono al tempo stesso essere giustamente
riconosciute
la sua dignità e vocazione.
Dio
» capace di conoscere e di amare il suo Creatore, e che fu
costituito
da lui sopra tutte le creature terrene quale signore di esse,
per
governarle e servirsene a gloria di Dio.
«
Che cosa è l'uomo, che tu ti ricordi di lui? o il figlio dell'uomo che
tu
ti prenda cura di lui?
L'hai
fatto di poco inferiore agli angeli, l'hai coronato di gloria e di
onore,
e l'hai costituito sopra le opere delle tue mani. Tutto hai
sottoposto
ai suoi piedi » (Sal8,5).
Ma
Dio non creò l'uomo lasciandolo solo: fin da principio « uomo e donna
li
creò » (Gen1,27) e la loro unione costituisce la prima forma di
comunione
di persone.
L'uomo,
infatti, per sua intima natura è un essere sociale, e senza i
rapporti
con gli altri non può vivere né esplicare le sue doti.
Perciò
Iddio, ancora come si legge nella Bibbia, vide « tutte quante le
cose
che aveva fatte, ed erano buone assai» (Gen1,31).
13. Il peccato.
Costituito
da Dio in uno stato di giustizia, l'uomo però, tentato dal
Maligno,
fin dagli inizi della storia abusò della libertà, erigendosi
contro
Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di lui.
Pur
avendo conosciuto Dio, gli uomini « non gli hanno reso l'onore
dovuto...
ma si è ottenebrato il loro cuore insipiente »... e
preferirono
servire la creatura piuttosto che il Creatore.
Quel
che ci viene manifestato dalla rivelazione divina concorda con la
stessa
esperienza.
Infatti
l'uomo, se guarda dentro al suo cuore, si scopre inclinato anche
al
male e immerso in tante miserie, che non possono certo derivare dal
Creatore,
che è buono.
Spesso,
rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l'uomo ha
infranto
il debito ordine in rapporto al suo fine ultimo, e al tempo
stesso
tutta l'armonia, sia in rapporto a se stesso, sia in rapporto
agli
altri uomini e a tutta la creazione.
Così
l'uomo si trova diviso in se stesso.
Per
questo tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta
i
caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e
le
tenebre.
Anzi
l'uomo si trova incapace di superare efficacemente da sé medesimo
gli
assalti del male, così che ognuno si sente come incatenato.
Ma
il Signore stesso è venuto a liberare l'uomo e a dargli forza,
rinnovandolo
nell'intimo e scacciando fuori « il principe di questo
mondo
» (Gv12,31), che lo teneva schiavo del peccato.
Il
peccato è, del resto, una diminuzione per l'uomo stesso, in quanto
gli
impedisce di conseguire la propria pienezza. Nella luce di questa
Rivelazione
trovano insieme la loro ragione ultima sia la sublime
vocazione,
sia la profonda miseria, di cui gli uomini fanno l'esperienza.
14. Costituzione dell'uomo.
Unità
di anima e di corpo, l'uomo sintetizza in sé, per la stessa sua
condizione
corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi
attraverso
di lui toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in
libertà
il Creatore . Non è lecito dunque disprezzare la vita corporale
dell'uomo.
Al
contrario, questi è tenuto a considerare buono e degno di onore il
proprio
corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla
risurrezione
nell'ultimo giorno.
E
tuttavia, ferito dal peccato, l'uomo sperimenta le ribellioni del corpo.
Perciò
è la dignità stessa dell'uomo che postula che egli glorifichi Dio
nel
proprio corpo e che non permetta che esso si renda schiavo delle
perverse
inclinazioni del cuore.
L'uomo,
in verità, non sbaglia a riconoscersi superiore alle cose
corporali
e a considerarsi più che soltanto una particella della natura
o
un elemento anonimo della città umana.
Infatti,
nella sua interiorità, egli trascende l'universo delle cose: in
quelle
profondità egli torna, quando fa ritorno a se stesso, là dove lo
aspetta
quel Dio che scruta i cuori là dove sotto lo sguardo di Dio egli
decide
del suo destino. Perciò, riconoscendo di avere un'anima
spirituale
e immortale, non si lascia illudere da una creazione
immaginaria
che si spiegherebbe solamente mediante le condizioni fisiche
e
sociali, ma invece va a toccare in profondo la verità stessa delle cose.
15. Dignità dell'intelligenza, verità e
saggezza.
L'uomo
ha ragione di ritenersi superiore a tutto l'universo delle cose,
a
motivo della sua intelligenza, con cui partecipa della luce della
mente
di Dio.
Con
l'esercizio appassionato dell'ingegno lungo i secoli egli ha fatto
certamente
dei progressi nelle scienze empiriche, nelle tecniche e nelle
discipline
liberali Nell'epoca nostra, poi, ha conseguito successi
notevoli
particolarmente nella investigazione e nel dominio del mondo
materiale.
E
tuttavia egli ha sempre cercato e trovato una verità più profonda.
L'intelligenza,
infatti, non si restringe all'ambito dei soli fenomeni,
ma
può conquistare con vera certezza la realtà intelligibile, anche se,
per
conseguenza del peccato, si trova in parte oscurata e debilitata.
Infine,
la natura intelligente della persona umana può e deve
raggiungere
la perfezione. Questa mediante la sapienza attrae con
dolcezza
la mente a cercare e ad amare il vero e il bene; l'uomo che se
ne
nutre è condotto attraverso il visibile all'invisibile.
L'epoca
nostra, più ancora che i secoli passati, ha bisogno di questa
sapienza
per umanizzare tutte le sue nuove scoperte. È in pericolo, di
fatto,
il futuro del mondo, a meno che non vengano suscitati uomini più
saggi.
Inoltre va notato come molte nazioni, economicamente più povere
rispetto
ad altre, ma più ricche di saggezza, potranno aiutare
potentemente
le altre.
Col
dono, poi, dello Spirito Santo, l'uomo può arrivare nella fede a
contemplare
e a gustare il mistero del piano divino.
16. Dignità della coscienza morale.
Nell'intimo
della coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a
darsi,
ma alla quale invece deve obbedire. Questa voce, che lo chiama
sempre
ad amare, a fare il bene e a fuggire il male, al momento
opportuno
risuona nell'intimità del cuore: fa questo, evita quest'altro.
L'uomo
ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è
la
dignità stessa dell'uomo, e secondo questa egli sarà giudicato. La
coscienza
è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli è
solo
con Dio, la cui voce risuona nell'intimità.
Tramite
la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge che
trova
il suo compimento nell'amore di Dio e del prossimo. Nella fedeltà
alla
coscienza i cristiani si uniscono agli altri uomini per cercare la
verità
e per risolvere secondo verità numerosi problemi morali, che
sorgono
tanto nella vita privata quanto in quella sociale. Quanto più,
dunque,
prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi si
allontanano
dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme
oggettive
della moralità. Tuttavia succede non di rado che la coscienza
sia
erronea per ignoranza invincibile, senza che per questo essa perda
la
sua dignità.
Ma
ciò non si può dire quando l'uomo poco si cura di cercare la verità e
il
bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito
all'abitudine
del peccato.
17. Grandezza della libertà.
Ma
l'uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà.
I
nostri contemporanei stimano grandemente e perseguono con ardore tale
libertà,
e a ragione. Spesso però la coltivano in modo sbagliato quasi
sia
lecito tutto quel che piace, compreso il male.
La
vera libertà, invece, è nell'uomo un segno privilegiato dell'immagine
divina.
Dio
volle, infatti, lasciare l'uomo « in mano al suo consiglio » che
cerchi
spontaneamente il suo Creatore e giunga liberamente, aderendo a
lui,
alla piena e beata perfezione.
Perciò
la dignità dell'uomo richiede che egli agisca secondo scelte
consapevoli
e libere, mosso cioè e determinato da convinzioni personali,
e
non per un cieco impulso istintivo o per mera coazione esterna. L'uomo
perviene
a tale dignità quando, liberandosi da ogni schiavitù di
passioni,
tende al suo fine mediante la scelta libera del bene e se ne
procura
con la sua diligente iniziativa i mezzi convenienti. Questa
ordinazione
verso Dio, la libertà dell'uomo, realmente ferita dal
peccato,
non può renderla effettiva in pieno se non mediante l'aiuto
della
grazia divina.
Ogni
singolo uomo, poi, dovrà rendere conto della propria vita davanti
al
tribunale di Dio, per tutto quel che avrà fatto di bene e di male.
18. Il mistero della morte.
In
faccia alla morte l'enigma della condizione umana raggiunge il culmine.
L'uomo
non è tormentato solo dalla sofferenza e dalla decadenza
progressiva
del corpo, ma anche, ed anzi, più ancora, dal timore di una
distruzione
definitiva.
Ma
l'istinto del cuore lo fa giudicare rettamente, quando aborrisce e
respinge
l'idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo
della
sua persona.
Il
germe dell'eternità che porta in sé, irriducibile com'è alla sola
materia,
insorge contro la morte. Tutti i tentativi della tecnica, per
quanto
utilissimi, non riescono a calmare le ansietà dell'uomo: il
prolungamento
di vita che procura la biologia non può soddisfare quel
desiderio
di vita ulteriore, invincibilmente ancorato nel suo cuore. Se
qualsiasi
immaginazione vien meno di fronte alla morte,
invece,
istruita dalla Rivelazione divina, afferma che l'uomo è stato
creato
da Dio per un fine di felicità oltre i confini delle miserie
terrene.
Inoltre la fede cristiana insegna che la morte corporale, dalla
quale
l'uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato, sarà vinta un
giorno,
quando l'onnipotenza e la misericordia del Salvatore
restituiranno
all'uomo la salvezza perduta per sua colpa. Dio infatti ha
chiamato
e chiama l'uomo ad aderire a lui con tutto il suo essere, in
una
comunione perpetua con la incorruttibile vita divina. Questa
vittoria
l'ha conquistata il Cristo risorgendo alla vita, liberando
l'uomo
dalla morte mediante la sua morte.
Pertanto
la fede, offrendosi con solidi argomenti a chiunque voglia
riflettere,
dà una risposta alle sue ansietà circa la sorte futura; e al
tempo
stesso dà la possibilità di una comunione nel Cristo con i propri
cari
già strappati dalla morte, dandoci la speranza che essi abbiano già
raggiunto
la vera vita presso Dio.
19. Forme e radici dell'ateismo.
L'aspetto
più sublime della dignità dell'uomo consiste nella sua
vocazione
alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l'uomo è invitato
al
dialogo con Dio.
Se
l'uomo esiste, infatti, è perché Dio lo ha creato per amore e, per
amore,
non cessa di dargli l'esistenza; e l'uomo non vive pienamente
secondo
verità se non riconosce liberamente quell'amore e se non si
abbandona
al suo Creatore. Molti nostri contemporanei, tuttavia, non
percepiscono
affatto o esplicitamente rigettano questo intimo e vitale
legame
con Dio: a tal punto che l'ateismo va annoverato fra le realtà
più
gravi del nostro tempo e va esaminato con diligenza ancor maggiore.
Con
il termine « ateismo » vengono designati fenomeni assai diversi tra
loro.
Alcuni
atei, infatti, negano esplicitamente Dio; altri ritengono che
l'uomo
non possa dir niente di lui; altri poi prendono in esame i
problemi
relativi a Dio con un metodo tale che questi sembrano non aver
senso.
Molti, oltrepassando indebitamente i confini delle scienze
positive,
o pretendono di spiegare tutto solo da questo punto di vista
scientifico,
oppure al contrario non ammettono ormai più alcuna verità
assoluta.
Alcuni tanto esaltano l'uomo, che la fede in Dio ne risulta
quasi
snervata, inclini come sono, a quanto sembra, ad affermare l'uomo
più
che a negare Dio.
Altri
si creano una tale rappresentazione di Dio che, respingendolo,
rifiutano
un Dio che non è affatto quello del Vangelo. Altri nemmeno si
pongono
il problema di Dio: non sembrano sentire alcuna inquietudine
religiosa,
né riescono a capire perché dovrebbero interessarsi di
religione.
L'ateismo inoltre ha origine sovente, o dalla protesta
violenta
contro il male nel mondo, o dall'aver attribuito indebitamente
i
caratteri propri dell'assoluto a qualche valore umano, così che questo
prende
il posto di Dio. Perfino la civiltà moderna, non per sua essenza,
ma
in quanto troppo irretita nella realtà terrena, può rendere spesso
più
difficile l'accesso a Dio.
Senza
dubbio coloro che volontariamente cercano di tenere lontano Dio
dal
proprio cuore e di evitare i problemi religiosi, non seguendo
l'imperativo
della loro coscienza, non sono esenti da colpa; tuttavia in
questo
campo anche i credenti spesso hanno una certa responsabilità.
Infatti
l'ateismo, considerato nel suo insieme, non è qualcosa di
originario,
bensì deriva da cause diverse, e tra queste va annoverata
anche
una reazione critica contro le religioni, anzi in alcune regioni,
specialmente
contro la religione cristiana.
Per
questo nella genesi dell'ateismo possono contribuire non poco i
credenti,
nella misura in cui, per aver trascurato di educare la propria
fede,
o per una presentazione ingannevole della dottrina, od anche per i
difetti
della propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire
piuttosto
che nascondono e non che manifestano il genuino volto di Dio e
della
religione.
L'ateismo
moderno si presenta spesso anche in una forma sistematica,
secondo
cui, oltre ad altre cause, l'aspirazione all'autonomia dell'uomo
viene
spinta a un tal punto, da far ostacolo a qualunque dipendenza da
Dio.
Quelli che professano un tale ateismo sostengono che la libertà
consista
nel fatto che l'uomo sia fine a se stesso, unico artefice e
demiurgo
della propria storia; cosa che non può comporsi, così essi
pensano,
con il riconoscimento di un Signore, autore e fine di tutte le
cose,
o che almeno rende semplicemente superflua tale affermazione.
Una
tale dottrina può essere favorita da quel senso di potenza che
l'odierno
progresso tecnico ispira all uomo. Tra le forme dell'ateismo
moderno
non va trascurata quella che si aspetta la liberazione dell'uomo
soprattutto
dalla sua liberazione economica e sociale La religione
sarebbe
di ostacolo, per natura sua, a tale liberazione, in quanto,
elevando
la speranza dell'uomo verso il miraggio di una vita futura, la
distoglierebbe
dall'edificazione della città terrena.
Perciò
i fautori di tale dottrina, là dove accedono al potere,
combattono
con violenza la religione e diffondono l'ateismo anche
ricorrendo
agli strumenti di pressione di cui dispone il potere
pubblico,
specialmente nel campo dell'educazione dei giovani.
21. Atteggiamento della Chiesa di fronte
all'ateismo.
fare
a meno di riprovare, come ha fatto in passato, con tutta fermezza e
con
dolore, quelle dottrine e quelle azioni funeste che contrastano con
la
ragione e con l'esperienza comune degli uomini e che degradano l'uomo
dalla
sua innata grandezza. Si sforza tuttavia di scoprire le ragioni
della
negazione di Dio che si nascondono nella mente degli atei e,
consapevole
della gravità delle questioni suscitate dall'ateismo, mossa
dal
suo amore verso tutti gli uomini, ritiene che esse debbano meritare
un
esame più serio e più profondo.
di
Dio non si oppone in alcun modo alla dignità dell'uomo, dato che
questa
dignità trova proprio in Dio il suo fondamento e la sua
perfezione.
L'uomo infatti riceve da Dio Creatore le doti di
intelligenza
e di libertà ed è costituito nella società; ma soprattutto
è
chiamato alla comunione con Dio stesso in qualità di figlio e a
partecipare
alla sua stessa felicità. Inoltre
speranza
escatologica non diminuisce l'importanza degli impegni terreni,
ma
anzi dà nuovi motivi a sostegno dell'attuazione di essi.
Al
contrario, invece, se manca la base religiosa e la speranza della
vita
eterna, la dignità umana viene lesa in maniera assai grave, come si
constata
spesso al giorno d'oggi, e gli enigmi della vita e della morte,
della
colpa e del dolore rimangono senza soluzione, tanto che non di
rado
gli uomini sprofondano nella disperazione. E intanto ciascun uomo
rimane
ai suoi propri occhi un problema insoluto, confusamente
percepito.
Nessuno, infatti, in certe ore e particolarmente in occasione
dei
grandi avvenimenti della vita può evitare totalmente quel tipo di
interrogativi
sopra ricordato.
A
questi problemi soltanto Dio dà una risposta piena e certa, lui che
chiama
l'uomo a una riflessione più profonda e a una ricerca più umile.
Quanto
al rimedio all'ateismo, lo si deve attendere sia dall'esposizione
adeguata
della dottrina della Chiesa, sia dalla purezza della vita di
essa
e dei suoi membri.
presenti
e quasi visibili Dio Padre e il Figlio suo incarnato,
rinnovando
se stessa e purificandosi senza posa sotto la guida dello
Spirito
Santo.
Ciò
si otterrà anzi tutto con la testimonianza di una fede viva e
adulta,
vale a dire opportunamente formata a riconoscere in maniera
lucida
le difficoltà e capace di superarle.
Di
una fede simile han dato e danno testimonianza sublime moltissimi
martiri.
Questa
fede deve manifestare la sua fecondità, col penetrare l'intera
vita
dei credenti, compresa la loro vita profana, e col muoverli alla
giustizia
e all'amore, specialmente verso i bisognosi.
Ciò
che contribuisce di più, infine, a rivelare la presenza di Dio, è la
carità
fraterna dei fedeli che unanimi nello spirito lavorano insieme
per
la fede del Vangelo e si presentano quale segno di unità. La Chiesa,
poi,
pur respingendo in maniera assoluta l'ateismo, tuttavia riconosce
sinceramente
che tutti gli uomini, credenti e non credenti, devono
contribuire
alla giusta costruzione di questo mondo, entro il quale si
trovano
a vivere insieme: ciò, sicuramente, non può avvenire senza un
leale
e prudente dialogo. Essa pertanto deplora la discriminazione tra
credenti
e non credenti che alcune autorità civili ingiustamente
introducono,
a danno dei diritti fondamentali della persona umana.
Rivendica
poi, in favore dei credenti, una effettiva libertà, perché sia
loro
consentito di edificare in questo mondo anche il tempio di Dio.
Quanto
agli atei, essa li invita cortesemente a volere prendere in
considerazione
il Vangelo di Cristo con animo aperto.
aspirazioni
più segrete del cuore umano quando essa difende la dignità
della
vocazione umana, e così ridona la speranza a quanti ormai non
osano
più credere alla grandezza del loro destino.
Il
suo messaggio non toglie alcunché all'uomo, infonde invece luce, vita
e
libertà per il suo progresso, e all'infuori di esso, niente può
soddisfare
il cuore dell'uomo: « Ci hai fatto per te », o Signore, «e il
nostro
cuore è senza pace finché non riposa in te».
22. Cristo, l'uomo nuovo.
In
realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il
mistero
dell'uomo.
Adamo,
infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (Rm5,14) e
cioè
di Cristo Signore.
Cristo,
che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e
del
suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta
la
sua altissima vocazione.
Nessuna
meraviglia, quindi, che tutte le verità su esposte in lui
trovino
la loro sorgente e tocchino il loro vertice. Egli è « l'immagine
dell'invisibile
Iddio » (Col1,15) è l'uomo perfetto che ha restituito ai
figli
di Adamo la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli
inizi
a causa del peccato.
Poiché
in lui la natura umana è stata assunta, senza per questo venire
annientata
per ciò stesso essa è stata anche in noi innalzata a una
dignità
sublime.
Con
l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo.
Ha
lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo, ha
agito
con volontà d'uomo ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria
vergine,
egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi
fuorché
il peccato. Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente
ci
ha meritato la vita; in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e
tra
noi e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato;
così
che ognuno di noi può dire con l'Apostolo: il Figlio di Dio « mi ha
amato
e ha sacrificato se stesso per me» (Gal2,20). Soffrendo per noi
non
ci ha dato semplicemente l'esempio perché seguiamo le sue orme ma ci
ha
anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono
santificate
e acquistano nuovo significato.
Il
cristiano poi, reso conforme all'immagine del Figlio che è il
primogenito
tra molti fratelli riceve «le primizie dello Spirito»
(Rm8,23)
per cui diventa capace di adempiere la legge nuova dell'amore.
In
virtù di questo Spirito, che è il «pegno della eredità» (Ef1,14),
tutto
l'uomo viene interiormente rinnovato, nell'attesa della «
redenzione
del corpo » (Rm8,23): « Se in voi dimora lo Spirito di colui
che
risuscitò Gesù da morte, egli che ha risuscitato Gesù Cristo da
morte
darà vita anche ai vostri corpi mortali, mediante il suo Spirito
che
abita in voi» (Rm8,11).
Il
cristiano certamente è assillato dalla necessità e dal dovere di
combattere
contro il male attraverso molte tribolazioni, e di subire la
morte;
ma, associato al mistero pasquale, diventando conforme al Cristo
nella
morte, così anche andrà incontro alla risurrezione fortificato
dalla
speranza.
E
ciò vale non solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini
di
buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia. Cristo,
infatti,
è morto per tutti e la vocazione ultima dell'uomo è
effettivamente
una sola, quella divina; perciò dobbiamo ritenere che lo
Spirito
Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo
che
Dio conosce, al mistero pasquale.
Tale
e così grande è il mistero dell'uomo, questo mistero che la
Rivelazione
cristiana fa brillare agli occhi dei credenti. Per Cristo e
in
Cristo riceve luce quell'enigma del dolore e della morte, che al di
fuori
del suo Vangelo ci opprime. Con la sua morte egli ha distrutto la
morte,
con la sua risurrezione ci ha fatto dono della vita, perché anche
noi,
diventando figli col Figlio, possiamo pregare esclamando nello
Spirito:
Abba, Padre!.
CAPITOLO II
23. Che cosa intende il Concilio.
Il
moltiplicarsi delle relazioni tra gli uomini costituisce uno degli
aspetti
più importanti del mondo di oggi, al cui sviluppo molto
contribuisce
il progresso tecnico contemporaneo.
Tuttavia
il fraterno dialogo tra gli uomini non trova il suo compimento
in
tale progresso, ma più profondamente nella comunità delle persone, e
questa
esige un reciproco rispetto della loro piena dignità spirituale.
comunione
tra persone; nello stesso tempo ci guida ad un approfondimento
delle
leggi che regolano la vita sociale, scritte dal Creatore nella
natura
spirituale e morale dell'uomo.
Siccome
documenti recenti del magistero della Chiesa hanno esposto
diffusamente
la dottrina cristiana circa l'umana società, il Concilio
ricorda
solo alcune verità più importanti e ne espone i fondamenti alla
luce
della Rivelazione.
Insiste
poi su certe conseguenze che sono particolarmente importanti per
il
nostro tempo.
Iddio,
che ha cura paterna di tutti, ha voluto che tutti gli uomini
formassero
una sola famiglia e si trattassero tra loro come fratelli.
