COSTITUZIONE PASTORALE

  GAUDIUM ET SPES 

SULLA CHIESA NEL MONDO CONTEMPORANEO

 

 PROEMIO

 

  1. Intima unione della Chiesa con l'intera famiglia umana. 

 

Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi,

dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le

gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo,

e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.

 

La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme

nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio

verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da

proporre a tutti.

 

Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente

solidale con il genere umano e con la sua storia.

 

  2. A chi si rivolge il Concilio. 

 

Per questo il Concilio Vaticano II, avendo penetrato più a fondo il

mistero della Chiesa, non esita ora a rivolgere la sua parola non più ai

soli figli della Chiesa e a tutti coloro che invocano il nome di Cristo,

ma a tutti gli uomini. A tutti vuol esporre come esso intende la

presenza e l'azione della Chiesa nel mondo contemporaneo. Il mondo che

esso ha presente è perciò quello degli uomini, ossia l'intera famiglia

umana nel contesto di tutte quelle realtà entro le quali essa vive; il

mondo che è teatro della storia del genere umano, e reca i segni degli

sforzi dell'uomo, delle sue sconfitte e delle sue vittorie; il mondo che

i cristiani credono creato e conservato in esistenza dall'amore del

Creatore: esso è caduto, certo, sotto la schiavitù del peccato, ma il

Cristo, con la croce e la risurrezione ha spezzato il potere del Maligno

e l'ha liberato e destinato, secondo il proposito divino, a trasformarsi

e a giungere al suo compimento.

 

  3. A servizio dell'uomo. 

 

Ai nostri giorni l'umanità, presa d'ammirazione per le proprie scoperte

e la propria potenza, agita però spesso ansiose questioni sull'attuale

evoluzione del mondo, sul posto e sul compito dell'uomo nell'universo,

sul senso dei propri sforzi individuali e collettivi, e infine sul

destino ultimo delle cose e degli uomini. Per questo il Concilio,

testimoniando e proponendo la fede di tutto intero il popolo di Dio

riunito dal Cristo, non potrebbe dare una dimostrazione più eloquente di

solidarietà, di rispetto e d'amore verso l'intera famiglia umana, dentro

la quale è inserito, che instaurando con questa un dialogo sui vari

problemi sopra accennati, arrecando la luce che viene dal Vangelo, e

mettendo a disposizione degli uomini le energie di salvezza che la

Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo, riceve dal suo Fondatore. Si

tratta di salvare l'uomo, si tratta di edificare l'umana società.

 

È l'uomo dunque, l'uomo considerato nella sua unità e nella sua

totalità, corpo e anima, l'uomo cuore e coscienza, pensiero e volontà,

che sarà il cardine di tutta la nostra esposizione.

 

Pertanto il santo Concilio, proclamando la grandezza somma della

vocazione dell'uomo e la presenza in lui di un germe divino, offre

all'umanità la cooperazione sincera della Chiesa, al fine d'instaurare

quella fraternità universale che corrisponda a tale vocazione.

 

Nessuna ambizione terrena spinge la Chiesa; essa mira a questo solo:

continuare, sotto la guida dello Spirito consolatore, l'opera stessa di

Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verità,

a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito .

 

 LA CONDIZIONE DELL'UOMO NEL MONDO CONTEMPORANEO

 

  4. Speranze e angosce. 

 

Per svolgere questo compito, è dovere permanente della Chiesa di

scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo,

così che, in modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai

perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e

futura e sulle loro relazioni reciproche. Bisogna infatti conoscere e

comprendere il mondo in cui viviamo, le sue attese, le sue aspirazioni e

il suo carattere spesso drammatico. Ecco come si possono delineare le

caratteristiche più rilevanti del mondo contemporaneo. L'umanità vive

oggi un periodo nuovo della sua storia, caratterizzato da profondi e

rapidi mutamenti che progressivamente si estendono all'insieme del

globo. Provocati dall'intelligenza e dall'attività creativa dell'uomo,

si ripercuotono sull'uomo stesso, sui suoi giudizi e sui desideri

individuali e collettivi, sul suo modo di pensare e d'agire, sia nei

confronti delle cose che degli uomini. Possiamo così parlare di una vera

trasformazione sociale e culturale, i cui riflessi si ripercuotono anche

sulla vita religiosa.

 

Come accade in ogni crisi di crescenza, questa trasformazione reca con

sé non lievi difficoltà.

 

Così, mentre l'uomo tanto largamente estende la sua potenza, non sempre

riesce però a porla a suo servizio. Si sforza di penetrare nel più

intimo del suo essere, ma spesso appare più incerto di se stesso. Scopre

man mano più chiaramente le leggi della vita sociale, ma resta poi

esitante sulla direzione da imprimervi. Mai il genere umano ebbe a

disposizione tante ricchezze, possibilità e potenza economica; e

tuttavia una grande parte degli abitanti del globo è ancora tormentata

dalla fame e dalla miseria, e intere moltitudini non sanno né leggere né

scrivere.

 

Mai come oggi gli uomini hanno avuto un senso così acuto della libertà,

e intanto sorgono nuove forme di schiavitù sociale e psichica.

 

E mentre il mondo avverte così lucidamente la sua unità e la mutua

interdipendenza dei singoli in una necessaria solidarietà, violentemente

viene spinto in direzioni opposte da forze che si combattono; infatti,

permangono ancora gravi contrasti politici, sociali, economici, razziali

e ideologici, né è venuto meno il pericolo di una guerra capace di

annientare ogni cosa.

 

Aumenta lo scambio delle idee; ma le stesse parole con cui si esprimono

i più importanti concetti, assumono nelle differenti ideologie

significati assai diversi.

 

Infine, con ogni sforzo si vuol costruire un'organizzazione temporale

più perfetta, senza che cammini di pari passo il progresso spirituale.

 

Immersi in così contrastanti condizioni, moltissimi nostri contemporanei

non sono in grado di identificare realmente i valori perenni e di

armonizzarli dovutamente con le scoperte recenti.

 

Per questo sentono il peso della inquietudine, tormentati tra la

speranza e l'angoscia, mentre si interrogano sull'attuale andamento del

mondo.

 

Questo sfida l'uomo, anzi lo costringe a darsi una risposta.

 

  5. Profonde mutazioni. 

 

Il presente turbamento degli spiriti e la trasformazione delle

condizioni di vita si collegano con un più radicale modificazione, che

tende al predominio, nella formazione dello spirito, delle scienze

matematiche, naturali e umane, mentre sul piano dell'azione Si affida

alla tecnica, originata da quelle scienze. Questa mentalità scientifica

modella in modo diverso da prima la cultura e il modo di pensare. La

tecnica poi è tanto progredita, da trasformare la faccia della terra e

da perseguire ormai la conquista dello spazio ultraterrestre. Anche sul

tempo l'intelligenza umana accresce in certo senso il suo dominio: sul

passato mediante l'indagine storica, sul futuro con la prospettiva e la

pianificazione. Non solo il progresso delle scienze biologiche,

psicologiche e sociali dà all'uomo la possibilità di una migliore

conoscenza di sé, ma lo mette anche in condizioni di influire

direttamente sulla vita delle società, mediante l'uso di tecniche

appropriate.

 

Parimenti l'umanità sempre più si preoccupa di prevedere e controllare

il proprio incremento demografico. Il movimento stesso della storia

diventa così rapido, da poter difficilmente esser seguito dai singoli

uomini. Unico diventa il destino della umana società o senza

diversificarsi più in tante storie separate. Così il genere umano passa

da una concezione piuttosto statica dell'ordine delle cose, a una

concezione più dinamica ed evolutiva. Ciò favorisce il sorgere di un

formidabile complesso di nuovi problemi, che stimola ad analisi e a

sintesi nuove.

 

  6. Mutamenti nell'ordine sociale. 

 

In seguito a tutto questo, mutamenti sempre più profondi si verificano

nelle comunità locali tradizionali famiglie patriarcali, clan, tribù,

villaggi, nei differenti gruppi e nei rapporti della vita sociale. Si

diffonde gradatamente il tipo di società industriale, che favorisce in

alcune nazioni una economia dell'opulenza, e trasforma radicalmente

concezioni e condizioni secolari di vita sociale. Parimenti la

civilizzazione urbana e l'attrazione che essa provoca s'intensificano,

sia per il moltiplicarsi delle città e dei loro abitanti, sia per la

diffusione tra i rurali dei modelli di vita cittadina. Nuovi e migliori

mezzi di comunicazione sociale favoriscono nel modo più largo e più

rapido la conoscenza degli avvenimenti e la diffusione delle idee e dei

sentimenti, suscitando così numerose reazioni a catena. Né va

sottovalutato che moltissima gente, spinta per varie ragioni ad

emigrare, cambia il suo modo di vivere. In tal modo, senza arresto si

moltiplicano i rapporti dell'uomo coi suoi simili, mentre a sua volta

questa « socializzazione » crea nuovi legami, senza tuttavia favorire

sempre una corrispondente maturazione delle persone e rapporti veramente

personali, cioè la « personalizzazione ». Un'evoluzione siffatta appare

più manifesta nelle nazioni che già godono del progresso economico e

tecnico; ma essa mette in movimento anche quei popoli ancora in via di

sviluppo, che aspirano ad ottenere per i loro paesi i benefici della

industrializzazione e dell'urbanizzazione.

 

Questi popoli, specialmente se vincolati da più antiche tradizioni,

sentono allo stesso tempo il bisogno di esercitare la loro libertà in

modo più adulto e più personale.

 

  7. Mutamenti psicologici, morali e religiosi. 

 

Il cambiamento di mentalità e di strutture spesso mette in causa i

valori tradizionali, soprattutto tra i giovani: frequentemente

impazienti, essi diventano ribelli per l'inquietudine; consci della loro

importanza nella vita sociale, desiderano assumere al più presto le loro

responsabilità.

 

Spesso genitori ed educatori si trovano per questo ogni giorno in

maggiori difficoltà nell'adempimento del loro compito.

 

Le istituzioni, le leggi, i modi di pensare e di sentire ereditati dal

passata non sempre si adattano bene alla situazione attuale; di qui un

profondo disagio nel comportamento e nelle stesse norme di condotta.

Anche la vita religiosa, infine, è sotto l'influsso delle nuove

situazioni. Da un lato, un più acuto senso critico la purifica da ogni

concezione magica nel mondo e dalle sopravvivenze superstiziose ed esige

un adesione sempre più personale e attiva alla fede; numerosi sono

perciò coloro che giungono a un più vivo senso di Dio. D'altro canto

però, moltitudini crescenti praticamente si staccano dalla religione. A

differenza dei tempi passati, negare Dio o la religione o farne

praticamente a meno, non è più un fatto insolito e individuale.

 

Oggi infatti non raramente un tale comportamento viene presentato come

esigenza del progresso scientifico o di un nuovo tipo di umanesimo.

 

Tutto questo in molti paesi non si manifesta solo a livello filosofico,

ma invade in misura notevolissima il campo delle lettere, delle arti,

dell' interpretazione delle scienze umane e della storia, anzi la stessa

legislazione: di qui il disorientamento di molti.

 

  8. Squilibri nel mondo contemporaneo. 

 

Una così rapida evoluzione, spesso disordinatamente realizzata, e la

stessa presa di coscienza sempre più acuta delle discrepanze esistenti

nel mondo, generano o aumentano contraddizioni e squilibri. Anzitutto a

livello della persona si nota molto spesso lo squilibrio tra una moderna

intelligenza pratica e il modo di pensare speculativo, che non riesce a

dominare né a ordinare in sintesi soddisfacenti l'insieme delle sue

conoscenze.

 

Uno squilibrio si genera anche tra la preoccupazione dell'efficienza

pratica e le esigenze della coscienza morale, nonché molte volte tra le

condizioni della vita collettiva e le esigenze di un pensiero personale

e della stessa contemplazione.

 

Di qui ne deriva infine lo squilibrio tra le specializzazioni

dell'attività umana e una visione universale della realtà. Nella

famiglia poi le tensioni nascono sia dalla pesantezza delle condizioni

demografiche, economiche e sociali, sia dal conflitto tra le generazioni

che si susseguono, sia dal nuovo tipo di rapporti sociali tra uomo e

donna. Grandi contrasti sorgono anche tra le razze e le diverse

categorie sociali; tra nazioni ricche e meno dotate e povere; infine tra

le istituzioni internazionali nate dall'aspirazione dei popoli alla pace

e l'ambizione di imporre la propria ideologia, nonché gli egoismi

collettivi esistenti negli Stati o in altri gruppi.

 

Di qui derivano diffidenze e inimicizie, conflitti ed amarezze di cui

l'uomo è a un tempo causa e vittima.

 

  9. Le aspirazioni sempre più universali dell'umanità. 

 

Cresce frattanto la convinzione che l'umanità non solo può e deve sempre

più rafforzare il suo dominio sul creato, ma che le compete inoltre

instaurare un ordine politico, sociale ed economico che sempre più e

meglio serva l'uomo e aiuti i singoli e i gruppi ad affermare e

sviluppare la propria dignità. Donde le aspre rivendicazioni di tanti

che, prendendo nettamente coscienza, reputano di essere stati privati di

quei beni per ingiustizia o per una non equa distribuzione.

 

I paesi in via di sviluppo o appena giunti all'indipendenza desiderano

partecipare ai benefici della civiltà moderna non solo sul piano

politico ma anche economico, e liberamente compiere la loro parte nel

mondo; invece cresce ogni giorno la loro distanza e spesso la dipendenza

anche economica dalle altre nazioni più ricche, che progrediscono più

rapidamente.

 

I popoli attanagliati dalla fame chiamano in causa i popoli più ricchi.

 

Le donne rivendicano, là dove ancora non l'hanno raggiunta, la parità

con gli uomini, non solo di diritto, ma anche di fatto. Operai e

contadini non vogliono solo guadagnarsi il necessario per vivere, ma

sviluppare la loro personalità col lavoro, anzi partecipare

all'organizzazione della vita economica, sociale, politica e culturale.

Per la prima volta nella storia umana, i popoli sono oggi persuasi che i

benefici della civiltà possono e debbono realmente estendersi a tutti.

 

Sotto tutte queste rivendicazioni si cela un'aspirazione più profonda e

universale.

 

I singoli e i gruppi organizzati anelano infatti a una vita piena e

libera, degna dell'uomo, che metta al proprio servizio tutto quanto il

mondo oggi offre loro così abbondantemente.

 

Anche le nazioni si sforzano sempre più di raggiungere una certa

comunità universale.

 

Stando così le cose, il mondo si presenta oggi potente a un tempo e

debole, capace di operare il meglio e il peggio, mentre gli si apre

dinanzi la strada della libertà o della schiavitù, del progresso o del

regresso, della fraternità o dell'odio. Inoltre l'uomo prende coscienza

che dipende da lui orientare bene le forze da lui stesso suscitate e che

possono schiacciarlo o servirgli.

 

Per questo si pone degli interrogativi.

 

  10. Gli interrogativi più profondi del genere umano. 

 

In verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si

collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore

dell'uomo. È proprio all'interno dell'uomo che molti elementi si

combattono a vicenda. Da una parte infatti, come creatura, esperimenta

in mille modi i suoi limiti; d'altra parte sente di essere senza confini

nelle sue aspirazioni e chiamato ad una vita superiore. Sollecitato da

molte attrattive, è costretto sempre a sceglierne qualcuna e a

rinunziare alle altre. Inoltre, debole e peccatore, non di rado fa

quello che non vorrebbe e non fa quello che vorrebbe.

 

Per cui soffre in se stesso una divisione, dalla quale provengono anche

tante e così gravi discordie nella società. Molti, è vero, la cui vita è

impregnata di materialismo pratico, sono lungi dall'avere una chiara

percezione di questo dramma; oppure, oppressi dalla miseria, non hanno

modo di rifletterci. Altri, in gran numero, credono di trovare la loro

tranquillità nelle diverse spiegazioni del mondo che sono loro proposte.

Alcuni poi dai soli sforzi umani attendono una vera e piena liberazione

dell'umanità, e sono persuasi che il futuro regno dell'uomo sulla terra

appagherà tutti i desideri del suo cuore. Né manca chi, disperando di

dare uno scopo alla vita, loda l'audacia di quanti, stimando l'esistenza

umana vuota in se stessa di significato, si sforzano di darne una

spiegazione completa mediante la loro sola ispirazione.

 

Con tutto ciò, di fronte all'evoluzione attuale del mondo, diventano

sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza

gli interrogativi più fondamentali: cos'è l'uomo?

 

Qual è il significato del dolore, del male, della morte, che continuano

a sussistere malgrado ogni progresso?

 

Cosa valgono quelle conquiste pagate a così caro prezzo?

 

Che apporta l'uomo alla società, e cosa può attendersi da essa?

 

Cosa ci sarà dopo questa vita?

 

Ecco: la Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà sempre

all'uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza per rispondere alla sua

altissima vocazione; né è dato in terra un altro Nome agli uomini,

mediante il quale possono essere salvati. Essa crede anche di trovare

nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la

storia umana.

 

Inoltre la Chiesa afferma che al di là di tutto ciò che muta stanno

realtà immutabili; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che

è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli.

 

Così nella luce di Cristo, immagine del Dio invisibile, primogenito di

tutte le creature il Concilio intende rivolgersi a tutti per illustrare

il mistero dell'uomo e per cooperare nella ricerca di una soluzione ai

principali problemi del nostro tempo.

 

------------------------------------------------------------------------

 

 PARTE I

 

 LA CHIESA E LA VOCAZIONE DELL'UOMO

 

  11. Rispondere agli impulsi dello Spirito. 

 

Il popolo di Dio, mosso dalla fede con cui crede di essere condotto

dallo Spirito del Signore che riempie l'universo, cerca di discernere

negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte

insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni

della presenza o del disegno di Dio. La fede infatti tutto rischiara di

una luce nuova, e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale

dell'uomo, orientando così lo spirito verso soluzioni pienamente umane.

 

In questa luce, il Concilio si propone innanzitutto di esprimere un

giudizio su quei valori che oggi sono più stimati e di ricondurli alla

loro divina sorgente.

 

Questi valori infatti, in quanto procedono dall'ingegno umano che

all'uomo è stato dato da Dio, sono in sé ottimi ma per effetto della

corruzione del cuore umano non raramente vengono distorti dall'ordine

richiesto, per cui hanno bisogno di essere purificati.

 

Che pensa la Chiesa dell'uomo?

 

Quali orientamenti sembra debbano essere proposti per la edificazione

della società attuale?

 

Qual è il significato ultimo della attività umana nell'universo?

 

Queste domande reclamano una riposta. In seguito, risulterà ancora più

chiaramente che il popolo di Dio e l'umanità, entro la quale esso è

inserito, si rendono reciproco servizio, così che la missione della

Chiesa si mostra di natura religiosa e per ciò stesso profondamente umana.

 

 CAPITOLO I

 

 LA DIGNITÀ DELLA PERSONA UMANA

 

  12. L'uomo ad immagine di Dio. 

 

Credenti e non credenti sono generalmente d'accordo nel ritenere che

tutto quanto esiste sulla terra deve essere riferito all'uomo, come a

suo centro e a suo vertice.

 

Ma che cos'è l'uomo?

 

Molte opinioni egli ha espresso ed esprime sul proprio conto, opinioni

varie ed anche contrarie, secondo le quali spesso o si esalta così da

fare di sé una regola assoluta, o si abbassa fino alla disperazione,

finendo in tal modo nel dubbio e nell'angoscia.

 

Queste difficoltà la Chiesa le sente profondamente e ad esse può dare

una risposta che le viene dall'insegnamento della divina Rivelazione,

risposta che descrive la vera condizione dell'uomo, dà una ragione delle

sue miserie, ma in cui possono al tempo stesso essere giustamente

riconosciute la sua dignità e vocazione.

 

La Bibbia, infatti, insegna che l'uomo è stato creato « ad immagine di

Dio » capace di conoscere e di amare il suo Creatore, e che fu

costituito da lui sopra tutte le creature terrene quale signore di esse,

per governarle e servirsene a gloria di Dio.

 

« Che cosa è l'uomo, che tu ti ricordi di lui? o il figlio dell'uomo che

tu ti prenda cura di lui?

 

L'hai fatto di poco inferiore agli angeli, l'hai coronato di gloria e di

onore, e l'hai costituito sopra le opere delle tue mani. Tutto hai

sottoposto ai suoi piedi » (Sal8,5).

 

Ma Dio non creò l'uomo lasciandolo solo: fin da principio « uomo e donna

li creò » (Gen1,27) e la loro unione costituisce la prima forma di

comunione di persone.

 

L'uomo, infatti, per sua intima natura è un essere sociale, e senza i

rapporti con gli altri non può vivere né esplicare le sue doti.

 

Perciò Iddio, ancora come si legge nella Bibbia, vide « tutte quante le

cose che aveva fatte, ed erano buone assai» (Gen1,31).

 

  13. Il peccato. 

 

Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l'uomo però, tentato dal

Maligno, fin dagli inizi della storia abusò della libertà, erigendosi

contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di lui.

 

Pur avendo conosciuto Dio, gli uomini « non gli hanno reso l'onore

dovuto... ma si è ottenebrato il loro cuore insipiente »... e

preferirono servire la creatura piuttosto che il Creatore.

 

Quel che ci viene manifestato dalla rivelazione divina concorda con la

stessa esperienza.

 

Infatti l'uomo, se guarda dentro al suo cuore, si scopre inclinato anche

al male e immerso in tante miserie, che non possono certo derivare dal

Creatore, che è buono.

 

Spesso, rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l'uomo ha

infranto il debito ordine in rapporto al suo fine ultimo, e al tempo

stesso tutta l'armonia, sia in rapporto a se stesso, sia in rapporto

agli altri uomini e a tutta la creazione.

 

Così l'uomo si trova diviso in se stesso.

 

Per questo tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta

i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e

le tenebre.

 

Anzi l'uomo si trova incapace di superare efficacemente da sé medesimo

gli assalti del male, così che ognuno si sente come incatenato.

 

Ma il Signore stesso è venuto a liberare l'uomo e a dargli forza,

rinnovandolo nell'intimo e scacciando fuori « il principe di questo

mondo » (Gv12,31), che lo teneva schiavo del peccato.

 

Il peccato è, del resto, una diminuzione per l'uomo stesso, in quanto

gli impedisce di conseguire la propria pienezza. Nella luce di questa

Rivelazione trovano insieme la loro ragione ultima sia la sublime

vocazione, sia la profonda miseria, di cui gli uomini fanno l'esperienza.

 

  14. Costituzione dell'uomo. 

 

Unità di anima e di corpo, l'uomo sintetizza in sé, per la stessa sua

condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi

attraverso di lui toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in

libertà il Creatore . Non è lecito dunque disprezzare la vita corporale

dell'uomo.

 

Al contrario, questi è tenuto a considerare buono e degno di onore il

proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla

risurrezione nell'ultimo giorno.

 

E tuttavia, ferito dal peccato, l'uomo sperimenta le ribellioni del corpo.

 

Perciò è la dignità stessa dell'uomo che postula che egli glorifichi Dio

nel proprio corpo e che non permetta che esso si renda schiavo delle

perverse inclinazioni del cuore.

 

L'uomo, in verità, non sbaglia a riconoscersi superiore alle cose

corporali e a considerarsi più che soltanto una particella della natura

o un elemento anonimo della città umana.

 

Infatti, nella sua interiorità, egli trascende l'universo delle cose: in

quelle profondità egli torna, quando fa ritorno a se stesso, là dove lo

aspetta quel Dio che scruta i cuori là dove sotto lo sguardo di Dio egli

decide del suo destino. Perciò, riconoscendo di avere un'anima

spirituale e immortale, non si lascia illudere da una creazione

immaginaria che si spiegherebbe solamente mediante le condizioni fisiche

e sociali, ma invece va a toccare in profondo la verità stessa delle cose.

 

  15. Dignità dell'intelligenza, verità e saggezza. 

 

L'uomo ha ragione di ritenersi superiore a tutto l'universo delle cose,

a motivo della sua intelligenza, con cui partecipa della luce della

mente di Dio.

 

Con l'esercizio appassionato dell'ingegno lungo i secoli egli ha fatto

certamente dei progressi nelle scienze empiriche, nelle tecniche e nelle

discipline liberali Nell'epoca nostra, poi, ha conseguito successi

notevoli particolarmente nella investigazione e nel dominio del mondo

materiale.

 

E tuttavia egli ha sempre cercato e trovato una verità più profonda.

 

L'intelligenza, infatti, non si restringe all'ambito dei soli fenomeni,

ma può conquistare con vera certezza la realtà intelligibile, anche se,

per conseguenza del peccato, si trova in parte oscurata e debilitata.

Infine, la natura intelligente della persona umana può e deve

raggiungere la perfezione. Questa mediante la sapienza attrae con

dolcezza la mente a cercare e ad amare il vero e il bene; l'uomo che se

ne nutre è condotto attraverso il visibile all'invisibile.

 

L'epoca nostra, più ancora che i secoli passati, ha bisogno di questa

sapienza per umanizzare tutte le sue nuove scoperte. È in pericolo, di

fatto, il futuro del mondo, a meno che non vengano suscitati uomini più

saggi. Inoltre va notato come molte nazioni, economicamente più povere

rispetto ad altre, ma più ricche di saggezza, potranno aiutare

potentemente le altre.

 

Col dono, poi, dello Spirito Santo, l'uomo può arrivare nella fede a

contemplare e a gustare il mistero del piano divino.

 

  16. Dignità della coscienza morale. 

 

Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a

darsi, ma alla quale invece deve obbedire. Questa voce, che lo chiama

sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male, al momento

opportuno risuona nell'intimità del cuore: fa questo, evita quest'altro.

 

L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è

la dignità stessa dell'uomo, e secondo questa egli sarà giudicato. La

coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli è

solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità.

 

Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge che

trova il suo compimento nell'amore di Dio e del prossimo. Nella fedeltà

alla coscienza i cristiani si uniscono agli altri uomini per cercare la

verità e per risolvere secondo verità numerosi problemi morali, che

sorgono tanto nella vita privata quanto in quella sociale. Quanto più,

dunque, prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi si

allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme

oggettive della moralità. Tuttavia succede non di rado che la coscienza

sia erronea per ignoranza invincibile, senza che per questo essa perda

la sua dignità.

 

Ma ciò non si può dire quando l'uomo poco si cura di cercare la verità e

il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito

all'abitudine del peccato.

 

  17. Grandezza della libertà. 

 

Ma l'uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà.

 

I nostri contemporanei stimano grandemente e perseguono con ardore tale

libertà, e a ragione. Spesso però la coltivano in modo sbagliato quasi

sia lecito tutto quel che piace, compreso il male.

 

La vera libertà, invece, è nell'uomo un segno privilegiato dell'immagine

divina.

 

Dio volle, infatti, lasciare l'uomo « in mano al suo consiglio » che

cerchi spontaneamente il suo Creatore e giunga liberamente, aderendo a

lui, alla piena e beata perfezione.

 

Perciò la dignità dell'uomo richiede che egli agisca secondo scelte

consapevoli e libere, mosso cioè e determinato da convinzioni personali,

e non per un cieco impulso istintivo o per mera coazione esterna. L'uomo

perviene a tale dignità quando, liberandosi da ogni schiavitù di

passioni, tende al suo fine mediante la scelta libera del bene e se ne

procura con la sua diligente iniziativa i mezzi convenienti. Questa

ordinazione verso Dio, la libertà dell'uomo, realmente ferita dal

peccato, non può renderla effettiva in pieno se non mediante l'aiuto

della grazia divina.

 

Ogni singolo uomo, poi, dovrà rendere conto della propria vita davanti

al tribunale di Dio, per tutto quel che avrà fatto di bene e di male.

 

  18. Il mistero della morte. 

 

In faccia alla morte l'enigma della condizione umana raggiunge il culmine.

 

L'uomo non è tormentato solo dalla sofferenza e dalla decadenza

progressiva del corpo, ma anche, ed anzi, più ancora, dal timore di una

distruzione definitiva.

 

Ma l'istinto del cuore lo fa giudicare rettamente, quando aborrisce e

respinge l'idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo

della sua persona.

 

Il germe dell'eternità che porta in sé, irriducibile com'è alla sola

materia, insorge contro la morte. Tutti i tentativi della tecnica, per

quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansietà dell'uomo: il

prolungamento di vita che procura la biologia non può soddisfare quel

desiderio di vita ulteriore, invincibilmente ancorato nel suo cuore. Se

qualsiasi immaginazione vien meno di fronte alla morte, la Chiesa

invece, istruita dalla Rivelazione divina, afferma che l'uomo è stato

creato da Dio per un fine di felicità oltre i confini delle miserie

terrene. Inoltre la fede cristiana insegna che la morte corporale, dalla

quale l'uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato, sarà vinta un

giorno, quando l'onnipotenza e la misericordia del Salvatore

restituiranno all'uomo la salvezza perduta per sua colpa. Dio infatti ha

chiamato e chiama l'uomo ad aderire a lui con tutto il suo essere, in

una comunione perpetua con la incorruttibile vita divina. Questa

vittoria l'ha conquistata il Cristo risorgendo alla vita, liberando

l'uomo dalla morte mediante la sua morte.

 

Pertanto la fede, offrendosi con solidi argomenti a chiunque voglia

riflettere, dà una risposta alle sue ansietà circa la sorte futura; e al

tempo stesso dà la possibilità di una comunione nel Cristo con i propri

cari già strappati dalla morte, dandoci la speranza che essi abbiano già

raggiunto la vera vita presso Dio.

 

  19. Forme e radici dell'ateismo. 

 

L'aspetto più sublime della dignità dell'uomo consiste nella sua

vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l'uomo è invitato

al dialogo con Dio.

 

Se l'uomo esiste, infatti, è perché Dio lo ha creato per amore e, per

amore, non cessa di dargli l'esistenza; e l'uomo non vive pienamente

secondo verità se non riconosce liberamente quell'amore e se non si

abbandona al suo Creatore. Molti nostri contemporanei, tuttavia, non

percepiscono affatto o esplicitamente rigettano questo intimo e vitale

legame con Dio: a tal punto che l'ateismo va annoverato fra le realtà

più gravi del nostro tempo e va esaminato con diligenza ancor maggiore.

Con il termine « ateismo » vengono designati fenomeni assai diversi tra

loro.

 

Alcuni atei, infatti, negano esplicitamente Dio; altri ritengono che

l'uomo non possa dir niente di lui; altri poi prendono in esame i

problemi relativi a Dio con un metodo tale che questi sembrano non aver

senso. Molti, oltrepassando indebitamente i confini delle scienze

positive, o pretendono di spiegare tutto solo da questo punto di vista

scientifico, oppure al contrario non ammettono ormai più alcuna verità

assoluta. Alcuni tanto esaltano l'uomo, che la fede in Dio ne risulta

quasi snervata, inclini come sono, a quanto sembra, ad affermare l'uomo

più che a negare Dio.

 

Altri si creano una tale rappresentazione di Dio che, respingendolo,

rifiutano un Dio che non è affatto quello del Vangelo. Altri nemmeno si

pongono il problema di Dio: non sembrano sentire alcuna inquietudine

religiosa, né riescono a capire perché dovrebbero interessarsi di

religione. L'ateismo inoltre ha origine sovente, o dalla protesta

violenta contro il male nel mondo, o dall'aver attribuito indebitamente

i caratteri propri dell'assoluto a qualche valore umano, così che questo

prende il posto di Dio. Perfino la civiltà moderna, non per sua essenza,

ma in quanto troppo irretita nella realtà terrena, può rendere spesso

più difficile l'accesso a Dio.

 

Senza dubbio coloro che volontariamente cercano di tenere lontano Dio

dal proprio cuore e di evitare i problemi religiosi, non seguendo

l'imperativo della loro coscienza, non sono esenti da colpa; tuttavia in

questo campo anche i credenti spesso hanno una certa responsabilità.

 

Infatti l'ateismo, considerato nel suo insieme, non è qualcosa di

originario, bensì deriva da cause diverse, e tra queste va annoverata

anche una reazione critica contro le religioni, anzi in alcune regioni,

specialmente contro la religione cristiana.

 

Per questo nella genesi dell'ateismo possono contribuire non poco i

credenti, nella misura in cui, per aver trascurato di educare la propria

fede, o per una presentazione ingannevole della dottrina, od anche per i

difetti della propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire

piuttosto che nascondono e non che manifestano il genuino volto di Dio e

della religione.

 

  20. L'ateismo sistematico. 

 

L'ateismo moderno si presenta spesso anche in una forma sistematica,

secondo cui, oltre ad altre cause, l'aspirazione all'autonomia dell'uomo

viene spinta a un tal punto, da far ostacolo a qualunque dipendenza da

Dio. Quelli che professano un tale ateismo sostengono che la libertà

consista nel fatto che l'uomo sia fine a se stesso, unico artefice e

demiurgo della propria storia; cosa che non può comporsi, così essi

pensano, con il riconoscimento di un Signore, autore e fine di tutte le

cose, o che almeno rende semplicemente superflua tale affermazione.

 

Una tale dottrina può essere favorita da quel senso di potenza che

l'odierno progresso tecnico ispira all uomo. Tra le forme dell'ateismo

moderno non va trascurata quella che si aspetta la liberazione dell'uomo

soprattutto dalla sua liberazione economica e sociale La religione

sarebbe di ostacolo, per natura sua, a tale liberazione, in quanto,

elevando la speranza dell'uomo verso il miraggio di una vita futura, la

distoglierebbe dall'edificazione della città terrena.

 

Perciò i fautori di tale dottrina, là dove accedono al potere,

combattono con violenza la religione e diffondono l'ateismo anche

ricorrendo agli strumenti di pressione di cui dispone il potere

pubblico, specialmente nel campo dell'educazione dei giovani.

 

  21. Atteggiamento della Chiesa di fronte all'ateismo. 

 

La Chiesa, fedele ai suoi doveri verso Dio e verso gli uomini, non può

fare a meno di riprovare, come ha fatto in passato, con tutta fermezza e

con dolore, quelle dottrine e quelle azioni funeste che contrastano con

la ragione e con l'esperienza comune degli uomini e che degradano l'uomo

dalla sua innata grandezza. Si sforza tuttavia di scoprire le ragioni

della negazione di Dio che si nascondono nella mente degli atei e,

consapevole della gravità delle questioni suscitate dall'ateismo, mossa

dal suo amore verso tutti gli uomini, ritiene che esse debbano meritare

un esame più serio e più profondo. La Chiesa crede che il riconoscimento

di Dio non si oppone in alcun modo alla dignità dell'uomo, dato che

questa dignità trova proprio in Dio il suo fondamento e la sua

perfezione. L'uomo infatti riceve da Dio Creatore le doti di

intelligenza e di libertà ed è costituito nella società; ma soprattutto

è chiamato alla comunione con Dio stesso in qualità di figlio e a

partecipare alla sua stessa felicità. Inoltre la Chiesa insegna che la

speranza escatologica non diminuisce l'importanza degli impegni terreni,

ma anzi dà nuovi motivi a sostegno dell'attuazione di essi.

 

Al contrario, invece, se manca la base religiosa e la speranza della

vita eterna, la dignità umana viene lesa in maniera assai grave, come si

constata spesso al giorno d'oggi, e gli enigmi della vita e della morte,

della colpa e del dolore rimangono senza soluzione, tanto che non di

rado gli uomini sprofondano nella disperazione. E intanto ciascun uomo

rimane ai suoi propri occhi un problema insoluto, confusamente

percepito. Nessuno, infatti, in certe ore e particolarmente in occasione

dei grandi avvenimenti della vita può evitare totalmente quel tipo di

interrogativi sopra ricordato.

 

A questi problemi soltanto Dio dà una risposta piena e certa, lui che

chiama l'uomo a una riflessione più profonda e a una ricerca più umile.

Quanto al rimedio all'ateismo, lo si deve attendere sia dall'esposizione

adeguata della dottrina della Chiesa, sia dalla purezza della vita di

essa e dei suoi membri. La Chiesa infatti ha il compito di rendere

presenti e quasi visibili Dio Padre e il Figlio suo incarnato,

rinnovando se stessa e purificandosi senza posa sotto la guida dello

Spirito Santo.

 

Ciò si otterrà anzi tutto con la testimonianza di una fede viva e

adulta, vale a dire opportunamente formata a riconoscere in maniera

lucida le difficoltà e capace di superarle.

 

Di una fede simile han dato e danno testimonianza sublime moltissimi

martiri.

 

Questa fede deve manifestare la sua fecondità, col penetrare l'intera

vita dei credenti, compresa la loro vita profana, e col muoverli alla

giustizia e all'amore, specialmente verso i bisognosi.

 

Ciò che contribuisce di più, infine, a rivelare la presenza di Dio, è la

carità fraterna dei fedeli che unanimi nello spirito lavorano insieme

per la fede del Vangelo e si presentano quale segno di unità. La Chiesa,

poi, pur respingendo in maniera assoluta l'ateismo, tuttavia riconosce

sinceramente che tutti gli uomini, credenti e non credenti, devono

contribuire alla giusta costruzione di questo mondo, entro il quale si

trovano a vivere insieme: ciò, sicuramente, non può avvenire senza un

leale e prudente dialogo. Essa pertanto deplora la discriminazione tra

credenti e non credenti che alcune autorità civili ingiustamente

introducono, a danno dei diritti fondamentali della persona umana.

Rivendica poi, in favore dei credenti, una effettiva libertà, perché sia

loro consentito di edificare in questo mondo anche il tempio di Dio.

Quanto agli atei, essa li invita cortesemente a volere prendere in

considerazione il Vangelo di Cristo con animo aperto.

 

La Chiesa sa perfettamente che il suo messaggio è in armonia con le

aspirazioni più segrete del cuore umano quando essa difende la dignità

della vocazione umana, e così ridona la speranza a quanti ormai non

osano più credere alla grandezza del loro destino.

 

Il suo messaggio non toglie alcunché all'uomo, infonde invece luce, vita

e libertà per il suo progresso, e all'infuori di esso, niente può

soddisfare il cuore dell'uomo: « Ci hai fatto per te », o Signore, «e il

nostro cuore è senza pace finché non riposa in te».

 

  22. Cristo, l'uomo nuovo. 

 

In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il

mistero dell'uomo.

 

Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (Rm5,14) e

cioè di Cristo Signore.

 

Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e

del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta

la sua altissima vocazione.

 

Nessuna meraviglia, quindi, che tutte le verità su esposte in lui

trovino la loro sorgente e tocchino il loro vertice. Egli è « l'immagine

dell'invisibile Iddio » (Col1,15) è l'uomo perfetto che ha restituito ai

figli di Adamo la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli

inizi a causa del peccato.

 

Poiché in lui la natura umana è stata assunta, senza per questo venire

annientata per ciò stesso essa è stata anche in noi innalzata a una

dignità sublime.

 

Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo.

 

Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo, ha

agito con volontà d'uomo ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria

vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi

fuorché il peccato. Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente

ci ha meritato la vita; in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e

tra noi e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato;

così che ognuno di noi può dire con l'Apostolo: il Figlio di Dio « mi ha

amato e ha sacrificato se stesso per me» (Gal2,20). Soffrendo per noi

non ci ha dato semplicemente l'esempio perché seguiamo le sue orme ma ci

ha anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono

santificate e acquistano nuovo significato.

 

Il cristiano poi, reso conforme all'immagine del Figlio che è il

primogenito tra molti fratelli riceve «le primizie dello Spirito»

(Rm8,23) per cui diventa capace di adempiere la legge nuova dell'amore.

 

In virtù di questo Spirito, che è il «pegno della eredità» (Ef1,14),

tutto l'uomo viene interiormente rinnovato, nell'attesa della «

redenzione del corpo » (Rm8,23): « Se in voi dimora lo Spirito di colui

che risuscitò Gesù da morte, egli che ha risuscitato Gesù Cristo da

morte darà vita anche ai vostri corpi mortali, mediante il suo Spirito

che abita in voi» (Rm8,11).

 

Il cristiano certamente è assillato dalla necessità e dal dovere di

combattere contro il male attraverso molte tribolazioni, e di subire la

morte; ma, associato al mistero pasquale, diventando conforme al Cristo

nella morte, così anche andrà incontro alla risurrezione fortificato

dalla speranza.

 

E ciò vale non solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini

di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia. Cristo,

infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell'uomo è

effettivamente una sola, quella divina; perciò dobbiamo ritenere che lo

Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo

che Dio conosce, al mistero pasquale.

 

Tale e così grande è il mistero dell'uomo, questo mistero che la

Rivelazione cristiana fa brillare agli occhi dei credenti. Per Cristo e

in Cristo riceve luce quell'enigma del dolore e della morte, che al di

fuori del suo Vangelo ci opprime. Con la sua morte egli ha distrutto la

morte, con la sua risurrezione ci ha fatto dono della vita, perché anche

noi, diventando figli col Figlio, possiamo pregare esclamando nello

Spirito: Abba, Padre!.

 

 CAPITOLO II

 

 LA COMUNITÀ DEGLI UOMINI

 

  23. Che cosa intende il Concilio. 

 

Il moltiplicarsi delle relazioni tra gli uomini costituisce uno degli

aspetti più importanti del mondo di oggi, al cui sviluppo molto

contribuisce il progresso tecnico contemporaneo.

 

Tuttavia il fraterno dialogo tra gli uomini non trova il suo compimento

in tale progresso, ma più profondamente nella comunità delle persone, e

questa esige un reciproco rispetto della loro piena dignità spirituale.

La Rivelazione cristiana dà grande aiuto alla promozione di questa

comunione tra persone; nello stesso tempo ci guida ad un approfondimento

delle leggi che regolano la vita sociale, scritte dal Creatore nella

natura spirituale e morale dell'uomo.

 

Siccome documenti recenti del magistero della Chiesa hanno esposto

diffusamente la dottrina cristiana circa l'umana società, il Concilio

ricorda solo alcune verità più importanti e ne espone i fondamenti alla

luce della Rivelazione.

 

Insiste poi su certe conseguenze che sono particolarmente importanti per

il nostro tempo.

 

  24. L'indole comunitaria dell'umana vocazione nel piano di Dio. 

 

Iddio, che ha cura paterna di tutti, ha voluto che tutti gli uomini

formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro come fratelli.

Tutti, infatti, creati ad immagine di Dio « che da un solo uomo ha

prodotto l'intero genere umano affinché popolasse tutta la terra »

(At17,26), sono chiamati al medesimo fine, che è Dio stesso. Perciò

l'amor di Dio e del prossimo è il primo e più grande comandamento. La

sacra Scrittura, da parte sua, insegna che l'amor di Dio non può essere

disgiunto dall'amor del prossimo, «e tutti gli altri precetti sono

compendiati in questa frase: amerai il prossimo tuo come te stesso. La

pienezza perciò della legge è l'amore » (Rm13,9); (1Gv4,20).

 

È evidente che ciò è di grande importanza per degli uomini sempre più

dipendenti gli uni dagli altri e per un mondo che va sempre più verso

l'unificazione.

 

Anzi, il Signore Gesù, quando prega il Padre perché « tutti siano una

cosa sola, come io e tu siamo una cosa sola » (Gv17,21), aprendoci

prospettive inaccessibili alla ragione umana, ci ha suggerito una certa

similitudine tra l'unione delle Persone divine e l'unione dei figli di

Dio nella verità e nell'amore.

 

Questa similitudine manifesta che l'uomo, il quale in terra è la sola

creatura che Iddio abbia voluto per se stesso, non possa ritrovarsi

pienamente se non attraverso un dono sincero di sé.

 

  25. Interdipendenza della persona e della umana società. 

 

Dal carattere sociale dell'uomo appare evidente come il perfezionamento

della persona umana e lo sviluppo della stessa società siano tra loro

interdipendenti.

 

Infatti, la persona umana, che di natura sua ha assolutamente bisogno

d'una vita sociale, è e deve essere principio, soggetto e fine di tutte

le istituzioni sociali.

 

Poiché la vita sociale non è qualcosa di esterno all'uomo, l'uomo cresce

in tutte le sue capacità e può rispondere alla sua vocazione attraverso

i rapporti con gli altri, la reciprocità dei servizi e il dialogo con i

fratelli. Tra i vincoli sociali che sono necessari al perfezionamento

dell'uomo, alcuni, come la famiglia e la comunità politica, sono più

immediatamente rispondenti alla sua natura intima; altri procedono

piuttosto dalla sua libera volontà.

 

In questo nostro tempo, per varie cause, si moltiplicano rapporti e

interdipendenze, dalle quali nascono associazioni e istituzioni diverse

di diritto pubblico o privato.

 

Questo fatto, che viene chiamato socializzazione, sebbene non manchi di

pericoli, tuttavia reca in sé molti vantaggi nel rafforzamento e

accrescimento delle qualità della persona umana e nella tutela dei suoi

diritti. Ma se le persone umane ricevono molto da tale vita sociale per

assolvere alla propria vocazione, anche religiosa, non si può tuttavia

negare che gli uomini dal contesto sociale nel quale vivono e sono

immersi fin dalla infanzia, spesso sono sviati dal bene e spinti al male.

 

È certo che i perturbamenti, così frequenti nell'ordine sociale,

provengono in parte dalla tensione che esiste in seno alle strutture

economiche, politiche e sociali.

 

Ma, più radicalmente, nascono dalla superbia e dall'egoismo umano, che

pervertono anche l'ambiente sociale. Là dove l'ordine delle cose è

turbato dalle conseguenze del peccato, l'uomo già dalla nascita incline

al male, trova nuovi incitamenti al peccato, che non possono esser vinti

senza grandi sforzi e senza l'aiuto della grazia.

 

  26. Promuovere il bene comune. 

 

Dall'interdipendenza sempre più stretta e piano piano estesa al mondo

intero deriva che il bene comune--cioè l'insieme di quelle condizioni

della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli

membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più

speditamente--oggi vieppiù diventa universale, investendo diritti e

doveri che riguardano l'intero genere umano.

 

Pertanto ogni gruppo deve tener conto dei bisogni e delle legittime

aspirazioni degli altri gruppi, anzi del bene comune dell'intera

famiglia umana. Contemporaneamente cresce la coscienza dell'eminente

dignità della persona umana, superiore a tutte le cose e i cui diritti e

doveri sono universali e inviolabili. Occorre perciò che sia reso

accessibile all'uomo tutto ciò di cui ha bisogno per condurre una vita

veramente umana, come il vitto, il vestito, l'abitazione, il diritto a

scegliersi liberamente lo stato di vita e a fondare una famiglia, il

diritto all'educazione, al lavoro, alla reputazione, al rispetto, alla

necessaria informazione, alla possibilità di agire secondo il retto

dettato della sua coscienza, alla salvaguardia della vita privata e alla

giusta libertà anche in campo religioso.

 

L'ordine sociale pertanto e il suo progresso debbono sempre lasciar

prevalere il bene delle persone, poiché l'ordine delle cose deve essere

subordinato all'ordine delle persone e non l'inverso, secondo quanto

suggerisce il Signore stesso quando dice che il sabato è fatto per

l'uomo e non l'uomo per il sabato. Quell'ordine è da sviluppare sempre

più, deve avere per base la verità, realizzarsi nella giustizia, essere

vivificato dall'amore, deve trovare un equilibrio sempre più umano nella

libertà.

 

Per raggiungere tale scopo bisogna lavorare al rinnovamento della

mentalità e intraprendere profondi mutamenti della società. Lo Spirito

di Dio, che con mirabile provvidenza dirige il corso dei tempi e rinnova

la faccia della terra, è presente a questa evoluzione.

 

Il fermento evangelico suscitò e suscita nel cuore dell'uomo questa

irrefrenabile esigenza di dignità.

 

  27. Rispetto della persona umana. 

 

Scendendo a conseguenze pratiche di maggiore urgenza, il Concilio

inculca il rispetto verso l'uomo: ciascuno consideri il prossimo,

nessuno eccettuato, come un altro « se stesso », tenendo conto della sua

esistenza e dei mezzi necessari per viverla degnamente, per non imitare

quel ricco che non ebbe nessuna cura del povero Lazzaro. Soprattutto

oggi urge l'obbligo che diventiamo prossimi di ogni uomo e rendiamo

servizio con i fatti a colui che ci passa accanto: vecchio abbandonato

da tutti, o lavoratore straniero ingiustamente disprezzato, o esiliato,

o fanciullo nato da un'unione illegittima, che patisce immeritatamente

per un peccato da lui non commesso, o affamato che richiama la nostra

coscienza, rievocando la voce del Signore: « Quanto avete fatto ad uno

di questi minimi miei fratelli, l'avete fatto a me» (Mt25,40). Inoltre

tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il

genocidio, l'aborto, l'eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto

ciò che viola l'integrità della persona umana, come le mutilazioni, le

torture inflitte al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche;

tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni di vita

subumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù,

la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le

ignominiose condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori sono

trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere

e responsabili: tutte queste cose, e altre simili, sono certamente

vergognose. Mentre guastano la civiltà umana, disonorano coloro che così

si comportano più ancora che quelli che le subiscono e ledono

grandemente l'onore del Creatore.

 

  28. Il rispetto e l'amore per gli avversari. 

 

Il rispetto e l'amore deve estendersi pure a coloro che pensano od

operano diversamente da noi nelle cose sociali, politiche e persino

religiose, poiché con quanta maggiore umanità e amore penetreremo nei

loro modi di vedere, tanto più facilmente potremo con loro iniziare un

dialogo.