Tutti,
infatti, creati ad immagine di Dio « che da un solo uomo ha
prodotto
l'intero genere umano affinché popolasse tutta la terra »
(At17,26),
sono chiamati al medesimo fine, che è Dio stesso. Perciò
l'amor
di Dio e del prossimo è il primo e più grande comandamento. La
sacra
Scrittura, da parte sua, insegna che l'amor di Dio non può essere
disgiunto
dall'amor del prossimo, «e tutti gli altri precetti sono
compendiati
in questa frase: amerai il prossimo tuo come te stesso. La
pienezza
perciò della legge è l'amore » (Rm13,9); (1Gv4,20).
È
evidente che ciò è di grande importanza per degli uomini sempre più
dipendenti
gli uni dagli altri e per un mondo che va sempre più verso
l'unificazione.
Anzi,
il Signore Gesù, quando prega il Padre perché « tutti siano una
cosa
sola, come io e tu siamo una cosa sola » (Gv17,21), aprendoci
prospettive
inaccessibili alla ragione umana, ci ha suggerito una certa
similitudine
tra l'unione delle Persone divine e l'unione dei figli di
Dio
nella verità e nell'amore.
Questa
similitudine manifesta che l'uomo, il quale in terra è la sola
creatura
che Iddio abbia voluto per se stesso, non possa ritrovarsi
pienamente
se non attraverso un dono sincero di sé.
25. Interdipendenza della persona e della
umana società.
Dal
carattere sociale dell'uomo appare evidente come il perfezionamento
della
persona umana e lo sviluppo della stessa società siano tra loro
interdipendenti.
Infatti,
la persona umana, che di natura sua ha assolutamente bisogno
d'una
vita sociale, è e deve essere principio, soggetto e fine di tutte
le
istituzioni sociali.
Poiché
la vita sociale non è qualcosa di esterno all'uomo, l'uomo cresce
in
tutte le sue capacità e può rispondere alla sua vocazione attraverso
i
rapporti con gli altri, la reciprocità dei servizi e il dialogo con i
fratelli.
Tra i vincoli sociali che sono necessari al perfezionamento
dell'uomo,
alcuni, come la famiglia e la comunità politica, sono più
immediatamente
rispondenti alla sua natura intima; altri procedono
piuttosto
dalla sua libera volontà.
In
questo nostro tempo, per varie cause, si moltiplicano rapporti e
interdipendenze,
dalle quali nascono associazioni e istituzioni diverse
di
diritto pubblico o privato.
Questo
fatto, che viene chiamato socializzazione, sebbene non manchi di
pericoli,
tuttavia reca in sé molti vantaggi nel rafforzamento e
accrescimento
delle qualità della persona umana e nella tutela dei suoi
diritti.
Ma se le persone umane ricevono molto da tale vita sociale per
assolvere
alla propria vocazione, anche religiosa, non si può tuttavia
negare
che gli uomini dal contesto sociale nel quale vivono e sono
immersi
fin dalla infanzia, spesso sono sviati dal bene e spinti al male.
È
certo che i perturbamenti, così frequenti nell'ordine sociale,
provengono
in parte dalla tensione che esiste in seno alle strutture
economiche,
politiche e sociali.
Ma,
più radicalmente, nascono dalla superbia e dall'egoismo umano, che
pervertono
anche l'ambiente sociale. Là dove l'ordine delle cose è
turbato
dalle conseguenze del peccato, l'uomo già dalla nascita incline
al
male, trova nuovi incitamenti al peccato, che non possono esser vinti
senza
grandi sforzi e senza l'aiuto della grazia.
26. Promuovere il bene comune.
Dall'interdipendenza
sempre più stretta e piano piano estesa al mondo
intero
deriva che il bene comune--cioè l'insieme di quelle condizioni
della
vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli
membri
di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più
speditamente--oggi
vieppiù diventa universale, investendo diritti e
doveri
che riguardano l'intero genere umano.
Pertanto
ogni gruppo deve tener conto dei bisogni e delle legittime
aspirazioni
degli altri gruppi, anzi del bene comune dell'intera
famiglia
umana. Contemporaneamente cresce la coscienza dell'eminente
dignità
della persona umana, superiore a tutte le cose e i cui diritti e
doveri
sono universali e inviolabili. Occorre perciò che sia reso
accessibile
all'uomo tutto ciò di cui ha bisogno per condurre una vita
veramente
umana, come il vitto, il vestito, l'abitazione, il diritto a
scegliersi
liberamente lo stato di vita e a fondare una famiglia, il
diritto
all'educazione, al lavoro, alla reputazione, al rispetto, alla
necessaria
informazione, alla possibilità di agire secondo il retto
dettato
della sua coscienza, alla salvaguardia della vita privata e alla
giusta
libertà anche in campo religioso.
L'ordine
sociale pertanto e il suo progresso debbono sempre lasciar
prevalere
il bene delle persone, poiché l'ordine delle cose deve essere
subordinato
all'ordine delle persone e non l'inverso, secondo quanto
suggerisce
il Signore stesso quando dice che il sabato è fatto per
l'uomo
e non l'uomo per il sabato. Quell'ordine è da sviluppare sempre
più,
deve avere per base la verità, realizzarsi nella giustizia, essere
vivificato
dall'amore, deve trovare un equilibrio sempre più umano nella
libertà.
Per
raggiungere tale scopo bisogna lavorare al rinnovamento della
mentalità
e intraprendere profondi mutamenti della società. Lo Spirito
di
Dio, che con mirabile provvidenza dirige il corso dei tempi e rinnova
la
faccia della terra, è presente a questa evoluzione.
Il
fermento evangelico suscitò e suscita nel cuore dell'uomo questa
irrefrenabile
esigenza di dignità.
27. Rispetto della persona umana.
Scendendo
a conseguenze pratiche di maggiore urgenza, il Concilio
inculca
il rispetto verso l'uomo: ciascuno consideri il prossimo,
nessuno
eccettuato, come un altro « se stesso », tenendo conto della sua
esistenza
e dei mezzi necessari per viverla degnamente, per non imitare
quel
ricco che non ebbe nessuna cura del povero Lazzaro. Soprattutto
oggi
urge l'obbligo che diventiamo prossimi di ogni uomo e rendiamo
servizio
con i fatti a colui che ci passa accanto: vecchio abbandonato
da
tutti, o lavoratore straniero ingiustamente disprezzato, o esiliato,
o
fanciullo nato da un'unione illegittima, che patisce immeritatamente
per
un peccato da lui non commesso, o affamato che richiama la nostra
coscienza,
rievocando la voce del Signore: « Quanto avete fatto ad uno
di
questi minimi miei fratelli, l'avete fatto a me» (Mt25,40). Inoltre
tutto
ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il
genocidio,
l'aborto, l'eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto
ciò
che viola l'integrità della persona umana, come le mutilazioni, le
torture
inflitte al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche;
tutto
ciò che offende la dignità umana, come le condizioni di vita
subumana,
le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù,
la
prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le
ignominiose
condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori sono
trattati
come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere
e
responsabili: tutte queste cose, e altre simili, sono certamente
vergognose.
Mentre guastano la civiltà umana, disonorano coloro che così
si
comportano più ancora che quelli che le subiscono e ledono
grandemente
l'onore del Creatore.
28. Il rispetto e l'amore per gli
avversari.
Il
rispetto e l'amore deve estendersi pure a coloro che pensano od
operano
diversamente da noi nelle cose sociali, politiche e persino
religiose,
poiché con quanta maggiore umanità e amore penetreremo nei
loro
modi di vedere, tanto più facilmente potremo con loro iniziare un
dialogo.
Certamente
tale amore e amabilità non devono in alcun modo renderci
indifferenti
verso la verità e il bene. Anzi è l'amore stesso che spinge
i
discepoli di Cristo ad annunziare a tutti gli uomini la verità che
salva.
Ma occorre distinguere tra errore, sempre da rifiutarsi, ed
errante,
che conserva sempre la dignità di persona, anche quando è
macchiato
da false o insufficienti nozioni religiose.
Solo
Dio è giudice e scrutatore dei cuori; perciò ci vieta di giudicare
la
colpevolezza interiore di chiunque. La dottrina del Cristo esige che
noi
perdoniamo anche le ingiurie e il precetto dell'amore si estende a
tutti
i nemici; questo è il comandamento della nuova legge: «Udiste che
fu
detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico:
amate
i vostri nemici e fate del bene a coloro che vi odiano e pregate
per
i vostri persecutori e calunniatori » (Mt5,43).
29. La fondamentale uguaglianza di tutti gli
uomini e la giustizia
sociale.
Tutti
gli uomini, dotati di un'anima razionale e creati ad immagine di
Dio,
hanno la stessa natura e la medesima origine; tutti, redenti da
Cristo
godono della stessa vocazione e del medesimo destino divino: è
necessario
perciò riconoscere ognor più la fondamentale uguaglianza fra
tutti.
Sicuramente,
non tutti gli uomini sono uguali per la varia capacità
fisica
e per la diversità delle forze intellettuali e morali. Ma ogni
genere
di discriminazione circa i diritti fondamentali della persona,
sia
in campo sociale che culturale, in ragione del sesso, della razza,
del
colore, della condizione sociale, della lingua o religione, deve
essere
superato ed eliminato, come contrario al disegno di Dio.
Invero
è doloroso constatare che quei diritti fondamentali della persona
non
sono ancora e dappertutto garantiti pienamente. Avviene così quando
si
nega alla donna la facoltà di scegliere liberamente il marito e di
abbracciare
un determinato stato di vita, oppure di accedere a
un'educazione
e a una cultura pari a quelle che si ammettono per l'uomo.
In
più, benché tra gli uomini vi siano giuste diversità, la uguale
dignità
delle persone richiede che si giunga a condizioni di vita più
umane
e giuste.
Infatti
le disuguaglianze economiche e sociali eccessive tra membri e
tra
popoli dell'unica famiglia umana, suscitano scandalo e sono
contrarie
alla giustizia sociale, all'equità, alla dignità della persona
umana,
nonché alla pace sociale e internazionale.
Le
umane istituzioni, sia private che pubbliche, si sforzino di mettersi
al
servizio della dignità e del fine dell'uomo. Nello stesso tempo
combattano
strenuamente contro ogni forma di servitù sociale e politica,
e
garantiscano i fondamentali diritti degli uomini sotto qualsiasi
regime
politico.
Anzi,
queste istituzioni si debbono a poco a poco accordare con le
realtà
spirituali, le più alte di tutte, anche se talora occorra un
tempo
piuttosto lungo per giungere al fine desiderato.
30. Occorre superare l'etica
individualistica.
La
profonda e rapida trasformazione delle cose esige, con più urgenza,
che
non vi sia alcuno che, non prestando attenzione al corso delle cose
e
intorpidito dall'inerzia, si contenti di un'etica puramente
individualistica.
Il dovere della giustizia e dell'amore viene sempre
più
assolto per il fatto che ognuno, interessandosi al bene comune
secondo
le proprie capacità e le necessità degli altri, promuove e aiuta
anche
le istituzioni pubbliche e private che servono a migliorare le
condizioni
di vita degli uomini. Vi sono di quelli che, pur professando
opinioni
larghe e generose, tuttavia continuano a vivere in pratica come
se
non avessero alcuna cura delle necessità della società.
Anzi
molti, in certi paesi, tengono in poco conto le leggi e le
prescrizioni
sociali.
Non
pochi non si vergognano di evadere, con vari sotterfugi e frodi, le
giuste
imposte o altri obblighi sociali. Altri trascurano certe norme
della
vita sociale, ad esempio ciò che concerne la salvaguardia della
salute,
o le norme stabilite per la guida dei veicoli, non rendendosi
conto
di metter in pericolo, con la loro incuria, la propria vita e
quella
degli altri. Che tutti prendano sommamente a cuore di annoverare
le
solidarietà sociali tra i principali doveri dell'uomo d'oggi, e di
rispettarle.
Infatti
quanto più il mondo si unifica, tanto più apertamente gli
obblighi
degli uomini superano i gruppi particolari e si estendono a
poco
a poco al mondo intero.
E
ciò non può avvenire se i singoli uomini e i gruppi non coltivano le
virtù
morali e sociali e le diffondono nella società, cosicché sorgano
uomini
nuovi, artefici di una umanità nuova, con il necessario aiuto
della
grazia divina.
31. Responsabilità e partecipazione.
Affinché
i singoli uomini assolvano con maggiore cura il proprio dovere
di
coscienza verso se stessi e verso i vari gruppi di cui sono membri,
occorre
educarli con diligenza ad acquisire una più ampia cultura
spirituale,
utilizzando gli enormi mezzi che oggi sono a disposizione
del
genere umano. Innanzitutto l'educazione dei giovani, di qualsiasi
origine
sociale, deve essere impostata in modo da suscitare uomini e
donne,
non tanto raffinati intellettualmente, ma di forte personalità,
come
è richiesto fortemente dal nostro tempo. Ma a tale senso di
responsabilità
l'uomo giunge con difficoltà se le condizioni della vita
non
gli permettono di prender coscienza della propria dignità e di
rispondere
alla sua vocazione, prodigandosi per Dio e per gli altri.
Invero
la libertà umana spesso si indebolisce qualora l'uomo cada in
estrema
indigenza, come si degrada quando egli stesso, lasciandosi
andare
a una vita troppo facile, si chiude in una specie di aurea
solitudine.
Al contrario, essa si fortifica quando l'uomo accetta le
inevitabili
difficoltà della vita sociale, assume le molteplici esigenze
dell'umana
convivenza e si impegna al servizio della comunità umana.
Perciò
bisogna stimolare la volontà di tutti ad assumersi la propria
parte
nelle comuni imprese. È poi da lodarsi il modo di agire di quelle
nazioni
nelle quali la maggioranza dei cittadini è fatta partecipe degli
affari
pubblici, in una autentica libertà.
Si
deve tuttavia tener conto delle condizioni concrete di ciascun popolo
e
della necessaria solidità dei pubblici poteri. Affinché poi tutti i
cittadini
siano spinti a partecipare alla vita dei vari gruppi di cui si
compone
il corpo sociale, è necessario che trovino in essi dei valori
capaci
di attirarli e di disporli al servizio degli altri. Si può
pensare
legittimamente che il futuro dell'umanità sia riposto nelle mani
di
coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani
ragioni
di vita e di speranza.
32. Il Verbo incarnato e la solidarietà
umana.
Come
Dio creò gli uomini non perché vivessero individualisticamente, ma
perché
si unissero in società, così a lui anche «... piacque santificare
e
salvare gli uomini non a uno a uno, fuori di ogni mutuo legame, ma
volle
costituirli in popolo, che lo conoscesse nella verità e santamente
lo
servisse ». Sin dall'inizio della storia della salvezza, egli stesso
ha
scelto degli uomini, non soltanto come individui ma come membri di
una
certa comunità Infatti questi eletti Dio, manifestando il suo
disegno,
chiamò a suo popolo» (Es3,7). Con questo popolo poi strinse il
patto
sul Sinai.
Tale
carattere comunitario è perfezionato e compiuto dall'opera di
Cristo
Gesù.
Lo
stesso Verbo incarnato volle essere partecipe della solidarietà umana.
Prese
parte alle nozze di Cana, entrò nella casa di Zaccheo, mangiò con
i
pubblicani e i peccatori.
Ha
rivelato l'amore del Padre e la magnifica vocazione degli uomini
ricordando
gli aspetti più ordinari della vita sociale e adoperando
linguaggio
e immagini della vita d'ogni giorno.
Santificò
le relazioni umane, innanzitutto quelle familiari, dalle quali
trae
origine la vita sociale.
Si
sottomise volontariamente alle leggi della sua patria. Volle condurre
la
vita di un artigiano del suo tempo e della sua regione. Nella sua
predicazione
ha chiaramente affermato che i figli di Dio hanno l'obbligo
di
trattarsi vicendevolmente come fratelli.
Nella
sua preghiera chiese che tutti i suoi discepoli fossero una « cosa
sola
».
Anzi
egli stesso si offrì per tutti fino alla morte, lui il redentore di
tutti.
« Nessuno ha maggior amore di chi sacrifica la propria vita per i
suoi
amici » (Gv15,13).
Comandò
inoltre agli apostoli di annunciare il messaggio evangelico a
tutte
le genti, perché il genere umano diventasse la famiglia di Dio,
nella
quale la pienezza della legge fosse l'amore. Primogenito tra molti
fratelli,
dopo la sua morte e risurrezione ha istituito attraverso il
dono
del suo Spirito una nuova comunione fraterna fra tutti coloro che
l'accolgono
con la fede e la carità: essa si realizza nel suo corpo, che
è
In
questo corpo tutti, membri tra di loro, si debbono prestare servizi
reciproci,
secondo i doni diversi loro concessi. Questa solidarietà
dovrà
sempre essere accresciuta, fino a quel giorno in cui sarà
consumata;
in quel giorno gli uomini, salvati dalla grazia, renderanno
gloria
perfetta a Dio, come famiglia amata da Dio e da Cristo, loro
fratello.
CAPITOLO III
L'ATTIVITÀ UMANA NELL'UNIVERSO
33. Il problema.
Col
suo lavoro e col suo ingegno l'uomo ha cercato sempre di sviluppare
la
propria vita; ma oggi, specialmente con l'aiuto della scienza e della
tecnica,
ha dilatato e continuamente dilata il suo dominio su quasi
tutta
la natura e, grazie soprattutto alla moltiplicazione di mezzi di
scambio
tra le nazioni, la famiglia umana a poco a poco è venuta a
riconoscersi
e a costituirsi come una comunità unitaria nel mondo
intero.
Ne deriva che molti beni, che un tempo l'uomo si aspettava dalle
forze
superiori, oggi se li procura con la sua iniziativa e con le sue
forze.
Di
fronte a questo immenso sforzo, che orrnai pervade tutto il genere
umano,
molti interrogativi sorgono tra gli uomini: qual è il senso e il
valore
della attività umana?
Come
vanno usate queste realtà? A quale scopo tendono gli sforzi sia
individuali
che collettivi?
attinti
i principi per l'ordine morale e religioso, anche se non ha
sempre
pronta la soluzione per ogni singola questione, desidera unire la
luce
della Rivelazione alla competenza di tutti allo scopo di illuminare
la
strada sulla quale si è messa da poco l'umanità.
34. Il valore dell'attività umana.
Per
i credenti una cosa è certa: considerata in se stessa, l'attività
umana
individuale e collettiva, ossia quell'ingente sforzo col quale gli
uomini
nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni
di
vita, corrisponde alle intenzioni di Dio.
L'uomo
infatti, creato ad immagine di Dio, ha ricevuto il comando di
sottomettere
a sé la terra con tutto quanto essa contiene, e di
governare
il mondo nella giustizia e nella santità, e cosi pure di
riferire
a Dio il proprio essere e l'universo intero, riconoscendo in
lui
il Creatore di tutte le cose; in modo che, nella subordinazione di
tutta
la realtà all'uomo, sia glorificato il nome di Dio su tutta la
terra.
Ciò vale anche per gli ordinari lavori quotidiani.
Gli
uomini e le donne, infatti, che per procurarsi il sostentamento per
sé
e per la famiglia esercitano il proprio lavoro in modo tale da
prestare
anche conveniente servizio alla società, possono a buon diritto
ritenere
che con il loro lavoro essi prolungano l'opera del Creatore, si
rendono
utili ai propri fratelli e donano un contributo personale alla
realizzazione
del piano provvidenziale di Dio nella storia. I cristiani,
dunque,
non si sognano nemmeno di contrapporre i prodotti dell'ingegno e
del
coraggio dell'uomo alla potenza di Dio, quasi che la creatura
razionale
sia rivale del Creatore; al contrario, sono persuasi piuttosto
che
le vittorie dell'umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto
del
suo ineffabile disegno. Ma quanto più cresce la potenza degli
uomini,
tanto più si estende e si allarga la loro responsabilità, sia
individuale
che collettiva.
Da
ciò si vede come il messaggio cristiano, lungi dal distogliere gli
uomini
dal compito di edificare il mondo o dall'incitarli a
disinteressarsi
del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a tutto
ciò
con un obbligo ancora più pressante.
35. Norme dell'attività umana.
L'attività
umana come deriva dall'uomo così è ordinata all'uomo.
L'uomo,
infatti, quando lavora, non trasforma soltanto le cose e la
società,
ma perfeziona se stesso. Apprende molte cose, sviluppa le sue
facoltà,
esce da sé e si supera.
Tale
sviluppo, se è ben compreso, vale più delle ricchezze esteriori che
si
possono accumulare. L'uomo vale più per quello che « è » che per
quello
che «ha».
Parimenti
tutto ciò che gli uomini compiono allo scopo di conseguire una
maggiore
giustizia, una più estesa fraternità e un ordine più umano dei
rapporti
sociali, ha più valore dei progressi in campo tecnico. Questi,
infatti,
possono fornire, per così dire, la base materiale della
promozione
umana, ma da soli non valgono in nessun modo a realizzarla.
Pertanto
questa è la norma dell'attività umana: che secondo il disegno
di
Dio e la sua volontà essa corrisponda al vero bene dell'umanità, e
che
permetta all'uomo, considerato come individuo o come membro della
società,
di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione.
36. La legittima autonomia delle realtà
terrene.
Molti
nostri contemporanei, però, sembrano temere che, se si fanno
troppo
stretti i legami tra attività umana e religione, venga impedita
l'autonomia
degli uomini, delle società, delle scienze.
Se
per autonomia delle realtà terrene si vuol dire che le cose create e
le
stesse società hanno leggi e valori propri, che l'uomo gradatamente
deve
scoprire, usare e ordinare, allora si tratta di una esigenza
d'autonomia
legittima: non solamente essa è rivendicata dagli uomini del
nostro
tempo, ma è anche conforme al volere del Creatore.
Infatti
è dalla stessa loro condizione di creature che le cose tutte
ricevono
la loro propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi
proprie
e il loro ordine; e tutto ciò l'uomo è tenuto a rispettare,
riconoscendo
le esigenze di metodo proprie di ogni singola scienza o
tecnica.
Perciò
la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera
veramente
scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale
contrasto
con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede
hanno
origine dal medesimo Dio.
Anzi,
chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i
segreti
della realtà, anche senza prenderne coscienza, viene come
condotto
dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le
cose,
fa che siano quello che sono.
A
questo proposito ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti
mentali,
che talvolta non sono mancati nemmeno tra i cristiani, derivati
dal
non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia della
scienza,
suscitando contese e controversie, essi trascinarono molti
spiriti
fino al punto da ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro.
Se
invece con l'espressione « autonomia delle realtà temporali » si
intende
dire che le cose create non dipendono da Dio e che l'uomo può
adoperarle
senza riferirle al Creatore, allora a nessuno che creda in
Dio
sfugge quanto false siano tali opinioni.
La
creatura, infatti, senza il Creatore svanisce.
Del
resto tutti coloro che credono, a qualunque religione appartengano,
hanno
sempre inteso la voce e la manifestazione di Dio nel linguaggio
delle
creature.
Anzi,
l'oblio di Dio rende opaca la creatura stessa.
La
sacra Scrittura, però, con cui si accorda l'esperienza dei secoli,
insegna
agli uomini che il progresso umano, che pure è un grande bene
dell'uomo,
porta con sé una seria tentazione.
Infatti,
sconvolto l'ordine dei valori e mescolando il male col bene,
gli
individui e i gruppi guardano solamente agli interessi propri e non
a
quelli degli altri; cosi il mondo cessa di essere il campo di una
genuina
fraternità, mentre invece l'aumento della potenza umana minaccia
di
distruggere ormai lo stesso genere umano.