 

Certamente tale amore e amabilità non devono in alcun modo renderci

indifferenti verso la verità e il bene. Anzi è l'amore stesso che spinge

i discepoli di Cristo ad annunziare a tutti gli uomini la verità che

salva. Ma occorre distinguere tra errore, sempre da rifiutarsi, ed

errante, che conserva sempre la dignità di persona, anche quando è

macchiato da false o insufficienti nozioni religiose.

 

Solo Dio è giudice e scrutatore dei cuori; perciò ci vieta di giudicare

la colpevolezza interiore di chiunque. La dottrina del Cristo esige che

noi perdoniamo anche le ingiurie e il precetto dell'amore si estende a

tutti i nemici; questo è il comandamento della nuova legge: «Udiste che

fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico:

amate i vostri nemici e fate del bene a coloro che vi odiano e pregate

per i vostri persecutori e calunniatori » (Mt5,43).

 

  29. La fondamentale uguaglianza di tutti gli uomini e la giustizia

sociale. 

 

Tutti gli uomini, dotati di un'anima razionale e creati ad immagine di

Dio, hanno la stessa natura e la medesima origine; tutti, redenti da

Cristo godono della stessa vocazione e del medesimo destino divino: è

necessario perciò riconoscere ognor più la fondamentale uguaglianza fra

tutti.

 

Sicuramente, non tutti gli uomini sono uguali per la varia capacità

fisica e per la diversità delle forze intellettuali e morali. Ma ogni

genere di discriminazione circa i diritti fondamentali della persona,

sia in campo sociale che culturale, in ragione del sesso, della razza,

del colore, della condizione sociale, della lingua o religione, deve

essere superato ed eliminato, come contrario al disegno di Dio.

 

Invero è doloroso constatare che quei diritti fondamentali della persona

non sono ancora e dappertutto garantiti pienamente. Avviene così quando

si nega alla donna la facoltà di scegliere liberamente il marito e di

abbracciare un determinato stato di vita, oppure di accedere a

un'educazione e a una cultura pari a quelle che si ammettono per l'uomo.

 

In più, benché tra gli uomini vi siano giuste diversità, la uguale

dignità delle persone richiede che si giunga a condizioni di vita più

umane e giuste.

 

Infatti le disuguaglianze economiche e sociali eccessive tra membri e

tra popoli dell'unica famiglia umana, suscitano scandalo e sono

contrarie alla giustizia sociale, all'equità, alla dignità della persona

umana, nonché alla pace sociale e internazionale.

 

Le umane istituzioni, sia private che pubbliche, si sforzino di mettersi

al servizio della dignità e del fine dell'uomo. Nello stesso tempo

combattano strenuamente contro ogni forma di servitù sociale e politica,

e garantiscano i fondamentali diritti degli uomini sotto qualsiasi

regime politico.

 

Anzi, queste istituzioni si debbono a poco a poco accordare con le

realtà spirituali, le più alte di tutte, anche se talora occorra un

tempo piuttosto lungo per giungere al fine desiderato.

 

  30. Occorre superare l'etica individualistica. 

 

La profonda e rapida trasformazione delle cose esige, con più urgenza,

che non vi sia alcuno che, non prestando attenzione al corso delle cose

e intorpidito dall'inerzia, si contenti di un'etica puramente

individualistica. Il dovere della giustizia e dell'amore viene sempre

più assolto per il fatto che ognuno, interessandosi al bene comune

secondo le proprie capacità e le necessità degli altri, promuove e aiuta

anche le istituzioni pubbliche e private che servono a migliorare le

condizioni di vita degli uomini. Vi sono di quelli che, pur professando

opinioni larghe e generose, tuttavia continuano a vivere in pratica come

se non avessero alcuna cura delle necessità della società.

 

Anzi molti, in certi paesi, tengono in poco conto le leggi e le

prescrizioni sociali.

 

Non pochi non si vergognano di evadere, con vari sotterfugi e frodi, le

giuste imposte o altri obblighi sociali. Altri trascurano certe norme

della vita sociale, ad esempio ciò che concerne la salvaguardia della

salute, o le norme stabilite per la guida dei veicoli, non rendendosi

conto di metter in pericolo, con la loro incuria, la propria vita e

quella degli altri. Che tutti prendano sommamente a cuore di annoverare

le solidarietà sociali tra i principali doveri dell'uomo d'oggi, e di

rispettarle.

 

Infatti quanto più il mondo si unifica, tanto più apertamente gli

obblighi degli uomini superano i gruppi particolari e si estendono a

poco a poco al mondo intero.

 

E ciò non può avvenire se i singoli uomini e i gruppi non coltivano le

virtù morali e sociali e le diffondono nella società, cosicché sorgano

uomini nuovi, artefici di una umanità nuova, con il necessario aiuto

della grazia divina.

 

  31. Responsabilità e partecipazione. 

 

Affinché i singoli uomini assolvano con maggiore cura il proprio dovere

di coscienza verso se stessi e verso i vari gruppi di cui sono membri,

occorre educarli con diligenza ad acquisire una più ampia cultura

spirituale, utilizzando gli enormi mezzi che oggi sono a disposizione

del genere umano. Innanzitutto l'educazione dei giovani, di qualsiasi

origine sociale, deve essere impostata in modo da suscitare uomini e

donne, non tanto raffinati intellettualmente, ma di forte personalità,

come è richiesto fortemente dal nostro tempo. Ma a tale senso di

responsabilità l'uomo giunge con difficoltà se le condizioni della vita

non gli permettono di prender coscienza della propria dignità e di

rispondere alla sua vocazione, prodigandosi per Dio e per gli altri.

 

Invero la libertà umana spesso si indebolisce qualora l'uomo cada in

estrema indigenza, come si degrada quando egli stesso, lasciandosi

andare a una vita troppo facile, si chiude in una specie di aurea

solitudine. Al contrario, essa si fortifica quando l'uomo accetta le

inevitabili difficoltà della vita sociale, assume le molteplici esigenze

dell'umana convivenza e si impegna al servizio della comunità umana.

Perciò bisogna stimolare la volontà di tutti ad assumersi la propria

parte nelle comuni imprese. È poi da lodarsi il modo di agire di quelle

nazioni nelle quali la maggioranza dei cittadini è fatta partecipe degli

affari pubblici, in una autentica libertà.

 

Si deve tuttavia tener conto delle condizioni concrete di ciascun popolo

e della necessaria solidità dei pubblici poteri. Affinché poi tutti i

cittadini siano spinti a partecipare alla vita dei vari gruppi di cui si

compone il corpo sociale, è necessario che trovino in essi dei valori

capaci di attirarli e di disporli al servizio degli altri. Si può

pensare legittimamente che il futuro dell'umanità sia riposto nelle mani

di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani

ragioni di vita e di speranza.

 

  32. Il Verbo incarnato e la solidarietà umana. 

 

Come Dio creò gli uomini non perché vivessero individualisticamente, ma

perché si unissero in società, così a lui anche «... piacque santificare

e salvare gli uomini non a uno a uno, fuori di ogni mutuo legame, ma

volle costituirli in popolo, che lo conoscesse nella verità e santamente

lo servisse ». Sin dall'inizio della storia della salvezza, egli stesso

ha scelto degli uomini, non soltanto come individui ma come membri di

una certa comunità Infatti questi eletti Dio, manifestando il suo

disegno, chiamò a suo popolo» (Es3,7). Con questo popolo poi strinse il

patto sul Sinai.

 

Tale carattere comunitario è perfezionato e compiuto dall'opera di

Cristo Gesù.

 

Lo stesso Verbo incarnato volle essere partecipe della solidarietà umana.

 

Prese parte alle nozze di Cana, entrò nella casa di Zaccheo, mangiò con

i pubblicani e i peccatori.

 

Ha rivelato l'amore del Padre e la magnifica vocazione degli uomini

ricordando gli aspetti più ordinari della vita sociale e adoperando

linguaggio e immagini della vita d'ogni giorno.

 

Santificò le relazioni umane, innanzitutto quelle familiari, dalle quali

trae origine la vita sociale.

 

Si sottomise volontariamente alle leggi della sua patria. Volle condurre

la vita di un artigiano del suo tempo e della sua regione. Nella sua

predicazione ha chiaramente affermato che i figli di Dio hanno l'obbligo

di trattarsi vicendevolmente come fratelli.

 

Nella sua preghiera chiese che tutti i suoi discepoli fossero una « cosa

sola ».

 

Anzi egli stesso si offrì per tutti fino alla morte, lui il redentore di

tutti. « Nessuno ha maggior amore di chi sacrifica la propria vita per i

suoi amici » (Gv15,13).

 

Comandò inoltre agli apostoli di annunciare il messaggio evangelico a

tutte le genti, perché il genere umano diventasse la famiglia di Dio,

nella quale la pienezza della legge fosse l'amore. Primogenito tra molti

fratelli, dopo la sua morte e risurrezione ha istituito attraverso il

dono del suo Spirito una nuova comunione fraterna fra tutti coloro che

l'accolgono con la fede e la carità: essa si realizza nel suo corpo, che

è la Chiesa.

 

In questo corpo tutti, membri tra di loro, si debbono prestare servizi

reciproci, secondo i doni diversi loro concessi. Questa solidarietà

dovrà sempre essere accresciuta, fino a quel giorno in cui sarà

consumata; in quel giorno gli uomini, salvati dalla grazia, renderanno

gloria perfetta a Dio, come famiglia amata da Dio e da Cristo, loro

fratello.

 

 CAPITOLO III

 

 L'ATTIVITÀ UMANA NELL'UNIVERSO

 

  33. Il problema. 

 

Col suo lavoro e col suo ingegno l'uomo ha cercato sempre di sviluppare

la propria vita; ma oggi, specialmente con l'aiuto della scienza e della

tecnica, ha dilatato e continuamente dilata il suo dominio su quasi

tutta la natura e, grazie soprattutto alla moltiplicazione di mezzi di

scambio tra le nazioni, la famiglia umana a poco a poco è venuta a

riconoscersi e a costituirsi come una comunità unitaria nel mondo

intero. Ne deriva che molti beni, che un tempo l'uomo si aspettava dalle

forze superiori, oggi se li procura con la sua iniziativa e con le sue

forze.

 

Di fronte a questo immenso sforzo, che orrnai pervade tutto il genere

umano, molti interrogativi sorgono tra gli uomini: qual è il senso e il

valore della attività umana?

 

Come vanno usate queste realtà? A quale scopo tendono gli sforzi sia

individuali che collettivi?

 

La Chiesa, custode del deposito della parola di Dio, da cui vengono

attinti i principi per l'ordine morale e religioso, anche se non ha

sempre pronta la soluzione per ogni singola questione, desidera unire la

luce della Rivelazione alla competenza di tutti allo scopo di illuminare

la strada sulla quale si è messa da poco l'umanità.

 

  34. Il valore dell'attività umana. 

 

Per i credenti una cosa è certa: considerata in se stessa, l'attività

umana individuale e collettiva, ossia quell'ingente sforzo col quale gli

uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni

di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio.

 

L'uomo infatti, creato ad immagine di Dio, ha ricevuto il comando di

sottomettere a sé la terra con tutto quanto essa contiene, e di

governare il mondo nella giustizia e nella santità, e cosi pure di

riferire a Dio il proprio essere e l'universo intero, riconoscendo in

lui il Creatore di tutte le cose; in modo che, nella subordinazione di

tutta la realtà all'uomo, sia glorificato il nome di Dio su tutta la

terra. Ciò vale anche per gli ordinari lavori quotidiani.

 

Gli uomini e le donne, infatti, che per procurarsi il sostentamento per

sé e per la famiglia esercitano il proprio lavoro in modo tale da

prestare anche conveniente servizio alla società, possono a buon diritto

ritenere che con il loro lavoro essi prolungano l'opera del Creatore, si

rendono utili ai propri fratelli e donano un contributo personale alla

realizzazione del piano provvidenziale di Dio nella storia. I cristiani,

dunque, non si sognano nemmeno di contrapporre i prodotti dell'ingegno e

del coraggio dell'uomo alla potenza di Dio, quasi che la creatura

razionale sia rivale del Creatore; al contrario, sono persuasi piuttosto

che le vittorie dell'umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto

del suo ineffabile disegno. Ma quanto più cresce la potenza degli

uomini, tanto più si estende e si allarga la loro responsabilità, sia

individuale che collettiva.

 

Da ciò si vede come il messaggio cristiano, lungi dal distogliere gli

uomini dal compito di edificare il mondo o dall'incitarli a

disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a tutto

ciò con un obbligo ancora più pressante.

 

  35. Norme dell'attività umana. 

 

L'attività umana come deriva dall'uomo così è ordinata all'uomo.

 

L'uomo, infatti, quando lavora, non trasforma soltanto le cose e la

società, ma perfeziona se stesso. Apprende molte cose, sviluppa le sue

facoltà, esce da sé e si supera.

 

Tale sviluppo, se è ben compreso, vale più delle ricchezze esteriori che

si possono accumulare. L'uomo vale più per quello che « è » che per

quello che «ha».

 

Parimenti tutto ciò che gli uomini compiono allo scopo di conseguire una

maggiore giustizia, una più estesa fraternità e un ordine più umano dei

rapporti sociali, ha più valore dei progressi in campo tecnico. Questi,

infatti, possono fornire, per così dire, la base materiale della

promozione umana, ma da soli non valgono in nessun modo a realizzarla.

 

Pertanto questa è la norma dell'attività umana: che secondo il disegno

di Dio e la sua volontà essa corrisponda al vero bene dell'umanità, e

che permetta all'uomo, considerato come individuo o come membro della

società, di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione.

 

  36. La legittima autonomia delle realtà terrene. 

 

Molti nostri contemporanei, però, sembrano temere che, se si fanno

troppo stretti i legami tra attività umana e religione, venga impedita

l'autonomia degli uomini, delle società, delle scienze.

 

Se per autonomia delle realtà terrene si vuol dire che le cose create e

le stesse società hanno leggi e valori propri, che l'uomo gradatamente

deve scoprire, usare e ordinare, allora si tratta di una esigenza

d'autonomia legittima: non solamente essa è rivendicata dagli uomini del

nostro tempo, ma è anche conforme al volere del Creatore.

 

Infatti è dalla stessa loro condizione di creature che le cose tutte

ricevono la loro propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi

proprie e il loro ordine; e tutto ciò l'uomo è tenuto a rispettare,

riconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni singola scienza o

tecnica.

 

Perciò la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera

veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale

contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede

hanno origine dal medesimo Dio.

 

Anzi, chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i

segreti della realtà, anche senza prenderne coscienza, viene come

condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le

cose, fa che siano quello che sono.

 

A questo proposito ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti

mentali, che talvolta non sono mancati nemmeno tra i cristiani, derivati

dal non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia della

scienza, suscitando contese e controversie, essi trascinarono molti

spiriti fino al punto da ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro.

 

Se invece con l'espressione « autonomia delle realtà temporali » si

intende dire che le cose create non dipendono da Dio e che l'uomo può

adoperarle senza riferirle al Creatore, allora a nessuno che creda in

Dio sfugge quanto false siano tali opinioni.

 

La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce.

 

Del resto tutti coloro che credono, a qualunque religione appartengano,

hanno sempre inteso la voce e la manifestazione di Dio nel linguaggio

delle creature.

 

Anzi, l'oblio di Dio rende opaca la creatura stessa.

 

  37. L'attività umana corrotta dal peccato. 

 

La sacra Scrittura, però, con cui si accorda l'esperienza dei secoli,

insegna agli uomini che il progresso umano, che pure è un grande bene

dell'uomo, porta con sé una seria tentazione.

 

Infatti, sconvolto l'ordine dei valori e mescolando il male col bene,

gli individui e i gruppi guardano solamente agli interessi propri e non

a quelli degli altri; cosi il mondo cessa di essere il campo di una

genuina fraternità, mentre invece l'aumento della potenza umana minaccia

di distruggere ormai lo stesso genere umano.

 

Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda

contro le potenze delle tenebre; lotta cominciata fin dall'origine del

mondo, destinata a durare, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno.

 

Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste per

poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se

non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di Dio. Per

questo la Chiesa di Cristo, fiduciosa nel piano provvidenziale del

Creatore, mentre riconosce che il progresso umano può servire alla vera

felicità degli uomini, non può tuttavia fare a meno di far risuonare il

detto dell'Apostolo: « Non vogliate adattarvi allo stile di questo mondo

» (Rm12,2) e cioè a quello spirito di vanità e di malizia che stravolge

in strumento di peccato l'operosità umana, ordinata al servizio di Dio e

dell'uomo.

 

Se dunque ci si chiede come può essere vinta tale miserevole situazione,

i cristiani per risposta affermano che tutte le attività umane, che son

messe in pericolo quotidianamente dalla superbia e dall'amore

disordinato di se stessi, devono venir purificate e rese perfette per

mezzo della croce e della risurrezione di Cristo.

 

Redento da Cristo e diventato nuova creatura nello Spirito Santo,

l'uomo, infatti, può e deve amare anche le cose che Dio ha creato.

 

Da Dio le riceve: le vede come uscire dalle sue mani e le rispetta.

 

Di esse ringrazia il divino benefattore e, usando e godendo delle

creature in spirito di povertà e di libertà, viene introdotto nel vero

possesso del mondo, come qualcuno che non ha niente e che possiede

tutto: «Tutto, infatti, è vostro: ma voi siete di Cristo e il Cristo è

di Dio » (1Cor3,22).

 

  38. L'attività umana elevata a perfezione nel mistero pasquale. 

 

Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, fattosi carne

lui stesso e venuto ad abitare sulla terra degli uomini, entrò nella

storia del mondo come uomo perfetto, assumendo questa e ricapitolandola

in sé. Egli ci rivela « che Dio è carità » (1Gv4,8) e insieme ci insegna

che la legge fondamentale della umana perfezione, e perciò anche della

trasformazione del mondo, è il nuovo comandamento dell'amore.

 

Coloro pertanto che credono alla carità divina, sono da lui resi certi

che la strada della carità è aperta a tutti gli uomini e che gli sforzi

intesi a realizzare la fraternità universale non sono vani.

 

Così pure egli ammonisce a non camminare sulla strada della carità

solamente nelle grandi cose, bensì e soprattutto nelle circostanze

ordinarie della vita.

 

Accettando di morire per noi tutti peccatori, egli ci insegna con il suo

esempio che è necessario anche portare quella croce che dalla carne e

dal mondo viene messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la

giustizia. Con la sua risurrezione costituito Signore, egli, il Cristo

cui è stato dato ogni potere in cielo e in terra, agisce ora nel cuore

degli uomini con la virtù del suo Spirito; non solo suscita il desiderio

del mondo futuro, ma con ciò stesso ispira anche, purifica e fortifica

quei generosi propositi con i quali la famiglia degli uomini cerca di

rendere più umana la propria vita e di sottomettere a questo fine tutta

la terra.

 

Ma i doni dello Spirito sono vari: alcuni li chiama a dare testimonianza

manifesta al desiderio della dimora celeste, contribuendo così a

mantenerlo vivo nell'umanità; altri li chiama a consacrarsi al servizio

terreno degli uomini, così da preparare-attraverso tale loro ministero

quasi la materia per il regno dei cieli. Di tutti, però, fa degli uomini

liberi, in quanto nel rinnegamento dell'egoismo e convogliando tutte le

forze terrene verso la vita umana, essi si proiettano nel futuro, quando

l'umanità stessa diventerà offerta accetta a Dio.

 

Un pegno di questa speranza e un alimento per il cammino il Signore lo

ha lasciato ai suoi in quel sacramento della fede nel quale degli

elementi naturali coltivati dall'uomo vengono trasmutati nel Corpo e nel

Sangue glorioso di lui, in un banchetto di comunione fraterna che è

pregustazione del convito del cielo.

 

  39. Terra nuova e cielo nuovo. 

 

Ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l'umanità e non

sappiamo in che modo sarà trasformato l'universo. Passa certamente

l'aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo però dalla

Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in

cui abita la giustizia , e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente

tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini .

 

Allora, vinta la morte, i figli di Dio saranno risuscitati in Cristo, e

ciò che fu seminato in infermità e corruzione rivestirà

l'incorruttibilità; resterà la carità coi suoi frutti, e sarà liberata

dalla schiavitù della vanità tutta quella realtà che Dio ha creato

appunto per l'uomo.

 

Certo, siamo avvertiti che niente giova all'uomo se guadagna il mondo

intero ma perde se stesso. Tuttavia l'attesa di una terra nuova non deve

indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro

relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo della umanità nuova

che già riesce ad offrire una certa prefigurazione, che adombra il mondo

nuovo.

 

Pertanto, benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno

dallo sviluppo del regno di Cristo, tuttavia, tale progresso, nella

misura in cui può contribuire a meglio ordinare l'umana società, è di

grande importanza per il regno di Dio. Ed infatti quei valori, quali la

dignità dell'uomo, la comunione fraterna e la libertà, e cioè tutti i

buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo

diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto,

li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e

trasfigurati, allorquando il Cristo rimetterà al Padre « il regno eterno

ed universale: che è regno di verità e di vita, regno di santità e di

grazia, regno di giustizia, di amore e di pace ».

 

Qui sulla terra il regno è già presente, in mistero; ma con la venuta

del Signore, giungerà a perfezione.

 

 CAPITOLO IV

 

 LA MISSIONE DELLA CHIESA NEL MONDO CONTEMPORANEO

 

  40. Mutua relazione tra Chiesa e mondo. 

 

Tutto quello che abbiamo detto a proposito della dignità della persona

umana, della comunità degli uomini, del significato profondo della

attività umana, costituisce il fondamento del rapporto tra Chiesa e

mondo, come pure la base del dialogo fra loro.

 

In questo capitolo, pertanto, presupponendo tutto ciò che il Concilio ha

già insegnato circa il mistero della Chiesa, si viene a prendere in

considerazione la medesima Chiesa in quanto si trova nel mondo e insieme

con esso vive ed agisce.

 

La Chiesa, procedendo dall'amore dell'eterno Padre, fondata nel tempo

dal Cristo redentore, radunata nello Spirito Santo, ha una finalità

salvifica ed escatologica che non può essere raggiunta pienamente se non

nel mondo futuro. Ma essa è già presente qui sulla terra, ed è composta

da uomini, i quali appunto sono membri della città terrena chiamati a

formare già nella storia dell'umanità la famiglia dei figli di Dio, che

deve crescere costantemente fino all'avvento del Signore. Unita in vista

dei beni celesti e da essi arricchita, tale famiglia fu da Cristo «

costituita e ordinata come società in questo mondo » e fornita di «

mezzi capaci di assicurare la sua unione visibile e sociale ». Perciò la

Chiesa, che è insieme « società visibile e comunità spirituale » cammina

insieme con l'umanità tutta e sperimenta assieme al mondo la medesima

sorte terrena; essa è come il fermento e quasi l'anima della società

umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di

Dio. Tale compenetrazione di città terrena e città celeste non può certo

essere percepita se non con la fede; resta, anzi, il mistero della

storia umana, che è turbata dal peccato fino alla piena manifestazione

dello splendore dei figli di Dio.

 

Ma la Chiesa, perseguendo il suo proprio fine di salvezza, non solo

comunica all'uomo la vita divina; essa diffonde anche in qualche modo

sopra tutto il mondo la luce che questa vita divina irradia, e lo fa

specialmente per il fatto che risana ed eleva la dignità della persona

umana, consolida la compagine della umana società e conferisce al lavoro

quotidiano degli uomini un più profondo senso e significato. Così la

Chiesa, con i singoli suoi membri e con tutta intera la sua comunità,

crede di poter contribuire molto a umanizzare di più la famiglia degli

uomini e la sua storia.

 

Inoltre la Chiesa cattolica volentieri tiene in gran conto il contributo

che, per realizzare il medesimo compito, han dato e danno, cooperando

insieme, le altre Chiese o comunità ecclesiali.

 

Al tempo stesso essa è persuasa che, per preparare le vie al Vangelo, il

mondo può fornirle in vario modo un aiuto prezioso mediante le qualità e

l'attività dei singoli o delle società che lo compongono. Allo scopo di

promuovere debitamente tale mutuo scambio ed aiuto, nei campi che in

qualche modo sono comuni alla Chiesa e al mondo, vengono qui esposti

alcuni principi generali.

 

  41. L'aiuto che la Chiesa intende offrire agli individui. 

 

L'uomo d'oggi procede sulla strada di un più pieno sviluppo della sua

personalità e di una progressiva scoperta e affermazione dei propri

diritti. Poiché la Chiesa ha ricevuto la missione di manifestare il

mistero di Dio, il quale è il fine ultimo dell'uomo, essa al tempo

stesso svela all'uomo il senso della sua propria esistenza, vale a dire

la verità profonda sull'uomo.

 

Essa sa bene che soltanto Dio, al cui servizio è dedita, dà risposta ai

più profondi desideri del cuore umano, che mai può essere pienamente

saziato dagli elementi terreni.

 

Sa ancora che l'uomo, sollecitato incessantemente dallo Spirito di Dio,

non potrà mai essere del tutto indifferente davanti al problema

religioso, come dimostrano non solo l'esperienza dei secoli passati, ma

anche molteplici testimonianze dei tempi nostri.

 

L'uomo, infatti, avrà sempre desiderio di sapere, almeno confusamente,

quale sia il significato della sua vita, della sua attività e della sua

morte. E la Chiesa, con la sua sola presenza nel mondo, gli richiama

alla mente questi problemi. Ma soltanto Dio, che ha creato l'uomo a sua

immagine e che lo ha redento dal peccato, può offrire a tali problemi

una risposta pienamente adeguata; cose che egli fa per mezzo della

rivelazione compiuta nel Cristo, Figlio suo, che si è fatto uomo.

 

Chiunque segue Cristo, l'uomo perfetto, diventa anch'egli più uomo.

 

Partendo da questa fede, la Chiesa può sottrarre la dignità della natura

umana al fluttuare di tutte le opinioni che, per esempio, abbassano

troppo il corpo umano, oppure lo esaltano troppo.

 

Nessuna legge umana è in grado di assicurare la dignità personale e la

libertà dell'uomo, quanto il Vangelo di Cristo, affidato alla Chiesa.

 

Questo Vangelo, infatti, annunzia e proclama la libertà dei figli di

Dio, respinge ogni schiavitù che deriva in ultima analisi dal peccato

onora come sacra la dignità della coscienza e la sua libera decisione,

ammonisce senza posa a raddoppiare tutti i talenti umani a servizio di

Dio e per il bene degli uomini, infine raccomanda tutti alla carità di

tutti.

 

Ciò corrisponde alla legge fondamentale della economia cristiana.

 

Benché, infatti, i1 Dio Salvatore e il Dio Creatore siano sempre lo

stesso Dio, e così pure si identifichino il Signore della storia umana e

il Signore della storia della salvezza, tuttavia in questo stesso ordine

divino la giusta autonomia della creatura, specialmente dell'uomo, lungi

dall'essere soppressa, viene piuttosto restituita alla sua dignità e in

essa consolidata.

 

Perciò la Chiesa, in forza del Vangelo affidatole, proclama i diritti

umani, e riconosce e apprezza molto il dinamismo con cui ai giorni

nostri tali diritti vengono promossi ovunque.

 

Questo movimento tuttavia deve essere impregnato dallo spirito del

Vangelo e dev'essere protetto contro ogni specie di falsa autonomia.

 

Siamo, infatti, esposti alla tentazione di pensare che i nostri diritti

personali sono pienamente salvi solo quando veniamo sciolti da ogni

norma di legge divina.

 

Ma per questa strada la dignità della persona umana non si salva e va

piuttosto perduta.

 

  42. L'aiuto che la Chiesa intende dare alla società umana. 

 

L'unione della famiglia umana viene molto rafforzata e completata

dall'unità della famiglia dei figli di Dio, fondata sul Cristo. Certo,

la missione propria che Cristo ha affidato alla sua Chiesa non è

d'ordine politico, economico o sociale: il fine, infatti, che le ha

prefisso è d'ordine religioso.

 

Eppure proprio da questa missione religiosa scaturiscono compiti, luce e

forze, che possono contribuire a costruire e a consolidare la comunità

degli uomini secondo la legge divina.

 

Così pure, dove fosse necessario, a seconda delle circostanze di tempo e

di luogo, anch'essa può, anzi deve suscitare opere destinate al servizio

di tutti, ma specialmente dei bisognosi, come, per esempio, opere di

misericordia e altre simili.

 

La Chiesa, inoltre, riconosce tutto ciò che di buono si trova nel

dinamismo sociale odierno, soprattutto il movimento verso l'unità, il

progresso di una sana socializzazione e della solidarietà civile ed

economica. Promuovere l'unità corrisponde infatti alla intima missione

della Chiesa, la quale è appunto « in Cristo quasi un sacramento, ossia

segno e strumento di intima unione con Dio e dell'unità di tutto il

genere umano». Così essa mostra al mondo che una vera unione sociale

esteriore discende dalla unione delle menti e dei cuori, ossia da quella

fede e da quella carità, con cui la sua unità è stata indissolubilmente

fondata nello Spirito Santo.

 

Infatti, la forza che la Chiesa riesce a immettere nella società umana

contemporanea consiste in quella fede e carità effettivamente vissute, e

non in una qualche sovranità esteriore esercitata con mezzi puramente

umani. Inoltre, siccome in forza della sua missione e della sua natura

non è legata ad alcuna particolare forma di cultura umana o sistema

politico, economico, o sociale, la Chiesa per questa sua universalità

può costituire un legame strettissimo tra le diverse comunità umane e

nazioni, purché queste abbiano fiducia in lei e le riconoscano di fatto

una vera libertà per il compimento della sua missione. Per questo motivo

la Chiesa esorta i suoi figli, come pure tutti gli uomini, a superare,

in questo spirito di famiglia proprio dei figli di Dio, ogni dissenso

tra nazioni e razze, e a consolidare interiormente le legittime

associazioni umane. Il Concilio, dunque, considera con grande rispetto

tutto ciò che di vero, di buono e di giusto si trova nelle istituzioni,

pur così diverse, che la umanità si è creata e continua a crearsi.

Dichiara inoltre che la Chiesa vuole aiutare e promuovere tutte queste

istituzioni, per quanto ciò dipende da lei ed è compatibile con la sua

missione.

 

Niente le sta più a cuore che di servire al bene di tutti e di potersi

liberamente sviluppare sotto qualsiasi regime che rispetti i diritti

fondamentali della persona e della famiglia e riconosca le esigenze del

bene comune.

 

  43. L'aiuto che la Chiesa intende dare all'attività umana per mezzo

dei cristiani. 

 

Il Concilio esorta i cristiani, cittadini dell'una e dell'altra città,

di sforzarsi di compiere fedelmente i propri doveri terreni, facendosi

guidare dallo spirito del Vangelo.

 

Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza

stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano che per questo possono

trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio

la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di

ciascuno.

 

A loro volta non sono meno in errore coloro che pensano di potersi

immergere talmente nelle attività terrene, come se queste fossero del

tutto estranee alla vita religiosa, la quale consisterebbe, secondo

loro, esclusivamente in atti di culto e in alcuni doveri morali.

 

La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano e

la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro

tempo.

 

Contro questo scandalo già nell'Antico Testamento elevavano con veemenza

i loro rimproveri i profeti e ancora di più Gesù Cristo stesso, nel

Nuovo Testamento, minacciava gravi castighi.

 

Non si crei perciò un'opposizione artificiale tra le attività

professionali e sociali da una parte, e la vita religiosa dall'altra. Il

cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri

verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria

salvezza eterna.

 

Gioiscano piuttosto i cristiani, seguendo l'esempio di Cristo che fu un

artigiano, di poter esplicare tutte le loro attività terrene unificando

gli sforzi umani, domestici, professionali, scientifici e tecnici in una

sola sintesi vitale insieme con i beni religiosi, sotto la cui altissima

direzione tutto viene coordinato a gloria di Dio. Ai laici spettano

propriamente, anche se non esclusivamente, gli impegni e le attività

temporali. Quando essi, dunque, agiscono quali cittadini del mondo, sia

individualmente sia associati, non solo rispetteranno le leggi proprie

di ciascuna disciplina, ma si sforzeranno di acquistare una vera perizia

in quei campi. Daranno volentieri la loro cooperazione a quanti mirano a

identiche finalità. Nel rispetto delle esigenze della fede e ripieni

della sua forza, escogitino senza tregua nuove iniziative, ove occorra,

e ne assicurino la realizzazione.

 

Spetta alla loro coscienza, già convenientemente formata, di inscrivere

la legge divina nella vita della città terrena. Dai sacerdoti i laici si

aspettino luce e forza spirituale.

 

Non pensino però che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto

che, ad ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli gravi, essi

possano avere pronta una soluzione concreta, o che proprio a questo li

chiami la loro missione; assumano invece essi, piuttosto, la propria

responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione

rispettosa alla dottrina del magistero.

 

Per lo più sarà la stessa visione cristiana della realtà che li

orienterà, in certe circostanze, a una determinata soluzione. Tuttavia,

altri fedeli altrettanto sinceramente potranno esprimere un giudizio

diverso sulla medesima questione, come succede abbastanza spesso e

legittimamente.

 

Ché se le soluzioni proposte da un lato o dall'altro, anche oltre le

intenzioni delle parti, vengono facilmente da molti collegate con il

messaggio evangelico, in tali casi ricordino essi che nessuno ha il

diritto di rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione

l'autorità della Chiesa.

 

Invece cerchino sempre di illuminarsi vicendevolmente attraverso un

dialogo sincero, mantenendo sempre la mutua carità e avendo cura in

primo luogo del bene comune.

 

I laici, che hanno responsabilità attive dentro tutta la vita della

Chiesa, non solo son tenuti a procurare l'animazione del mondo con lo

spirito cristiano, ma sono chiamati anche ad essere testimoni di Cristo

in ogni circostanza e anche in mezzo alla comunità umana.

 

I vescovi, poi, cui è affidato l'incarico di reggere la Chiesa di Dio,

devono insieme con i loro preti predicare il messaggio di Cristo in modo

tale che tutte le attività terrene dei fedeli siano pervase dalla luce

del Vangelo.

 

Inoltre i pastori tutti ricordino che essi con la loro quotidiana

condotta e con la loro sollecitudine mostrano al mondo un volto della

Chiesa, in base al quale gli uomini si fanno un giudizio sulla efficacia

e sulla verità del messaggio cristiano. Con la vita e con la parola,

uniti ai religiosi e ai loro fedeli, dimostrino che la Chiesa, già con

la sola sua presenza, con tutti i doni che contiene, è sorgente

inesauribile di quelle forze di cui ha assoluto bisogno il mondo moderno.

 

Con lo studio assiduo si rendano capaci di assumere la propria

responsabilità nel dialogo col mondo e con gli uomini di qualsiasi opinione.

 

Soprattutto però abbiano in mente le parole di questo Concilio: «

Siccome oggi l'umanità va sempre più organizzandosi in unità civile,

economica e sociale, è tanto più necessario che i sacerdoti, unendo

sforzi e mezzi sotto la guida dei vescovi e del sommo Pontefice,

eliminino ogni motivo di dispersione, affinché tutto il genere umano sia

ricondotto all'unità della famiglia di Dio ».

 

Benché la Chiesa, per la virtù dello Spirito Santo, sia rimasta la sposa

fedele del suo Signore e non abbia mai cessato di essere segno di

salvezza nel mondo, essa tuttavia non ignora affatto che tra i suoi

membri sia chierici che laici, nel corso della sua lunga storia, non

sono mancati di quelli che non furono fedeli allo Spirito di Dio.

 

E anche ai nostri giorni sa bene la Chiesa quanto distanti siano tra

loro il messaggio ch'essa reca e l'umana debolezza di coloro cui è

affidato il Vangelo. Qualunque sia il giudizio che la storia dà di tali

difetti, noi dobbiamo esserne consapevoli e combatterli con forza,

perché non ne abbia danno la diffusione del Vangelo. Così pure la Chiesa

sa bene quanto essa debba continuamente maturare imparando

dall'esperienza di secoli, nel modo di realizzare i suoi rapporti col mondo.

 

Guidata dallo Spirito Santo, la madre Chiesa non si stancherà di

«esortare i suoi figli a purificarsi e a rinnovarsi, perché il segno di

Cristo risplenda ancor più chiaramente sul volto della Chiesa».

 

  44. L'aiuto che la Chiesa riceve dal mondo contemporaneo. 

 

Come è importante per il mondo che esso riconosca la Chiesa quale realtà

sociale della storia e suo fermento, così pure la Chiesa non ignora

quanto essa abbia ricevuto dalla storia e dall'evoluzione del genere

umano. L'esperienza dei secoli passati, il progresso della scienza, i

tesori nascosti nelle varie forme di cultura umana, attraverso cui si

svela più appieno la natura stessa dell'uomo e si aprono nuove vie verso

la verità, tutto ciò è di vantaggio anche per la Chiesa.

 

Essa, infatti, fin dagli inizi della sua storia, imparò ad esprimere il

messaggio di Cristo ricorrendo ai concetti e alle lingue dei diversi

popoli; inoltre si sforzò di illustrarlo con la sapienza dei filosofi: e

ciò allo scopo di adattare il Vangelo, nei limiti convenienti, sia alla

comprensione di tutti, sia alle esigenze dei sapienti. E tale

adattamento della predicazione della parola rivelata deve rimanere la

legge di ogni evangelizzazione. Così, infatti, viene sollecitata in ogni

popolo la capacità di esprimere secondo il modo proprio il messaggio di

Cristo, e al tempo stesso viene promosso uno scambio vitale tra la

Chiesa e le diverse culture dei popoli. Allo scopo di accrescere tale

scambio, oggi soprattutto, che i cambiamenti sono così rapidi e tanto

vari i modi di pensare, la Chiesa ha bisogno particolare dell'apporto di

coloro che, vivendo nel mondo, ne conoscono le diverse istituzioni e

discipline e ne capiscono la mentalità, si tratti di credenti o di non

credenti.

 

È dovere di tutto il popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei

teologi, con l'aiuto dello Spirito Santo, ascoltare attentamente,

discernere e interpretare i vari linguaggi del nostro tempo, e saperli

giudicare alla luce della parola di Dio, perché la verità rivelata sia

capita sempre più a fondo, sia meglio compresa e possa venir presentata

in forma più adatta.

 

La Chiesa, avendo una struttura sociale visibile, che è appunto segno

della sua unità in Cristo, può essere arricchita, e lo è effettivamente,

dallo sviluppo della vita sociale umana non perché manchi qualcosa nella

costituzione datale da Cristo, ma per conoscere questa più

profondamente, per meglio esprimerla e per adattarla con più successo ai

nostri tempi.

 

Essa sente con gratitudine di ricevere, nella sua comunità non meno che

nei suoi figli singoli, vari aiuti dagli uomini di qualsiasi grado e

condizione.

 

Chiunque promuove la comunità umana nell'ordine della famiglia, della

cultura, della vita economica e sociale, come pure della politica, sia

nazionale che internazionale, porta anche non poco aiuto, secondo il

disegno di Dio, alla comunità della Chiesa, nella misura in cui questa

dipende da fattori esterni.

 

Anzi, la Chiesa confessa che molto giovamento le è venuto e le può

venire perfino dall'opposizione di quanti la avversano o la perseguitano.

 

  45. Cristo, l'alfa e l'omega. 

 

La Chiesa, nel dare aiuto al mondo come nel ricevere molto da esso, ha

di mira un solo fine: che venga il regno di Dio e si realizzi la

salvezza dell'intera umanità. Tutto ciò che di bene il popolo di Dio può

offrire all'umana famiglia, nel tempo del suo pellegrinaggio terreno,

scaturisce dal fatto che la Chiesa è «l'universale sacramento della

salvezza» che svela e insieme realizza il mistero dell'amore di Dio

verso l'uomo. Infatti il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato

creato, si è fatto egli stesso carne, per operare, lui, l'uomo perfetto,

la salvezza di tutti e la ricapitolazione universale. Il Signore è il

fine della storia umana, « il punto focale dei desideri della storia e

della civiltà », il centro del genere umano, la gioia d'ogni cuore, la

pienezza delle loro aspirazioni. Egli è colui che il Padre ha

risuscitato da morte, ha esaltato e collocato alla sua destra,

costituendolo giudice dei vivi e dei morti. Vivificati e radunati nel

suo Spirito, come pellegrini andiamo incontro alla finale perfezione

della storia umana, che corrisponde in pieno al disegno del suo amore: «

Ricapitolare tutte le cose in Cristo, quelle del cielo come quelle della

terra » (Ef 1,10). Dice il Signore stesso: « Ecco, io vengo presto, e

porto con me il premio, per retribuire ciascuno secondo le opere sue. Io

sono l'alfa e l'omega, il primo e l'ultimo, il principio e il fine» (Ap

22,12-13).

 

------------------------------------------------------------------------

 

 PARTE II 

 

 ALCUNI PROBLEMI PIÙ URGENTI 

 

  46. Proemio  

 

Dopo aver esposto di quale dignità è insignita la persona dell'uomo e

quale compito, individuale e sociale, egli è chiamato ad adempiere sulla

terra, il Concilio, alla luce del Vangelo e dell'esperienza umana,

attira ora l'attenzione di tutti su alcuni problemi contemporanei

particolarmente urgenti, che toccano in modo specialissimo il genere

umano. Tra le numerose questioni che oggi destano l'interesse generale,

queste meritano particolare menzione: il matrimonio e la famiglia, la

cultura umana, la vita economico-sociale, la vita politica, la

solidarietà tra le nazioni e la pace. Sopra ciascuna di esse risplendano

i principi e la luce che provengono da Cristo; così i cristiani avranno

una guida e tutti gli uomini potranno essere illuminati nella ricerca

delle soluzioni di problemi tanto numerosi e complessi.

 

 CAPITOLO I 

 

 DIGNITÀ DEL MATRIMONIO E DELLA FAMIGLIA E SUA VALORIZZAZIONE 

 

  47. Matrimonio e famiglia nel mondo d'oggi  

 

Il bene della persona e della società umana e cristiana è strettamente

connesso con una felice situazione della comunità coniugale e familiare.

Perciò i cristiani, assieme con quanti hanno alta stima di questa

comunità, si rallegrano sinceramente dei vari sussidi, con i quali gli

uomini favoriscono oggi la formazione di questa comunità di amore e la

stima ed il rispetto della vita: sussidi che sono di aiuto a coniugi e

genitori della loro eminente missione; da essi i cristiani attendono

sempre migliori vantaggi e si sforzano di promuoverli.

 

Però la dignità di questa istituzione non brilla dappertutto con

identica chiarezza poiché è oscurata dalla poligamia, dalla piaga del

divorzio, dal cosiddetto libero amore e da altre deformazioni. Per di

più l'amore coniugale è molto spesso profanato dall'egoismo,

dall'edonismo e da pratiche illecite contro la fecondità. Inoltre le

odierne condizioni economiche, socio-psicologiche e civili portano

turbamenti non lievi nella vita familiare. E per ultimo in determinate

parti del mondo si avvertono non senza preoccupazioni i problemi posti

dall'incremento demografico. Da tutto ciò sorgono difficoltà che

angustiano la coscienza. Tuttavia il valore e la solidità dell'istituto

matrimoniale e familiare prendono risalto dal fatto che le profonde

mutazioni dell'odierna società, nonostante le difficoltà che ne

scaturiscono, molto spesso rendono manifesta in maniere diverse la vera

natura di questa istituzione.

 

Perciò il Concilio, mettendo in chiara luce alcuni punti capitali della

dottrina della Chiesa, si propone di illuminare e incoraggiare i

cristiani e tutti gli uomini che si sforzano di salvaguardare e

promuovere la dignità naturale e l'altissimo valore sacro dello stato

matrimoniale.

 

  48. Santità del matrimonio e della famiglia  

 

L'intima comunità di vita e d'amore coniugale, fondata dal Creatore e

strutturata con leggi proprie, è stabilita dall'alleanza dei coniugi,

vale a dire dall'irrevocabile consenso personale. E così, è dall'atto

umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono, che nasce,

anche davanti alla società, l'istituzione del matrimonio, che ha

stabilità per ordinamento divino. In vista del bene dei coniugi, della

prole e anche della società, questo legame sacro non dipende

dall'arbitrio dell'uomo. Perché è Dio stesso l'autore del matrimonio,

dotato di molteplici valori e fini: tutto ciò è di somma importanza per

la continuità del genere umano, il progresso personale e la sorte eterna

di ciascuno dei membri della famiglia, per la dignità, la stabilità, la

pace e la prosperità della stessa famiglia e di tutta la società umana.

 

Per la sua stessa natura l'istituto del matrimonio e l'amore coniugale

sono ordinati alla procreazione e alla educazione della prole e in

queste trovano il loro coronamento. E così l'uomo e la donna, che per

l'alleanza coniugale « non sono più due, ma una sola carne » (Mt 19,6),

prestandosi un mutuo aiuto e servizio con l'intima unione delle persone

e delle attività, esperimentano il senso della propria unità e sempre

più pienamente la conseguono.

 

Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come

pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne

reclamano l'indissolubile unità.

 

Cristo Signore ha effuso l'abbondanza delle sue benedizioni su questo

amore dai molteplici aspetti, sgorgato dalla fonte della divina carità e

strutturato sul modello della sua unione con la Chiesa. Infatti, come un

tempo Dio ha preso l'iniziativa di un'alleanza di amore e fedeltà con il

suo popolo cosi ora il Salvatore degli uomini e sposo della Chiesa viene

incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio.

Inoltre rimane con loro perché, come egli stesso ha amato la Chiesa e si

è dato per essa così anche i coniugi possano amarsi l'un l'altro

fedelmente, per sempre, con mutua dedizione. L'autentico amore coniugale

è assunto nell'amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza

redentiva del Cristo e dalla azione salvifica della Chiesa, perché i

coniugi in maniera efficace siano condotti a Dio e siano aiutati e

rafforzati nello svolgimento della sublime missione di padre e madre.

Per questo motivo i coniugi cristiani sono fortificati e quasi

consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro

stato. Ed essi, compiendo con la forza di tale sacramento il loro dovere

coniugale e familiare, penetrati dello spirito di Cristo, per mezzo del

quale tutta la loro vita è pervasa di fede, speranza e carità, tendono a

raggiungere sempre più la propria perfezione e la mutua santificazione,

ed assieme rendono gloria a Dio.

 

Prevenuti dall'esempio e dalla preghiera comune dei genitori, i figli,

anzi tutti quelli che vivono insieme nell'ambito familiare, troveranno

più facilmente la strada di una formazione veramente umana, della

salvezza e della santità.

 

Quanto agli sposi, insigniti della dignità e responsabilità di padre e

madre, adempiranno diligentemente il dovere dell'educazione, soprattutto

religiosa, che spetta loro prima che a chiunque altro.

 

I figli, come membra vive della famiglia, contribuiscono pure in qualche

modo alla santificazione dei genitori. Risponderanno, infatti, ai

benefici ricevuti dai genitori con affetto riconoscente, con pietà

filiale e fiducia; e li assisteranno, come si conviene a figli, nelle

avversità della vita e nella solitudine della vecchiaia. La vedovanza,

accettata con coraggio come continuazione della vocazione coniugale sia

onorata da tutti. La famiglia metterà con generosità in comune con le

altre famiglie le proprie ricchezze spirituali. Allora la famiglia

cristiana che nasce dal matrimonio, come immagine e partecipazione

dell'alleanza d'amore del Cristo e della Chiesa renderà manifesta a

tutti la viva presenza del Salvatore nel mondo e la genuina natura della

Chiesa, sia con l'amore, la fecondità generosa, l'unità e la fedeltà

degli sposi, che con l'amorevole cooperazione di tutti i suoi membri.

 

  49. L'amore coniugale 

 

I fidanzati sono ripetutamente invitati dalla parola di Dio a nutrire e

potenziare il loro fidanzamento con un amore casto, e gli sposi la loro

unione matrimoniale con un affetto senza incrinature. Anche molti nostri

contemporanei annettono un grande valore al vero amore tra marito e

moglie, che si manifesta in espressioni diverse a seconda dei sani

costumi dei popoli e dei tempi. Proprio perché atto eminentemente umano,

essendo diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla

volontà, quell'amore abbraccia il bene di tutta la persona; perciò ha la

possibilità di arricchire di particolare dignità le espressioni del

corpo e della vita psichica e di nobilitarle come elementi e segni

speciali dell'amicizia coniugale.

 

Il Signore si è degnato di sanare, perfezionare ed elevare questo amore

con uno speciale dono di grazia e carità. Un tale amore, unendo assieme

valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di se

stessi, che si esprime mediante sentimenti e gesti di tenerezza e

pervade tutta quanta la vita dei coniugi anzi, diventa più perfetto e

cresce proprio mediante il generoso suo esercizio. È ben superiore,

perciò, alla pura attrattiva erotica che, egoisticamente coltivata,

presto e miseramente svanisce.