Tutta
intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda
contro
le potenze delle tenebre; lotta cominciata fin dall'origine del
mondo,
destinata a durare, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno.
Inserito
in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste per
poter
restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se
non
a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di Dio. Per
questo
Creatore,
mentre riconosce che il progresso umano può servire alla vera
felicità
degli uomini, non può tuttavia fare a meno di far risuonare il
detto
dell'Apostolo: « Non vogliate adattarvi allo stile di questo mondo
»
(Rm12,2) e cioè a quello spirito di vanità e di malizia che stravolge
in
strumento di peccato l'operosità umana, ordinata al servizio di Dio e
dell'uomo.
Se
dunque ci si chiede come può essere vinta tale miserevole situazione,
i
cristiani per risposta affermano che tutte le attività umane, che son
messe
in pericolo quotidianamente dalla superbia e dall'amore
disordinato
di se stessi, devono venir purificate e rese perfette per
mezzo
della croce e della risurrezione di Cristo.
Redento
da Cristo e diventato nuova creatura nello Spirito Santo,
l'uomo,
infatti, può e deve amare anche le cose che Dio ha creato.
Da
Dio le riceve: le vede come uscire dalle sue mani e le rispetta.
Di
esse ringrazia il divino benefattore e, usando e godendo delle
creature
in spirito di povertà e di libertà, viene introdotto nel vero
possesso
del mondo, come qualcuno che non ha niente e che possiede
tutto:
«Tutto, infatti, è vostro: ma voi siete di Cristo e il Cristo è
di
Dio » (1Cor3,22).
Il
Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, fattosi carne
lui
stesso e venuto ad abitare sulla terra degli uomini, entrò nella
storia
del mondo come uomo perfetto, assumendo questa e ricapitolandola
in
sé. Egli ci rivela « che Dio è carità » (1Gv4,8) e insieme ci insegna
che
la legge fondamentale della umana perfezione, e perciò anche della
trasformazione
del mondo, è il nuovo comandamento dell'amore.
Coloro
pertanto che credono alla carità divina, sono da lui resi certi
che
la strada della carità è aperta a tutti gli uomini e che gli sforzi
intesi
a realizzare la fraternità universale non sono vani.
Così
pure egli ammonisce a non camminare sulla strada della carità
solamente
nelle grandi cose, bensì e soprattutto nelle circostanze
ordinarie
della vita.
Accettando
di morire per noi tutti peccatori, egli ci insegna con il suo
esempio
che è necessario anche portare quella croce che dalla carne e
dal
mondo viene messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la
giustizia.
Con la sua risurrezione costituito Signore, egli, il Cristo
cui
è stato dato ogni potere in cielo e in terra, agisce ora nel cuore
degli
uomini con la virtù del suo Spirito; non solo suscita il desiderio
del
mondo futuro, ma con ciò stesso ispira anche, purifica e fortifica
quei
generosi propositi con i quali la famiglia degli uomini cerca di
rendere
più umana la propria vita e di sottomettere a questo fine tutta
la
terra.
Ma
i doni dello Spirito sono vari: alcuni li chiama a dare testimonianza
manifesta
al desiderio della dimora celeste, contribuendo così a
mantenerlo
vivo nell'umanità; altri li chiama a consacrarsi al servizio
terreno
degli uomini, così da preparare-attraverso tale loro ministero
quasi
la materia per il regno dei cieli. Di tutti, però, fa degli uomini
liberi,
in quanto nel rinnegamento dell'egoismo e convogliando tutte le
forze
terrene verso la vita umana, essi si proiettano nel futuro, quando
l'umanità
stessa diventerà offerta accetta a Dio.
Un
pegno di questa speranza e un alimento per il cammino il Signore lo
ha
lasciato ai suoi in quel sacramento della fede nel quale degli
elementi
naturali coltivati dall'uomo vengono trasmutati nel Corpo e nel
Sangue
glorioso di lui, in un banchetto di comunione fraterna che è
pregustazione
del convito del cielo.
39. Terra nuova e cielo nuovo.
Ignoriamo
il tempo in cui avranno fine la terra e l'umanità e non
sappiamo
in che modo sarà trasformato l'universo. Passa certamente
l'aspetto
di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo però dalla
Rivelazione
che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in
cui
abita la giustizia , e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente
tutti
i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini .
Allora,
vinta la morte, i figli di Dio saranno risuscitati in Cristo, e
ciò
che fu seminato in infermità e corruzione rivestirà
l'incorruttibilità;
resterà la carità coi suoi frutti, e sarà liberata
dalla
schiavitù della vanità tutta quella realtà che Dio ha creato
appunto
per l'uomo.
Certo,
siamo avvertiti che niente giova all'uomo se guadagna il mondo
intero
ma perde se stesso. Tuttavia l'attesa di una terra nuova non deve
indebolire,
bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro
relativo
alla terra presente, dove cresce quel corpo della umanità nuova
che
già riesce ad offrire una certa prefigurazione, che adombra il mondo
nuovo.
Pertanto,
benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno
dallo
sviluppo del regno di Cristo, tuttavia, tale progresso, nella
misura
in cui può contribuire a meglio ordinare l'umana società, è di
grande
importanza per il regno di Dio. Ed infatti quei valori, quali la
dignità
dell'uomo, la comunione fraterna e la libertà, e cioè tutti i
buoni
frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo
diffusi
sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto,
li
ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e
trasfigurati,
allorquando il Cristo rimetterà al Padre « il regno eterno
ed
universale: che è regno di verità e di vita, regno di santità e di
grazia,
regno di giustizia, di amore e di pace ».
Qui
sulla terra il regno è già presente, in mistero; ma con la venuta
del
Signore, giungerà a perfezione.
CAPITOLO IV
40. Mutua relazione tra Chiesa e mondo.
Tutto
quello che abbiamo detto a proposito della dignità della persona
umana,
della comunità degli uomini, del significato profondo della
attività
umana, costituisce il fondamento del rapporto tra Chiesa e
mondo,
come pure la base del dialogo fra loro.
In
questo capitolo, pertanto, presupponendo tutto ciò che il Concilio ha
già
insegnato circa il mistero della Chiesa, si viene a prendere in
considerazione
la medesima Chiesa in quanto si trova nel mondo e insieme
con
esso vive ed agisce.
dal
Cristo redentore, radunata nello Spirito Santo, ha una finalità
salvifica
ed escatologica che non può essere raggiunta pienamente se non
nel
mondo futuro. Ma essa è già presente qui sulla terra, ed è composta
da
uomini, i quali appunto sono membri della città terrena chiamati a
formare
già nella storia dell'umanità la famiglia dei figli di Dio, che
deve
crescere costantemente fino all'avvento del Signore. Unita in vista
dei
beni celesti e da essi arricchita, tale famiglia fu da Cristo «
costituita
e ordinata come società in questo mondo » e fornita di «
mezzi
capaci di assicurare la sua unione visibile e sociale ». Perciò la
Chiesa,
che è insieme « società visibile e comunità spirituale » cammina
insieme
con l'umanità tutta e sperimenta assieme al mondo la medesima
sorte
terrena; essa è come il fermento e quasi l'anima della società
umana,
destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di
Dio.
Tale compenetrazione di città terrena e città celeste non può certo
essere
percepita se non con la fede; resta, anzi, il mistero della
storia
umana, che è turbata dal peccato fino alla piena manifestazione
dello
splendore dei figli di Dio.
Ma
comunica
all'uomo la vita divina; essa diffonde anche in qualche modo
sopra
tutto il mondo la luce che questa vita divina irradia, e lo fa
specialmente
per il fatto che risana ed eleva la dignità della persona
umana,
consolida la compagine della umana società e conferisce al lavoro
quotidiano
degli uomini un più profondo senso e significato. Così la
Chiesa,
con i singoli suoi membri e con tutta intera la sua comunità,
crede
di poter contribuire molto a umanizzare di più la famiglia degli
uomini
e la sua storia.
Inoltre
che,
per realizzare il medesimo compito, han dato e danno, cooperando
insieme,
le altre Chiese o comunità ecclesiali.
Al
tempo stesso essa è persuasa che, per preparare le vie al Vangelo, il
mondo
può fornirle in vario modo un aiuto prezioso mediante le qualità e
l'attività
dei singoli o delle società che lo compongono. Allo scopo di
promuovere
debitamente tale mutuo scambio ed aiuto, nei campi che in
qualche
modo sono comuni alla Chiesa e al mondo, vengono qui esposti
alcuni
principi generali.
L'uomo
d'oggi procede sulla strada di un più pieno sviluppo della sua
personalità
e di una progressiva scoperta e affermazione dei propri
diritti.
Poiché
mistero
di Dio, il quale è il fine ultimo dell'uomo, essa al tempo
stesso
svela all'uomo il senso della sua propria esistenza, vale a dire
la
verità profonda sull'uomo.
Essa
sa bene che soltanto Dio, al cui servizio è dedita, dà risposta ai
più
profondi desideri del cuore umano, che mai può essere pienamente
saziato
dagli elementi terreni.
Sa
ancora che l'uomo, sollecitato incessantemente dallo Spirito di Dio,
non
potrà mai essere del tutto indifferente davanti al problema
religioso,
come dimostrano non solo l'esperienza dei secoli passati, ma
anche
molteplici testimonianze dei tempi nostri.
L'uomo,
infatti, avrà sempre desiderio di sapere, almeno confusamente,
quale
sia il significato della sua vita, della sua attività e della sua
morte.
E
alla
mente questi problemi. Ma soltanto Dio, che ha creato l'uomo a sua
immagine
e che lo ha redento dal peccato, può offrire a tali problemi
una
risposta pienamente adeguata; cose che egli fa per mezzo della
rivelazione
compiuta nel Cristo, Figlio suo, che si è fatto uomo.
Chiunque
segue Cristo, l'uomo perfetto, diventa anch'egli più uomo.
Partendo
da questa fede,
umana
al fluttuare di tutte le opinioni che, per esempio, abbassano
troppo
il corpo umano, oppure lo esaltano troppo.
Nessuna
legge umana è in grado di assicurare la dignità personale e la
libertà
dell'uomo, quanto il Vangelo di Cristo, affidato alla Chiesa.
Questo
Vangelo, infatti, annunzia e proclama la libertà dei figli di
Dio,
respinge ogni schiavitù che deriva in ultima analisi dal peccato
onora
come sacra la dignità della coscienza e la sua libera decisione,
ammonisce
senza posa a raddoppiare tutti i talenti umani a servizio di
Dio
e per il bene degli uomini, infine raccomanda tutti alla carità di
tutti.
Ciò
corrisponde alla legge fondamentale della economia cristiana.
Benché,
infatti, i1 Dio Salvatore e il Dio Creatore siano sempre lo
stesso
Dio, e così pure si identifichino il Signore della storia umana e
il
Signore della storia della salvezza, tuttavia in questo stesso ordine
divino
la giusta autonomia della creatura, specialmente dell'uomo, lungi
dall'essere
soppressa, viene piuttosto restituita alla sua dignità e in
essa
consolidata.
Perciò
umani,
e riconosce e apprezza molto il dinamismo con cui ai giorni
nostri
tali diritti vengono promossi ovunque.
Questo
movimento tuttavia deve essere impregnato dallo spirito del
Vangelo
e dev'essere protetto contro ogni specie di falsa autonomia.
Siamo,
infatti, esposti alla tentazione di pensare che i nostri diritti
personali
sono pienamente salvi solo quando veniamo sciolti da ogni
norma
di legge divina.
Ma
per questa strada la dignità della persona umana non si salva e va
piuttosto
perduta.
L'unione
della famiglia umana viene molto rafforzata e completata
dall'unità
della famiglia dei figli di Dio, fondata sul Cristo. Certo,
la
missione propria che Cristo ha affidato alla sua Chiesa non è
d'ordine
politico, economico o sociale: il fine, infatti, che le ha
prefisso
è d'ordine religioso.
Eppure
proprio da questa missione religiosa scaturiscono compiti, luce e
forze,
che possono contribuire a costruire e a consolidare la comunità
degli
uomini secondo la legge divina.
Così
pure, dove fosse necessario, a seconda delle circostanze di tempo e
di
luogo, anch'essa può, anzi deve suscitare opere destinate al servizio
di
tutti, ma specialmente dei bisognosi, come, per esempio, opere di
misericordia
e altre simili.
dinamismo
sociale odierno, soprattutto il movimento verso l'unità, il
progresso
di una sana socializzazione e della solidarietà civile ed
economica.
Promuovere l'unità corrisponde infatti alla intima missione
della
Chiesa, la quale è appunto « in Cristo quasi un sacramento, ossia
segno
e strumento di intima unione con Dio e dell'unità di tutto il
genere
umano». Così essa mostra al mondo che una vera unione sociale
esteriore
discende dalla unione delle menti e dei cuori, ossia da quella
fede
e da quella carità, con cui la sua unità è stata indissolubilmente
fondata
nello Spirito Santo.
Infatti,
la forza che
contemporanea
consiste in quella fede e carità effettivamente vissute, e
non
in una qualche sovranità esteriore esercitata con mezzi puramente
umani.
Inoltre, siccome in forza della sua missione e della sua natura
non
è legata ad alcuna particolare forma di cultura umana o sistema
politico,
economico, o sociale,
può
costituire un legame strettissimo tra le diverse comunità umane e
nazioni,
purché queste abbiano fiducia in lei e le riconoscano di fatto
una
vera libertà per il compimento della sua missione. Per questo motivo
in
questo spirito di famiglia proprio dei figli di Dio, ogni dissenso
tra
nazioni e razze, e a consolidare interiormente le legittime
associazioni
umane. Il Concilio, dunque, considera con grande rispetto
tutto
ciò che di vero, di buono e di giusto si trova nelle istituzioni,
pur
così diverse, che la umanità si è creata e continua a crearsi.
Dichiara
inoltre che
istituzioni,
per quanto ciò dipende da lei ed è compatibile con la sua
missione.
Niente
le sta più a cuore che di servire al bene di tutti e di potersi
liberamente
sviluppare sotto qualsiasi regime che rispetti i diritti
fondamentali
della persona e della famiglia e riconosca le esigenze del
bene
comune.
dei
cristiani.
Il
Concilio esorta i cristiani, cittadini dell'una e dell'altra città,
di
sforzarsi di compiere fedelmente i propri doveri terreni, facendosi
guidare
dallo spirito del Vangelo.
Sbagliano
coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza
stabile
ma che cerchiamo quella futura, pensano che per questo possono
trascurare
i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio
la
fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di
ciascuno.
A
loro volta non sono meno in errore coloro che pensano di potersi
immergere
talmente nelle attività terrene, come se queste fossero del
tutto
estranee alla vita religiosa, la quale consisterebbe, secondo
loro,
esclusivamente in atti di culto e in alcuni doveri morali.
La
dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano e
la
loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro
tempo.
Contro
questo scandalo già nell'Antico Testamento elevavano con veemenza
i
loro rimproveri i profeti e ancora di più Gesù Cristo stesso, nel
Nuovo
Testamento, minacciava gravi castighi.
Non
si crei perciò un'opposizione artificiale tra le attività
professionali
e sociali da una parte, e la vita religiosa dall'altra. Il
cristiano
che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri
verso
il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria
salvezza
eterna.
Gioiscano
piuttosto i cristiani, seguendo l'esempio di Cristo che fu un
artigiano,
di poter esplicare tutte le loro attività terrene unificando
gli
sforzi umani, domestici, professionali, scientifici e tecnici in una
sola
sintesi vitale insieme con i beni religiosi, sotto la cui altissima
direzione
tutto viene coordinato a gloria di Dio. Ai laici spettano
propriamente,
anche se non esclusivamente, gli impegni e le attività
temporali.
Quando essi, dunque, agiscono quali cittadini del mondo, sia
individualmente
sia associati, non solo rispetteranno le leggi proprie
di
ciascuna disciplina, ma si sforzeranno di acquistare una vera perizia
in
quei campi. Daranno volentieri la loro cooperazione a quanti mirano a
identiche
finalità. Nel rispetto delle esigenze della fede e ripieni
della
sua forza, escogitino senza tregua nuove iniziative, ove occorra,
e
ne assicurino la realizzazione.
Spetta
alla loro coscienza, già convenientemente formata, di inscrivere
la
legge divina nella vita della città terrena. Dai sacerdoti i laici si
aspettino
luce e forza spirituale.
Non
pensino però che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto
che,
ad ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli gravi, essi
possano
avere pronta una soluzione concreta, o che proprio a questo li
chiami
la loro missione; assumano invece essi, piuttosto, la propria
responsabilità,
alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione
rispettosa
alla dottrina del magistero.
Per
lo più sarà la stessa visione cristiana della realtà che li
orienterà,
in certe circostanze, a una determinata soluzione. Tuttavia,
altri
fedeli altrettanto sinceramente potranno esprimere un giudizio
diverso
sulla medesima questione, come succede abbastanza spesso e
legittimamente.
Ché
se le soluzioni proposte da un lato o dall'altro, anche oltre le
intenzioni
delle parti, vengono facilmente da molti collegate con il
messaggio
evangelico, in tali casi ricordino essi che nessuno ha il
diritto
di rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione
l'autorità
della Chiesa.
Invece
cerchino sempre di illuminarsi vicendevolmente attraverso un
dialogo
sincero, mantenendo sempre la mutua carità e avendo cura in
primo
luogo del bene comune.
I
laici, che hanno responsabilità attive dentro tutta la vita della
Chiesa,
non solo son tenuti a procurare l'animazione del mondo con lo
spirito
cristiano, ma sono chiamati anche ad essere testimoni di Cristo
in
ogni circostanza e anche in mezzo alla comunità umana.
I
vescovi, poi, cui è affidato l'incarico di reggere
devono
insieme con i loro preti predicare il messaggio di Cristo in modo
tale
che tutte le attività terrene dei fedeli siano pervase dalla luce
del
Vangelo.
Inoltre
i pastori tutti ricordino che essi con la loro quotidiana
condotta
e con la loro sollecitudine mostrano al mondo un volto della
Chiesa,
in base al quale gli uomini si fanno un giudizio sulla efficacia
e
sulla verità del messaggio cristiano. Con la vita e con la parola,
uniti
ai religiosi e ai loro fedeli, dimostrino che
la
sola sua presenza, con tutti i doni che contiene, è sorgente
inesauribile
di quelle forze di cui ha assoluto bisogno il mondo moderno.
Con
lo studio assiduo si rendano capaci di assumere la propria
responsabilità
nel dialogo col mondo e con gli uomini di qualsiasi opinione.
Soprattutto
però abbiano in mente le parole di questo Concilio: «
Siccome
oggi l'umanità va sempre più organizzandosi in unità civile,
economica
e sociale, è tanto più necessario che i sacerdoti, unendo
sforzi
e mezzi sotto la guida dei vescovi e del sommo Pontefice,
eliminino
ogni motivo di dispersione, affinché tutto il genere umano sia
ricondotto
all'unità della famiglia di Dio ».
Benché
fedele
del suo Signore e non abbia mai cessato di essere segno di
salvezza
nel mondo, essa tuttavia non ignora affatto che tra i suoi
membri
sia chierici che laici, nel corso della sua lunga storia, non
sono
mancati di quelli che non furono fedeli allo Spirito di Dio.
E
anche ai nostri giorni sa bene
loro
il messaggio ch'essa reca e l'umana debolezza di coloro cui è
affidato
il Vangelo. Qualunque sia il giudizio che la storia dà di tali
difetti,
noi dobbiamo esserne consapevoli e combatterli con forza,
perché
non ne abbia danno la diffusione del Vangelo. Così pure
sa
bene quanto essa debba continuamente maturare imparando
dall'esperienza
di secoli, nel modo di realizzare i suoi rapporti col mondo.
Guidata
dallo Spirito Santo, la madre Chiesa non si stancherà di
«esortare
i suoi figli a purificarsi e a rinnovarsi, perché il segno di
Cristo
risplenda ancor più chiaramente sul volto della Chiesa».
Come
è importante per il mondo che esso riconosca
sociale
della storia e suo fermento, così pure
quanto
essa abbia ricevuto dalla storia e dall'evoluzione del genere
umano.
L'esperienza dei secoli passati, il progresso della scienza, i
tesori
nascosti nelle varie forme di cultura umana, attraverso cui si
svela
più appieno la natura stessa dell'uomo e si aprono nuove vie verso
la
verità, tutto ciò è di vantaggio anche per
Essa,
infatti, fin dagli inizi della sua storia, imparò ad esprimere il
messaggio
di Cristo ricorrendo ai concetti e alle lingue dei diversi
popoli;
inoltre si sforzò di illustrarlo con la sapienza dei filosofi: e
ciò
allo scopo di adattare il Vangelo, nei limiti convenienti, sia alla
comprensione
di tutti, sia alle esigenze dei sapienti. E tale
adattamento
della predicazione della parola rivelata deve rimanere la
legge
di ogni evangelizzazione. Così, infatti, viene sollecitata in ogni
popolo
la capacità di esprimere secondo il modo proprio il messaggio di
Cristo,
e al tempo stesso viene promosso uno scambio vitale tra la
Chiesa
e le diverse culture dei popoli. Allo scopo di accrescere tale
scambio,
oggi soprattutto, che i cambiamenti sono così rapidi e tanto
vari
i modi di pensare,
coloro
che, vivendo nel mondo, ne conoscono le diverse istituzioni e
discipline
e ne capiscono la mentalità, si tratti di credenti o di non
credenti.
È
dovere di tutto il popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei
teologi,
con l'aiuto dello Spirito Santo, ascoltare attentamente,
discernere
e interpretare i vari linguaggi del nostro tempo, e saperli
giudicare
alla luce della parola di Dio, perché la verità rivelata sia
capita
sempre più a fondo, sia meglio compresa e possa venir presentata
in
forma più adatta.
della
sua unità in Cristo, può essere arricchita, e lo è effettivamente,
dallo
sviluppo della vita sociale umana non perché manchi qualcosa nella
costituzione
datale da Cristo, ma per conoscere questa più
profondamente,
per meglio esprimerla e per adattarla con più successo ai
nostri
tempi.
Essa
sente con gratitudine di ricevere, nella sua comunità non meno che
nei
suoi figli singoli, vari aiuti dagli uomini di qualsiasi grado e
condizione.
Chiunque
promuove la comunità umana nell'ordine della famiglia, della
cultura,
della vita economica e sociale, come pure della politica, sia
nazionale
che internazionale, porta anche non poco aiuto, secondo il
disegno
di Dio, alla comunità della Chiesa, nella misura in cui questa
dipende
da fattori esterni.
Anzi,
venire
perfino dall'opposizione di quanti la avversano o la perseguitano.
45. Cristo, l'alfa e l'omega.
di
mira un solo fine: che venga il regno di Dio e si realizzi la
salvezza
dell'intera umanità. Tutto ciò che di bene il popolo di Dio può
offrire
all'umana famiglia, nel tempo del suo pellegrinaggio terreno,
scaturisce
dal fatto che
salvezza»
che svela e insieme realizza il mistero dell'amore di Dio
verso
l'uomo. Infatti il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato
creato,
si è fatto egli stesso carne, per operare, lui, l'uomo perfetto,
la
salvezza di tutti e la ricapitolazione universale. Il Signore è il
fine
della storia umana, « il punto focale dei desideri della storia e
della
civiltà », il centro del genere umano, la gioia d'ogni cuore, la
pienezza
delle loro aspirazioni. Egli è colui che il Padre ha
risuscitato
da morte, ha esaltato e collocato alla sua destra,
costituendolo
giudice dei vivi e dei morti. Vivificati e radunati nel
suo
Spirito, come pellegrini andiamo incontro alla finale perfezione
della
storia umana, che corrisponde in pieno al disegno del suo amore: «
Ricapitolare
tutte le cose in Cristo, quelle del cielo come quelle della
terra
» (Ef 1,10). Dice il Signore stesso: « Ecco, io vengo presto, e
porto
con me il premio, per retribuire ciascuno secondo le opere sue. Io
sono
l'alfa e l'omega, il primo e l'ultimo, il principio e il fine» (Ap
22,12-13).
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PARTE II
ALCUNI PROBLEMI PIÙ URGENTI
46. Proemio
Dopo
aver esposto di quale dignità è insignita la persona dell'uomo e
quale
compito, individuale e sociale, egli è chiamato ad adempiere sulla
terra,
il Concilio, alla luce del Vangelo e dell'esperienza umana,
attira
ora l'attenzione di tutti su alcuni problemi contemporanei
particolarmente
urgenti, che toccano in modo specialissimo il genere
umano.
Tra le numerose questioni che oggi destano l'interesse generale,
queste
meritano particolare menzione: il matrimonio e la famiglia, la
cultura
umana, la vita economico-sociale, la vita politica, la
solidarietà
tra le nazioni e la pace. Sopra ciascuna di esse risplendano
i
principi e la luce che provengono da Cristo; così i cristiani avranno
una
guida e tutti gli uomini potranno essere illuminati nella ricerca
delle
soluzioni di problemi tanto numerosi e complessi.
CAPITOLO I
DIGNITÀ DEL MATRIMONIO E DELLA FAMIGLIA E SUA
VALORIZZAZIONE
47. Matrimonio e famiglia nel mondo
d'oggi
Il
bene della persona e della società umana e cristiana è strettamente
connesso
con una felice situazione della comunità coniugale e familiare.
Perciò
i cristiani, assieme con quanti hanno alta stima di questa
comunità,
si rallegrano sinceramente dei vari sussidi, con i quali gli
uomini
favoriscono oggi la formazione di questa comunità di amore e la
stima
ed il rispetto della vita: sussidi che sono di aiuto a coniugi e
genitori
della loro eminente missione; da essi i cristiani attendono
sempre
migliori vantaggi e si sforzano di promuoverli.
Però
la dignità di questa istituzione non brilla dappertutto con
identica
chiarezza poiché è oscurata dalla poligamia, dalla piaga del
divorzio,
dal cosiddetto libero amore e da altre deformazioni. Per di
più
l'amore coniugale è molto spesso profanato dall'egoismo,
dall'edonismo
e da pratiche illecite contro la fecondità. Inoltre le
odierne
condizioni economiche, socio-psicologiche e civili portano
turbamenti
non lievi nella vita familiare. E per ultimo in determinate
parti
del mondo si avvertono non senza preoccupazioni i problemi posti
dall'incremento
demografico. Da tutto ciò sorgono difficoltà che
angustiano
la coscienza. Tuttavia il valore e la solidità dell'istituto
matrimoniale
e familiare prendono risalto dal fatto che le profonde
mutazioni
dell'odierna società, nonostante le difficoltà che ne
scaturiscono,
molto spesso rendono manifesta in maniere diverse la vera
natura
di questa istituzione.
Perciò
il Concilio, mettendo in chiara luce alcuni punti capitali della
dottrina
della Chiesa, si propone di illuminare e incoraggiare i
cristiani
e tutti gli uomini che si sforzano di salvaguardare e
promuovere
la dignità naturale e l'altissimo valore sacro dello stato
matrimoniale.
48. Santità del matrimonio e della
famiglia
L'intima
comunità di vita e d'amore coniugale, fondata dal Creatore e
strutturata
con leggi proprie, è stabilita dall'alleanza dei coniugi,
vale
a dire dall'irrevocabile consenso personale. E così, è dall'atto
umano
col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono, che nasce,
anche
davanti alla società, l'istituzione del matrimonio, che ha
stabilità
per ordinamento divino. In vista del bene dei coniugi, della
prole
e anche della società, questo legame sacro non dipende
dall'arbitrio
dell'uomo. Perché è Dio stesso l'autore del matrimonio,
dotato
di molteplici valori e fini: tutto ciò è di somma importanza per
la
continuità del genere umano, il progresso personale e la sorte eterna
di
ciascuno dei membri della famiglia, per la dignità, la stabilità, la
pace
e la prosperità della stessa famiglia e di tutta la società umana.
Per
la sua stessa natura l'istituto del matrimonio e l'amore coniugale
sono
ordinati alla procreazione e alla educazione della prole e in
queste
trovano il loro coronamento. E così l'uomo e la donna, che per
l'alleanza
coniugale « non sono più due, ma una sola carne » (Mt 19,6),
prestandosi
un mutuo aiuto e servizio con l'intima unione delle persone
e
delle attività, esperimentano il senso della propria unità e sempre
più
pienamente la conseguono.
Questa
intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come
pure
il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne
reclamano
l'indissolubile unità.
Cristo
Signore ha effuso l'abbondanza delle sue benedizioni su questo
amore
dai molteplici aspetti, sgorgato dalla fonte della divina carità e
strutturato
sul modello della sua unione con
tempo
Dio ha preso l'iniziativa di un'alleanza di amore e fedeltà con il
suo
popolo cosi ora il Salvatore degli uomini e sposo della Chiesa viene
incontro
ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio.
Inoltre
rimane con loro perché, come egli stesso ha amato
è
dato per essa così anche i coniugi possano amarsi l'un l'altro
fedelmente,
per sempre, con mutua dedizione. L'autentico amore coniugale
è
assunto nell'amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza
redentiva
del Cristo e dalla azione salvifica della Chiesa, perché i
coniugi
in maniera efficace siano condotti a Dio e siano aiutati e
rafforzati
nello svolgimento della sublime missione di padre e madre.
Per
questo motivo i coniugi cristiani sono fortificati e quasi
consacrati
da uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro
stato.
Ed essi, compiendo con la forza di tale sacramento il loro dovere
coniugale
e familiare, penetrati dello spirito di Cristo, per mezzo del
quale
tutta la loro vita è pervasa di fede, speranza e carità, tendono a
raggiungere
sempre più la propria perfezione e la mutua santificazione,
ed
assieme rendono gloria a Dio.
Prevenuti
dall'esempio e dalla preghiera comune dei genitori, i figli,
anzi
tutti quelli che vivono insieme nell'ambito familiare, troveranno
più
facilmente la strada di una formazione veramente umana, della
salvezza
e della santità.
Quanto
agli sposi, insigniti della dignità e responsabilità di padre e
madre,
adempiranno diligentemente il dovere dell'educazione, soprattutto
religiosa,
che spetta loro prima che a chiunque altro.
I
figli, come membra vive della famiglia, contribuiscono pure in qualche
modo
alla santificazione dei genitori. Risponderanno, infatti, ai
benefici
ricevuti dai genitori con affetto riconoscente, con pietà
filiale
e fiducia; e li assisteranno, come si conviene a figli, nelle
avversità
della vita e nella solitudine della vecchiaia. La vedovanza,
accettata
con coraggio come continuazione della vocazione coniugale sia
onorata
da tutti. La famiglia metterà con generosità in comune con le
altre
famiglie le proprie ricchezze spirituali. Allora la famiglia
cristiana
che nasce dal matrimonio, come immagine e partecipazione
dell'alleanza
d'amore del Cristo e della Chiesa renderà manifesta a
tutti
la viva presenza del Salvatore nel mondo e la genuina natura della
Chiesa,
sia con l'amore, la fecondità generosa, l'unità e la fedeltà
degli
sposi, che con l'amorevole cooperazione di tutti i suoi membri.
I
fidanzati sono ripetutamente invitati dalla parola di Dio a nutrire e
potenziare
il loro fidanzamento con un amore casto, e gli sposi la loro
unione
matrimoniale con un affetto senza incrinature. Anche molti nostri
contemporanei
annettono un grande valore al vero amore tra marito e
moglie,
che si manifesta in espressioni diverse a seconda dei sani
costumi
dei popoli e dei tempi. Proprio perché atto eminentemente umano,
essendo
diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla
volontà,
quell'amore abbraccia il bene di tutta la persona; perciò ha la
possibilità
di arricchire di particolare dignità le espressioni del
corpo
e della vita psichica e di nobilitarle come elementi e segni
speciali
dell'amicizia coniugale.
Il
Signore si è degnato di sanare, perfezionare ed elevare questo amore
con
uno speciale dono di grazia e carità. Un tale amore, unendo assieme
valori
umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di se
stessi,
che si esprime mediante sentimenti e gesti di tenerezza e
pervade
tutta quanta la vita dei coniugi anzi, diventa più perfetto e
cresce
proprio mediante il generoso suo esercizio. È ben superiore,
perciò,
alla pura attrattiva erotica che, egoisticamente coltivata,
presto
e miseramente svanisce.
Questo
amore è espresso e sviluppato in maniera tutta particolare
dall'esercizio
degli atti che sono propri del matrimonio. Ne consegue
che
gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità sono
onesti
e degni; compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua
donazione
che essi significano ed arricchiscono vicendevolmente nella
gioia
e nella gratitudine gli sposi stessi. Quest'amore, ratificato da
un
impegno mutuo e soprattutto consacrato da un sacramento di Cristo,
resta
indissolubilmente fedele nella prospera e cattiva sorte, sul piano
del
corpo e dello spirito; di conseguenza esclude ogni adulterio e ogni
divorzio.
L'unità del matrimonio, confermata dal Signore, appare in
maniera
lampante anche dalla uguale dignità personale che bisogna
riconoscere
sia all'uomo che alla donna nel mutuo e pieno amore.
Per
tener fede costantemente agli impegni di questa vocazione cristiana
si
richiede una virtù fuori del comune; è per questo che i coniugi, resi
forti
dalla grazia per una vita santa, coltiveranno assiduamente la
fermezza
dell'amore, la grandezza d'animo, lo spirito di sacrificio e li
domanderanno
nella loro preghiera. Ma l'autentico amore coniugale godrà
più
alta stima e si formerà al riguardo una sana opinione pubblica, se i
coniugi
cristiani danno testimonianza di fedeltà e di armonia nell'amore
come
anche di sollecitudine nell'educazione dei figli, e se assumono la
loro
responsabilità nel necessario rinnovamento culturale, psicologico e
sociale
a favore del matrimonio e della famiglia.
I
giovani siano adeguatamente istruiti, molto meglio se in seno alla
propria
famiglia, sulla dignità dell'amore coniugale, sulla sua funzione
e
le sue espressioni; così che, formati nella stima della castità,
possano
ad età conveniente passare da un onesto fidanzamento alle nozze.
50. La fecondità del matrimonio
Il
matrimonio e l'amore coniugale sono ordinati per loro natura alla
procreazione
ed educazione della prole. I figli infatti sono il dono più
eccellente
del matrimonio e contribuiscono grandemente al bene dei
genitori
stessi. Dio che disse: « non è bene che l'uomo sia solo» (Gn
2,18)
e «che creò all'inizio l'uomo maschio e femmina » (Mt 19,4),
volendo
comunicare all'uomo una speciale partecipazione nella sua opera
creatrice,
benedisse l'uomo e la donna, dicendo loro: «crescete e
moltiplicatevi»
(Gn 1,28). Di conseguenza un amore coniugale vero e ben
compreso
e tutta la struttura familiare che ne nasce tendono, senza
trascurare
gli altri fini del matrimonio, a rendere i coniugi
disponibili
a cooperare coraggiosamente con l'amore del Creatore e del
Salvatore
che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la
sua
famiglia.
I
coniugi sappiano di essere cooperatori dell'amore di Dio Creatore e
quasi
suoi interpreti nel compito di trasmettere la vita umana e di
educarla;
ciò deve essere considerato come missione loro propria.
E
perciò adempiranno il loro dovere con umana e cristiana responsabilità
e,
con docile riverenza verso Dio, di comune accordo e con sforzo
comune,
si formeranno un retto giudizio: tenendo conto sia del proprio
bene
personale che di quello dei figli, tanto di quelli nati che di
quelli
che si prevede nasceranno; valutando le condizioni sia materiali
che
spirituali della loro epoca e del loro stato di vita; e, infine,
tenendo
conto del bene della comunità familiare, della società temporale
e
della Chiesa stessa. Questo giudizio in ultima analisi lo devono
formulare,
davanti a Dio, gli sposi stessi. Però nella loro linea di
condotta
i coniugi cristiani siano consapevoli che non possono procedere
a
loro arbitrio, ma devono sempre essere retti da una coscienza che sia
con
forme alla legge divina stessa; e siano docili al magistero della
Chiesa,
che interpreta in modo autentico quella legge alla luce del
Vangelo.
Tale
legge divina manifesta il significato pieno dell'amore coniugale,
lo
protegge e lo conduce verso la sua perfezione veramente umana.
Così
quando gli sposi cristiani, fidando nella divina Provvidenza e
coltivando
lo spirito di sacrificio, svolgono il loro ruolo procreatore
e
si assumono generosamente le loro responsabilità umane e cristiane,
glorificano
il Creatore e tendono alla perfezione cristiana.
Tra
i coniugi che in tal modo adempiono la missione loro affidata da
Dio,
sono da ricordare in modo particolare quelli che, con decisione
prudente
e di comune accordo, accettano con grande animo anche un più
grande
numero di figli da educare convenientemente.
Il
matrimonio tuttavia non è stato istituito soltanto per la
procreazione;
il carattere stesso di alleanza indissolubile tra persone
e
il bene dei figli esigono che anche il mutuo amore dei coniugi abbia
le
sue giuste manifestazioni, si sviluppi e arrivi a maturità. E perciò
anche
se la prole, molto spesso tanto vivamente desiderata, non c'è, il
matrimonio
perdura come comunità e comunione di tutta la vita e conserva
il
suo valore e la sua indissolubilità.
51. Accordo dell'amore coniugale col rispetto
della vita
Il
Concilio sa che spesso i coniugi, che vogliono condurre
armoniosamente
la loro vita coniugale, sono ostacolati da alcune
condizioni
della vita di oggi, e possono trovare circostanze nelle quali
non
si può aumentare, almeno per un certo tempo, il numero dei figli;
non
senza difficoltà allora si può conservare la pratica di un amore
fedele
e la piena comunità di vita. Là dove, infatti, è interrotta
l'intimità
della vita coniugale, non è raro che la fedeltà sia messa in
pericolo
e possa venir compromesso il bene dei figli: allora corrono
pericolo
anche l'educazione dei figli e il coraggio di accettarne altri.
C'è
chi presume portare a questi problemi soluzioni non oneste, anzi non
rifugge
neppure dall'uccisione delle nuove vite.
invece,
che non può esserci vera contraddizione tra le leggi divine, che
reggono
la trasmissione della vita, e quelle che favoriscono l'autentico
amore
coniugale.
Infatti
Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima
missione
di proteggere la vita: missione che deve essere adempiuta in
modo
degno dell'uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere
protetta
con la massima cura; l'aborto e l'infanticidio sono delitti
abominevoli.
La sessualità propria dell'uomo e la facoltà umana di
generare
sono meravigliosamente superiori a quanto avviene negli stadi
inferiori
della vita; perciò anche gli atti specifici della vita
coniugale,
ordinati secondo la vera dignità umana, devono essere
rispettati
con grande stima. Perciò, quando si tratta di mettere
d'accordo
l'amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita,
il
carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera
intenzione
e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato secondo
criteri
oggettivi, che hanno il loro fondamento nella dignità stessa
della
persona umana e dei suoi atti, criteri che rispettano, in un
contesto
di vero amore, il significato totale della mutua donazione e
della
procreazione umana; cosa che risulterà impossibile se non viene
coltivata
con sincero animo la virtù della castità coniugale. I figli
della
Chiesa, fondati su questi principi, nel regolare la procreazione,
non
potranno seguire strade che sono condannate dal magistero nella
spiegazione
della legge divina. Del resto, tutti sappiamo che la vita
dell'uomo
e il compito di trasmetterla non sono limitati agli orizzonti
di
questo mondo e non vi trovano né la loro piena dimensione, né il loro
pieno
senso, ma riguardano il destino eterno degli uomini.
La
famiglia è una scuola di arricchimento umano. Perché però possa
attingere
la pienezza della sua vita e del suo compimento, è necessaria
una
amorevole apertura vicendevole di animo tra i coniugi, e la
consultazione
reciproca e una continua collaborazione tra i genitori
nella
educazione dei figli. La presenza attiva del padre giova
moltissimo
alla loro formazione; ma bisogna anche permettere alla madre,
di
cui abbisognano specialmente i figli più piccoli, di prendersi cura
del
proprio focolare pur senza trascurare la legittima promozione
sociale
della donna. I figli poi, mediante l'educazione devono venire
formati
in modo che, giunti alla maturità, possano seguire con pieno
senso
di responsabilità la loro vocazione, compresa quella sacra; e se
sceglieranno
lo stato di vita coniugale, possano formare una propria
famiglia
in condizioni morali, sociali ed economiche favorevoli. È
compito
poi dei genitori o dei tutori guidare i più giovani nella
formazione
di una nuova famiglia con il consiglio prudente, presentato
in
modo che questi lo ascoltino volentieri; dovranno tuttavia evitare di
esercitare
forme di coercizione diretta o indiretta su di essi per
spingerli
al matrimonio o alla scelta di una determinata persona come
coniuge.
In
questo modo la famiglia, nella quale le diverse generazioni si
incontrano
e si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana
più
completa e ad armonizzare i diritti della persona con le altre
esigenze
della vita sociale, è veramente il fondamento della società.
Tutti
coloro che hanno influenza sulla società e sulle sue diverse
categorie,
quindi, devono collaborare efficacemente alla promozione del
matrimonio
e della famiglia; e le autorità civili dovranno considerare
come
un sacro dovere conoscere la loro vera natura, proteggerli e farli
progredire,
difendere la moralità pubblica e favorire la prosperità
domestica.
In particolare dovrà essere difeso il diritto dei genitori di
generare
la prole e di educarla in seno alla famiglia. Una provvida
legislazione
ed iniziative varie dovranno pure proteggere ed aiutare
opportunamente
coloro che sono purtroppo privi di una propria famiglia.
I
cristiani, bene utilizzando il tempo presente e distinguendo le realtà
permanenti
dalle forme mutevoli, si adoperino per sviluppare
diligentemente
i valori del matrimonio e della famiglia; lo faranno
tanto
con la testimonianza della propria vita, quanto con un'azione
concorde
con gli uomini di buona volontà. Così, superando le difficoltà
presenti,
essi provvederanno ai bisogni e agli interessi della famiglia,
in
accordo con i tempi nuovi. A questo fine sono di grande aiuto il
senso
cristiano dei fedeli, la retta coscienza morale degli uomini, come
pure
la saggezza e la competenza di chi è versato nelle discipline sacre.
Gli
esperti nelle scienze, soprattutto biologiche, mediche, sociali e
psicologiche,
possono portare un grande contributo al bene del
matrimonio
e della famiglia e alla pace delle coscienze se, con
l'apporto
convergente dei loro studi, cercheranno di chiarire sempre più
a
fondo le diverse condizioni che favoriscono un'ordinata e onesta
procreazione
umana.
È
compito dei sacerdoti, provvedendosi una necessaria competenza sui
problemi
della vita familiare, aiutare amorosamente la vocazione dei
coniugi
nella loro vita coniugale e familiare con i vari mezzi della
pastorale,
con la predicazione della parola di Dio, con il culto
liturgico
o altri aiuti spirituali, fortificarli con bontà e pazienza
nelle
loro difficoltà e confortarli con carità, perché si formino
famiglie
veramente serene.
Le
varie opere di apostolato, specialmente i movimenti familiari, si
adopereranno
a sostenere con la dottrina e con l'azione i giovani e gli
stessi
sposi, particolarmente le nuove famiglie, ed a formarli alla vita
familiare,
sociale ed apostolica.
Infine
i coniugi stessi, creati ad immagine del Dio vivente e muniti di
un'autentica
dignità personale, siano uniti da un uguale mutuo affetto,
dallo
stesso modo di sentire, da comune santità, cosi che, seguendo
Cristo
principio di vita nelle gioie e nei sacrifici della loro
vocazione,
attraverso il loro amore fedele possano diventare testimoni
di
quel mistero di amore che il Signore ha rivelato al mondo con la sua
morte
e la sua risurrezione.
CAPITOLO II
53. Introduzione
È
proprio della persona umana il non poter raggiungere un livello di
vita
veramente e pienamente umano se non mediante la cultura, coltivando
cioè
i beni e i valori della natura. Perciò, ogniqualvolta si tratta
della
vita umana, natura e cultura sono quanto mai strettamente connesse.
Con
il termine generico di « cultura » si vogliono indicare tutti quei
mezzi
con i quali l'uomo affina e sviluppa le molteplici capacità della
sua
anima e del suo corpo; procura di ridurre in suo potere il cosmo
stesso
con la conoscenza e il lavoro; rende più umana la vita sociale,
sia
nella famiglia che in tutta la società civile, mediante il progresso
del
costume e delle istituzioni; infine, con l'andar del tempo, esprime,
comunica
e conserva nelle sue opere le grandi esperienze e aspirazioni
spirituali,
affinché possano servire al progresso di molti, anzi di
tutto
il genere umano.
Di
conseguenza la cultura presenta necessariamente un aspetto storico e
sociale
e la voce « cultura » assume spesso un significato sociologico
ed
etnologico. In questo senso si parla di pluralità delle culture.
Infatti
dal diverso modo di far uso delle cose, di lavorare, di
esprimersi,
di praticare la religione e di formare i costumi, di fare le
leggi
e creare gli istituti giuridici, di sviluppare le scienze e le
arti
e di coltivare il bello, hanno origine i diversi stili di vita e le
diverse
scale di valori. Cosi dalle usanze tradizionali si forma il
patrimonio
proprio di ciascun gruppo umano. Così pure si costituisce
l'ambiente
storicamente definito in cui ogni uomo, di qualsiasi stirpe
ed
epoca, si inserisce, e da cui attinge i beni che gli consentono di
promuovere
la civiltà.