 

Questo amore è espresso e sviluppato in maniera tutta particolare

dall'esercizio degli atti che sono propri del matrimonio. Ne consegue

che gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità sono

onesti e degni; compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua

donazione che essi significano ed arricchiscono vicendevolmente nella

gioia e nella gratitudine gli sposi stessi. Quest'amore, ratificato da

un impegno mutuo e soprattutto consacrato da un sacramento di Cristo,

resta indissolubilmente fedele nella prospera e cattiva sorte, sul piano

del corpo e dello spirito; di conseguenza esclude ogni adulterio e ogni

divorzio. L'unità del matrimonio, confermata dal Signore, appare in

maniera lampante anche dalla uguale dignità personale che bisogna

riconoscere sia all'uomo che alla donna nel mutuo e pieno amore.

 

Per tener fede costantemente agli impegni di questa vocazione cristiana

si richiede una virtù fuori del comune; è per questo che i coniugi, resi

forti dalla grazia per una vita santa, coltiveranno assiduamente la

fermezza dell'amore, la grandezza d'animo, lo spirito di sacrificio e li

domanderanno nella loro preghiera. Ma l'autentico amore coniugale godrà

più alta stima e si formerà al riguardo una sana opinione pubblica, se i

coniugi cristiani danno testimonianza di fedeltà e di armonia nell'amore

come anche di sollecitudine nell'educazione dei figli, e se assumono la

loro responsabilità nel necessario rinnovamento culturale, psicologico e

sociale a favore del matrimonio e della famiglia.

 

I giovani siano adeguatamente istruiti, molto meglio se in seno alla

propria famiglia, sulla dignità dell'amore coniugale, sulla sua funzione

e le sue espressioni; così che, formati nella stima della castità,

possano ad età conveniente passare da un onesto fidanzamento alle nozze.

 

  50. La fecondità del matrimonio  

 

Il matrimonio e l'amore coniugale sono ordinati per loro natura alla

procreazione ed educazione della prole. I figli infatti sono il dono più

eccellente del matrimonio e contribuiscono grandemente al bene dei

genitori stessi. Dio che disse: « non è bene che l'uomo sia solo» (Gn

2,18) e «che creò all'inizio l'uomo maschio e femmina » (Mt 19,4),

volendo comunicare all'uomo una speciale partecipazione nella sua opera

creatrice, benedisse l'uomo e la donna, dicendo loro: «crescete e

moltiplicatevi» (Gn 1,28). Di conseguenza un amore coniugale vero e ben

compreso e tutta la struttura familiare che ne nasce tendono, senza

trascurare gli altri fini del matrimonio, a rendere i coniugi

disponibili a cooperare coraggiosamente con l'amore del Creatore e del

Salvatore che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la

sua famiglia.

 

I coniugi sappiano di essere cooperatori dell'amore di Dio Creatore e

quasi suoi interpreti nel compito di trasmettere la vita umana e di

educarla; ciò deve essere considerato come missione loro propria.

 

E perciò adempiranno il loro dovere con umana e cristiana responsabilità

e, con docile riverenza verso Dio, di comune accordo e con sforzo

comune, si formeranno un retto giudizio: tenendo conto sia del proprio

bene personale che di quello dei figli, tanto di quelli nati che di

quelli che si prevede nasceranno; valutando le condizioni sia materiali

che spirituali della loro epoca e del loro stato di vita; e, infine,

tenendo conto del bene della comunità familiare, della società temporale

e della Chiesa stessa. Questo giudizio in ultima analisi lo devono

formulare, davanti a Dio, gli sposi stessi. Però nella loro linea di

condotta i coniugi cristiani siano consapevoli che non possono procedere

a loro arbitrio, ma devono sempre essere retti da una coscienza che sia

con forme alla legge divina stessa; e siano docili al magistero della

Chiesa, che interpreta in modo autentico quella legge alla luce del

Vangelo.

 

Tale legge divina manifesta il significato pieno dell'amore coniugale,

lo protegge e lo conduce verso la sua perfezione veramente umana.

 

Così quando gli sposi cristiani, fidando nella divina Provvidenza e

coltivando lo spirito di sacrificio, svolgono il loro ruolo procreatore

e si assumono generosamente le loro responsabilità umane e cristiane,

glorificano il Creatore e tendono alla perfezione cristiana.

 

Tra i coniugi che in tal modo adempiono la missione loro affidata da

Dio, sono da ricordare in modo particolare quelli che, con decisione

prudente e di comune accordo, accettano con grande animo anche un più

grande numero di figli da educare convenientemente.

 

Il matrimonio tuttavia non è stato istituito soltanto per la

procreazione; il carattere stesso di alleanza indissolubile tra persone

e il bene dei figli esigono che anche il mutuo amore dei coniugi abbia

le sue giuste manifestazioni, si sviluppi e arrivi a maturità. E perciò

anche se la prole, molto spesso tanto vivamente desiderata, non c'è, il

matrimonio perdura come comunità e comunione di tutta la vita e conserva

il suo valore e la sua indissolubilità.

 

  51. Accordo dell'amore coniugale col rispetto della vita  

 

Il Concilio sa che spesso i coniugi, che vogliono condurre

armoniosamente la loro vita coniugale, sono ostacolati da alcune

condizioni della vita di oggi, e possono trovare circostanze nelle quali

non si può aumentare, almeno per un certo tempo, il numero dei figli;

non senza difficoltà allora si può conservare la pratica di un amore

fedele e la piena comunità di vita. Là dove, infatti, è interrotta

l'intimità della vita coniugale, non è raro che la fedeltà sia messa in

pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli: allora corrono

pericolo anche l'educazione dei figli e il coraggio di accettarne altri.

 

C'è chi presume portare a questi problemi soluzioni non oneste, anzi non

rifugge neppure dall'uccisione delle nuove vite. La Chiesa ricorda,

invece, che non può esserci vera contraddizione tra le leggi divine, che

reggono la trasmissione della vita, e quelle che favoriscono l'autentico

amore coniugale.

 

Infatti Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima

missione di proteggere la vita: missione che deve essere adempiuta in

modo degno dell'uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere

protetta con la massima cura; l'aborto e l'infanticidio sono delitti

abominevoli. La sessualità propria dell'uomo e la facoltà umana di

generare sono meravigliosamente superiori a quanto avviene negli stadi

inferiori della vita; perciò anche gli atti specifici della vita

coniugale, ordinati secondo la vera dignità umana, devono essere

rispettati con grande stima. Perciò, quando si tratta di mettere

d'accordo l'amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita,

il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera

intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato secondo

criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella dignità stessa

della persona umana e dei suoi atti, criteri che rispettano, in un

contesto di vero amore, il significato totale della mutua donazione e

della procreazione umana; cosa che risulterà impossibile se non viene

coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale. I figli

della Chiesa, fondati su questi principi, nel regolare la procreazione,

non potranno seguire strade che sono condannate dal magistero nella

spiegazione della legge divina. Del resto, tutti sappiamo che la vita

dell'uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati agli orizzonti

di questo mondo e non vi trovano né la loro piena dimensione, né il loro

pieno senso, ma riguardano il destino eterno degli uomini.

 

  52. L'impegno di tutti per il bene del matrimonio e della famiglia 

 

La famiglia è una scuola di arricchimento umano. Perché però possa

attingere la pienezza della sua vita e del suo compimento, è necessaria

una amorevole apertura vicendevole di animo tra i coniugi, e la

consultazione reciproca e una continua collaborazione tra i genitori

nella educazione dei figli. La presenza attiva del padre giova

moltissimo alla loro formazione; ma bisogna anche permettere alla madre,

di cui abbisognano specialmente i figli più piccoli, di prendersi cura

del proprio focolare pur senza trascurare la legittima promozione

sociale della donna. I figli poi, mediante l'educazione devono venire

formati in modo che, giunti alla maturità, possano seguire con pieno

senso di responsabilità la loro vocazione, compresa quella sacra; e se

sceglieranno lo stato di vita coniugale, possano formare una propria

famiglia in condizioni morali, sociali ed economiche favorevoli. È

compito poi dei genitori o dei tutori guidare i più giovani nella

formazione di una nuova famiglia con il consiglio prudente, presentato

in modo che questi lo ascoltino volentieri; dovranno tuttavia evitare di

esercitare forme di coercizione diretta o indiretta su di essi per

spingerli al matrimonio o alla scelta di una determinata persona come

coniuge.

 

In questo modo la famiglia, nella quale le diverse generazioni si

incontrano e si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana

più completa e ad armonizzare i diritti della persona con le altre

esigenze della vita sociale, è veramente il fondamento della società.

Tutti coloro che hanno influenza sulla società e sulle sue diverse

categorie, quindi, devono collaborare efficacemente alla promozione del

matrimonio e della famiglia; e le autorità civili dovranno considerare

come un sacro dovere conoscere la loro vera natura, proteggerli e farli

progredire, difendere la moralità pubblica e favorire la prosperità

domestica. In particolare dovrà essere difeso il diritto dei genitori di

generare la prole e di educarla in seno alla famiglia. Una provvida

legislazione ed iniziative varie dovranno pure proteggere ed aiutare

opportunamente coloro che sono purtroppo privi di una propria famiglia.

 

I cristiani, bene utilizzando il tempo presente e distinguendo le realtà

permanenti dalle forme mutevoli, si adoperino per sviluppare

diligentemente i valori del matrimonio e della famiglia; lo faranno

tanto con la testimonianza della propria vita, quanto con un'azione

concorde con gli uomini di buona volontà. Così, superando le difficoltà

presenti, essi provvederanno ai bisogni e agli interessi della famiglia,

in accordo con i tempi nuovi. A questo fine sono di grande aiuto il

senso cristiano dei fedeli, la retta coscienza morale degli uomini, come

pure la saggezza e la competenza di chi è versato nelle discipline sacre.

 

Gli esperti nelle scienze, soprattutto biologiche, mediche, sociali e

psicologiche, possono portare un grande contributo al bene del

matrimonio e della famiglia e alla pace delle coscienze se, con

l'apporto convergente dei loro studi, cercheranno di chiarire sempre più

a fondo le diverse condizioni che favoriscono un'ordinata e onesta

procreazione umana.

 

È compito dei sacerdoti, provvedendosi una necessaria competenza sui

problemi della vita familiare, aiutare amorosamente la vocazione dei

coniugi nella loro vita coniugale e familiare con i vari mezzi della

pastorale, con la predicazione della parola di Dio, con il culto

liturgico o altri aiuti spirituali, fortificarli con bontà e pazienza

nelle loro difficoltà e confortarli con carità, perché si formino

famiglie veramente serene.

 

Le varie opere di apostolato, specialmente i movimenti familiari, si

adopereranno a sostenere con la dottrina e con l'azione i giovani e gli

stessi sposi, particolarmente le nuove famiglie, ed a formarli alla vita

familiare, sociale ed apostolica.

 

Infine i coniugi stessi, creati ad immagine del Dio vivente e muniti di

un'autentica dignità personale, siano uniti da un uguale mutuo affetto,

dallo stesso modo di sentire, da comune santità, cosi che, seguendo

Cristo principio di vita nelle gioie e nei sacrifici della loro

vocazione, attraverso il loro amore fedele possano diventare testimoni

di quel mistero di amore che il Signore ha rivelato al mondo con la sua

morte e la sua risurrezione.

 

 CAPITOLO II 

 

 LA PROMOZIONE DELLA CULTURA 

 

  53. Introduzione  

 

È proprio della persona umana il non poter raggiungere un livello di

vita veramente e pienamente umano se non mediante la cultura, coltivando

cioè i beni e i valori della natura. Perciò, ogniqualvolta si tratta

della vita umana, natura e cultura sono quanto mai strettamente connesse.

 

Con il termine generico di « cultura » si vogliono indicare tutti quei

mezzi con i quali l'uomo affina e sviluppa le molteplici capacità della

sua anima e del suo corpo; procura di ridurre in suo potere il cosmo

stesso con la conoscenza e il lavoro; rende più umana la vita sociale,

sia nella famiglia che in tutta la società civile, mediante il progresso

del costume e delle istituzioni; infine, con l'andar del tempo, esprime,

comunica e conserva nelle sue opere le grandi esperienze e aspirazioni

spirituali, affinché possano servire al progresso di molti, anzi di

tutto il genere umano.

 

Di conseguenza la cultura presenta necessariamente un aspetto storico e

sociale e la voce « cultura » assume spesso un significato sociologico

ed etnologico. In questo senso si parla di pluralità delle culture.

Infatti dal diverso modo di far uso delle cose, di lavorare, di

esprimersi, di praticare la religione e di formare i costumi, di fare le

leggi e creare gli istituti giuridici, di sviluppare le scienze e le

arti e di coltivare il bello, hanno origine i diversi stili di vita e le

diverse scale di valori. Cosi dalle usanze tradizionali si forma il

patrimonio proprio di ciascun gruppo umano. Così pure si costituisce

l'ambiente storicamente definito in cui ogni uomo, di qualsiasi stirpe

ed epoca, si inserisce, e da cui attinge i beni che gli consentono di

promuovere la civiltà.

 

 Sezione 1: La situazione della cultura nel mondo odierno 

 

  54. Nuovi stili di vita  

 

Le condizioni di vita dell'uomo moderno, sotto l'aspetto sociale e

culturale, sono profondamente cambiate, così che è lecito parlare di una

nuova epoca della storia umana '. Di qui si aprono nuove vie per

perfezionare e diffondere più largamente la cultura. Esse sono state

preparate da un grandioso sviluppo delle scienze naturali e umane, anche

sociali, dal progresso delle tecniche, dallo sviluppo e

dall'organizzazione degli strumenti di comunicazione sociale. Perciò la

cultura odierna è caratterizzata da alcune note distintive: le scienze

dette «esatte» affinano al massimo il senso critico; i più recenti studi

di psicologia spiegano in profondità l'attività umana; le scienze

storiche spingono fortemente a considerare le cose sotto l'aspetto della

loro mutabilità ed evoluzione; i modi di vivere ed i costumi diventano

sempre più uniformi; l'industrializzazione, l'urbanesimo e le altre

cause che favoriscono la vita collettiva creano nuove forme di cultura

(cultura di massa), da cui nascono nuovi modi di pensare, di agire, di

impiegare il tempo libero; lo sviluppo dei rapporti fra le varie nazioni

e le classi sociali rivela più ampiamente a tutti e a ciascuno i tesori

delle diverse forme di cultura, e così poco a poco si prepara una forma

di cultura umana più universale, la quale tanto più promuove ed esprime

l'unità del genere umano, quanto meglio rispetta le particolarità delle

diverse culture.

 

  55. L'uomo artefice della cultura  

 

Cresce sempre più il numero degli uomini e delle donne di ogni gruppo o

nazione che prendono coscienza di essere artefici e promotori della

cultura della propria comunità. In tutto il mondo si sviluppa sempre più

il senso dell'autonomia e della responsabilità, cosa che è di somma

importanza per la maturità spirituale e morale dell'umanità. Ciò appare

ancor più chiaramente se teniamo presente l'unificazione del mondo e il

compito che ci si impone di costruire un mondo migliore nella verità e

nella giustizia. In tal modo siamo testimoni della nascita d'un nuovo

umanesimo, in cui l'uomo si definisce anzitutto per la sua

responsabilità verso i suoi fratelli e verso la storia.

 

  56. Difficoltà e compiti  

 

In queste condizioni non stupisce che l'uomo sentendosi responsabile del

progresso della cultura, nutra grandi speranze, ma consideri pure con

ansietà le molteplici antinomie esistenti ch'egli deve risolvere. Che

cosa si deve fare affinché gli intensificati rapporti culturali, che

dovrebbero condurre ad un vero e fruttuoso dialogo tra classi e nazioni

diverse, non turbino la vita delle comunità, né sovvertano la sapienza

dei padri, né mettano in pericolo il carattere proprio di ciascun popolo?

 

In qual modo promuovere il dinamismo e l'espansione della nuova cultura

senza che si perda la viva fedeltà al patrimonio della tradizione?

Questo problema si pone con particolare urgenza là dove la cultura, che

nasce dal grande sviluppo scientifico e tecnico, si deve armonizzare con

la cultura che, secondo le varie tradizioni, viene alimentata dagli

studi classici.

 

In qual maniera conciliare una così rapida e crescente diversificazione

delle scienze specializzate, con la necessità di farne la sintesi e di

mantenere nell'uomo le facoltà della contemplazione e dell'ammirazione

che conducono alla sapienza?

 

Che cosa fare affinché le moltitudini siano rese partecipi dei beni

della cultura, proprio quando la cultura degli specialisti diviene

sempre più alta e complessa?

 

Come, infine, riconoscere come legittima l'autonomia che la cultura

rivendica a se stessa, senza giungere a un umanesimo puramente

terrestre, anzi avverso alla religione?

 

In mezzo a queste antinomie, la cultura umana va oggi sviluppata in modo

da perfezionare con giusto ordine la persona umana nella sua integrità e

da aiutare gli uomini nell'esplicazione di quei compiti, al cui

adempimento tutti, ma specialmente i cristiani fraternamente uniti in

seno all'unica famiglia umana, sono chiamati.

 

 Sezione 2: Alcuni principi riguardanti la retta promozione della cultura 

 

  57. Fede e cultura 

 

I cristiani, in cammino verso la città celeste, devono ricercare e

gustare le cose di lassù questo tuttavia non diminuisce, anzi aumenta

l'importanza del loro dovere di collaborare con tutti gli uomini per la

costruzione di un mondo più umano. E in verità il mistero della fede

cristiana offre loro eccellenti stimoli e aiuti per assolvere con

maggiore impegno questo compito e specialmente per scoprire il pieno

significato di quest'attività, mediante la quale la cultura umana

acquista un posto importante nella vocazione integrale dell'uomo.

 

L'uomo infatti, quando coltiva la terra col lavoro delle sue braccia o

con l'aiuto della tecnica, affinché essa produca frutto e diventi una

dimora degna di tutta la famiglia umana, e quando partecipa

consapevolmente alla vita dei gruppi sociali, attua il disegno di Dio,

manifestato all'inizio dei tempi, di assoggettare la terra e di

perfezionare la creazione, e coltiva se stesso; nel medesimo tempo mette

in pratica il grande comandamento di Cristo di prodigarsi al servizio

dei fratelli.

 

L'uomo inoltre, applicandosi allo studio delle varie discipline, quali

la filosofia, la storia, la matematica, le scienze naturali, e

coltivando l'arte, può contribuire moltissimo ad elevare l'umana

famiglia a più alti concetti del vero, del bene e del bello e a una

visione delle cose di universale valore; in tal modo essa sarà più

vivamente illuminata da quella mirabile Sapienza, che dall'eternità era

con Dio, disponendo con lui ogni cosa, giocando sull'orbe terrestre e

trovando le sue delizie nello stare con i figli degli uomini.

 

Per ciò stesso lo spirito umano, più libero dalla schiavitù delle cose,

può innalzarsi con maggiore speditezza al culto ed alla contemplazione

del Creatore. Anzi, sotto l'impulso della grazia si dispone a

riconoscere il Verbo di Dio che, prima di farsi carne per tutto salvare

e ricapitolare in se stesso, già era « nel mondo » come « luce vera che

illumina ogni uomo » (Gv 1,9).

 

Certo, l'odierno progresso delle scienze e della tecnica, che in forza

del loro metodo non possono penetrare nelle intime ragioni delle cose,

può favorire un certo fenomenismo e agnosticismo, quando il metodo di

investigazione di cui fanno uso queste scienze viene a torto innalzato a

norma suprema di ricerca della verità totale. Anzi, vi è il pericolo che

l'uomo, fidandosi troppo delle odierne scoperte, pensi di bastare a se

stesso e non cerchi più valori superiori.

 

Questi fatti deplorevoli però non scaturiscono necessariamente dalla

odierna cultura, né debbono indurci nella tentazione di non riconoscere

i suoi valori positivi. Fra questi si annoverano: il gusto per le

scienze e la rigorosa fedeltà al vero nella indagine scientifica, la

necessità di collaborare con gli altri nei gruppi tecnici specializzati,

il senso della solidarietà internazionale, la coscienza sempre più viva

della responsabilità degli esperti nell'aiutare e proteggere gli uomini,

la volontà di rendere più felici le condizioni di vita per tutti,

specialmente per coloro che soffrono per la privazione della

responsabilità personale o per la povertà culturale. Tutti questi valori

possono essere in qualche modo una preparazione a ricevere l'annunzio

del Vangelo; preparazione che potrà essere portata a compimento dalla

divina carità di colui che è venuto a salvare il mondo.

 

  58. I molteplici rapporti fra il Vangelo di Cristo e la cultura  

 

Fra il messaggio della salvezza e la cultura esistono molteplici

rapporti. Dio infatti, rivelandosi al suo popolo fino alla piena

manifestazione di sé nel Figlio incarnato, ha parlato secondo il tipo di

cultura proprio delle diverse epoche storiche.

 

Parimenti la Chiesa, che ha conosciuto nel corso dei secoli condizioni

d'esistenza diverse, si è servita delle differenti culture per

diffondere e spiegare nella sua predicazione il messaggio di Cristo a

tutte le genti, per studiarlo ed approfondirlo, per meglio esprimerlo

nella vita liturgica e nella vita della multiforme comunità dei fedeli.

 

Ma nello stesso tempo, inviata a tutti i popoli di qualsiasi tempo e di

qualsiasi luogo, non è legata in modo esclusivo e indissolubile a

nessuna razza o nazione, a nessun particolare modo di vivere, a nessuna

consuetudine antica o recente. Fedele alla propria tradizione e nello

stesso tempo cosciente dell'universalità della sua missione, può entrare

in comunione con le diverse forme di cultura; tale comunione arricchisce

tanto la Chiesa stessa quanto le varie culture.

 

Il Vangelo di Cristo rinnova continuamente la vita e la cultura

dell'uomo decaduto, combatte e rimuove gli errori e i mali derivanti

dalla sempre minacciosa seduzione del peccato. Continuamente purifica ed

eleva la moralità dei popoli. Con la ricchezza soprannaturale feconda

dall'interno, fortifica, completa e restaura in Cristo le qualità

spirituali e le doti di ciascun popolo. In tal modo la Chiesa, compiendo

la sua missione già con questo stesso fatto stimola e dà il suo

contributo alla cultura umana e civile e, mediante la sua azione, anche

liturgica, educa l'uomo alla libertà interiore.

 

  59. Armonizzazione dei diversi aspetti della cultura  

 

Per i motivi suddetti la Chiesa ricorda a tutti che la cultura deve

mirare alla perfezione integrale della persona umana, al bene della

comunità e di tutta la società umana. Perciò è necessario coltivare lo

spirito in modo che si sviluppino le facoltà dell'ammirazione,

dell'intuizione, della contemplazione, e si diventi capaci di formarsi

un giudizio personale e di coltivare il senso religioso, morale e sociale.

 

Infatti la cultura, scaturendo direttamente dalla natura ragionevole e

sociale dell'uomo, ha un incessante bisogno della giusta libertà per

svilupparsi e le si deve riconoscere la legittima possibilità di

esercizio autonomo secondo i propri principi. A ragione dunque essa

esige rispetto e gode di una certa inviolabilità, salvi evidentemente i

diritti della persona e della comunità, sia particolare sia universale,

entro i limiti del bene comune.

 

Il sacro Concilio, richiamando ciò che insegnò il Concilio Vaticano I,

dichiara che « esistono due ordini di conoscenza » distinti, cioè quello

della fede e quello della ragione, e che la Chiesa non vieta che «le

arti e le discipline umane (...) si servano, nell'ambito proprio a

ciascuna, di propri principi e di un proprio metodo »; perciò, «

riconoscendo questa giusta libertà », la Chiesa afferma la legittima

autonomia della cultura e specialmente delle scienze.

 

Tutto questo esige pure che l'uomo, nel rispetto dell'ordine morale e

della comune utilità, possa liberamente cercare la verità, manifestare e

diffondere le sue opinioni, e coltivare qualsiasi arte; esige, infine,

che sia informato secondo verità degli eventi della vita pubblica.

 

È compito dei pubblici poteri, non determinare il carattere proprio

delle forme di cultura, ma assicurare le condizioni e i sussidi atti a

promuovere la vita culturale fra tutti, anche fra le minoranze di una

nazione. Perciò bisogna innanzi tutto esigere che la cultura, stornata

dal proprio fine, non sia costretta a servire il potere politico o il

potere economico.

 

 Sezione 3: Alcuni doveri più urgenti per i cristiani circa la cultura 

 

  60. Il riconoscimento del diritto di ciascuno alla cultura e sua

attuazione  

 

Poiché si offre ora la possibilità di liberare moltissimi uomini dal

flagello dell'ignoranza, è compito sommamente confacente al nostro

tempo, in specie per i cristiani, lavorare indefessamente perché tanto

in campo economico quanto in campo politico, tanto sul piano nazionale

quanto sul piano internazionale, siano prese le decisioni fondamentali,

mediante le quali sia riconosciuto e attuato dovunque il diritto di

tutti a una cultura umana conforme alla dignità della persona, senza

distinzione di razza, di sesso, di nazione, di religione o di condizione

sociale. Perciò è necessario procurare a tutti una quantità sufficiente

di beni culturali, specialmente di quelli che costituiscono la

cosiddetta cultura di base, affinché moltissimi non siano impediti, a

causa dell'analfabetismo e della privazione di un'attività responsabile,

di dare una collaborazione veramente umana al bene comune.

 

Occorre perciò fare ogni sforzo affinché quelli che ne sono capaci

possano accedere agli studi superiori; ma in tale maniera che, per

quanto è possibile, essi possano occuparsi nell'umana società di quelle

funzioni, compiti e servizi che corrispondono alle loro attitudini

naturali e alle competenze acquisite 11. Così ognuno e i gruppi sociali

di ciascun popolo potranno raggiungere il pieno sviluppo della loro vita

culturale, in conformità con le doti e tradizioni loro proprie.

 

Bisogna inoltre fare di tutto perché ciascuno prenda coscienza tanto del

diritto alla cultura, quanto del dovere di coltivarsi e di aiutare gli

altri. Vi sono talora condizioni di vita e di lavoro che impediscono lo

sforzo culturale e perciò distruggono l'interesse per la cultura. Questo

vale in modo speciale per gli agricoltori e gli operai, ai quali bisogna

assicurare condizioni di lavoro tali che non impediscano, ma promuovano

la loro vita culturale. Le donne lavorano già in quasi tutti i settori

della vita; conviene però che esse possano svolgere pienamente i loro

compiti secondo le attitudini loro proprie. Sarà dovere di tutti far si

che la partecipazione propria e necessaria delle donne nella vita

culturale sia riconosciuta e promossa.

 

  61. L'educazione ad una cultura integrale  

 

Oggi vi è più difficoltà di un tempo di ridurre a sintesi le varie

discipline e arti del sapere. Mentre infatti aumenta il volume e la

diversità degli elementi che costituiscono la cultura, diminuisce nello

stesso tempo la capacità per i singoli uomini di percepirli e di

armonizzarli organicamente, cosicché l'immagine dell'«uomo universale»

diviene sempre più evanescente. Tuttavia ogni uomo ha il dovere di tener

fermo il concetto della persona umana integrale, in cui eccellono i

valori della intelligenza, della volontà, della coscienza e della

fraternità, che sono fondati tutti in Dio Creatore e sono stati

mirabilmente sanati ed elevati in Cristo.

 

La famiglia anzitutto è come la madre e la nutrice di questa educazione;

in essa i figli, vivendo in una atmosfera d'amore, apprendono più

facilmente la gerarchia dei valori, mentre collaudate forme culturali

vengono quasi naturalmente trasfuse nell'animo dell'adolescente, man

mano che si sviluppa.

 

Per la medesima educazione nella società odierna vi sono opportunità

derivanti specialmente dall'accresciuta diffusione del libro e dai nuovi

strumenti di comunicazione culturale e sociale, che possono favorire la

cultura universale. La diminuzione più o meno generalizzata del tempo

dedicato al lavoro fa aumentare di giorno in giorno per molti uomini le

possibilità di coltivarsi. Il tempo libero sia impiegato per distendere

lo spirito, per fortificare la salute dell'anima e del corpo; mediante

attività e studi di libera scelta; mediante viaggi in altri paesi

(turismo), con i quali si affina lo spirito dell'uomo, e gli uomini si

arricchiscono con la reciproca conoscenza; anche mediante esercizi e

manifestazioni sportive, che giovano a mantenere l'equilibrio dello

spirito, ed offrono un aiuto per stabilire fraterne relazioni fra gli

uomini di tutte le condizioni, di nazioni o di razze diverse. I

cristiani collaborino dunque affinché le manifestazioni e le attività

culturali collettive, proprie della nostra epoca, siano impregnate di

spirito umano e cristiano.

 

Tuttavia tutte queste facilitazioni non possono assicurare la piena ed

integrale formazione culturale dell'uomo, se nello stesso tempo

trascuriamo di interrogarci profondamente sul significato della cultura

e della scienza per la persona umana.

 

  62. Accordo fra cultura umana e insegnamento cristiano  

 

Sebbene la Chiesa abbia grandemente contribuito al progresso della

cultura, l'esperienza dimostra tuttavia che, per ragioni contingenti,

l'accordo fra la cultura e la formazione cristiana non si realizza

sempre senza difficoltà.

 

Queste difficoltà non necessariamente sono di danno alla fede; possono,

anzi, stimolare lo spirito ad acquisirne una più accurata e profonda

intelligenza. Infatti gli studi recenti e le nuove scoperte delle

scienze, come pure quelle della storia e della filosofia, suscitano

nuovi problemi che comportano conseguenze anche per la vita pratica ed

esigono nuove indagini anche da parte dei teologi. Questi sono inoltre

invitati, nel rispetto dei metodi e delle esigenze proprie della scienza

teologica, a ricercare modi sempre più adatti di comunicare la dottrina

cristiana agli uomini della loro epoca: altro è, infatti, il deposito o

le verità della fede, altro è il modo con cui vengono espresse, a

condizione tuttavia di salvaguardarne il significato e il senso

profondo. Nella cura pastorale si conoscano sufficientemente e si faccia

uso non soltanto dei principi della teologia, ma anche delle scoperte

delle scienze profane, in primo luogo della psicologia e della

sociologia, cosicché anche i fedeli siano condotti a una più pura e più

matura vita di fede.

 

A modo loro, anche la letteratura e le arti sono di grande importanza

per la vita della Chiesa. Esse cercano infatti di esprimere la natura

propria dell'uomo, i suoi problemi e la sua esperienza nello sforzo di

conoscere e perfezionare se stesso e il mondo; cercano di scoprire la

sua situazione nella storia e nell'universo, di illustrare le sue

miserie e le sue gioie, i suoi bisogni e le sue capacità, e di

prospettare una sua migliore condizione. Così possono elevare la vita

umana, che esprimono in molteplici forme, secondo i tempi e i luoghi.

 

Bisogna perciò impegnarsi affinché gli artisti si sentano compresi dalla

Chiesa nella loro attività e, godendo di un'ordinata libertà,

stabiliscano più facili rapporti con la comunità cristiana. Siano

riconosciute dalla Chiesa le nuove tendenze artistiche adatte ai nostri

tempi secondo l'indole delle diverse nazioni e regioni. Siano ammesse

negli edifici del culto, quando, con modi d'espressione adatti e

conformi alle esigenze liturgiche, innalzano lo spirito a Dio.

 

Così la conoscenza di Dio viene meglio manifestata e la predicazione

evangelica si rende più trasparente all'intelligenza degli uomini e

appare come connaturata con le loro condizioni d'esistenza.

 

I fedeli dunque vivano in strettissima unione con gli uomini del loro

tempo, e si sforzino di penetrare perfettamente il loro modo di pensare

e di sentire, quali si esprimono mediante la cultura. Sappiano

armonizzare la conoscenza delle nuove scienze, delle nuove dottrine e

delle più recenti scoperte con la morale e il pensiero cristiano,

affinché il senso religioso e la rettitudine morale procedano in essi di

pari passo con la conoscenza scientifica e con il continuo progresso

della tecnica; potranno così giudicare e interpretare tutte le cose con

senso autenticamente cristiano.

 

Coloro che si applicano alle scienze teologiche nei seminari e nelle

università si studino di collaborare con gli uomini che eccellono nelle

altre scienze, mettendo in comune le loro forze e opinioni. La ricerca

teologica, mentre persegue la conoscenza profonda della verità rivelata,

non trascuri il contatto con il proprio tempo, per poter aiutare gli

uomini competenti nelle varie branche del sapere ad acquistare una più

piena conoscenza della fede. Questa collaborazione gioverà grandemente

alla formazione dei sacri ministri, che potranno presentare ai nostri

contemporanei la dottrina della Chiesa intorno a Dio, all'uomo e al

mondo in maniera più adatta, così da farla anche da essi più volentieri

accettare. È anzi desiderabile che molti laici acquistino una

conveniente formazione nelle scienze sacre e che non pochi tra loro si

diano di proposito a questi studi e li approfondiscano con mezzi

scientifici adeguati. Ma affinché possano esercitare il loro compito,

sia riconosciuta ai fedeli, tanto ecclesiastici che laici, una giusta

libertà di ricercare, di pensare e di manifestare con umiltà e coraggio

la propria opinione nel campo in cui sono competenti.

 

 CAPITOLO III 

 

 VITA ECONOMICO-SOCIALE 

 

  63. La vita economica e alcuni aspetti caratteristici contemporanei  

 

Anche nella vita economico-sociale sono da tenere in massimo rilievo e

da promuovere la dignità della persona umana, la sua vocazione integrale

e il bene dell'intera società. L'uomo infatti è l'autore, il centro e il

fine di tutta la vita economico-sociale.

 

L'economia contemporanea, come ogni altro campo della vita sociale, è

caratterizzata da un dominio crescente dell'uomo sulla natura, dalla

moltiplicazione e dalla intensificazione dei rapporti e dalla

interdipendenza tra cittadini, gruppi e popoli, come pure da un più

intenso intervento dei pubblici poteri. Nello stesso tempo, il progresso

nella efficienza produttiva e nella migliore organizzazione degli scambi

e servizi hanno reso l'economia strumento adatto a meglio soddisfare i

bisogni accresciuti della famiglia umana.

 

Tuttavia non mancano motivi di preoccupazione. Molti uomini, soprattutto

nelle regioni economicamente sviluppate, appaiono quasi unicamente retti

dalle esigenze dell'economia, cosicché quasi tutta la loro vita

personale e sociale viene permeata da una mentalità economicistica, e

ciò si diffonde sia nei paesi ad economia collettivistica che negli

altri. In un tempo in cui lo sviluppo della vita economica, orientata e

coordinata in una maniera razionale e umana, potrebbe permettere una

attenuazione delle disparità sociali, troppo spesso essa si tramuta in

una causa del loro aggravamento o, in alcuni luoghi, perfino nel

regresso delle condizioni sociali dei deboli e nel disprezzo dei poveri.

Mentre folle immense mancano dello stretto necessario, alcuni, anche nei

paesi meno sviluppati, vivono nell'opulenza o dissipano i beni. Il lusso

si accompagna alla miseria. E, mentre pochi uomini dispongono di un

assai ampio potere di decisione, molti mancano quasi totalmente della

possibilità di agire di propria iniziativa o sotto la propria

responsabilità, spesso permanendo in condizioni di vita e di lavoro

indegne di una persona umana.

 

Simili squilibri economici e sociali si avvertono tra l'agricoltura,

l'industria e il settore dei servizi, come pure tra le diverse regioni

di uno stesso paese. Una contrapposizione, che può mettere in pericolo

la pace del mondo intero, si fa ogni giorno più grave tra le nazioni

economicamente più progredite e le altre.

 

Gli uomini del nostro tempo reagiscono con coscienza sempre più

sensibile di fronte a tali disparità: essi sono profondamente convinti

che le più ampie possibilità tecniche ed economiche, proprie del mondo

contemporaneo, potrebbero e dovrebbero correggere questo funesto stato

di cose. Ma per questo si richiedono molte riforme nelle strutture della

vita economico-sociale; è necessario anche da parte di tutti un

mutamento di mentalità e di abitudini di vita. In vista di ciò la

Chiesa, lungo lo svolgersi della storia, ha formulato nella luce del

Vangelo e, soprattutto in questi ultimi tempi, ha largamente insegnato i

principi di giustizia e di equità richiesti dalla retta ragione umana e

validi sia per la vita individuale o sociale che per la vita

internazionale. Il sacro Concilio, tenuto conto delle caratteristiche

del tempo presente, intende riconfermare tali principi e formulare

alcuni orientamenti, con particolare riguardo alle esigenze dello

sviluppo economico.

 

 Sezione 1: Sviluppo economico 

 

  64. Lo sviluppo economico a servizio dell'uomo  

 

Oggi più che mai, per far fronte all'aumento della popolazione e per

rispondere alle crescenti aspirazioni del genere umano, giustamente si

tende ad incrementare la produzione di beni nell'agricoltura e

nell'industria e la prestazione dei servizi. Perciò sono da favorire il

progresso tecnico, lo spirito di innovazione, la creazione di nuove

imprese e il loro ampliamento, l'adattamento nei metodi dell'attività

produttiva e dello sforzo sostenuto da tutti quelli che partecipano alla

produzione, in una parola tutto ciò che possa contribuire a questo

sviluppo. Ma il fine ultimo e fondamentale di tale sviluppo non consiste

nel solo aumento dei beni prodotti, né nella sola ricerca del profitto o

del predominio economico, bensì nel servizio dell'uomo: dell'uomo

integralmente considerato, tenendo cioè conto della gerarchia dei suoi

bisogni materiali e delle esigenze della sua vita intellettuale, morale,

spirituale e religiosa; di ogni uomo, diciamo, e di ogni gruppo umano,

di qualsiasi razza o continente. Pertanto l'attività economica deve

essere condotta secondo le leggi e i metodi propri dell'economia, ma

nell'ambito dell'ordine morale, in modo che così risponda al disegno di

Dio sull'uomo.

 

  65. Lo sviluppo economico sotto il controllo dell'uomo  

 

Lo sviluppo economico deve rimanere sotto il controllo dell'uomo. Non

deve essere abbandonato all'arbitrio di pochi uomini o gruppi che

abbiano in mano un eccessivo potere economico, né della sola comunità

politica, né di alcune nazioni più potenti. Conviene, al contrario, che

il maggior numero possibile di uomini, a tutti i livelli e, quando si

tratta dei rapporti internazionali, tutte le nazioni possano partecipare

attivamente al suo orientamento. È necessario egualmente che le

iniziative spontanee dei singoli e delle loro libere associazioni siano

coordinate e armonizzate in modo conveniente ed organico con la

molteplice azione delle pubbliche autorità.

 

Lo sviluppo economico non può essere abbandonato né al solo gioco quasi

meccanico della attività economica dei singoli, né alla sola decisione

della pubblica autorità. Per questo, bisogna denunciare gli errori tanto

delle dottrine che, in nome di un falso concetto di libertà, si

oppongono alle riforme necessarie, quanto delle dottrine che sacrificano

i diritti fondamentali delle singole persone e dei gruppi

all'organizzazione collettiva della produzione.

 

Si ricordino, d'altra parte, tutti i cittadini che essi hanno il diritto

e il dovere - e il potere civile lo deve riconoscere loro - di

contribuire secondo le loro capacità al progresso della loro propria

comunità. Specialmente nelle regioni economicamente meno progredite,

dove si impone d'urgenza l'impiego di tutte le risorse ivi esistenti,

danneggiano gravemente il bene comune coloro che tengono inutilizzate le

proprie ricchezze o coloro che - salvo il diritto personale di

migrazione - privano la propria comunità dei mezzi materiali e

spirituali di cui essa ha bisogno.

 

  66. Ingenti disparità economico-sociali da far scomparire  

 

Per rispondere alle esigenze della giustizia e dell'equità, occorre

impegnarsi con ogni sforzo affinché, nel rispetto dei diritti personali

e dell'indole propria di ciascun popolo, siano rimosse il più

rapidamente possibile le ingenti disparità economiche che portano con sé

discriminazioni nei diritti individuali e nelle condizioni sociali quali

oggi si verificano e spesso si aggravano. Similmente, in molte zone,

tenendo presenti le particolari difficoltà del settore agricolo quanto

alla produzione e alla commercializzazione dei beni, gli addetti

all'agricoltura vanno sostenuti per aumentare la produzione e garantirne

la vendita, nonché per la realizzazione delle trasformazioni e

innovazioni necessarie, come pure per raggiungere un livello equo di

reddito; altrimenti rimarranno, come spesso avviene, in condizioni

sociali di inferiorità. Da parte loro gli agricoltori, soprattutto i

giovani, si impegnino con amore a migliorare la loro competenza

professionale, senza la quale non si dà sviluppo dell'agricoltura.

 

La giustizia e l'equità richiedono similmente che la mobilità,

assolutamente necessaria in una economia di sviluppo, sia regolata in

modo da evitare che la vita dei singoli e delle loro famiglie si faccia

incerta e precaria. Per quanto riguarda i lavoratori che, provenendo da

altre nazioni o regioni, concorrono con il loro lavoro allo sviluppo

economico di un popolo o di una zona, è da eliminare accuratamente ogni

discriminazione nelle condizioni di rimunerazione o di lavoro. Inoltre

tutti e in primo luogo i poteri pubblici, devono trattarli come persone,

e non semplicemente come puri strumenti di produzione; devono aiutarli

perché possano accogliere presso di sé le loro famiglie e procurarsi un

alloggio decoroso, nonché favorire la loro integrazione nella vita

sociale del popolo o della regione che li accoglie. Si creino tuttavia

nella misura del possibile, posti di lavoro nelle regioni stesse d'origine.

 

Nelle economie attualmente in fase di ulteriore trasformazione, come

nelle nuove forme della società industriale nelle quali, per esempio, si

va largamente applicando l'automazione, si richiedono misure per

assicurare a ciascuno un impiego sufficiente e adatto, insieme alla

possibilità di una formazione tecnica e professionale adeguata; inoltre

bisogna garantire la sussistenza e la dignità umana di coloro che,

soprattutto per motivi di salute e di età, si trovano in particolari

difficoltà.

 

 Sezione 2: Alcuni principi relativi all'insieme della vita

economico-sociale 

 

  67. Lavoro, condizione di lavoro e tempo libero 

 

Il lavoro umano, con cui si producono e si scambiano beni o si prestano

servizi economici, è di valore superiore agli altri elementi della vita

economica, poiché questi hanno solo valore di strumento.

 

Tale lavoro, infatti, sia svolto in forma indipendente sia per contratto

con un imprenditore, procede direttamente dalla persona, la quale

imprime nella natura quasi il suo sigillo e la sottomette alla sua

volontà. Con il lavoro, l'uomo provvede abitualmente al sostentamento

proprio e dei suoi familiari, comunica con gli altri, rende un servizio

agli uomini suoi fratelli e può praticare una vera carità e collaborare

attivamente al completamento della divina creazione. Ancor più: sappiamo

per fede che l'uomo, offrendo a Dio il proprio lavoro, si associa

all'opera stessa redentiva di Cristo, il quale ha conferito al lavoro

una elevatissima dignità, lavorando con le proprie mani a Nazareth. Di

qui discendono, per ciascun uomo, il dovere di lavorare fedelmente, come

pure il diritto al lavoro. Corrispondentemente è compito della società,

in rapporto alle condizioni in essa esistenti, aiutare da parte sua i

cittadini a trovare sufficiente occupazione. Infine il lavoro va

rimunerato in modo tale da garantire i mezzi sufficienti per permettere

al singolo e alla sua famiglia una vita dignitosa su un piano materiale,

sociale, culturale e spirituale, tenuto conto del tipo di attività e

grado di rendimento economico di ciascuno, nonché delle condizioni

dell'impresa e del bene comune.

 

Poiché l'attività economica è per lo più realizzata in gruppi produttivi

in cui si uniscono molti uomini, è ingiusto ed inumano organizzarla con

strutture ed ordinamenti che siano a danno di chi vi operi. Troppo

spesso avviene invece, anche ai nostri giorni, che i lavoratori siano in

un certo senso asserviti alle proprie opere. Ciò non trova assolutamente

giustificazione nelle cosiddette leggi economiche. Occorre dunque

adattare tutto il processo produttivo alle esigenze della persona e alle

sue forme di vita, innanzitutto della sua vita domestica,

particolarmente in relazione alle madri di famiglia, sempre tenendo

conto del sesso e dell'età di ciascuno. Ai lavoratori va assicurata

inoltre la possibilità di sviluppare le loro qualità e di esprimere la

loro personalità nell'esercizio stesso del lavoro. Pur applicando a tale

attività lavorativa, con doverosa responsabilità, tempo ed energie,

tutti i lavoratori debbono però godere di sufficiente riposo e tempo

libero, che permetta loro di curare la vita familiare, culturale,

sociale e religiosa. Anzi, debbono avere la possibilità di dedicarsi ad

attività libere che sviluppino quelle energie e capacità, che non hanno

forse modo di coltivare nel loro lavoro professionale.

 

  68. Partecipazione nell'impresa e nell'indirizzo economico generale;

conflitti di lavoro  

 

Nelle imprese economiche si uniscono delle persone, cioè uomini liberi

ed autonomi, creati ad immagine di Dio. Perciò, prendendo in

considerazione le funzioni di ciascuno - sia proprietari, sia

imprenditori, sia dirigenti, sia operai - e salva la necessaria unità di

direzione dell'impresa, va promossa, in forme da determinarsi in modo

adeguato, la attiva partecipazione di tutti alla gestione dell'impresa.

Poiché, tuttavia, in molti casi non è più a livello dell'impresa, ma a

livello superiore in istituzioni di ordine più elevato, che si prendono

le decisioni economiche e sociali da cui dipende l'avvenire dei

lavoratori e dei loro figli, bisogna che essi siano parte attiva anche

in tali decisioni, direttamente o per mezzo di rappresentanti

liberamente eletti.

 

Tra i diritti fondamentali della persona umana bisogna annoverare il

diritto dei lavoratori di fondare liberamente proprie associazioni, che

possano veramente rappresentarli e contribuire ad organizzare rettamente

la vita economica, nonché il diritto di partecipare liberamente alle

attività di tali associazioni senza incorrere nel rischio di

rappresaglie. Grazie a tale partecipazione organizzata, congiunta con

una formazione economica e sociale crescente, andrà sempre più

aumentando in tutti la coscienza della propria funzione e

responsabilità: essi saranno così portati a sentirsi parte attiva,

secondo le capacità e le attitudini di ciascuno, in tutta l'opera dello

sviluppo economico e sociale e della realizzazione del bene comune

universale.

 

In caso di conflitti economico-sociali, si deve fare ogni sforzo per

giungere a una soluzione pacifica. Benché sempre si debba ricorrere

innanzitutto a un dialogo sincero tra le parti, lo sciopero può tuttavia

rimanere anche nelle circostanze odierne un mezzo necessario, benché

estremo, per la difesa dei propri diritti e la soddisfazione delle

giuste aspirazioni dei lavoratori. Bisogna però cercare quanto prima le

vie atte a riprendere il dialogo per le trattative e la conciliazione.

 

  69. I beni della terra e loro destinazione a tutti gli uomini  

 

Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all'uso di

tutti gli uomini e di tutti i popoli, e pertanto i beni creati debbono

essere partecipati equamente a tutti, secondo la regola della giustizia,

inseparabile dalla carità, Pertanto, quali che siano le forme della

proprietà, adattate alle legittime istituzioni dei popoli secondo

circostanze diverse e mutevoli, si deve sempre tener conto di questa

destinazione universale dei beni. L'uomo, usando di questi beni, deve

considerare le cose esteriori che legittimamente possiede non solo come

proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non

unicamente a lui ma anche agli altri. Del resto, a tutti gli uomini

spetta il diritto di avere una parte di beni sufficienti a sé e alla

propria famiglia. Questo ritenevano giusto i Padri e dottori della

Chiesa, i quali insegnavano che gli uomini hanno l'obbligo di aiutare i

poveri, e non soltanto con il loro superfluo. Colui che si trova in

estrema necessità, ha diritto di procurarsi il necessario dalle

ricchezze altrui. Considerando il fatto del numero assai elevato di

coloro che nel mondo intero sono oppressi dalla fame, il sacro Concilio

richiama urgentemente tutti, sia singoli che autorità pubbliche,

affinché - memori della sentenza dei Padri: « Dà da mangiare a colui che

è moribondo per fame, perché se non gli avrai dato da mangiare, lo avrai

ucciso » realmente mettano a disposizione ed impieghino utilmente i

propri beni, ciascuno secondo le proprie risorse, specialmente fornendo

ai singoli e ai popoli i mezzi con cui essi possano provvedere a se

stessi e svilupparsi.

 

Nelle società economicamente meno sviluppate, frequentemente la

destinazione comune dei beni è in parte attuata mediante un insieme di

consuetudini e di tradizioni comunitarie, che assicurano a ciascun

membro i beni più necessari. Bisogna certo evitare che alcune

consuetudini vengano considerate come assolutamente immutabili, se esse

non rispondono più alle nuove esigenze del tempo presente; d'altra parte

però, non si deve agire imprudentemente contro quelle oneste

consuetudini che non cessano di essere assai utili, purché vengano

opportunamente adattate alle odierne circostanze. Similmente, nelle

nazioni economicamente molto sviluppate, una rete di istituzioni sociali

per la previdenza e la sicurezza sociale può in parte contribuire a

tradurre in atto la destinazione comune dei beni. Inoltre, è importante

sviluppare ulteriormente i servizi familiari e sociali, specialmente

quelli che provvedono agli aspetti culturali ed educativi. Ma

nell'organizzare tutte queste istituzioni bisogna vegliare affinché i

cittadini non siano indotti ad assumere di fronte alla società un

atteggiamento di passività o di irresponsabilità nei compiti assunti o

di rifiuto di servizio.