Sezione 1: La situazione della cultura nel
mondo odierno
54. Nuovi stili di vita
Le
condizioni di vita dell'uomo moderno, sotto l'aspetto sociale e
culturale,
sono profondamente cambiate, così che è lecito parlare di una
nuova
epoca della storia umana '. Di qui si aprono nuove vie per
perfezionare
e diffondere più largamente la cultura. Esse sono state
preparate
da un grandioso sviluppo delle scienze naturali e umane, anche
sociali,
dal progresso delle tecniche, dallo sviluppo e
dall'organizzazione
degli strumenti di comunicazione sociale. Perciò la
cultura
odierna è caratterizzata da alcune note distintive: le scienze
dette
«esatte» affinano al massimo il senso critico; i più recenti studi
di
psicologia spiegano in profondità l'attività umana; le scienze
storiche
spingono fortemente a considerare le cose sotto l'aspetto della
loro
mutabilità ed evoluzione; i modi di vivere ed i costumi diventano
sempre
più uniformi; l'industrializzazione, l'urbanesimo e le altre
cause
che favoriscono la vita collettiva creano nuove forme di cultura
(cultura
di massa), da cui nascono nuovi modi di pensare, di agire, di
impiegare
il tempo libero; lo sviluppo dei rapporti fra le varie nazioni
e
le classi sociali rivela più ampiamente a tutti e a ciascuno i tesori
delle
diverse forme di cultura, e così poco a poco si prepara una forma
di
cultura umana più universale, la quale tanto più promuove ed esprime
l'unità
del genere umano, quanto meglio rispetta le particolarità delle
diverse
culture.
Cresce
sempre più il numero degli uomini e delle donne di ogni gruppo o
nazione
che prendono coscienza di essere artefici e promotori della
cultura
della propria comunità. In tutto il mondo si sviluppa sempre più
il
senso dell'autonomia e della responsabilità, cosa che è di somma
importanza
per la maturità spirituale e morale dell'umanità. Ciò appare
ancor
più chiaramente se teniamo presente l'unificazione del mondo e il
compito
che ci si impone di costruire un mondo migliore nella verità e
nella
giustizia. In tal modo siamo testimoni della nascita d'un nuovo
umanesimo,
in cui l'uomo si definisce anzitutto per la sua
responsabilità
verso i suoi fratelli e verso la storia.
56. Difficoltà e compiti
In
queste condizioni non stupisce che l'uomo sentendosi responsabile del
progresso
della cultura, nutra grandi speranze, ma consideri pure con
ansietà
le molteplici antinomie esistenti ch'egli deve risolvere. Che
cosa
si deve fare affinché gli intensificati rapporti culturali, che
dovrebbero
condurre ad un vero e fruttuoso dialogo tra classi e nazioni
diverse,
non turbino la vita delle comunità, né sovvertano la sapienza
dei
padri, né mettano in pericolo il carattere proprio di ciascun popolo?
In
qual modo promuovere il dinamismo e l'espansione della nuova cultura
senza
che si perda la viva fedeltà al patrimonio della tradizione?
Questo
problema si pone con particolare urgenza là dove la cultura, che
nasce
dal grande sviluppo scientifico e tecnico, si deve armonizzare con
la
cultura che, secondo le varie tradizioni, viene alimentata dagli
studi
classici.
In
qual maniera conciliare una così rapida e crescente diversificazione
delle
scienze specializzate, con la necessità di farne la sintesi e di
mantenere
nell'uomo le facoltà della contemplazione e dell'ammirazione
che
conducono alla sapienza?
Che
cosa fare affinché le moltitudini siano rese partecipi dei beni
della
cultura, proprio quando la cultura degli specialisti diviene
sempre
più alta e complessa?
Come,
infine, riconoscere come legittima l'autonomia che la cultura
rivendica
a se stessa, senza giungere a un umanesimo puramente
terrestre,
anzi avverso alla religione?
In
mezzo a queste antinomie, la cultura umana va oggi sviluppata in modo
da
perfezionare con giusto ordine la persona umana nella sua integrità e
da
aiutare gli uomini nell'esplicazione di quei compiti, al cui
adempimento
tutti, ma specialmente i cristiani fraternamente uniti in
seno
all'unica famiglia umana, sono chiamati.
Sezione 2: Alcuni principi riguardanti la
retta promozione della cultura
57. Fede e cultura
I
cristiani, in cammino verso la città celeste, devono ricercare e
gustare
le cose di lassù questo tuttavia non diminuisce, anzi aumenta
l'importanza
del loro dovere di collaborare con tutti gli uomini per la
costruzione
di un mondo più umano. E in verità il mistero della fede
cristiana
offre loro eccellenti stimoli e aiuti per assolvere con
maggiore
impegno questo compito e specialmente per scoprire il pieno
significato
di quest'attività, mediante la quale la cultura umana
acquista
un posto importante nella vocazione integrale dell'uomo.
L'uomo
infatti, quando coltiva la terra col lavoro delle sue braccia o
con
l'aiuto della tecnica, affinché essa produca frutto e diventi una
dimora
degna di tutta la famiglia umana, e quando partecipa
consapevolmente
alla vita dei gruppi sociali, attua il disegno di Dio,
manifestato
all'inizio dei tempi, di assoggettare la terra e di
perfezionare
la creazione, e coltiva se stesso; nel medesimo tempo mette
in
pratica il grande comandamento di Cristo di prodigarsi al servizio
dei
fratelli.
L'uomo
inoltre, applicandosi allo studio delle varie discipline, quali
la
filosofia, la storia, la matematica, le scienze naturali, e
coltivando
l'arte, può contribuire moltissimo ad elevare l'umana
famiglia
a più alti concetti del vero, del bene e del bello e a una
visione
delle cose di universale valore; in tal modo essa sarà più
vivamente
illuminata da quella mirabile Sapienza, che dall'eternità era
con
Dio, disponendo con lui ogni cosa, giocando sull'orbe terrestre e
trovando
le sue delizie nello stare con i figli degli uomini.
Per
ciò stesso lo spirito umano, più libero dalla schiavitù delle cose,
può
innalzarsi con maggiore speditezza al culto ed alla contemplazione
del
Creatore. Anzi, sotto l'impulso della grazia si dispone a
riconoscere
il Verbo di Dio che, prima di farsi carne per tutto salvare
e
ricapitolare in se stesso, già era « nel mondo » come « luce vera che
illumina
ogni uomo » (Gv 1,9).
Certo,
l'odierno progresso delle scienze e della tecnica, che in forza
del
loro metodo non possono penetrare nelle intime ragioni delle cose,
può
favorire un certo fenomenismo e agnosticismo, quando il metodo di
investigazione
di cui fanno uso queste scienze viene a torto innalzato a
norma
suprema di ricerca della verità totale. Anzi, vi è il pericolo che
l'uomo,
fidandosi troppo delle odierne scoperte, pensi di bastare a se
stesso
e non cerchi più valori superiori.
Questi
fatti deplorevoli però non scaturiscono necessariamente dalla
odierna
cultura, né debbono indurci nella tentazione di non riconoscere
i
suoi valori positivi. Fra questi si annoverano: il gusto per le
scienze
e la rigorosa fedeltà al vero nella indagine scientifica, la
necessità
di collaborare con gli altri nei gruppi tecnici specializzati,
il
senso della solidarietà internazionale, la coscienza sempre più viva
della
responsabilità degli esperti nell'aiutare e proteggere gli uomini,
la
volontà di rendere più felici le condizioni di vita per tutti,
specialmente
per coloro che soffrono per la privazione della
responsabilità
personale o per la povertà culturale. Tutti questi valori
possono
essere in qualche modo una preparazione a ricevere l'annunzio
del
Vangelo; preparazione che potrà essere portata a compimento dalla
divina
carità di colui che è venuto a salvare il mondo.
58. I molteplici rapporti fra il Vangelo di
Cristo e la cultura
Fra
il messaggio della salvezza e la cultura esistono molteplici
rapporti.
Dio infatti, rivelandosi al suo popolo fino alla piena
manifestazione
di sé nel Figlio incarnato, ha parlato secondo il tipo di
cultura
proprio delle diverse epoche storiche.
Parimenti
d'esistenza
diverse, si è servita delle differenti culture per
diffondere
e spiegare nella sua predicazione il messaggio di Cristo a
tutte
le genti, per studiarlo ed approfondirlo, per meglio esprimerlo
nella
vita liturgica e nella vita della multiforme comunità dei fedeli.
Ma
nello stesso tempo, inviata a tutti i popoli di qualsiasi tempo e di
qualsiasi
luogo, non è legata in modo esclusivo e indissolubile a
nessuna
razza o nazione, a nessun particolare modo di vivere, a nessuna
consuetudine
antica o recente. Fedele alla propria tradizione e nello
stesso
tempo cosciente dell'universalità della sua missione, può entrare
in
comunione con le diverse forme di cultura; tale comunione arricchisce
tanto
Il
Vangelo di Cristo rinnova continuamente la vita e la cultura
dell'uomo
decaduto, combatte e rimuove gli errori e i mali derivanti
dalla
sempre minacciosa seduzione del peccato. Continuamente purifica ed
eleva
la moralità dei popoli. Con la ricchezza soprannaturale feconda
dall'interno,
fortifica, completa e restaura in Cristo le qualità
spirituali
e le doti di ciascun popolo. In tal modo
la
sua missione già con questo stesso fatto stimola e dà il suo
contributo
alla cultura umana e civile e, mediante la sua azione, anche
liturgica,
educa l'uomo alla libertà interiore.
59. Armonizzazione dei diversi aspetti della
cultura
Per
i motivi suddetti
mirare
alla perfezione integrale della persona umana, al bene della
comunità
e di tutta la società umana. Perciò è necessario coltivare lo
spirito
in modo che si sviluppino le facoltà dell'ammirazione,
dell'intuizione,
della contemplazione, e si diventi capaci di formarsi
un
giudizio personale e di coltivare il senso religioso, morale e sociale.
Infatti
la cultura, scaturendo direttamente dalla natura ragionevole e
sociale
dell'uomo, ha un incessante bisogno della giusta libertà per
svilupparsi
e le si deve riconoscere la legittima possibilità di
esercizio
autonomo secondo i propri principi. A ragione dunque essa
esige
rispetto e gode di una certa inviolabilità, salvi evidentemente i
diritti
della persona e della comunità, sia particolare sia universale,
entro
i limiti del bene comune.
Il
sacro Concilio, richiamando ciò che insegnò il Concilio Vaticano I,
dichiara
che « esistono due ordini di conoscenza » distinti, cioè quello
della
fede e quello della ragione, e che
arti
e le discipline umane (...) si servano, nell'ambito proprio a
ciascuna,
di propri principi e di un proprio metodo »; perciò, «
riconoscendo
questa giusta libertà »,
autonomia
della cultura e specialmente delle scienze.
Tutto
questo esige pure che l'uomo, nel rispetto dell'ordine morale e
della
comune utilità, possa liberamente cercare la verità, manifestare e
diffondere
le sue opinioni, e coltivare qualsiasi arte; esige, infine,
che
sia informato secondo verità degli eventi della vita pubblica.
È
compito dei pubblici poteri, non determinare il carattere proprio
delle
forme di cultura, ma assicurare le condizioni e i sussidi atti a
promuovere
la vita culturale fra tutti, anche fra le minoranze di una
nazione.
Perciò bisogna innanzi tutto esigere che la cultura, stornata
dal
proprio fine, non sia costretta a servire il potere politico o il
potere
economico.
Sezione 3: Alcuni doveri più urgenti per i
cristiani circa la cultura
60. Il riconoscimento del diritto di ciascuno
alla cultura e sua
attuazione
Poiché
si offre ora la possibilità di liberare moltissimi uomini dal
flagello
dell'ignoranza, è compito sommamente confacente al nostro
tempo,
in specie per i cristiani, lavorare indefessamente perché tanto
in
campo economico quanto in campo politico, tanto sul piano nazionale
quanto
sul piano internazionale, siano prese le decisioni fondamentali,
mediante
le quali sia riconosciuto e attuato dovunque il diritto di
tutti
a una cultura umana conforme alla dignità della persona, senza
distinzione
di razza, di sesso, di nazione, di religione o di condizione
sociale.
Perciò è necessario procurare a tutti una quantità sufficiente
di
beni culturali, specialmente di quelli che costituiscono la
cosiddetta
cultura di base, affinché moltissimi non siano impediti, a
causa
dell'analfabetismo e della privazione di un'attività responsabile,
di
dare una collaborazione veramente umana al bene comune.
Occorre
perciò fare ogni sforzo affinché quelli che ne sono capaci
possano
accedere agli studi superiori; ma in tale maniera che, per
quanto
è possibile, essi possano occuparsi nell'umana società di quelle
funzioni,
compiti e servizi che corrispondono alle loro attitudini
naturali
e alle competenze acquisite 11. Così ognuno e i gruppi sociali
di
ciascun popolo potranno raggiungere il pieno sviluppo della loro vita
culturale,
in conformità con le doti e tradizioni loro proprie.
Bisogna
inoltre fare di tutto perché ciascuno prenda coscienza tanto del
diritto
alla cultura, quanto del dovere di coltivarsi e di aiutare gli
altri.
Vi sono talora condizioni di vita e di lavoro che impediscono lo
sforzo
culturale e perciò distruggono l'interesse per la cultura. Questo
vale
in modo speciale per gli agricoltori e gli operai, ai quali bisogna
assicurare
condizioni di lavoro tali che non impediscano, ma promuovano
la
loro vita culturale. Le donne lavorano già in quasi tutti i settori
della
vita; conviene però che esse possano svolgere pienamente i loro
compiti
secondo le attitudini loro proprie. Sarà dovere di tutti far si
che
la partecipazione propria e necessaria delle donne nella vita
culturale
sia riconosciuta e promossa.
Oggi
vi è più difficoltà di un tempo di ridurre a sintesi le varie
discipline
e arti del sapere. Mentre infatti aumenta il volume e la
diversità
degli elementi che costituiscono la cultura, diminuisce nello
stesso
tempo la capacità per i singoli uomini di percepirli e di
armonizzarli
organicamente, cosicché l'immagine dell'«uomo universale»
diviene
sempre più evanescente. Tuttavia ogni uomo ha il dovere di tener
fermo
il concetto della persona umana integrale, in cui eccellono i
valori
della intelligenza, della volontà, della coscienza e della
fraternità,
che sono fondati tutti in Dio Creatore e sono stati
mirabilmente
sanati ed elevati in Cristo.
La
famiglia anzitutto è come la madre e la nutrice di questa educazione;
in
essa i figli, vivendo in una atmosfera d'amore, apprendono più
facilmente
la gerarchia dei valori, mentre collaudate forme culturali
vengono
quasi naturalmente trasfuse nell'animo dell'adolescente, man
mano
che si sviluppa.
Per
la medesima educazione nella società odierna vi sono opportunità
derivanti
specialmente dall'accresciuta diffusione del libro e dai nuovi
strumenti
di comunicazione culturale e sociale, che possono favorire la
cultura
universale. La diminuzione più o meno generalizzata del tempo
dedicato
al lavoro fa aumentare di giorno in giorno per molti uomini le
possibilità
di coltivarsi. Il tempo libero sia impiegato per distendere
lo
spirito, per fortificare la salute dell'anima e del corpo; mediante
attività
e studi di libera scelta; mediante viaggi in altri paesi
(turismo),
con i quali si affina lo spirito dell'uomo, e gli uomini si
arricchiscono
con la reciproca conoscenza; anche mediante esercizi e
manifestazioni
sportive, che giovano a mantenere l'equilibrio dello
spirito,
ed offrono un aiuto per stabilire fraterne relazioni fra gli
uomini
di tutte le condizioni, di nazioni o di razze diverse. I
cristiani
collaborino dunque affinché le manifestazioni e le attività
culturali
collettive, proprie della nostra epoca, siano impregnate di
spirito
umano e cristiano.
Tuttavia
tutte queste facilitazioni non possono assicurare la piena ed
integrale
formazione culturale dell'uomo, se nello stesso tempo
trascuriamo
di interrogarci profondamente sul significato della cultura
e
della scienza per la persona umana.
62. Accordo fra cultura umana e insegnamento
cristiano
Sebbene
cultura,
l'esperienza dimostra tuttavia che, per ragioni contingenti,
l'accordo
fra la cultura e la formazione cristiana non si realizza
sempre
senza difficoltà.
Queste
difficoltà non necessariamente sono di danno alla fede; possono,
anzi,
stimolare lo spirito ad acquisirne una più accurata e profonda
intelligenza.
Infatti gli studi recenti e le nuove scoperte delle
scienze,
come pure quelle della storia e della filosofia, suscitano
nuovi
problemi che comportano conseguenze anche per la vita pratica ed
esigono
nuove indagini anche da parte dei teologi. Questi sono inoltre
invitati,
nel rispetto dei metodi e delle esigenze proprie della scienza
teologica,
a ricercare modi sempre più adatti di comunicare la dottrina
cristiana
agli uomini della loro epoca: altro è, infatti, il deposito o
le
verità della fede, altro è il modo con cui vengono espresse, a
condizione
tuttavia di salvaguardarne il significato e il senso
profondo.
Nella cura pastorale si conoscano sufficientemente e si faccia
uso
non soltanto dei principi della teologia, ma anche delle scoperte
delle
scienze profane, in primo luogo della psicologia e della
sociologia,
cosicché anche i fedeli siano condotti a una più pura e più
matura
vita di fede.
A
modo loro, anche la letteratura e le arti sono di grande importanza
per
la vita della Chiesa. Esse cercano infatti di esprimere la natura
propria
dell'uomo, i suoi problemi e la sua esperienza nello sforzo di
conoscere
e perfezionare se stesso e il mondo; cercano di scoprire la
sua
situazione nella storia e nell'universo, di illustrare le sue
miserie
e le sue gioie, i suoi bisogni e le sue capacità, e di
prospettare
una sua migliore condizione. Così possono elevare la vita
umana,
che esprimono in molteplici forme, secondo i tempi e i luoghi.
Bisogna
perciò impegnarsi affinché gli artisti si sentano compresi dalla
Chiesa
nella loro attività e, godendo di un'ordinata libertà,
stabiliscano
più facili rapporti con la comunità cristiana. Siano
riconosciute
dalla Chiesa le nuove tendenze artistiche adatte ai nostri
tempi
secondo l'indole delle diverse nazioni e regioni. Siano ammesse
negli
edifici del culto, quando, con modi d'espressione adatti e
conformi
alle esigenze liturgiche, innalzano lo spirito a Dio.
Così
la conoscenza di Dio viene meglio manifestata e la predicazione
evangelica
si rende più trasparente all'intelligenza degli uomini e
appare
come connaturata con le loro condizioni d'esistenza.
I
fedeli dunque vivano in strettissima unione con gli uomini del loro
tempo,
e si sforzino di penetrare perfettamente il loro modo di pensare
e
di sentire, quali si esprimono mediante la cultura. Sappiano
armonizzare
la conoscenza delle nuove scienze, delle nuove dottrine e
delle
più recenti scoperte con la morale e il pensiero cristiano,
affinché
il senso religioso e la rettitudine morale procedano in essi di
pari
passo con la conoscenza scientifica e con il continuo progresso
della
tecnica; potranno così giudicare e interpretare tutte le cose con
senso
autenticamente cristiano.
Coloro
che si applicano alle scienze teologiche nei seminari e nelle
università
si studino di collaborare con gli uomini che eccellono nelle
altre
scienze, mettendo in comune le loro forze e opinioni. La ricerca
teologica,
mentre persegue la conoscenza profonda della verità rivelata,
non
trascuri il contatto con il proprio tempo, per poter aiutare gli
uomini
competenti nelle varie branche del sapere ad acquistare una più
piena
conoscenza della fede. Questa collaborazione gioverà grandemente
alla
formazione dei sacri ministri, che potranno presentare ai nostri
contemporanei
la dottrina della Chiesa intorno a Dio, all'uomo e al
mondo
in maniera più adatta, così da farla anche da essi più volentieri
accettare.
È anzi desiderabile che molti laici acquistino una
conveniente
formazione nelle scienze sacre e che non pochi tra loro si
diano
di proposito a questi studi e li approfondiscano con mezzi
scientifici
adeguati. Ma affinché possano esercitare il loro compito,
sia
riconosciuta ai fedeli, tanto ecclesiastici che laici, una giusta
libertà
di ricercare, di pensare e di manifestare con umiltà e coraggio
la
propria opinione nel campo in cui sono competenti.
CAPITOLO III
VITA ECONOMICO-SOCIALE
63. La vita economica e alcuni aspetti
caratteristici contemporanei
Anche
nella vita economico-sociale sono da tenere in massimo rilievo e
da
promuovere la dignità della persona umana, la sua vocazione integrale
e
il bene dell'intera società. L'uomo infatti è l'autore, il centro e il
fine
di tutta la vita economico-sociale.
L'economia
contemporanea, come ogni altro campo della vita sociale, è
caratterizzata
da un dominio crescente dell'uomo sulla natura, dalla
moltiplicazione
e dalla intensificazione dei rapporti e dalla
interdipendenza
tra cittadini, gruppi e popoli, come pure da un più
intenso
intervento dei pubblici poteri. Nello stesso tempo, il progresso
nella
efficienza produttiva e nella migliore organizzazione degli scambi
e
servizi hanno reso l'economia strumento adatto a meglio soddisfare i
bisogni
accresciuti della famiglia umana.
Tuttavia
non mancano motivi di preoccupazione. Molti uomini, soprattutto
nelle
regioni economicamente sviluppate, appaiono quasi unicamente retti
dalle
esigenze dell'economia, cosicché quasi tutta la loro vita
personale
e sociale viene permeata da una mentalità economicistica, e
ciò
si diffonde sia nei paesi ad economia collettivistica che negli
altri.
In un tempo in cui lo sviluppo della vita economica, orientata e
coordinata
in una maniera razionale e umana, potrebbe permettere una
attenuazione
delle disparità sociali, troppo spesso essa si tramuta in
una
causa del loro aggravamento o, in alcuni luoghi, perfino nel
regresso
delle condizioni sociali dei deboli e nel disprezzo dei poveri.
Mentre
folle immense mancano dello stretto necessario, alcuni, anche nei
paesi
meno sviluppati, vivono nell'opulenza o dissipano i beni. Il lusso
si
accompagna alla miseria. E, mentre pochi uomini dispongono di un
assai
ampio potere di decisione, molti mancano quasi totalmente della
possibilità
di agire di propria iniziativa o sotto la propria
responsabilità,
spesso permanendo in condizioni di vita e di lavoro
indegne
di una persona umana.
Simili
squilibri economici e sociali si avvertono tra l'agricoltura,
l'industria
e il settore dei servizi, come pure tra le diverse regioni
di
uno stesso paese. Una contrapposizione, che può mettere in pericolo
la
pace del mondo intero, si fa ogni giorno più grave tra le nazioni
economicamente
più progredite e le altre.
Gli
uomini del nostro tempo reagiscono con coscienza sempre più
sensibile
di fronte a tali disparità: essi sono profondamente convinti
che
le più ampie possibilità tecniche ed economiche, proprie del mondo
contemporaneo,
potrebbero e dovrebbero correggere questo funesto stato
di
cose. Ma per questo si richiedono molte riforme nelle strutture della
vita
economico-sociale; è necessario anche da parte di tutti un
mutamento
di mentalità e di abitudini di vita. In vista di ciò la
Chiesa,
lungo lo svolgersi della storia, ha formulato nella luce del
Vangelo
e, soprattutto in questi ultimi tempi, ha largamente insegnato i
principi
di giustizia e di equità richiesti dalla retta ragione umana e
validi
sia per la vita individuale o sociale che per la vita
internazionale.
Il sacro Concilio, tenuto conto delle caratteristiche
del
tempo presente, intende riconfermare tali principi e formulare
alcuni
orientamenti, con particolare riguardo alle esigenze dello
sviluppo
economico.