 

  70. Investimenti e moneta  

 

Gli investimenti, da parte loro, devono contribuire ad assicurare

possibilità di lavoro e reddito sufficiente tanto alla popolazione

attiva di oggi, quanto a quella futura. Tutti i responsabili di tali

investimenti e della organizzazione della vita economica globale--sia

singoli che gruppi o pubbliche autorità --devono aver presenti questi

fini e mostrarsi consapevoli del loro grave obbligo: da una parte di

vigilare affinché si provveda ai beni necessari richiesti per una vita

decorosa sia dei singoli che di tutta la comunità; d'altra parte di

prevedere le situazioni future e di assicurare il giusto equilibrio tra

i bisogni attuali di consumo, sia individuale che collettivo, e le

esigenze di investimenti per la generazione successiva. Si abbiano

ugualmente sempre presenti le urgenti necessità delle nazioni o regioni

economicamente meno sviluppate.

 

In campo monetario ci si guardi dal danneggiare il bene della propria

nazione e delle altre. Si provveda inoltre affinché coloro che sono

economicamente deboli non siano ingiustamente danneggiati dai mutamenti

di valore della moneta.

 

71. Accesso alla proprietà e dominio privato dei beni; problemi dei

latifondi Poiché la proprietà e le altre forme di potere privato sui

beni esteriori contribuiscono alla espressione della persona e danno

occasione all'uomo di esercitare il suo responsabile apporto nella

società e nella economia, è di grande interesse favorire l'accesso degli

individui o dei gruppi ad un certo potere sui beni esterni.

 

La proprietà privata o un qualche potere sui beni esterni assicurano a

ciascuno una zona indispensabile di autonomia personale e familiare e

bisogna considerarli come un prolungamento della libertà umana. Infine,

stimolando l'esercizio della responsabilità, essi costituiscono una

delle condizioni delle libertà civili.

 

Le forme di tale potere o di tale proprietà sono oggi varie e vanno

modificandosi sempre di più di giorno in giorno. Nonostante i fondi

sociali, i diritti e i servizi garantiti dalla società, le forme di tale

potere o di tale proprietà restano tuttavia una fonte non trascurabile

di sicurezza. Tutto ciò non va riferito soltanto alla proprietà dei beni

materiali, ma altresì dei beni immateriali, come sono ad esempio le

capacità professionali.

 

La legittimità della proprietà privata non è in contrasto con quella

delle varie forme di proprietà pubblica. Però i1 trasferimento dei beni

in pubblica proprietà non può essere fatto che dalla autorità

competente, secondo le esigenze ed entro i limiti del bene comune e con

un equo indennizzo. Spetta inoltre alla pubblica autorità impedire che

si abusi della proprietà privata agendo contro il bene comune.

 

Ogni proprietà privata ha per sua natura anche un carattere sociale, che

si fonda sulla comune destinazione dei beni. Se si trascura questo

carattere sociale, la proprietà può diventare in molti modi occasione di

cupidigia e di gravi disordini, così da offrire facile pretesto a quelli

che contestano il diritto stesso di proprietà.

 

In molti paesi economicamente meno sviluppati esistono proprietà

agricole estese od anche immense, scarsamente o anche per nulla

coltivate per motivi di speculazione; mentre la maggioranza della

popolazione è sprovvista di terreni da lavorare o fruisce soltanto di

poderi troppo limitati, e d'altra parte, l'accrescimento della

produzione agricola presenta un carattere di evidente urgenza. Non è

raro che coloro che sono assunti come lavoratori dipendenti dai

proprietari di tali vasti possedimenti, ovvero coloro che ne coltivano

una parte a titolo di locazione, ricevono un salario o altre forme di

remunerazione indegne di un uomo, non dispongono di una abitazione

decorosa o sono sfruttati da intermediari. Mancando così ogni sicurezza,

vivono in tale stato di dipendenza personale, che viene loro interdetta

quasi ogni possibilità di iniziativa e di responsabilità e viene loro

impedita ogni promozione culturale ed ogni partecipazione attiva nella

vita sociale e politica. Si impongono pertanto, secondo le varie

situazioni, delle riforme intese ad accrescere i redditi, a migliorare

le condizioni di lavoro, ad aumentare la sicurezza dell'impiego e a

favorire l'iniziativa personale; ed anche riforme che diano modo di

distribuire le proprietà non sufficientemente coltivate a beneficio di

coloro che siano capaci di farle fruttificare. In questo caso, devono

essere loro assicurate le risorse e gli strumenti indispensabili, in

particolare i mezzi di educazione e le possibilità di una giusta

organizzazione cooperativa. Ogni volta che il bene comune esige

l'espropriazione della proprietà, l'indennizzo va calcolato secondo

equità, tenendo conto di tutte le circostanze.

 

  72. L'attività economico-sociale e il regno di Cristo  

 

I cristiani che partecipano attivamente allo sviluppo economico-sociale

contemporaneo e alla lotta per la giustizia e la carità siano convinti

di poter contribuire molto alla prosperità del genere umano e alla pace

del mondo. In tali attività, sia che agiscano come singoli, sia come

associati, brillino per il loro esempio. A tal fine è di grande

importanza che, acquisite la competenza e l'esperienza assolutamente

indispensabili, mentre svolgono le attività terrestri conservino una

giusta gerarchia di valori, rimanendo fedeli a Cristo e al suo Vangelo,

cosicché tutta la loro vita, individuale e sociale, sia compenetrata

dello spirito delle beatitudini, specialmente dello spirito di povertà.

Chi segue fedelmente Cristo cerca anzitutto il regno di Dio e vi trova

un più valido e puro amore per aiutare i suoi fratelli e per realizzare,

con l'ispirazione della carità, le opere della giustizia.

 

 CAPITOLO IV 

 

 LA VITA DELLA COMUNITÀ POLITICA 

 

  73. La vita pubblica contemporanea  

 

Ai nostri giorni si notano profonde trasformazioni anche nelle strutture

e nelle istituzioni dei popoli; tali trasformazioni sono conseguenza

della evoluzione culturale, economica e sociale dei popoli. Esse

esercitano una grande influenza, soprattutto nel campo che riguarda i

diritti e i doveri di tutti nell'esercizio della libertà civile e nel

conseguimento del bene comune, come pure in ciò che si riferisce alla

regolazione dei rapporti dei cittadini tra di loro e con i pubblici poteri.

 

Da una coscienza più viva della dignità umana sorge, in diverse regioni

del mondo, lo sforzo di instaurare un ordine politico-giuridico nel

quale siano meglio tutelati nella vita pubblica i diritti della persona:

ad esempio, il diritto di liberamente riunirsi, associarsi, esprimere le

proprie opinioni e professare la religione in privato e in pubblico. La

tutela, infatti dei diritti della persona è condizione necessaria perché

i cittadini, individualmente o in gruppo, possano partecipare

attivamente alla vita e al governo della cosa pubblica.

 

Assieme al progresso culturale, economico e sociale, si rafforza in

molti il desiderio di assumere maggiori responsabilità nell'organizzare

la vita della comunità politica.

 

Nella coscienza di molti aumenta la preoccupazione di salvaguardare i

diritti delle minoranze di una nazione, senza che queste dimentichino il

loro dovere verso la comunità politica. Cresce inoltre il rispetto verso

le persone che hanno altre opinioni o professano religioni diverse.

Contemporaneamente si instaura una più larga collaborazione, tesa a

garantire a tutti i cittadini, e non solo a pochi privilegiati,

l'effettivo godimento dei diritti personali.

 

Vengono condannate tutte quelle forme di regime politico, vigenti in

alcune regioni, che impediscono la libertà civile o religiosa,

moltiplicano le vittime delle passioni e dei crimini politici e

distorcono l'esercizio dell'autorità dal bene comune per farlo servire

all'interesse di una fazione o degli stessi governanti.

 

Per instaurare una vita politica veramente umana non c'è niente di

meglio che coltivare il senso interiore della giustizia, dell'amore e

del servizio al bene comune e rafforzare le convinzioni fondamentali

sulla vera natura della comunità politica e sul fine, sul buon esercizio

e sui limiti di competenza dell'autorità pubblica.

 

  74. Natura e fine della comunità politica  

 

Gli uomini, le famiglie e i diversi gruppi che formano la comunità

civile sono consapevoli di non essere in grado, da soli, di costruire

una vita capace di rispondere pienamente alle esigenze della natura

umana e avvertono la necessità di una comunità più ampia, nella quale

tutti rechino quotidianamente il contributo delle proprie capacità, allo

scopo di raggiungere sempre meglio il bene comune.

 

Per questo essi costituiscono, secondo vari tipi istituzionali, una

comunità politica.

 

La comunità politica esiste dunque in funzione di quel bene comune, nel

quale essa trova significato e piena giustificazione e che costituisce

la base originaria del suo diritto all'esistenza.

 

Il bene comune si concreta nell'insieme di quelle condizioni di vita

sociale che consentono e facilitano agli esseri umani, alle famiglie e

alle associazioni il conseguimento più pieno della loro perfezione.

 

Ma nella comunità politica si riuniscono insieme uomini numerosi e

differenti, che legittimamente possono indirizzarsi verso decisioni

diverse. Affinché la comunità politica non venga rovinata dal divergere

di ciascuno verso la propria opinione, è necessaria un'autorità capace

di dirigere le energie di tutti i cittadini verso il bene comune, non in

forma meccanica o dispotica, ma prima di tutto come forza morale che si

appoggia sulla libertà e sul senso di responsabilità.

 

È dunque evidente che la comunità politica e l'autorità pubblica hanno

il loro fondamento nella natura umana e perciò appartengono all'ordine

fissato da Dio, anche se la determinazione dei regimi politici e la

designazione dei governanti sono lasciate alla libera decisione dei

cittadini.

 

Ne segue parimenti che l'esercizio dell'autorità politica, sia da parte

della comunità come tale, sia da parte degli organismi che rappresentano

lo Stato, deve sempre svolgersi nell'ambito dell'ordine morale, per il

conseguimento del bene comune (ma concepito in forma dinamica), secondo

le norme di un ordine giuridico già definito o da definire. Allora i

cittadini sono obbligati in coscienza ad obbedire. Da ciò risulta

chiaramente la responsabilità, la dignità e 1 importanza del ruolo di

coloro che governano.

 

Dove i cittadini sono oppressi da un'autorità pubblica che va al di là

delle sue competenze, essi non rifiutino ciò che è oggettivamente

richiesto dal bene comune; sia però lecito difendere i diritti propri e

dei concittadini contro gli abusi dell'autorità, nel rispetto dei limiti

dettati dalla legge naturale e dal Vangelo.

 

Le modalità concrete con le quali la comunità politica organizza le

proprie strutture e l'equilibrio dei pubblici poteri possono variare,

secondo l'indole dei diversi popoli e il cammino della storia; ma sempre

devono mirare alla formazione di un uomo educato, pacifico e benevolo

verso tutti, per il vantaggio di tutta la famiglia umana.

 

  75. Collaborazione di tutti alla vita pubblica  

 

È pienamente conforme alla natura umana che si trovino strutture

giuridico-politiche che sempre meglio offrano a tutti i cittadini, senza

alcuna discriminazione, la possibilità effettiva di partecipare

liberamente e attivamente sia alla elaborazione dei fondamenti giuridici

della comunità politica, sia al governo degli affari pubblici, sia alla

determinazione del campo d'azione e dei limiti dei differenti organismi,

sia alla elezione dei governanti.

 

Si ricordino perciò tutti i cittadini del diritto, che è anche dovere,

di usare del proprio libero voto per la promozione del bene comune.

 

La Chiesa stima degna di lode e di considerazione l'opera di coloro che,

per servire gli uomini, si dedicano al bene della cosa pubblica e

assumono il peso delle relative responsabilità.

 

Affinché la collaborazione di cittadini responsabili possa ottenere

felici risultati nella vita politica quotidiana, si richiede un

ordinamento giuridico positivo, che organizzi una opportuna ripartizione

delle funzioni e degli organi del potere, insieme ad una protezione

efficace dei diritti, indipendente da chiunque.

 

I diritti delle persone, delle famiglie e dei gruppi e il loro esercizio

devono essere riconosciuti, rispettati e promossi non meno dei doveri ai

quali ogni cittadino è tenuto. Tra questi ultimi non sarà inutile

ricordare il dovere di apportare allo Stato i servizi, materiali e

personali, richiesti dal bene comune.

 

Si guardino i governanti dall'ostacolare i gruppi familiari, sociali o

culturali, i corpi o istituti intermedi, né li privino delle loro

legittime ed efficaci attività, che al contrario devono volentieri e

ordinatamente favorire.

 

Quanto ai cittadini, individualmente o in gruppo, evitino di attribuire

un potere eccessivo all'autorità pubblica, né chiedano inopportunamente

ad essa troppi servizi e troppi vantaggi, col rischio di diminuire così

la responsabilità delle persone, delle famiglie e dei gruppi sociali.

 

Ai tempi nostri, la complessità dei problemi obbliga i pubblici poteri

ad intervenire più frequentemente in materia sociale, economica e

culturale, per determinare le condizioni più favorevoli che permettano

ai cittadini e ai gruppi di perseguire più efficacemente, nella libertà,

il bene completo dell'uomo. Il rapporto tra la socializzazione

l'autonomia e lo sviluppo della persona può essere concepito in modo

differente nelle diverse regioni del mondo e in base alla evoluzione dei

popoli. Ma dove l'esercizio dei diritti viene temporaneamente limitato

in vista del bene comune, si ripristini al più presto possibile la

libertà quando le circostanze sono cambiate. È in ogni caso inumano che

l'autorità politica assuma forme totalitarie, oppure forme dittatoriali

che ledano i diritti della persona o dei gruppi sociali.

 

I cittadini coltivino con magnanimità e lealtà l'amore verso la patria,

ma senza grettezza di spirito, cioè in modo tale da prendere anche

contemporaneamente in considerazione il bene di tutta la famiglia umana,

di tutte le razze, popoli e nazioni, che sono unite da innumerevoli legami.

 

Tutti i cristiani devono prendere coscienza della propria speciale

vocazione nella comunità politica; essi devono essere d'esempio,

sviluppando in se stessi il senso della responsabilità e la dedizione al

bene comune, così da mostrare con i fatti come possano armonizzarsi

l'autorità e la libertà, l'iniziativa personale e la solidarietà di

tutto il corpo sociale, la opportuna unità e la proficua diversità. In

ciò che concerne l'organizzazione delle cose terrene, devono ammettere

la legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali e

rispettare i cittadini che, anche in gruppo, difendono in maniera onesta

il loro punto di vista.

 

I partiti devono promuovere ciò che, a loro parere, è richiesto dal bene

comune; mai però è lecito anteporre il proprio interesse a tale bene.

 

Bisogna curare assiduamente la educazione civica e politica, oggi

particolarmente necessaria, sia per l'insieme del popolo, sia

soprattutto per i giovani, affinché tutti i cittadini possano svolgere

il loro ruolo nella vita della comunità politica. Coloro che sono o

possono diventare idonei per l'esercizio dell'arte politica, così

difficile, ma insieme così nobile. Vi si preparino e si preoccupino di

esercitarla senza badare al proprio interesse e a vantaggi materiali.

Agiscono con integrità e saggezza contro l'ingiustizia e l'oppressione,

l'assolutismo e l'intolleranza d'un solo uomo e d'un solo partito

politico; si prodighino con sincerità ed equità al servizio di tutti,

anzi con l'amore e la fortezza richiesti dalla vita politica.

 

  76. La comunità politica e la Chiesa  

 

È di grande importanza, soprattutto in una società pluralista, che si

abbia una giusta visione dei rapporti tra la comunità politica e la

Chiesa e che si faccia una chiara distinzione tra le azioni che i

fedeli, individualmente o in gruppo, compiono in proprio nome, come

cittadini, guidati dalla loro coscienza cristiana, e le azioni che essi

compiono in nome della Chiesa in comunione con i loro pastori.

 

La Chiesa che, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in

nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad

alcun sistema politico, è insieme il segno e la salvaguardia del

carattere trascendente della persona umana.

 

La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una

dall'altra nel proprio campo. Ma tutte e due, anche se a titolo diverso,

sono a servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini.

Esse svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti in maniera

tanto più efficace, quanto più coltiveranno una sana collaborazione tra

di loro, secondo modalità adatte alle circostanze di luogo e di tempo.

L'uomo infatti non è limitato al solo orizzonte temporale, ma, vivendo

nella storia umana, conserva integralmente la sua vocazione eterna.

 

Quanto alla Chiesa, fondata nell'amore del Pcedentore, essa contribuisce

ad estendere il raggio d'azione della giustizia e dell'amore all'interno

di ciascuna nazione e tra le nazioni. Predicando la verità evangelica e

illuminando tutti i settori dell'attività umana con la sua dottrina e

con la testimonianza resa dai cristiani, rispetta e promuove anche la

libertà politica e la responsabilità dei cittadini.

 

Gli apostoli e i loro successori con i propri collaboratori, essendo

inviati ad annunziare agli uomini il Cristo Salvatore del mondo,

nell'esercizio del loro apostolato si appoggiano sulla potenza di Dio,

che molto spesso manifesta la forza del Vangelo nella debolezza dei

testimoni. Bisogna che tutti quelli che si dedicano al ministero della

parola di Dio, utilizzino le vie e i mezzi propri del Vangelo, i quali

differiscono in molti punti dai mezzi propri della città terrestre.

 

Certo, le cose terrene e quelle che, nella condizione umana, superano

questo mondo, sono strettamente unite, e la Chiesa stessa si serve di

strumenti temporali nella misura in cui la propria missione lo richiede.

Tuttavia essa non pone la sua speranza nei privilegi offertigli

dall'autorità civile. Anzi, essa rinunzierà all'esercizio di certi

diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso può

far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove circostanze

esigessero altre disposizioni.

 

Ma sempre e dovunque, e con vera libertà, è suo diritto predicare la

fede e insegnare la propria dottrina sociale, esercitare senza ostacoli

la propria missione tra gli uomini e dare il proprio giudizio morale,

anche su cose che riguardano l'ordine politico, quando ciò sia richiesto

dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime. E

farà questo utilizzando tutti e soli quei mezzi che sono conformi al

Vangelo e in armonia col bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e

delle situazioni.

 

Nella fedeltà del Vangelo e nello svolgimento della sua missione nel

mondo, la Chiesa, che ha come compito di promuovere ed elevare tutto

quello che di vero, buono e bello si trova nella comunità umana rafforza

la pace tra gli uomini a gloria di Dio.

 

 CAPITOLO V 

 

 LA PROMOZIONE DELLA PACE E LA COMUNITÀ DELLE NAZIONI 

 

  77. Introduzione  

 

In questi nostri anni, nei quali permangono ancora gravissime tra gli

uomini le afflizioni e le angustie derivanti da guerre ora

imperversanti, ora incombenti, l'intera società umana è giunta ad un

momento sommamente decisivo nel processo della sua maturazione. Mentre a

poco a poco l'umanità va unificandosi e in ogni luogo diventa ormai più

consapevole della propria unità, non potrà tuttavia portare a compimento

l'opera che l'attende, di costruire cioè un mondo più umano per tutti

gli uomini e su tutta la terra, se gli uomini non si volgeranno tutti

con animo rinnovato alla vera pace. Per questo motivo il messaggio

evangelico, in armonia con le aspirazioni e gli ideali più elevati del

genere umano, risplende in questi nostri tempi di rinnovato fulgore

quando proclama beati i promotori della pace, «perché saranno chiamati

figli di Dio» (Mt 5,9).

 

Illustrando pertanto la vera e nobilissima concezione della pace, il

Concilio, condannata l'inumanità della guerra, intende rivolgere un

ardente appello ai cristiani, affinché con l'aiuto di Cristo, autore

della pace, collaborino con tutti per stabilire tra gli uomini una pace

fondata sulla giustizia e sull'amore e per apprestare i mezzi necessari

per il suo raggiungimento.

 

  78. La natura della pace  

 

La pace non è la semplice assenza della guerra, né può ridursi

unicamente a rendere stabile l'equilibrio delle forze avverse; essa non

è effetto di una dispotica dominazione, ma viene con tutta esattezza

definita a opera della giustizia » (Is 32,7). È il frutto dell'ordine

impresso nella società umana dal suo divino Fondatore e che deve essere

attuato dagli uomini che aspirano ardentemente ad una giustizia sempre

più perfetta. Infatti il bene comune del genere umano è regolato, sì,

nella sua sostanza, dalla legge eterna, ma nelle sue esigenze concrete è

soggetto a continue variazioni lungo il corso del tempo; per questo la

pace non è mai qualcosa di raggiunto una volta per tutte, ma è un

edificio da costruirsi continuamente. Poiché inoltre la volontà umana è

labile e ferita per di più dal peccato, l'acquisto della pace esige da

ognuno il costante dominio delle passioni e la vigilanza della legittima

autorità.

 

Tuttavia questo non basta. Tale pace non si può ottenere sulla terra se

non è tutelato il bene delle persone e se gli uomini non possono

scambiarsi con fiducia e liberamente le ricchezze del loro animo e del

loro ingegno. La ferma volontà di rispettare gli altri uomini e gli

altri popoli e la loro dignità, e l'assidua pratica della fratellanza

umana sono assolutamente necessarie per la costruzione della pace. In

tal modo la pace è frutto anche dell'amore, il quale va oltre quanto può

apportare la semplice giustizia.

 

La pace terrena, che nasce dall'amore del prossimo, è essa stessa

immagine ed effetto della pace di Cristo che promana dal Padre. Il

Figlio incarnato infatti, principe della pace, per mezzo della sua croce

ha riconciliato tutti gli uomini con Dio; ristabilendo l'unità di tutti

in un solo popolo e in un solo corpo, ha ucciso nella sua carne l'odio

e, nella gloria della sua risurrezione, ha diffuso lo Spirito di amore

nel cuore degli uomini.

 

Pertanto tutti i cristiani sono chiamati con insistenza a praticare la

verità nell'amore (Ef 4,15) e ad unirsi a tutti gli uomini sinceramente

amanti della pace per implorarla dal cielo e per attuarla.

 

Mossi dal medesimo spirito, noi non possiamo non lodare coloro che,

rinunciando alla violenza nella rivendicazione dei loro diritti,

ricorrono a quei mezzi di difesa che sono, del resto, alla portata anche

dei più deboli, purché ciò si possa fare senza pregiudizio dei diritti e

dei doveri degli altri o della comunità.

 

Gli uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia

della guerra fino alla venuta di Cristo; ma in quanto riescono, uniti

nell'amore, a vincere i1 peccato essi vincono anche la violenza, fino

alla realizzazione di quella parola divina « Con le loro spade

costruiranno aratri e falci con le loro lance; nessun popolo prenderà

più le armi contro un altro popolo, né si eserciteranno più per la

guerra» (Is 2,4).

 

 Sezione 1: Necessità di evitare la guerra 

 

  79. Il dovere di mitigare l'inumanità della guerra  

 

Sebbene le recenti guerre abbiano portato al nostro mondo gravissimi

danni sia materiali che morali, ancora ogni giorno in qualche punto

della terra la guerra continua a produrre le sue devastazioni. Anzi dal

momento che in essa si fa uso di armi scientifiche di ogni genere, la

sua atrocità minaccia di condurre i combattenti ad una barbarie di gran

lunga superiore a quella dei tempi passati. La complessità inoltre delle

odierne situazioni e la intricata rete delle relazioni internazionali

fanno sì che vengano portate in lungo, con nuovi metodi insidiosi e

sovversivi, guerre più o meno larvate. In molti casi il ricorso ai

sistemi del terrorismo è considerato anch'esso una nuova forma di guerra.

 

Davanti a questo stato di degradazione dell'umanità, il Concilio intende

innanzi tutto richiamare alla mente il valore immutabile del diritto

naturale delle genti e dei suoi principi universali. La stessa coscienza

del genere umano proclama quei principi con sempre maggiore fermezza e

vigore. Le azioni pertanto che deliberatamente si oppongono a quei

principi e gli ordini che comandano tali azioni sono crimini, né

l'ubbidienza cieca può scusare coloro che li eseguono. Tra queste azioni

vanno innanzi tutto annoverati i metodi sistematici di sterminio di un

intero popolo, di una nazione o di una minoranza etnica; orrendo delitto

che va condannato con estremo rigore. Deve invece essere sostenuto il

coraggio di coloro che non temono di opporsi apertamente a quelli che

ordinano tali misfatti.

 

Esistono, in materia di guerra, varie convenzioni internazionali, che un

gran numero di nazioni ha sottoscritto per rendere meno inumane le

azioni militari e le loro conseguenze. Tali sono le convenzioni relative

alla sorte dei militari feriti o prigionieri e molti impegni del genere.