Sezione 1: Sviluppo economico
64. Lo sviluppo economico a servizio
dell'uomo
Oggi
più che mai, per far fronte all'aumento della popolazione e per
rispondere
alle crescenti aspirazioni del genere umano, giustamente si
tende
ad incrementare la produzione di beni nell'agricoltura e
nell'industria
e la prestazione dei servizi. Perciò sono da favorire il
progresso
tecnico, lo spirito di innovazione, la creazione di nuove
imprese
e il loro ampliamento, l'adattamento nei metodi dell'attività
produttiva
e dello sforzo sostenuto da tutti quelli che partecipano alla
produzione,
in una parola tutto ciò che possa contribuire a questo
sviluppo.
Ma il fine ultimo e fondamentale di tale sviluppo non consiste
nel
solo aumento dei beni prodotti, né nella sola ricerca del profitto o
del
predominio economico, bensì nel servizio dell'uomo: dell'uomo
integralmente
considerato, tenendo cioè conto della gerarchia dei suoi
bisogni
materiali e delle esigenze della sua vita intellettuale, morale,
spirituale
e religiosa; di ogni uomo, diciamo, e di ogni gruppo umano,
di
qualsiasi razza o continente. Pertanto l'attività economica deve
essere
condotta secondo le leggi e i metodi propri dell'economia, ma
nell'ambito
dell'ordine morale, in modo che così risponda al disegno di
Dio
sull'uomo.
65. Lo sviluppo economico sotto il controllo
dell'uomo
Lo
sviluppo economico deve rimanere sotto il controllo dell'uomo. Non
deve
essere abbandonato all'arbitrio di pochi uomini o gruppi che
abbiano
in mano un eccessivo potere economico, né della sola comunità
politica,
né di alcune nazioni più potenti. Conviene, al contrario, che
il
maggior numero possibile di uomini, a tutti i livelli e, quando si
tratta
dei rapporti internazionali, tutte le nazioni possano partecipare
attivamente
al suo orientamento. È necessario egualmente che le
iniziative
spontanee dei singoli e delle loro libere associazioni siano
coordinate
e armonizzate in modo conveniente ed organico con la
molteplice
azione delle pubbliche autorità.
Lo
sviluppo economico non può essere abbandonato né al solo gioco quasi
meccanico
della attività economica dei singoli, né alla sola decisione
della
pubblica autorità. Per questo, bisogna denunciare gli errori tanto
delle
dottrine che, in nome di un falso concetto di libertà, si
oppongono
alle riforme necessarie, quanto delle dottrine che sacrificano
i
diritti fondamentali delle singole persone e dei gruppi
all'organizzazione
collettiva della produzione.
Si
ricordino, d'altra parte, tutti i cittadini che essi hanno il diritto
e
il dovere - e il potere civile lo deve riconoscere loro - di
contribuire
secondo le loro capacità al progresso della loro propria
comunità.
Specialmente nelle regioni economicamente meno progredite,
dove
si impone d'urgenza l'impiego di tutte le risorse ivi esistenti,
danneggiano
gravemente il bene comune coloro che tengono inutilizzate le
proprie
ricchezze o coloro che - salvo il diritto personale di
migrazione
- privano la propria comunità dei mezzi materiali e
spirituali
di cui essa ha bisogno.
66. Ingenti disparità economico-sociali da
far scomparire
Per
rispondere alle esigenze della giustizia e dell'equità, occorre
impegnarsi
con ogni sforzo affinché, nel rispetto dei diritti personali
e
dell'indole propria di ciascun popolo, siano rimosse il più
rapidamente
possibile le ingenti disparità economiche che portano con sé
discriminazioni
nei diritti individuali e nelle condizioni sociali quali
oggi
si verificano e spesso si aggravano. Similmente, in molte zone,
tenendo
presenti le particolari difficoltà del settore agricolo quanto
alla
produzione e alla commercializzazione dei beni, gli addetti
all'agricoltura
vanno sostenuti per aumentare la produzione e garantirne
la
vendita, nonché per la realizzazione delle trasformazioni e
innovazioni
necessarie, come pure per raggiungere un livello equo di
reddito;
altrimenti rimarranno, come spesso avviene, in condizioni
sociali
di inferiorità. Da parte loro gli agricoltori, soprattutto i
giovani,
si impegnino con amore a migliorare la loro competenza
professionale,
senza la quale non si dà sviluppo dell'agricoltura.
La
giustizia e l'equità richiedono similmente che la mobilità,
assolutamente
necessaria in una economia di sviluppo, sia regolata in
modo
da evitare che la vita dei singoli e delle loro famiglie si faccia
incerta
e precaria. Per quanto riguarda i lavoratori che, provenendo da
altre
nazioni o regioni, concorrono con il loro lavoro allo sviluppo
economico
di un popolo o di una zona, è da eliminare accuratamente ogni
discriminazione
nelle condizioni di rimunerazione o di lavoro. Inoltre
tutti
e in primo luogo i poteri pubblici, devono trattarli come persone,
e
non semplicemente come puri strumenti di produzione; devono aiutarli
perché
possano accogliere presso di sé le loro famiglie e procurarsi un
alloggio
decoroso, nonché favorire la loro integrazione nella vita
sociale
del popolo o della regione che li accoglie. Si creino tuttavia
nella
misura del possibile, posti di lavoro nelle regioni stesse d'origine.
Nelle
economie attualmente in fase di ulteriore trasformazione, come
nelle
nuove forme della società industriale nelle quali, per esempio, si
va
largamente applicando l'automazione, si richiedono misure per
assicurare
a ciascuno un impiego sufficiente e adatto, insieme alla
possibilità
di una formazione tecnica e professionale adeguata; inoltre
bisogna
garantire la sussistenza e la dignità umana di coloro che,
soprattutto
per motivi di salute e di età, si trovano in particolari
difficoltà.
Sezione 2: Alcuni principi relativi
all'insieme della vita
economico-sociale
67. Lavoro, condizione di lavoro e tempo
libero
Il
lavoro umano, con cui si producono e si scambiano beni o si prestano
servizi
economici, è di valore superiore agli altri elementi della vita
economica,
poiché questi hanno solo valore di strumento.
Tale
lavoro, infatti, sia svolto in forma indipendente sia per contratto
con
un imprenditore, procede direttamente dalla persona, la quale
imprime
nella natura quasi il suo sigillo e la sottomette alla sua
volontà.
Con il lavoro, l'uomo provvede abitualmente al sostentamento
proprio
e dei suoi familiari, comunica con gli altri, rende un servizio
agli
uomini suoi fratelli e può praticare una vera carità e collaborare
attivamente
al completamento della divina creazione. Ancor più: sappiamo
per
fede che l'uomo, offrendo a Dio il proprio lavoro, si associa
all'opera
stessa redentiva di Cristo, il quale ha conferito al lavoro
una
elevatissima dignità, lavorando con le proprie mani a Nazareth. Di
qui
discendono, per ciascun uomo, il dovere di lavorare fedelmente, come
pure
il diritto al lavoro. Corrispondentemente è compito della società,
in
rapporto alle condizioni in essa esistenti, aiutare da parte sua i
cittadini
a trovare sufficiente occupazione. Infine il lavoro va
rimunerato
in modo tale da garantire i mezzi sufficienti per permettere
al
singolo e alla sua famiglia una vita dignitosa su un piano materiale,
sociale,
culturale e spirituale, tenuto conto del tipo di attività e
grado
di rendimento economico di ciascuno, nonché delle condizioni
dell'impresa
e del bene comune.
Poiché
l'attività economica è per lo più realizzata in gruppi produttivi
in
cui si uniscono molti uomini, è ingiusto ed inumano organizzarla con
strutture
ed ordinamenti che siano a danno di chi vi operi. Troppo
spesso
avviene invece, anche ai nostri giorni, che i lavoratori siano in
un
certo senso asserviti alle proprie opere. Ciò non trova assolutamente
giustificazione
nelle cosiddette leggi economiche. Occorre dunque
adattare
tutto il processo produttivo alle esigenze della persona e alle
sue
forme di vita, innanzitutto della sua vita domestica,
particolarmente
in relazione alle madri di famiglia, sempre tenendo
conto
del sesso e dell'età di ciascuno. Ai lavoratori va assicurata
inoltre
la possibilità di sviluppare le loro qualità e di esprimere la
loro
personalità nell'esercizio stesso del lavoro. Pur applicando a tale
attività
lavorativa, con doverosa responsabilità, tempo ed energie,
tutti
i lavoratori debbono però godere di sufficiente riposo e tempo
libero,
che permetta loro di curare la vita familiare, culturale,
sociale
e religiosa. Anzi, debbono avere la possibilità di dedicarsi ad
attività
libere che sviluppino quelle energie e capacità, che non hanno
forse
modo di coltivare nel loro lavoro professionale.
68. Partecipazione nell'impresa e
nell'indirizzo economico generale;
conflitti
di lavoro
Nelle
imprese economiche si uniscono delle persone, cioè uomini liberi
ed
autonomi, creati ad immagine di Dio. Perciò, prendendo in
considerazione
le funzioni di ciascuno - sia proprietari, sia
imprenditori,
sia dirigenti, sia operai - e salva la necessaria unità di
direzione
dell'impresa, va promossa, in forme da determinarsi in modo
adeguato,
la attiva partecipazione di tutti alla gestione dell'impresa.
Poiché,
tuttavia, in molti casi non è più a livello dell'impresa, ma a
livello
superiore in istituzioni di ordine più elevato, che si prendono
le
decisioni economiche e sociali da cui dipende l'avvenire dei
lavoratori
e dei loro figli, bisogna che essi siano parte attiva anche
in
tali decisioni, direttamente o per mezzo di rappresentanti
liberamente
eletti.
Tra
i diritti fondamentali della persona umana bisogna annoverare il
diritto
dei lavoratori di fondare liberamente proprie associazioni, che
possano
veramente rappresentarli e contribuire ad organizzare rettamente
la
vita economica, nonché il diritto di partecipare liberamente alle
attività
di tali associazioni senza incorrere nel rischio di
rappresaglie.
Grazie a tale partecipazione organizzata, congiunta con
una
formazione economica e sociale crescente, andrà sempre più
aumentando
in tutti la coscienza della propria funzione e
responsabilità:
essi saranno così portati a sentirsi parte attiva,
secondo
le capacità e le attitudini di ciascuno, in tutta l'opera dello
sviluppo
economico e sociale e della realizzazione del bene comune
universale.
In
caso di conflitti economico-sociali, si deve fare ogni sforzo per
giungere
a una soluzione pacifica. Benché sempre si debba ricorrere
innanzitutto
a un dialogo sincero tra le parti, lo sciopero può tuttavia
rimanere
anche nelle circostanze odierne un mezzo necessario, benché
estremo,
per la difesa dei propri diritti e la soddisfazione delle
giuste
aspirazioni dei lavoratori. Bisogna però cercare quanto prima le
vie
atte a riprendere il dialogo per le trattative e la conciliazione.
69. I beni della terra e loro destinazione a
tutti gli uomini
Dio
ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all'uso di
tutti
gli uomini e di tutti i popoli, e pertanto i beni creati debbono
essere
partecipati equamente a tutti, secondo la regola della giustizia,
inseparabile
dalla carità, Pertanto, quali che siano le forme della
proprietà,
adattate alle legittime istituzioni dei popoli secondo
circostanze
diverse e mutevoli, si deve sempre tener conto di questa
destinazione
universale dei beni. L'uomo, usando di questi beni, deve
considerare
le cose esteriori che legittimamente possiede non solo come
proprie,
ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non
unicamente
a lui ma anche agli altri. Del resto, a tutti gli uomini
spetta
il diritto di avere una parte di beni sufficienti a sé e alla
propria
famiglia. Questo ritenevano giusto i Padri e dottori della
Chiesa,
i quali insegnavano che gli uomini hanno l'obbligo di aiutare i
poveri,
e non soltanto con il loro superfluo. Colui che si trova in
estrema
necessità, ha diritto di procurarsi il necessario dalle
ricchezze
altrui. Considerando il fatto del numero assai elevato di
coloro
che nel mondo intero sono oppressi dalla fame, il sacro Concilio
richiama
urgentemente tutti, sia singoli che autorità pubbliche,
affinché
- memori della sentenza dei Padri: « Dà da mangiare a colui che
è
moribondo per fame, perché se non gli avrai dato da mangiare, lo avrai
ucciso
» realmente mettano a disposizione ed impieghino utilmente i
propri
beni, ciascuno secondo le proprie risorse, specialmente fornendo
ai
singoli e ai popoli i mezzi con cui essi possano provvedere a se
stessi
e svilupparsi.
Nelle
società economicamente meno sviluppate, frequentemente la
destinazione
comune dei beni è in parte attuata mediante un insieme di
consuetudini
e di tradizioni comunitarie, che assicurano a ciascun
membro
i beni più necessari. Bisogna certo evitare che alcune
consuetudini
vengano considerate come assolutamente immutabili, se esse
non
rispondono più alle nuove esigenze del tempo presente; d'altra parte
però,
non si deve agire imprudentemente contro quelle oneste
consuetudini
che non cessano di essere assai utili, purché vengano
opportunamente
adattate alle odierne circostanze. Similmente, nelle
nazioni
economicamente molto sviluppate, una rete di istituzioni sociali
per
la previdenza e la sicurezza sociale può in parte contribuire a
tradurre
in atto la destinazione comune dei beni. Inoltre, è importante
sviluppare
ulteriormente i servizi familiari e sociali, specialmente
quelli
che provvedono agli aspetti culturali ed educativi. Ma
nell'organizzare
tutte queste istituzioni bisogna vegliare affinché i
cittadini
non siano indotti ad assumere di fronte alla società un
atteggiamento
di passività o di irresponsabilità nei compiti assunti o
di
rifiuto di servizio.
70. Investimenti e moneta
Gli
investimenti, da parte loro, devono contribuire ad assicurare
possibilità
di lavoro e reddito sufficiente tanto alla popolazione
attiva
di oggi, quanto a quella futura. Tutti i responsabili di tali
investimenti
e della organizzazione della vita economica globale--sia
singoli
che gruppi o pubbliche autorità --devono aver presenti questi
fini
e mostrarsi consapevoli del loro grave obbligo: da una parte di
vigilare
affinché si provveda ai beni necessari richiesti per una vita
decorosa
sia dei singoli che di tutta la comunità; d'altra parte di
prevedere
le situazioni future e di assicurare il giusto equilibrio tra
i
bisogni attuali di consumo, sia individuale che collettivo, e le
esigenze
di investimenti per la generazione successiva. Si abbiano
ugualmente
sempre presenti le urgenti necessità delle nazioni o regioni
economicamente
meno sviluppate.
In
campo monetario ci si guardi dal danneggiare il bene della propria
nazione
e delle altre. Si provveda inoltre affinché coloro che sono
economicamente
deboli non siano ingiustamente danneggiati dai mutamenti
di
valore della moneta.
71.
Accesso alla proprietà e dominio privato dei beni; problemi dei
latifondi
Poiché la proprietà e le altre forme di potere privato sui
beni
esteriori contribuiscono alla espressione della persona e danno
occasione
all'uomo di esercitare il suo responsabile apporto nella
società
e nella economia, è di grande interesse favorire l'accesso degli
individui
o dei gruppi ad un certo potere sui beni esterni.
La
proprietà privata o un qualche potere sui beni esterni assicurano a
ciascuno
una zona indispensabile di autonomia personale e familiare e
bisogna
considerarli come un prolungamento della libertà umana. Infine,
stimolando
l'esercizio della responsabilità, essi costituiscono una
delle
condizioni delle libertà civili.
Le
forme di tale potere o di tale proprietà sono oggi varie e vanno
modificandosi
sempre di più di giorno in giorno. Nonostante i fondi
sociali,
i diritti e i servizi garantiti dalla società, le forme di tale
potere
o di tale proprietà restano tuttavia una fonte non trascurabile
di
sicurezza. Tutto ciò non va riferito soltanto alla proprietà dei beni
materiali,
ma altresì dei beni immateriali, come sono ad esempio le
capacità
professionali.
La
legittimità della proprietà privata non è in contrasto con quella
delle
varie forme di proprietà pubblica. Però i1 trasferimento dei beni
in
pubblica proprietà non può essere fatto che dalla autorità
competente,
secondo le esigenze ed entro i limiti del bene comune e con
un
equo indennizzo. Spetta inoltre alla pubblica autorità impedire che
si
abusi della proprietà privata agendo contro il bene comune.
Ogni
proprietà privata ha per sua natura anche un carattere sociale, che
si
fonda sulla comune destinazione dei beni. Se si trascura questo
carattere
sociale, la proprietà può diventare in molti modi occasione di
cupidigia
e di gravi disordini, così da offrire facile pretesto a quelli
che
contestano il diritto stesso di proprietà.
In
molti paesi economicamente meno sviluppati esistono proprietà
agricole
estese od anche immense, scarsamente o anche per nulla
coltivate
per motivi di speculazione; mentre la maggioranza della
popolazione
è sprovvista di terreni da lavorare o fruisce soltanto di
poderi
troppo limitati, e d'altra parte, l'accrescimento della
produzione
agricola presenta un carattere di evidente urgenza. Non è
raro
che coloro che sono assunti come lavoratori dipendenti dai
proprietari
di tali vasti possedimenti, ovvero coloro che ne coltivano
una
parte a titolo di locazione, ricevono un salario o altre forme di
remunerazione
indegne di un uomo, non dispongono di una abitazione
decorosa
o sono sfruttati da intermediari. Mancando così ogni sicurezza,
vivono
in tale stato di dipendenza personale, che viene loro interdetta
quasi
ogni possibilità di iniziativa e di responsabilità e viene loro
impedita
ogni promozione culturale ed ogni partecipazione attiva nella
vita
sociale e politica. Si impongono pertanto, secondo le varie
situazioni,
delle riforme intese ad accrescere i redditi, a migliorare
le
condizioni di lavoro, ad aumentare la sicurezza dell'impiego e a
favorire
l'iniziativa personale; ed anche riforme che diano modo di
distribuire
le proprietà non sufficientemente coltivate a beneficio di
coloro
che siano capaci di farle fruttificare. In questo caso, devono
essere
loro assicurate le risorse e gli strumenti indispensabili, in
particolare
i mezzi di educazione e le possibilità di una giusta
organizzazione
cooperativa. Ogni volta che il bene comune esige
l'espropriazione
della proprietà, l'indennizzo va calcolato secondo
equità,
tenendo conto di tutte le circostanze.
I
cristiani che partecipano attivamente allo sviluppo economico-sociale
contemporaneo
e alla lotta per la giustizia e la carità siano convinti
di
poter contribuire molto alla prosperità del genere umano e alla pace
del
mondo. In tali attività, sia che agiscano come singoli, sia come
associati,
brillino per il loro esempio. A tal fine è di grande
importanza
che, acquisite la competenza e l'esperienza assolutamente
indispensabili,
mentre svolgono le attività terrestri conservino una
giusta
gerarchia di valori, rimanendo fedeli a Cristo e al suo Vangelo,
cosicché
tutta la loro vita, individuale e sociale, sia compenetrata
dello
spirito delle beatitudini, specialmente dello spirito di povertà.
Chi
segue fedelmente Cristo cerca anzitutto il regno di Dio e vi trova
un
più valido e puro amore per aiutare i suoi fratelli e per realizzare,
con
l'ispirazione della carità, le opere della giustizia.
CAPITOLO IV
73. La vita pubblica contemporanea
Ai
nostri giorni si notano profonde trasformazioni anche nelle strutture
e
nelle istituzioni dei popoli; tali trasformazioni sono conseguenza
della
evoluzione culturale, economica e sociale dei popoli. Esse
esercitano
una grande influenza, soprattutto nel campo che riguarda i
diritti
e i doveri di tutti nell'esercizio della libertà civile e nel
conseguimento
del bene comune, come pure in ciò che si riferisce alla
regolazione
dei rapporti dei cittadini tra di loro e con i pubblici poteri.
Da
una coscienza più viva della dignità umana sorge, in diverse regioni
del
mondo, lo sforzo di instaurare un ordine politico-giuridico nel
quale
siano meglio tutelati nella vita pubblica i diritti della persona:
ad
esempio, il diritto di liberamente riunirsi, associarsi, esprimere le
proprie
opinioni e professare la religione in privato e in pubblico. La
tutela,
infatti dei diritti della persona è condizione necessaria perché
i
cittadini, individualmente o in gruppo, possano partecipare
attivamente
alla vita e al governo della cosa pubblica.
Assieme
al progresso culturale, economico e sociale, si rafforza in
molti
il desiderio di assumere maggiori responsabilità nell'organizzare
la
vita della comunità politica.
Nella
coscienza di molti aumenta la preoccupazione di salvaguardare i
diritti
delle minoranze di una nazione, senza che queste dimentichino il
loro
dovere verso la comunità politica. Cresce inoltre il rispetto verso
le
persone che hanno altre opinioni o professano religioni diverse.
Contemporaneamente
si instaura una più larga collaborazione, tesa a
garantire
a tutti i cittadini, e non solo a pochi privilegiati,
l'effettivo
godimento dei diritti personali.
Vengono
condannate tutte quelle forme di regime politico, vigenti in
alcune
regioni, che impediscono la libertà civile o religiosa,
moltiplicano
le vittime delle passioni e dei crimini politici e
distorcono
l'esercizio dell'autorità dal bene comune per farlo servire
all'interesse
di una fazione o degli stessi governanti.
Per
instaurare una vita politica veramente umana non c'è niente di
meglio
che coltivare il senso interiore della giustizia, dell'amore e
del
servizio al bene comune e rafforzare le convinzioni fondamentali
sulla
vera natura della comunità politica e sul fine, sul buon esercizio
e
sui limiti di competenza dell'autorità pubblica.
74. Natura e fine della comunità
politica
Gli
uomini, le famiglie e i diversi gruppi che formano la comunità
civile
sono consapevoli di non essere in grado, da soli, di costruire
una
vita capace di rispondere pienamente alle esigenze della natura
umana
e avvertono la necessità di una comunità più ampia, nella quale
tutti
rechino quotidianamente il contributo delle proprie capacità, allo
scopo
di raggiungere sempre meglio il bene comune.
Per
questo essi costituiscono, secondo vari tipi istituzionali, una
comunità
politica.
La
comunità politica esiste dunque in funzione di quel bene comune, nel
quale
essa trova significato e piena giustificazione e che costituisce
la
base originaria del suo diritto all'esistenza.
Il
bene comune si concreta nell'insieme di quelle condizioni di vita
sociale
che consentono e facilitano agli esseri umani, alle famiglie e
alle
associazioni il conseguimento più pieno della loro perfezione.
Ma
nella comunità politica si riuniscono insieme uomini numerosi e
differenti,
che legittimamente possono indirizzarsi verso decisioni
diverse.
Affinché la comunità politica non venga rovinata dal divergere
di
ciascuno verso la propria opinione, è necessaria un'autorità capace
di
dirigere le energie di tutti i cittadini verso il bene comune, non in
forma
meccanica o dispotica, ma prima di tutto come forza morale che si
appoggia
sulla libertà e sul senso di responsabilità.
È
dunque evidente che la comunità politica e l'autorità pubblica hanno
il
loro fondamento nella natura umana e perciò appartengono all'ordine
fissato
da Dio, anche se la determinazione dei regimi politici e la
designazione
dei governanti sono lasciate alla libera decisione dei
cittadini.
Ne
segue parimenti che l'esercizio dell'autorità politica, sia da parte
della
comunità come tale, sia da parte degli organismi che rappresentano
lo
Stato, deve sempre svolgersi nell'ambito dell'ordine morale, per il
conseguimento
del bene comune (ma concepito in forma dinamica), secondo
le
norme di un ordine giuridico già definito o da definire. Allora i
cittadini
sono obbligati in coscienza ad obbedire. Da ciò risulta
chiaramente
la responsabilità, la dignità e 1 importanza del ruolo di
coloro
che governano.
Dove
i cittadini sono oppressi da un'autorità pubblica che va al di là
delle
sue competenze, essi non rifiutino ciò che è oggettivamente
richiesto
dal bene comune; sia però lecito difendere i diritti propri e
dei
concittadini contro gli abusi dell'autorità, nel rispetto dei limiti
dettati
dalla legge naturale e dal Vangelo.
Le
modalità concrete con le quali la comunità politica organizza le
proprie
strutture e l'equilibrio dei pubblici poteri possono variare,
secondo
l'indole dei diversi popoli e il cammino della storia; ma sempre
devono
mirare alla formazione di un uomo educato, pacifico e benevolo
verso
tutti, per il vantaggio di tutta la famiglia umana.
75. Collaborazione di tutti alla vita
pubblica
È
pienamente conforme alla natura umana che si trovino strutture
giuridico-politiche
che sempre meglio offrano a tutti i cittadini, senza
alcuna
discriminazione, la possibilità effettiva di partecipare
liberamente
e attivamente sia alla elaborazione dei fondamenti giuridici
della
comunità politica, sia al governo degli affari pubblici, sia alla
determinazione
del campo d'azione e dei limiti dei differenti organismi,
sia
alla elezione dei governanti.
Si
ricordino perciò tutti i cittadini del diritto, che è anche dovere,
di
usare del proprio libero voto per la promozione del bene comune.
per
servire gli uomini, si dedicano al bene della cosa pubblica e
assumono
il peso delle relative responsabilità.
Affinché
la collaborazione di cittadini responsabili possa ottenere
felici
risultati nella vita politica quotidiana, si richiede un
ordinamento
giuridico positivo, che organizzi una opportuna ripartizione
delle
funzioni e degli organi del potere, insieme ad una protezione
efficace
dei diritti, indipendente da chiunque.
I
diritti delle persone, delle famiglie e dei gruppi e il loro esercizio
devono
essere riconosciuti, rispettati e promossi non meno dei doveri ai
quali
ogni cittadino è tenuto. Tra questi ultimi non sarà inutile
ricordare
il dovere di apportare allo Stato i servizi, materiali e
personali,
richiesti dal bene comune.
Si
guardino i governanti dall'ostacolare i gruppi familiari, sociali o
culturali,
i corpi o istituti intermedi, né li privino delle loro
legittime
ed efficaci attività, che al contrario devono volentieri e
ordinatamente
favorire.
Quanto
ai cittadini, individualmente o in gruppo, evitino di attribuire
un
potere eccessivo all'autorità pubblica, né chiedano inopportunamente
ad
essa troppi servizi e troppi vantaggi, col rischio di diminuire così
la
responsabilità delle persone, delle famiglie e dei gruppi sociali.
Ai
tempi nostri, la complessità dei problemi obbliga i pubblici poteri
ad
intervenire più frequentemente in materia sociale, economica e
culturale,
per determinare le condizioni più favorevoli che permettano
ai
cittadini e ai gruppi di perseguire più efficacemente, nella libertà,
il
bene completo dell'uomo. Il rapporto tra la socializzazione
l'autonomia
e lo sviluppo della persona può essere concepito in modo
differente
nelle diverse regioni del mondo e in base alla evoluzione dei
popoli.
Ma dove l'esercizio dei diritti viene temporaneamente limitato
in
vista del bene comune, si ripristini al più presto possibile la
libertà
quando le circostanze sono cambiate. È in ogni caso inumano che
l'autorità
politica assuma forme totalitarie, oppure forme dittatoriali
che
ledano i diritti della persona o dei gruppi sociali.
I
cittadini coltivino con magnanimità e lealtà l'amore verso la patria,
ma
senza grettezza di spirito, cioè in modo tale da prendere anche
contemporaneamente
in considerazione il bene di tutta la famiglia umana,
di
tutte le razze, popoli e nazioni, che sono unite da innumerevoli legami.
Tutti
i cristiani devono prendere coscienza della propria speciale
vocazione
nella comunità politica; essi devono essere d'esempio,
sviluppando
in se stessi il senso della responsabilità e la dedizione al
bene
comune, così da mostrare con i fatti come possano armonizzarsi
l'autorità
e la libertà, l'iniziativa personale e la solidarietà di
tutto
il corpo sociale, la opportuna unità e la proficua diversità. In
ciò
che concerne l'organizzazione delle cose terrene, devono ammettere
la
legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali e
rispettare
i cittadini che, anche in gruppo, difendono in maniera onesta
il
loro punto di vista.
I
partiti devono promuovere ciò che, a loro parere, è richiesto dal bene
comune;
mai però è lecito anteporre il proprio interesse a tale bene.
Bisogna
curare assiduamente la educazione civica e politica, oggi
particolarmente
necessaria, sia per l'insieme del popolo, sia
soprattutto
per i giovani, affinché tutti i cittadini possano svolgere
il
loro ruolo nella vita della comunità politica. Coloro che sono o
possono
diventare idonei per l'esercizio dell'arte politica, così
difficile,
ma insieme così nobile. Vi si preparino e si preoccupino di
esercitarla
senza badare al proprio interesse e a vantaggi materiali.
Agiscono
con integrità e saggezza contro l'ingiustizia e l'oppressione,
l'assolutismo
e l'intolleranza d'un solo uomo e d'un solo partito
politico;
si prodighino con sincerità ed equità al servizio di tutti,
anzi
con l'amore e la fortezza richiesti dalla vita politica.
76. La comunità politica e
È
di grande importanza, soprattutto in una società pluralista, che si
abbia
una giusta visione dei rapporti tra la comunità politica e la
Chiesa
e che si faccia una chiara distinzione tra le azioni che i
fedeli,
individualmente o in gruppo, compiono in proprio nome, come
cittadini,
guidati dalla loro coscienza cristiana, e le azioni che essi
compiono
in nome della Chiesa in comunione con i loro pastori.
nessuna
maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad
alcun
sistema politico, è insieme il segno e la salvaguardia del
carattere
trascendente della persona umana.
La
comunità politica e
dall'altra
nel proprio campo. Ma tutte e due, anche se a titolo diverso,
sono
a servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini.
Esse
svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti in maniera
tanto
più efficace, quanto più coltiveranno una sana collaborazione tra
di
loro, secondo modalità adatte alle circostanze di luogo e di tempo.
L'uomo
infatti non è limitato al solo orizzonte temporale, ma, vivendo
nella
storia umana, conserva integralmente la sua vocazione eterna.
Quanto
alla Chiesa, fondata nell'amore del Pcedentore, essa contribuisce
ad
estendere il raggio d'azione della giustizia e dell'amore all'interno
di
ciascuna nazione e tra le nazioni. Predicando la verità evangelica e
illuminando
tutti i settori dell'attività umana con la sua dottrina e
con
la testimonianza resa dai cristiani, rispetta e promuove anche la
libertà
politica e la responsabilità dei cittadini.
Gli
apostoli e i loro successori con i propri collaboratori, essendo
inviati
ad annunziare agli uomini il Cristo Salvatore del mondo,
nell'esercizio
del loro apostolato si appoggiano sulla potenza di Dio,
che
molto spesso manifesta la forza del Vangelo nella debolezza dei
testimoni.
Bisogna che tutti quelli che si dedicano al ministero della
parola
di Dio, utilizzino le vie e i mezzi propri del Vangelo, i quali
differiscono
in molti punti dai mezzi propri della città terrestre.
Certo,
le cose terrene e quelle che, nella condizione umana, superano
questo
mondo, sono strettamente unite, e
strumenti
temporali nella misura in cui la propria missione lo richiede.
Tuttavia
essa non pone la sua speranza nei privilegi offertigli
dall'autorità
civile. Anzi, essa rinunzierà all'esercizio di certi
diritti
legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso può
far
dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove circostanze
esigessero
altre disposizioni.
Ma
sempre e dovunque, e con vera libertà, è suo diritto predicare la
fede
e insegnare la propria dottrina sociale, esercitare senza ostacoli
la
propria missione tra gli uomini e dare il proprio giudizio morale,
anche
su cose che riguardano l'ordine politico, quando ciò sia richiesto
dai
diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime. E
farà
questo utilizzando tutti e soli quei mezzi che sono conformi al
Vangelo
e in armonia col bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e
delle
situazioni.
Nella
fedeltà del Vangelo e nello svolgimento della sua missione nel
mondo,
quello
che di vero, buono e bello si trova nella comunità umana rafforza
la
pace tra gli uomini a gloria di Dio.
CAPITOLO V
77. Introduzione
In
questi nostri anni, nei quali permangono ancora gravissime tra gli
uomini
le afflizioni e le angustie derivanti da guerre ora
imperversanti,
ora incombenti, l'intera società umana è giunta ad un
momento
sommamente decisivo nel processo della sua maturazione. Mentre a
poco
a poco l'umanità va unificandosi e in ogni luogo diventa ormai più
consapevole
della propria unità, non potrà tuttavia portare a compimento
l'opera
che l'attende, di costruire cioè un mondo più umano per tutti
gli
uomini e su tutta la terra, se gli uomini non si volgeranno tutti
con
animo rinnovato alla vera pace. Per questo motivo il messaggio
evangelico,
in armonia con le aspirazioni e gli ideali più elevati del
genere
umano, risplende in questi nostri tempi di rinnovato fulgore
quando
proclama beati i promotori della pace, «perché saranno chiamati
figli
di Dio» (Mt 5,9).
Illustrando
pertanto la vera e nobilissima concezione della pace, il
Concilio,
condannata l'inumanità della guerra, intende rivolgere un
ardente
appello ai cristiani, affinché con l'aiuto di Cristo, autore
della
pace, collaborino con tutti per stabilire tra gli uomini una pace
fondata
sulla giustizia e sull'amore e per apprestare i mezzi necessari
per
il suo raggiungimento.
78. La natura della pace
La
pace non è la semplice assenza della guerra, né può ridursi
unicamente
a rendere stabile l'equilibrio delle forze avverse; essa non
è
effetto di una dispotica dominazione, ma viene con tutta esattezza
definita
a opera della giustizia » (Is 32,7). È il frutto dell'ordine
impresso
nella società umana dal suo divino Fondatore e che deve essere
attuato
dagli uomini che aspirano ardentemente ad una giustizia sempre
più
perfetta. Infatti il bene comune del genere umano è regolato, sì,
nella
sua sostanza, dalla legge eterna, ma nelle sue esigenze concrete è
soggetto
a continue variazioni lungo il corso del tempo; per questo la
pace
non è mai qualcosa di raggiunto una volta per tutte, ma è un
edificio
da costruirsi continuamente. Poiché inoltre la volontà umana è
labile
e ferita per di più dal peccato, l'acquisto della pace esige da
ognuno
il costante dominio delle passioni e la vigilanza della legittima
autorità.
Tuttavia
questo non basta. Tale pace non si può ottenere sulla terra se
non
è tutelato il bene delle persone e se gli uomini non possono
scambiarsi
con fiducia e liberamente le ricchezze del loro animo e del
loro
ingegno. La ferma volontà di rispettare gli altri uomini e gli
altri
popoli e la loro dignità, e l'assidua pratica della fratellanza
umana
sono assolutamente necessarie per la costruzione della pace. In
tal
modo la pace è frutto anche dell'amore, il quale va oltre quanto può
apportare
la semplice giustizia.
La
pace terrena, che nasce dall'amore del prossimo, è essa stessa
immagine
ed effetto della pace di Cristo che promana dal Padre. Il
Figlio
incarnato infatti, principe della pace, per mezzo della sua croce
ha
riconciliato tutti gli uomini con Dio; ristabilendo l'unità di tutti
in
un solo popolo e in un solo corpo, ha ucciso nella sua carne l'odio
e,
nella gloria della sua risurrezione, ha diffuso lo Spirito di amore
nel
cuore degli uomini.
Pertanto
tutti i cristiani sono chiamati con insistenza a praticare la
verità
nell'amore (Ef 4,15) e ad unirsi a tutti gli uomini sinceramente
amanti
della pace per implorarla dal cielo e per attuarla.
Mossi
dal medesimo spirito, noi non possiamo non lodare coloro che,
rinunciando
alla violenza nella rivendicazione dei loro diritti,
ricorrono
a quei mezzi di difesa che sono, del resto, alla portata anche
dei
più deboli, purché ciò si possa fare senza pregiudizio dei diritti e
dei
doveri degli altri o della comunità.
Gli
uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia
della
guerra fino alla venuta di Cristo; ma in quanto riescono, uniti
nell'amore,
a vincere i1 peccato essi vincono anche la violenza, fino
alla
realizzazione di quella parola divina « Con le loro spade
costruiranno
aratri e falci con le loro lance; nessun popolo prenderà
più
le armi contro un altro popolo, né si eserciteranno più per la
guerra»
(Is 2,4).
Sezione 1: Necessità di evitare la guerra
79. Il dovere di mitigare l'inumanità della
guerra
Sebbene
le recenti guerre abbiano portato al nostro mondo gravissimi
danni
sia materiali che morali, ancora ogni giorno in qualche punto
della
terra la guerra continua a produrre le sue devastazioni. Anzi dal
momento
che in essa si fa uso di armi scientifiche di ogni genere, la
sua
atrocità minaccia di condurre i combattenti ad una barbarie di gran
lunga
superiore a quella dei tempi passati. La complessità inoltre delle
odierne
situazioni e la intricata rete delle relazioni internazionali
fanno
sì che vengano portate in lungo, con nuovi metodi insidiosi e
sovversivi,
guerre più o meno larvate. In molti casi il ricorso ai
sistemi
del terrorismo è considerato anch'esso una nuova forma di guerra.
Davanti
a questo stato di degradazione dell'umanità, il Concilio intende
innanzi
tutto richiamare alla mente il valore immutabile del diritto
naturale
delle genti e dei suoi principi universali. La stessa coscienza
del
genere umano proclama quei principi con sempre maggiore fermezza e
vigore.
Le azioni pertanto che deliberatamente si oppongono a quei
principi
e gli ordini che comandano tali azioni sono crimini, né
l'ubbidienza
cieca può scusare coloro che li eseguono. Tra queste azioni
vanno
innanzi tutto annoverati i metodi sistematici di sterminio di un
intero
popolo, di una nazione o di una minoranza etnica; orrendo delitto
che
va condannato con estremo rigore. Deve invece essere sostenuto il
coraggio
di coloro che non temono di opporsi apertamente a quelli che
ordinano
tali misfatti.
Esistono,
in materia di guerra, varie convenzioni internazionali, che un
gran
numero di nazioni ha sottoscritto per rendere meno inumane le
azioni
militari e le loro conseguenze. Tali sono le convenzioni relative
alla
sorte dei militari feriti o prigionieri e molti impegni del genere.
Tutte
queste convenzioni dovranno essere osservate; anzi le pubbliche
autorità
e gli esperti in materia dovranno fare ogni sforzo, per quanto
è
loro possibile, affinché siano perfezionate, in modo da renderle
capaci
di porre un freno più adatto ed efficace alle atrocità della
guerra.
Sembra inoltre conforme ad equità che le leggi provvedano
umanamente
al caso di coloro che, per motivi di coscienza, ricusano
l'uso
delle armi, mentre tuttavia accettano qualche altra forma di
servizio
della comunità umana.
La
guerra non è purtroppo estirpata dalla umana condizione. E
fintantoché
esisterà il pericolo della guerra e non ci sarà un'autorità
internazionale
competente, munita di forze efficaci, una volta esaurite
tutte
le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare
ai
governi il diritto di una legittima difesa. I capi di Stato e coloro
che
condividono la responsabilità della cosa pubblica hanno dunque il
dovere
di tutelare la salvezza dei popoli che sono stati loro affidati,
trattando
con grave senso di responsabilità cose di così grande
importanza.
Ma una cosa è servirsi delle armi per difendere i giusti
diritti
dei popoli, ed altra cosa voler imporre il proprio dominio su
altre
nazioni. La potenza delle armi non rende legittimo ogni suo uso
militare
o politico. Né per il fatto che una guerra è ormai
disgraziatamente
scoppiata, diventa per questo lecita ogni cosa tra le
parti
in conflitto.
Coloro
poi che al servizio della patria esercitano la loro professione
nelle
file dell'esercito, si considerino anch'essi come servitori della
sicurezza
e della libertà dei loro popoli; se rettamente adempiono il
loro
dovere, concorrono anch'essi veramente alla stabilità della pace.
80. La guerra totale
Il
progresso delle armi scientifiche ha enormemente accresciuto l'orrore
e
l'atrocità della guerra. Le azioni militari, infatti, se condotte con
questi
mezzi, possono produrre distruzioni immani e indiscriminate, che
superano
pertanto di gran lunga i limiti di una legittima difesa. Anzi,
se
mezzi di tal genere, quali ormai si trovano negli arsenali delle
grandi
potenze, venissero pienamente utilizzati, si avrebbe la reciproca
e
pressoché totale distruzione delle parti contendenti, senza
considerare
le molte devastazioni che ne deriverebbero nel resto del
mondo
e gli effetti letali che sono la conseguenza dell'uso di queste armi.
Tutte
queste cose ci obbligano a considerare l'argomento della guerra
con
mentalità completamente nuova. Sappiano gli uomini di questa età che
dovranno
rendere severo conto dei loro atti di guerra, perché il corso
dei
tempi futuri dipenderà in gran parte dalle loro decisioni di oggi.
Avendo
ben considerato tutte queste cose, questo sacro Concilio, facendo
proprie
le condanne della guerra totale già pronunciate dai recenti
sommi
Pontefici dichiara:
Ogni
atto di guerra, che mira indiscriminatamente alla distruzione di
intere
città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro
Dio
e contro la stessa umanità e va condannato con fermezza e senza
esitazione.
Il
rischio caratteristico della guerra moderna consiste nel fatto che
essa
offre quasi l'occasione a coloro che posseggono le più moderne armi
scientifiche
di compiere tali delitti e, per una certa inesorabile
concatenazione,
può sospingere le volontà degli uomini alle più atroci
decisioni.
Affinché dunque non debba mai più accadere questo in futuro,
i
vescovi di tutto il mondo, ora riuniti, scongiurano tutti, in modo
particolare
i governanti e i supremi comandanti militari a voler
continuamente
considerare, davanti a Dio e davanti alla umanità intera,
l'enorme
peso della loro responsabilità.
81. La corsa agli armamenti
Le
armi scientifiche, è vero, non vengono accumulate con l'unica
intenzione
di poterle usare in tempo di guerra. Poiché infatti si
ritiene
che la solidità della difesa di ciascuna parte dipenda dalla
possibilità
fulminea di rappresaglie, questo ammassamento di armi, che
va
aumentando di anno in anno, serve, in maniera certo paradossale, a
dissuadere
eventuali avversari dal compiere atti di guerra. E questo è
ritenuto
da molti il mezzo più efficace per assicurare oggi una certa
pace
tra le nazioni.
Qualunque
cosa si debba pensare di questo metodo dissuasivo, si
convincano
gli uomini che la corsa agli armamenti, alla quale si
rivolgono
molte nazioni, non è una via sicura per conservare saldamente
la
pace, né il cosiddetto equilibrio che ne risulta può essere
considerato
pace vera e stabile. Le cause di guerra, anziché venire
eliminate
da tale corsa, minacciano piuttosto di aggravarsi
gradatamente.
E mentre si spendono enormi ricchezze per la preparazione
di
armi sempre nuove, diventa poi impossibile arrecare sufficiente
rimedio
alle miserie così grandi del mondo presente. Anziché guarire
veramente,
nel profondo, i dissensi tra i popoli, si finisce per
contagiare
anche altre parti del mondo. Nuove strade converrà cercare
partendo
dalla riforma degli spiriti, perché possa essere rimosso questo
scandalo
e al mondo, liberato dall'ansietà che l'opprime, possa essere
restituita
una pace vera.
È
necessario pertanto ancora una volta dichiarare: la corsa agli
armamenti
è una delle piaghe più gravi dell'umanità e danneggia in modo
intollerabile
i poveri; e c'è molto da temere che, se tale corsa
continuerà,
produrrà un giorno tutte le stragi, delle quali va già
preparando
i mezzi.
Ammoniti
dalle calamità che il genere umano ha rese possibili, cerchiamo
di
approfittare della tregua di cui ora godiamo e che è stata a noi
concessa
dall'alto, per prendere maggiormente coscienza della nostra
responsabilità
e trovare delle vie per comporre in maniera più degna
dell'uomo
le nostre controversie.
insistenza
che liberiamo noi stessi dall'antica schiavitù della guerra.
Se
poi rifiuteremo di compiere tale sforzo non sappiamo dove ci condurrà
la
strada perversa per la quale ci siamo incamminati.
82. La condanna assoluta della guerra e
l'azione internazionale per
evitarla
È
chiaro pertanto che dobbiamo con ogni impegno sforzarci per preparare
quel
tempo nel quale, mediante l'accordo delle nazioni, si potrà
interdire
del tutto qualsiasi ricorso alla guerra. Questo naturalmente
esige
che venga istituita un'autorità pubblica universale, da tutti
riconosciuta,
la quale sia dotata di efficace potere per garantire a
tutti
i popoli sicurezza, osservanza della giustizia e rispetto dei
diritti.
Ma prima che questa auspicabile autorità possa essere
costituita,
è necessario che le attuali supreme istanze internazionali
si
dedichino con tutto l'impegno alla ricerca dei mezzi più idonei a
procurare
la sicurezza comune. La pace deve sgorgare spontanea dalla
mutua
fiducia delle nazioni, piuttosto che essere imposta ai popoli dal
terrore
delle armi. Pertanto tutti debbono impegnarsi con alacrità per
far
cessare finalmente la corsa agli armamenti. Perché la riduzione
degli
armamenti incominci realmente, non deve certo essere fatta in modo
unilaterale,
ma con uguale ritmo da una parte e dall'altra, in base ad
accordi
comuni e con l'adozione di efficaci garanzie.
Non
sono frattanto da sottovalutare gli sforzi già fatti e che si vanno
tuttora
facendo per allontanare il pericolo della guerra. Va piuttosto
incoraggiata
la buona volontà di tanti che pur gravati dalle ingenti
preoccupazioni
del loro altissimo ufficio, mossi dalla gravissima
responsabilità
da cui si sentono vincolati, si danno da fare in ogni
modo
per eliminare la guerra, di cui hanno orrore pur non potendo
prescindere
dalla complessa realtà delle situazioni. Bisogna rivolgere
incessanti
preghiere a Dio affinché dia loro la forza di intraprendere
con
perseveranza e condurre a termine con coraggio quest'opera del più
grande
amore per gli uomini, per mezzo della quale si costruisce
virilmente
l'edificio della pace. Tale opera esige oggi certamente che
essi
dilatino la loro mente e il loro cuore al di là dei confini della
propria
nazione, deponendo ogni egoismo nazionale ed ogni ambizione di
supremazia
su altre nazioni, e nutrendo invece un profondo rispetto
verso
tutta l'umanità, avviata ormai così faticosamente verso una
maggiore
unità.
Per
ciò che riguarda i problemi della pace e del disarmo, bisogna tener
conto
degli studi approfonditi, già coraggiosamente e instancabilmente
condotti
e dei consessi internazionali che trattarono questi argomenti e
considerarli
come i primi passi verso la soluzione di problemi così
gravi;
con maggiore insistenza ed energia dovranno quindi essere
promossi
in avvenire, al fine di ottenere risultati concreti. Stiano
tuttavia
bene attenti gli uomini a non affidarsi esclusivamente agli
sforzi
di alcuni, senza preoccuparsi minimamente dei loro propri
sentimenti.
I capi di Stato, infatti, i quali sono mallevadori del bene
comune
delle proprie nazioni e fautori insieme del bene della umanità
intera,
dipendono in massima parte dalle opinioni e dai sentimenti delle
moltitudini.
È inutile infatti che essi si adoperino con tenacia a
costruire
la pace, finché sentimenti di ostilità, di disprezzo e di
diffidenza,
odi razziali e ostinate ideologie dividono gli uomini,
ponendoli
gli uni contro gli altri. Di qui la estrema, urgente necessità
di
una rinnovata educazione degli animi e di un nuovo orientamento
nell'opinione
pubblica. Coloro che si dedicano a un'opera di educazione,
specie
della gioventù, e coloro che contribuiscono alla formazione della
pubblica
opinione, considerino loro dovere gravissimo inculcare negli
animi
di tutti sentimenti nuovi, ispiratori di pace. E ciascuno di noi
deve
adoperarsi per mutare il suo cuore, aprendo gli occhi sul mondo
intero
e su tutte quelle cose che gli uomini possono compiere insieme
per
condurre l'umanità verso un migliore destino.
Né
ci inganni una falsa speranza. Se non verranno in futuro conclusi
stabili
e onesti trattati di pace universale, rinunciando ad ogni odio e
inimicizia,
L'umanità che, pur avendo compiuto mirabili conquiste nel
campo
scientifico, si trova già in grave pericolo, sarà forse condotta
funestamente
a quell'ora, in cui non potrà sperimentare altra pace che
la
pace terribile della morte.
tempo
presente, pronuncia tali parole, non cessa tuttavia di nutrire la
più
ferma speranza. Agli uomini della nostra età essa intende presentare
con
insistenza, sia che l'accolgano favorevolmente, o la respingano come
importuna,
il messaggio degli apostoli: a Ecco ora il tempo favorevole »
per
trasformare i cuori, «ecco ora i giorni della salvezza».
Sezione 2: La costruzione della comunità
internazionale
83. Le cause di discordia e i loro
rimedi
L'edificazione
della pace esige prima di tutto che, a cominciare dalle
ingiustizie,
si eliminino le cause di discordia che fomentano le guerre.
Molte
occasioni provengono dalle eccessive disparità economiche e dal
ritardo
con cui vi si porta il necessario rimedio. Altre nascono dallo
spirito
di dominio, dal disprezzo delle persone e, per accennare ai
motivi
più reconditi, dall'invidia, dalla diffidenza, dall'orgoglio e da
altre
passioni egoistiche. Poiché gli uomini non possono tollerare tanti
disordini
avviene che il mondo, anche quando non conosce le atrocità
della
guerra, resta tuttavia continuamente in balia di lotte e di
violenze.
I medesimi mali si riscontrano inoltre nei rapporti tra le
nazioni.
Quindi per vincere e per prevenire questi mali, per reprimere
lo
scatenamento della violenza, è assolutamente necessario che le
istituzioni
internazionali sviluppino e consolidino la loro cooperazione
e
la loro coordinazione e che, senza stancarsi, si stimoli la creazione
di
organismi idonei a promuovere la pace.
84. La comunità delle nazioni e le
istituzioni internazionali
Dati
i crescenti e stretti legami di mutua dipendenza esistenti oggi tra
tutti
gli abitanti e i popoli della terra, la ricerca adeguata e il
raggiungimento
efficace del bene comune richiedono che la comunità delle
nazioni
si dia un ordine che risponda ai suoi compiti attuali, tenendo
particolarmente
conto di quelle numerose regioni che ancor oggi si
trovano
in uno stato di intollerabile miseria.
Per
conseguire questi fini, le istituzioni internazionali devono,
ciascuna
per la loro parte, provvedere ai diversi bisogni degli uomini,
tanto
nel campo della vita sociale (cui appartengono l'alimentazione, la
salute,
la educazione, il lavoro), quanto in alcune circostanze
particolari
che sorgono qua e là: per esempio, la necessità di aiutare
la
crescita generale delle nazioni in via di sviluppo, o ancora il
sollievo
alle necessità dei profughi in ogni parte del mondo, o degli
emigrati
e delle loro famiglie.
Le
istituzioni internazionali, tanto universali che regionali già
esistenti,
si sono rese certamente benemerite del genere umano. Esse
rappresentano
i primi sforzi per gettare le fondamenta internazionali di
tutta
la comunità umana al fine di risolvere le più gravi questioni del
nostro
tempo: promuovere il progresso in ogni luogo della terra e
prevenire
la guerra sotto qualsiasi forma. In tutti questi campi, la
Chiesa
si rallegra dello spirito di vera fratellanza che fiorisce tra
cristiani
e non cristiani, e dello sforzo d'intensificare i tentativi
intesi
a sollevare l'immane miseria.
85. La cooperazione internazionale sul piano
economico
La
solidarietà attuale del genere umano impone anche che si stabilisca
una
maggiore cooperazione internazionale in campo economico. Se infatti
quasi
tutti i popoli hanno acquisito l'indipendenza politica, si è
tuttavia
ancora lontani dal potere affermare che essi siano liberati da
eccessive
ineguaglianze e da ogni forma di dipendenza abusiva, e che
sfuggano
al pericolo di gravi difficoltà interne.
Lo
sviluppo d'un paese dipende dalle sue risorse in uomini e in denaro.
Bisogna
preparare i cittadini di ogni nazione, attraverso l'educazione e
la
formazione professionale, ad assumere i diversi incarichi della vita
economica
e sociale. A tal fine si richiede l'opera di esperti
stranieri,
i quali nel prestare la loro azione, si comportino non come
padroni,
ma come assistenti e cooperatori. Senza profonde modifiche nei
metodi
attuali del commercio mondiale, le nazioni in via di sviluppo non
potranno
ricevere i sussidi materiali di cui hanno bisogno. Inoltre,
altre
risorse devono essere loro date dalle nazioni progredite, sotto
forma
di dono, di prestiti e d'investimenti finanziari: ciò si faccia
con
generosità e senza cupidigia, da una parte, e si ricevano,
dall'altra,
con tutta onestà.
Per
instaurare un vero ordine economico mondiale, bisognerà rinunciare
ai
benefici esagerati, alle ambizioni nazionali, alla bramosia di
dominazione
politica, ai calcoli di natura militaristica e alle manovre
tendenti
a propagare e imporre ideologie. Vari sono i sistemi economici
e
sociali proposti; è desiderabile che gli esperti possano trovare in
essi
un fondamento comune per un sano commercio mondiale. Ciò sarà più
facile
se ciascuno, rinunciando ai propri pregiudizi, si dispone di buon
grado
a condurre un sincero dialogo.
86. Alcune norme opportune
In
vista di questa cooperazione, sembra utile proporre le norme seguenti:
a)
Le nazioni in via di sviluppo tendano soprattutto ad assegnare,
espressamente
e senza equivoci, come fine del progresso la piena
espansione
umana dei cittadini. Si ricordino che questo progresso trova
innanzi
tutto la sua origine e il suo dinamismo nel lavoro e nella
ingegnosità
delle popolazioni stesse, visto che esso deve sl far leva
sugli
aiuti esterni, ma, prima di tutto, sulla valorizzazione delle
proprie
risorse nonché sulla propria cultura e tradizione. In questa
materia,
quelli che esercitano sugli altri maggiore influenza devono
dare
l'esempio.
b)
È dovere gravissimo delle nazioni evolute di aiutare i popoli in via
di
sviluppo ad adempiere i compiti sopraddetti. Perciò esse procedano a
quelle
revisioni interne, spirituali e materiali, richieste da questa
cooperazione
universale. Così bisogna che negli scambi con le nazioni
più
deboli e meno fortunate abbiano riguardo al bene di quelle che hanno
bisogno
per la loro stessa sussistenza dei proventi ricavati dalla
vendita
dei propri prodotti.
c)
Spetta alla comunità internazionale coordinare e stimolare lo
sviluppo,
curando tuttavia di distribuire con la massima efficacia ed
equità
le risorse a ciò destinate. Salvo il principio di sussidiarietà,
ad
essa spetta anche di ordinare i rapporti economici mondiali secondo
le
norme della giustizia.
Si
fondino istituti capaci di promuovere e di regolare il commercio
internazionale,
specialmente con le nazioni meno sviluppate, e destinati
pure
a compensare gli inconvenienti che derivano dall'eccessiva
disuguaglianza
di potere fra le nazioni. Accanto all'aiuto tecnico,
culturale
e finanziario, un simile ordinamento dovrebbe mettere a
disposizione
delle nazioni in via di sviluppo le risorse necessarie ad
ottenere
una crescita soddisfacente della loro economia.
d)
In molti casi è urgente procedere a una revisione delle strutture
economiche
e sociali. Ma bisogna guardarsi dalle soluzioni tecniche
premature,
specialmente da quelle che, mentre offrono all'uomo certi
vantaggi
materiali, si oppongono al suo carattere spirituale e alla sua
crescita.
Poiché « non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che
esce
dalla bocca di Dio » (Mt 4,4). Ogni parte della famiglia umana reca
in
sé e nelle sue migliori tradizioni qualcosa di quel tesoro spirituale
che
Dio ha affidato all'umanità, anche se molti ignorano da quale fonte
provenga.
87. La cooperazione internazionale e
l'accrescimento demografico
La
cooperazione internazionale è indispensabile soprattutto quando si
tratta
dei popoli che, fra le molte altre difficoltà, subiscono oggi in
modo
tutto speciale quelle derivanti da un rapido incremento
demografico.
È urgente e necessario ricercare come, con la cooperazione
intera
ed assidua di tutti, specie delle nazioni più favorite, si possa
procurare
e mettere a disposizione dell'intera comunità umana quei beni
che
sono necessari alla sussistenza e alla conveniente istruzione di
ciascuno.
Alcuni popoli potrebbero migliorare seriamente le loro
condizioni
di vita se, debitamente istruiti, passassero dai vecchi
metodi
di agricoltura ai nuovi procedimenti tecnici di produzione,
applicandoli
con la prudenza necessaria alla situazione propria e se
instaurassero
inoltre un migliore ordine sociale e attuassero una più
giusta
distribuzione della proprietà terriera.
Nei
limiti della loro competenza, i governi hanno diritti e doveri per
ciò
che concerne il problema demografico della nazione; come, ad
esempio,
per quanto riguarda la legislazione sociale e familiare, le
migrazioni
dalla campagna alle città, o quando si tratta
dell'informazione
relativa alla situazione e ai bisogni del paese. Oggi
gli
animi sono molto agitati da questi problemi. Si deve quindi sperare
che
cattolici competenti in tutte queste materie, in particolare nelle
università,
proseguano assiduamente gli studi già iniziati e li
sviluppino
maggiormente.
Poiché
molti affermano che l'accrescimento demografico nel mondo, o
almeno
in alcune nazioni, debba essere frenato in maniera radicale con
ogni
mezzo e con non importa quale intervento dell'autorità pubblica, il
Concilio
esorta tutti ad astenersi da soluzioni contrarie alla legge
morale,
siano esse promosse o imposte pubblicamente o in privato.
Infatti,
in virtù del diritto inalienabile dell'uomo al matrimonio e
alla
generazione della prole, la decisione circa il numero dei figli da
mettere
al mondo dipende dal retto giudizio dei genitori e non può in
nessun
modo essere lasciata alla discrezione dell'autorità pubblica. Ma
siccome
questo giudizio dei genitori suppone una coscienza ben formata,
è
di grande importanza dare a tutti il modo di accedere a un livello di
responsabilità
conforme alla morale e veramente umano, nel rispetto
della
legge divina e tenendo conto delle circostanze. Tutto ciò esige un
po'
dappertutto un miglioramento dei mezzi pedagogici e delle condizioni
sociali,
soprattutto una formazione religiosa o almeno una solida
formazione
morale. Le popolazioni poi siano opportunamente informate sui
progressi
della scienza nella ricerca di quei metodi che potranno
aiutare
i coniugi in materia di regolamentazione delle nascite, una
volta
che sia ben accertato il valore di questi metodi e stabilito il
loro
accordo con la morale.
88. Il compito dei cristiani nell'aiuto agli
altri paesi
I
cristiani cooperino volentieri e con tutto il cuore all'edificazione
dell'ordine
internazionale, nel rispetto delle legittime libertà e in
amichevole
fraternità con tutti. Tanto più che la miseria della maggior
parte
del mondo è così grande che il Cristo stesso, nella persona dei
poveri
reclama come a voce alta la carità dei suoi discepoli. Si eviti
questo
scandalo: mentre alcune nazioni, i cui abitanti per la maggior
parte
si dicono cristiani, godono d'una grande abbondanza di beni, altre
nazioni
sono prive del necessario e sono afflitte dalla fame, dalla
malattia
e da ogni sorta di miserie. Lo spirito di povertà e d'amore è
infatti
la gloria e il segno della Chiesa di Cristo.
Sono,
pertanto, da lodare e da incoraggiare quei cristiani, specialmente
i
giovani, che spontaneamente si offrono a soccorrere gli altri uomini e
le
altre nazioni. Anzi spetta a tutto il popolo di Dio, dietro la parola
e
l'esempio dei suoi vescovi, sollevare, nella misura delle proprie
forze,
la miseria di questi tempi; e ciò, secondo l'antico uso della
Chiesa,
attingendo non solo dal superfluo, ma anche dal necessario.
Le
collette e la distribuzione dei soccorsi materiali, senza essere
organizzate
in una maniera troppo rigida e uniforme, devono farsi
secondo
un piano diocesano, nazionale e mondiale; ovunque la cosa sembri
opportuna,
si farà in azione congiunta tra cattolici e altri fratelli
cristiani.
Infatti lo spirito di carità non si oppone per nulla
all'esercizio
provvido e ordinato dell'azione sociale e caritativa; anzi
l'esige.
È perciò necessario che quelli che vogliono impegnarsi al
servizio
delle nazioni in via di sviluppo ricevano una formazione
adeguata
in istituti specializzati.
89. Efficace presenza della Chiesa nella
comunità internazionale
largisce
i tesori della grazia a tutte le genti. Contribuisce così a
rafforzare
la pace in ogni parte del mondo, ponendo la conoscenza della
legge
divina e naturale a solido fondamento della solidarietà fraterna
tra
gli uomini e tra le nazioni. Perciò
assolutamente
presente nella stessa comunità delle nazioni, per
incoraggiare
e stimolare gli uomini alla cooperazione vicendevole. E
ciò,
sia attraverso le sue istituzioni pubbliche, sia con la piena e
leale
collaborazione di tutti i cristiani animata dall'unico desiderio
di
servire a tutti.
Per
raggiungere questo fine in modo più efficace, i fedeli stessi,
coscienti
della loro responsabilità umana e cristiana, dovranno
sforzarsi
di risvegliare la volontà di pronta collaborazione con la
comunità
internazionale, a cominciare dal proprio ambiente di vita. Si
abbia
una cura particolare di formare in ciò i giovani, sia
nell'educazione
religiosa che in quella civile.
90. La partecipazione dei cristiani alle
istituzioni internazionali
Indubbiamente
una forma eccellente d'impegno per i cristiani in campo
internazionale
è l'opera che si presta, individualmente o associati,
all'interno
degli istituti già esistenti o da costituirsi, con il fine
di
promuovere la collaborazione tra le nazioni. Inoltre, le varie
associazioni
cattoliche internazionali possono servire in tanti modi
all'edificazione
della comunità dei popoli nella pace e nella
fratellanza.
Perciò bisognerà rafforzarle, aumentando il numero di
cooperatori
ben formati, con i necessari sussidi e mediante un adeguato
coordinamento
delle forze. Ai nostri giorni, infatti, efficacia d'azione
e
necessità di dialogo esigono iniziative collettive. Per di più simili
associazioni
giovano non poco a istillare quel senso universale, che
tanto
conviene ai cattolici, e a formare la coscienza di una
responsabilità
e di una solidarietà veramente universali.
Infine
è auspicabile che i cattolici si studino di cooperare, in maniera
fattiva
ed efficace, sia con i fratelli separati, i quali pure fanno
professione
di carità evangelica, sia con tutti gli uomini desiderosi
della
pace vera. Adempiranno così debitamente al loro dovere in seno
alla
comunità internazionale. Il Concilio, poi, dinanzi alle immense
sventure
che ancora affliggono la maggior parte del genere umano,
ritiene
assai opportuna la creazione d'un organismo della Chiesa
universale,
al fine di fomentare dovunque la giustizia e l'amore di
Cristo
verso i poveri. Tale organismo avrà per scopo di stimolare la
comunità
cattolica a promuovere lo sviluppo delle regioni bisognose e la
giustizia
sociale tra le nazioni.
CONCLUSIONE
91. Compiti dei singoli fedeli e delle Chiese
particolari
Quanto
viene proposto da questo santo Sinodo fa parte del tesoro
dottrinale
della Chiesa e intende aiutare tutti gli uomini del nostro
tempo--sia
quelli che credono in Dio, sia quelli che esplicitamente non
lo
riconoscono -- affinché, percependo più chiaramente la pienezza della
loro
vocazione, rendano il mondo più conforme all'eminente dignità
dell'uomo,
aspirino a una fratellanza universale poggiata su fondamenti
più
profondi, e possano rispondere, sotto l'impulso dell'amore, con uno
sforzo
generoso e congiunto agli appelli più pressanti della nostra epoca.
Certo
dinanzi alla immensa varietà delle situazioni e delle forme di
civiltà,
questa presentazione non ha volutamente, in numerosi punti, che
un
carattere del tutto generale; anzi, quantunque venga presentata una
dottrina
già comune nella Chiesa, siccome non raramente si tratta di
realtà
soggette a continua evoluzione, l'insegnamento presentato qui
dovrà
essere continuato ed ampliato.
Tuttavia
confidiamo che le molte cose che abbiamo esposto, basandoci
sulla
parola di Dio e sullo spirito del Vangelo, possano portare un
valido
aiuto a tutti, soprattutto dopo che i cristiani, sotto la guida
dei
pastori, ne avranno portato a compimento l'adattamento ai singoli
popoli
e alle varie mentalità.
92. Il dialogo fra tutti gli uomini
con
il messaggio evangelico e di radunare in un solo Spirito tutti gli
uomini
di qualunque nazione, razza e civiltà, diventa segno di quella
fraternità
che permette e rafforza un sincero dialogo.
Ciò
esige che innanzitutto nella stessa Chiesa promuoviamo la mutua
stima,
il rispetto e la concordia, riconoscendo ogni legittima
diversità,
per stabilire un dialogo sempre più fecondo fra tutti coloro
che
formano l'unico popolo di Dio, che si tratti dei pastori o degli
altri
fedeli cristiani. Sono più forti infatti le cose che uniscono i
fedeli
che quelle che li dividono; ci sia unità nelle cose necessarie,
libertà
nelle cose dubbie e in tutto carità.
Il
nostro pensiero si rivolge contemporaneamente ai fratelli e alle loro
comunità,
che non vivono ancora in piena comunione con noi, ma ai quali
siamo
uniti nella confessione del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo
e dal vincolo della carità, memori che l'unità dei cristiani è
oggi
attesa e desiderata anche da molti che non credono in Cristo.
Quanto
più, in effetti, questa unità crescerà nella verità e nell'amore,
sotto
la potente azione dello Spirito Santo, tanto più essa diverrà per
il
mondo intero un presagio di unità e di pace. Perciò, unendo le nostre
energie
ed utilizzando forme e metodi sempre più adeguati al
conseguimento
efficace di così alto fine, nel momento presente,
cerchiamo
di cooperare fraternamente, in una conformità al Vangelo ogni
giorno
maggiore, al servizio della famiglia umana che è chiamata a
diventare
in Cristo Gesù la famiglia dei figli di Dio.
Rivolgiamo
anche il nostro pensiero a tutti coloro che credono in Dio e
che
conservano nelle loro tradizioni preziosi elementi religiosi ed
umani,
augurandoci che un dialogo fiducioso possa condurre tutti noi ad
accettare
con fedeltà gli impulsi dello Spirito e a portarli a
compimento
con alacrità.
Per
quanto ci riguarda, il desiderio di stabilire un dialogo che sia
ispirato
dal solo amore della verità e condotto con la opportuna
prudenza,
non esclude nessuno: né coloro che hanno il culto di alti
valori
umani, benché non ne riconoscano ancora l'autore, né coloro che
si
oppongono alla Chiesa e la perseguitano in diverse maniere.
Essendo
Dio Padre principio e fine di tutti, siamo tutti chiamati ad
essere
fratelli. E perciò, chiamati a una sola e identica vocazione
umana
e divina, senza violenza e senza inganno, possiamo e dobbiamo
lavorare
insieme alla costruzione del mondo nella vera pace.
93. Un mondo da costruire e da condurre al
suo fine
I
cristiani, ricordando le parole del Signore: «in questo conosceranno
tutti
che siete i miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri» (Gv
13,35),
niente possono desiderare più ardentemente che servire con
maggiore
generosità ed efficacia gli uomini del mondo contemporaneo.
Perciò,
aderendo fedelmente al Vangelo e beneficiando della sua forza,
uniti
con tutti coloro che amano e praticano la giustizia, hanno assunto
un
compito immenso da adempiere su questa terra: di esso dovranno
rendere
conto a colui che tutti giudicherà nell'ultimo giorno.
Non
tutti infatti quelli che dicono: « Signore, Signore », entreranno
nel
regno dei cieli, ma quelli che fanno la volontà del Padre e
coraggiosamente
agiscono. Perché la volontà del Padre è che in tutti gli
uomini
noi riconosciamo ed efficacemente amiamo Cristo fratello, con la
parola
e con l'azione, rendendo così testimonianza alla verità, e
comunichiamo
agli altri il mistero dell'amore del Padre celeste.
Così
facendo, risveglieremo in tutti gli uomini della terra una viva
speranza,
dono dello Spirito Santo, affinché alla fine essi vengano
ammessi
nella pace e felicità somma, nella patria che risplende della
gloria
del Signore. « A colui che, mediante la potenza che opera in noi,
può
compiere infinitamente di più di tutto ciò che noi possiamo
domandare
o pensare, a lui sia la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù,
per
tutte le generazioni nei secoli dei secoli. Amen» (Ef 3,20-21).