Tutte queste convenzioni dovranno essere osservate; anzi le pubbliche

autorità e gli esperti in materia dovranno fare ogni sforzo, per quanto

è loro possibile, affinché siano perfezionate, in modo da renderle

capaci di porre un freno più adatto ed efficace alle atrocità della

guerra. Sembra inoltre conforme ad equità che le leggi provvedano

umanamente al caso di coloro che, per motivi di coscienza, ricusano

l'uso delle armi, mentre tuttavia accettano qualche altra forma di

servizio della comunità umana.

 

La guerra non è purtroppo estirpata dalla umana condizione. E

fintantoché esisterà il pericolo della guerra e non ci sarà un'autorità

internazionale competente, munita di forze efficaci, una volta esaurite

tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare

ai governi il diritto di una legittima difesa. I capi di Stato e coloro

che condividono la responsabilità della cosa pubblica hanno dunque il

dovere di tutelare la salvezza dei popoli che sono stati loro affidati,

trattando con grave senso di responsabilità cose di così grande

importanza. Ma una cosa è servirsi delle armi per difendere i giusti

diritti dei popoli, ed altra cosa voler imporre il proprio dominio su

altre nazioni. La potenza delle armi non rende legittimo ogni suo uso

militare o politico. Né per il fatto che una guerra è ormai

disgraziatamente scoppiata, diventa per questo lecita ogni cosa tra le

parti in conflitto.

 

Coloro poi che al servizio della patria esercitano la loro professione

nelle file dell'esercito, si considerino anch'essi come servitori della

sicurezza e della libertà dei loro popoli; se rettamente adempiono il

loro dovere, concorrono anch'essi veramente alla stabilità della pace.

 

  80. La guerra totale  

 

Il progresso delle armi scientifiche ha enormemente accresciuto l'orrore

e l'atrocità della guerra. Le azioni militari, infatti, se condotte con

questi mezzi, possono produrre distruzioni immani e indiscriminate, che

superano pertanto di gran lunga i limiti di una legittima difesa. Anzi,

se mezzi di tal genere, quali ormai si trovano negli arsenali delle

grandi potenze, venissero pienamente utilizzati, si avrebbe la reciproca

e pressoché totale distruzione delle parti contendenti, senza

considerare le molte devastazioni che ne deriverebbero nel resto del

mondo e gli effetti letali che sono la conseguenza dell'uso di queste armi.

 

Tutte queste cose ci obbligano a considerare l'argomento della guerra

con mentalità completamente nuova. Sappiano gli uomini di questa età che

dovranno rendere severo conto dei loro atti di guerra, perché il corso

dei tempi futuri dipenderà in gran parte dalle loro decisioni di oggi.

 

Avendo ben considerato tutte queste cose, questo sacro Concilio, facendo

proprie le condanne della guerra totale già pronunciate dai recenti

sommi Pontefici dichiara:

 

Ogni atto di guerra, che mira indiscriminatamente alla distruzione di

intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro

Dio e contro la stessa umanità e va condannato con fermezza e senza

esitazione.

 

Il rischio caratteristico della guerra moderna consiste nel fatto che

essa offre quasi l'occasione a coloro che posseggono le più moderne armi

scientifiche di compiere tali delitti e, per una certa inesorabile

concatenazione, può sospingere le volontà degli uomini alle più atroci

decisioni. Affinché dunque non debba mai più accadere questo in futuro,

i vescovi di tutto il mondo, ora riuniti, scongiurano tutti, in modo

particolare i governanti e i supremi comandanti militari a voler

continuamente considerare, davanti a Dio e davanti alla umanità intera,

l'enorme peso della loro responsabilità.

 

  81. La corsa agli armamenti  

 

Le armi scientifiche, è vero, non vengono accumulate con l'unica

intenzione di poterle usare in tempo di guerra. Poiché infatti si

ritiene che la solidità della difesa di ciascuna parte dipenda dalla

possibilità fulminea di rappresaglie, questo ammassamento di armi, che

va aumentando di anno in anno, serve, in maniera certo paradossale, a

dissuadere eventuali avversari dal compiere atti di guerra. E questo è

ritenuto da molti il mezzo più efficace per assicurare oggi una certa

pace tra le nazioni.

 

Qualunque cosa si debba pensare di questo metodo dissuasivo, si

convincano gli uomini che la corsa agli armamenti, alla quale si

rivolgono molte nazioni, non è una via sicura per conservare saldamente

la pace, né il cosiddetto equilibrio che ne risulta può essere

considerato pace vera e stabile. Le cause di guerra, anziché venire

eliminate da tale corsa, minacciano piuttosto di aggravarsi

gradatamente. E mentre si spendono enormi ricchezze per la preparazione

di armi sempre nuove, diventa poi impossibile arrecare sufficiente

rimedio alle miserie così grandi del mondo presente. Anziché guarire

veramente, nel profondo, i dissensi tra i popoli, si finisce per

contagiare anche altre parti del mondo. Nuove strade converrà cercare

partendo dalla riforma degli spiriti, perché possa essere rimosso questo

scandalo e al mondo, liberato dall'ansietà che l'opprime, possa essere

restituita una pace vera.

 

È necessario pertanto ancora una volta dichiarare: la corsa agli

armamenti è una delle piaghe più gravi dell'umanità e danneggia in modo

intollerabile i poveri; e c'è molto da temere che, se tale corsa

continuerà, produrrà un giorno tutte le stragi, delle quali va già

preparando i mezzi.

 

Ammoniti dalle calamità che il genere umano ha rese possibili, cerchiamo

di approfittare della tregua di cui ora godiamo e che è stata a noi

concessa dall'alto, per prendere maggiormente coscienza della nostra

responsabilità e trovare delle vie per comporre in maniera più degna

dell'uomo le nostre controversie. La Provvidenza divina esige da noi con

insistenza che liberiamo noi stessi dall'antica schiavitù della guerra.

 

Se poi rifiuteremo di compiere tale sforzo non sappiamo dove ci condurrà

la strada perversa per la quale ci siamo incamminati.

 

  82. La condanna assoluta della guerra e l'azione internazionale per

evitarla  

 

È chiaro pertanto che dobbiamo con ogni impegno sforzarci per preparare

quel tempo nel quale, mediante l'accordo delle nazioni, si potrà

interdire del tutto qualsiasi ricorso alla guerra. Questo naturalmente

esige che venga istituita un'autorità pubblica universale, da tutti

riconosciuta, la quale sia dotata di efficace potere per garantire a

tutti i popoli sicurezza, osservanza della giustizia e rispetto dei

diritti. Ma prima che questa auspicabile autorità possa essere

costituita, è necessario che le attuali supreme istanze internazionali

si dedichino con tutto l'impegno alla ricerca dei mezzi più idonei a

procurare la sicurezza comune. La pace deve sgorgare spontanea dalla

mutua fiducia delle nazioni, piuttosto che essere imposta ai popoli dal

terrore delle armi. Pertanto tutti debbono impegnarsi con alacrità per

far cessare finalmente la corsa agli armamenti. Perché la riduzione

degli armamenti incominci realmente, non deve certo essere fatta in modo

unilaterale, ma con uguale ritmo da una parte e dall'altra, in base ad

accordi comuni e con l'adozione di efficaci garanzie.

 

Non sono frattanto da sottovalutare gli sforzi già fatti e che si vanno

tuttora facendo per allontanare il pericolo della guerra. Va piuttosto

incoraggiata la buona volontà di tanti che pur gravati dalle ingenti

preoccupazioni del loro altissimo ufficio, mossi dalla gravissima

responsabilità da cui si sentono vincolati, si danno da fare in ogni

modo per eliminare la guerra, di cui hanno orrore pur non potendo

prescindere dalla complessa realtà delle situazioni. Bisogna rivolgere

incessanti preghiere a Dio affinché dia loro la forza di intraprendere

con perseveranza e condurre a termine con coraggio quest'opera del più

grande amore per gli uomini, per mezzo della quale si costruisce

virilmente l'edificio della pace. Tale opera esige oggi certamente che

essi dilatino la loro mente e il loro cuore al di là dei confini della

propria nazione, deponendo ogni egoismo nazionale ed ogni ambizione di

supremazia su altre nazioni, e nutrendo invece un profondo rispetto

verso tutta l'umanità, avviata ormai così faticosamente verso una

maggiore unità.

 

Per ciò che riguarda i problemi della pace e del disarmo, bisogna tener

conto degli studi approfonditi, già coraggiosamente e instancabilmente

condotti e dei consessi internazionali che trattarono questi argomenti e

considerarli come i primi passi verso la soluzione di problemi così

gravi; con maggiore insistenza ed energia dovranno quindi essere

promossi in avvenire, al fine di ottenere risultati concreti. Stiano

tuttavia bene attenti gli uomini a non affidarsi esclusivamente agli

sforzi di alcuni, senza preoccuparsi minimamente dei loro propri

sentimenti. I capi di Stato, infatti, i quali sono mallevadori del bene

comune delle proprie nazioni e fautori insieme del bene della umanità

intera, dipendono in massima parte dalle opinioni e dai sentimenti delle

moltitudini. È inutile infatti che essi si adoperino con tenacia a

costruire la pace, finché sentimenti di ostilità, di disprezzo e di

diffidenza, odi razziali e ostinate ideologie dividono gli uomini,

ponendoli gli uni contro gli altri. Di qui la estrema, urgente necessità

di una rinnovata educazione degli animi e di un nuovo orientamento

nell'opinione pubblica. Coloro che si dedicano a un'opera di educazione,

specie della gioventù, e coloro che contribuiscono alla formazione della

pubblica opinione, considerino loro dovere gravissimo inculcare negli

animi di tutti sentimenti nuovi, ispiratori di pace. E ciascuno di noi

deve adoperarsi per mutare il suo cuore, aprendo gli occhi sul mondo

intero e su tutte quelle cose che gli uomini possono compiere insieme

per condurre l'umanità verso un migliore destino.

 

Né ci inganni una falsa speranza. Se non verranno in futuro conclusi

stabili e onesti trattati di pace universale, rinunciando ad ogni odio e

inimicizia, L'umanità che, pur avendo compiuto mirabili conquiste nel

campo scientifico, si trova già in grave pericolo, sarà forse condotta

funestamente a quell'ora, in cui non potrà sperimentare altra pace che

la pace terribile della morte.

 

La Chiesa di Cristo nel momento in cui, posta in mezzo alle angosce del

tempo presente, pronuncia tali parole, non cessa tuttavia di nutrire la

più ferma speranza. Agli uomini della nostra età essa intende presentare

con insistenza, sia che l'accolgano favorevolmente, o la respingano come

importuna, il messaggio degli apostoli: a Ecco ora il tempo favorevole »

per trasformare i cuori, «ecco ora i giorni della salvezza».

 

 Sezione 2: La costruzione della comunità internazionale 

 

  83. Le cause di discordia e i loro rimedi  

 

L'edificazione della pace esige prima di tutto che, a cominciare dalle

ingiustizie, si eliminino le cause di discordia che fomentano le guerre.

Molte occasioni provengono dalle eccessive disparità economiche e dal

ritardo con cui vi si porta il necessario rimedio. Altre nascono dallo

spirito di dominio, dal disprezzo delle persone e, per accennare ai

motivi più reconditi, dall'invidia, dalla diffidenza, dall'orgoglio e da

altre passioni egoistiche. Poiché gli uomini non possono tollerare tanti

disordini avviene che il mondo, anche quando non conosce le atrocità

della guerra, resta tuttavia continuamente in balia di lotte e di

violenze. I medesimi mali si riscontrano inoltre nei rapporti tra le

nazioni. Quindi per vincere e per prevenire questi mali, per reprimere

lo scatenamento della violenza, è assolutamente necessario che le

istituzioni internazionali sviluppino e consolidino la loro cooperazione

e la loro coordinazione e che, senza stancarsi, si stimoli la creazione

di organismi idonei a promuovere la pace.

 

  84. La comunità delle nazioni e le istituzioni internazionali  

 

Dati i crescenti e stretti legami di mutua dipendenza esistenti oggi tra

tutti gli abitanti e i popoli della terra, la ricerca adeguata e il

raggiungimento efficace del bene comune richiedono che la comunità delle

nazioni si dia un ordine che risponda ai suoi compiti attuali, tenendo

particolarmente conto di quelle numerose regioni che ancor oggi si

trovano in uno stato di intollerabile miseria.

 

Per conseguire questi fini, le istituzioni internazionali devono,

ciascuna per la loro parte, provvedere ai diversi bisogni degli uomini,

tanto nel campo della vita sociale (cui appartengono l'alimentazione, la

salute, la educazione, il lavoro), quanto in alcune circostanze

particolari che sorgono qua e là: per esempio, la necessità di aiutare

la crescita generale delle nazioni in via di sviluppo, o ancora il

sollievo alle necessità dei profughi in ogni parte del mondo, o degli

emigrati e delle loro famiglie.

 

Le istituzioni internazionali, tanto universali che regionali già

esistenti, si sono rese certamente benemerite del genere umano. Esse

rappresentano i primi sforzi per gettare le fondamenta internazionali di

tutta la comunità umana al fine di risolvere le più gravi questioni del

nostro tempo: promuovere il progresso in ogni luogo della terra e

prevenire la guerra sotto qualsiasi forma. In tutti questi campi, la

Chiesa si rallegra dello spirito di vera fratellanza che fiorisce tra

cristiani e non cristiani, e dello sforzo d'intensificare i tentativi

intesi a sollevare l'immane miseria.

 

  85. La cooperazione internazionale sul piano economico  

 

La solidarietà attuale del genere umano impone anche che si stabilisca

una maggiore cooperazione internazionale in campo economico. Se infatti

quasi tutti i popoli hanno acquisito l'indipendenza politica, si è

tuttavia ancora lontani dal potere affermare che essi siano liberati da

eccessive ineguaglianze e da ogni forma di dipendenza abusiva, e che

sfuggano al pericolo di gravi difficoltà interne.

 

Lo sviluppo d'un paese dipende dalle sue risorse in uomini e in denaro.

Bisogna preparare i cittadini di ogni nazione, attraverso l'educazione e

la formazione professionale, ad assumere i diversi incarichi della vita

economica e sociale. A tal fine si richiede l'opera di esperti

stranieri, i quali nel prestare la loro azione, si comportino non come

padroni, ma come assistenti e cooperatori. Senza profonde modifiche nei

metodi attuali del commercio mondiale, le nazioni in via di sviluppo non

potranno ricevere i sussidi materiali di cui hanno bisogno. Inoltre,

altre risorse devono essere loro date dalle nazioni progredite, sotto

forma di dono, di prestiti e d'investimenti finanziari: ciò si faccia

con generosità e senza cupidigia, da una parte, e si ricevano,

dall'altra, con tutta onestà.

 

Per instaurare un vero ordine economico mondiale, bisognerà rinunciare

ai benefici esagerati, alle ambizioni nazionali, alla bramosia di

dominazione politica, ai calcoli di natura militaristica e alle manovre

tendenti a propagare e imporre ideologie. Vari sono i sistemi economici

e sociali proposti; è desiderabile che gli esperti possano trovare in

essi un fondamento comune per un sano commercio mondiale. Ciò sarà più

facile se ciascuno, rinunciando ai propri pregiudizi, si dispone di buon

grado a condurre un sincero dialogo.

 

  86. Alcune norme opportune  

 

In vista di questa cooperazione, sembra utile proporre le norme seguenti:

 

a) Le nazioni in via di sviluppo tendano soprattutto ad assegnare,

espressamente e senza equivoci, come fine del progresso la piena

espansione umana dei cittadini. Si ricordino che questo progresso trova

innanzi tutto la sua origine e il suo dinamismo nel lavoro e nella

ingegnosità delle popolazioni stesse, visto che esso deve sl far leva

sugli aiuti esterni, ma, prima di tutto, sulla valorizzazione delle

proprie risorse nonché sulla propria cultura e tradizione. In questa

materia, quelli che esercitano sugli altri maggiore influenza devono

dare l'esempio.

 

b) È dovere gravissimo delle nazioni evolute di aiutare i popoli in via

di sviluppo ad adempiere i compiti sopraddetti. Perciò esse procedano a

quelle revisioni interne, spirituali e materiali, richieste da questa

cooperazione universale. Così bisogna che negli scambi con le nazioni

più deboli e meno fortunate abbiano riguardo al bene di quelle che hanno

bisogno per la loro stessa sussistenza dei proventi ricavati dalla

vendita dei propri prodotti.

 

c) Spetta alla comunità internazionale coordinare e stimolare lo

sviluppo, curando tuttavia di distribuire con la massima efficacia ed

equità le risorse a ciò destinate. Salvo il principio di sussidiarietà,

ad essa spetta anche di ordinare i rapporti economici mondiali secondo

le norme della giustizia.

 

Si fondino istituti capaci di promuovere e di regolare il commercio

internazionale, specialmente con le nazioni meno sviluppate, e destinati

pure a compensare gli inconvenienti che derivano dall'eccessiva

disuguaglianza di potere fra le nazioni. Accanto all'aiuto tecnico,

culturale e finanziario, un simile ordinamento dovrebbe mettere a

disposizione delle nazioni in via di sviluppo le risorse necessarie ad

ottenere una crescita soddisfacente della loro economia.

 

d) In molti casi è urgente procedere a una revisione delle strutture

economiche e sociali. Ma bisogna guardarsi dalle soluzioni tecniche

premature, specialmente da quelle che, mentre offrono all'uomo certi

vantaggi materiali, si oppongono al suo carattere spirituale e alla sua

crescita. Poiché « non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che

esce dalla bocca di Dio » (Mt 4,4). Ogni parte della famiglia umana reca

in sé e nelle sue migliori tradizioni qualcosa di quel tesoro spirituale

che Dio ha affidato all'umanità, anche se molti ignorano da quale fonte

provenga.

 

  87. La cooperazione internazionale e l'accrescimento demografico  

 

La cooperazione internazionale è indispensabile soprattutto quando si

tratta dei popoli che, fra le molte altre difficoltà, subiscono oggi in

modo tutto speciale quelle derivanti da un rapido incremento

demografico. È urgente e necessario ricercare come, con la cooperazione

intera ed assidua di tutti, specie delle nazioni più favorite, si possa

procurare e mettere a disposizione dell'intera comunità umana quei beni

che sono necessari alla sussistenza e alla conveniente istruzione di

ciascuno. Alcuni popoli potrebbero migliorare seriamente le loro

condizioni di vita se, debitamente istruiti, passassero dai vecchi

metodi di agricoltura ai nuovi procedimenti tecnici di produzione,

applicandoli con la prudenza necessaria alla situazione propria e se

instaurassero inoltre un migliore ordine sociale e attuassero una più

giusta distribuzione della proprietà terriera.

 

Nei limiti della loro competenza, i governi hanno diritti e doveri per

ciò che concerne il problema demografico della nazione; come, ad

esempio, per quanto riguarda la legislazione sociale e familiare, le

migrazioni dalla campagna alle città, o quando si tratta

dell'informazione relativa alla situazione e ai bisogni del paese. Oggi

gli animi sono molto agitati da questi problemi. Si deve quindi sperare

che cattolici competenti in tutte queste materie, in particolare nelle

università, proseguano assiduamente gli studi già iniziati e li

sviluppino maggiormente.

 

Poiché molti affermano che l'accrescimento demografico nel mondo, o

almeno in alcune nazioni, debba essere frenato in maniera radicale con

ogni mezzo e con non importa quale intervento dell'autorità pubblica, il

Concilio esorta tutti ad astenersi da soluzioni contrarie alla legge

morale, siano esse promosse o imposte pubblicamente o in privato.

Infatti, in virtù del diritto inalienabile dell'uomo al matrimonio e

alla generazione della prole, la decisione circa il numero dei figli da

mettere al mondo dipende dal retto giudizio dei genitori e non può in

nessun modo essere lasciata alla discrezione dell'autorità pubblica. Ma

siccome questo giudizio dei genitori suppone una coscienza ben formata,

è di grande importanza dare a tutti il modo di accedere a un livello di

responsabilità conforme alla morale e veramente umano, nel rispetto

della legge divina e tenendo conto delle circostanze. Tutto ciò esige un

po' dappertutto un miglioramento dei mezzi pedagogici e delle condizioni

sociali, soprattutto una formazione religiosa o almeno una solida

formazione morale. Le popolazioni poi siano opportunamente informate sui

progressi della scienza nella ricerca di quei metodi che potranno

aiutare i coniugi in materia di regolamentazione delle nascite, una

volta che sia ben accertato il valore di questi metodi e stabilito il

loro accordo con la morale.

 

  88. Il compito dei cristiani nell'aiuto agli altri paesi  

 

I cristiani cooperino volentieri e con tutto il cuore all'edificazione

dell'ordine internazionale, nel rispetto delle legittime libertà e in

amichevole fraternità con tutti. Tanto più che la miseria della maggior

parte del mondo è così grande che il Cristo stesso, nella persona dei

poveri reclama come a voce alta la carità dei suoi discepoli. Si eviti

questo scandalo: mentre alcune nazioni, i cui abitanti per la maggior

parte si dicono cristiani, godono d'una grande abbondanza di beni, altre

nazioni sono prive del necessario e sono afflitte dalla fame, dalla

malattia e da ogni sorta di miserie. Lo spirito di povertà e d'amore è

infatti la gloria e il segno della Chiesa di Cristo.

 

Sono, pertanto, da lodare e da incoraggiare quei cristiani, specialmente

i giovani, che spontaneamente si offrono a soccorrere gli altri uomini e

le altre nazioni. Anzi spetta a tutto il popolo di Dio, dietro la parola

e l'esempio dei suoi vescovi, sollevare, nella misura delle proprie

forze, la miseria di questi tempi; e ciò, secondo l'antico uso della

Chiesa, attingendo non solo dal superfluo, ma anche dal necessario.

 

Le collette e la distribuzione dei soccorsi materiali, senza essere

organizzate in una maniera troppo rigida e uniforme, devono farsi

secondo un piano diocesano, nazionale e mondiale; ovunque la cosa sembri

opportuna, si farà in azione congiunta tra cattolici e altri fratelli

cristiani. Infatti lo spirito di carità non si oppone per nulla

all'esercizio provvido e ordinato dell'azione sociale e caritativa; anzi

l'esige. È perciò necessario che quelli che vogliono impegnarsi al

servizio delle nazioni in via di sviluppo ricevano una formazione

adeguata in istituti specializzati.

 

  89. Efficace presenza della Chiesa nella comunità internazionale  

 

La Chiesa, in virtù della sua missione divina, predica il Vangelo e

largisce i tesori della grazia a tutte le genti. Contribuisce così a

rafforzare la pace in ogni parte del mondo, ponendo la conoscenza della

legge divina e naturale a solido fondamento della solidarietà fraterna

tra gli uomini e tra le nazioni. Perciò la Chiesa dev'essere

assolutamente presente nella stessa comunità delle nazioni, per

incoraggiare e stimolare gli uomini alla cooperazione vicendevole. E

ciò, sia attraverso le sue istituzioni pubbliche, sia con la piena e

leale collaborazione di tutti i cristiani animata dall'unico desiderio

di servire a tutti.

 

Per raggiungere questo fine in modo più efficace, i fedeli stessi,

coscienti della loro responsabilità umana e cristiana, dovranno

sforzarsi di risvegliare la volontà di pronta collaborazione con la

comunità internazionale, a cominciare dal proprio ambiente di vita. Si

abbia una cura particolare di formare in ciò i giovani, sia

nell'educazione religiosa che in quella civile.

 

  90. La partecipazione dei cristiani alle istituzioni internazionali  

 

Indubbiamente una forma eccellente d'impegno per i cristiani in campo

internazionale è l'opera che si presta, individualmente o associati,

all'interno degli istituti già esistenti o da costituirsi, con il fine

di promuovere la collaborazione tra le nazioni. Inoltre, le varie

associazioni cattoliche internazionali possono servire in tanti modi

all'edificazione della comunità dei popoli nella pace e nella

fratellanza. Perciò bisognerà rafforzarle, aumentando il numero di

cooperatori ben formati, con i necessari sussidi e mediante un adeguato

coordinamento delle forze. Ai nostri giorni, infatti, efficacia d'azione

e necessità di dialogo esigono iniziative collettive. Per di più simili

associazioni giovano non poco a istillare quel senso universale, che

tanto conviene ai cattolici, e a formare la coscienza di una

responsabilità e di una solidarietà veramente universali.

 

Infine è auspicabile che i cattolici si studino di cooperare, in maniera

fattiva ed efficace, sia con i fratelli separati, i quali pure fanno

professione di carità evangelica, sia con tutti gli uomini desiderosi

della pace vera. Adempiranno così debitamente al loro dovere in seno

alla comunità internazionale. Il Concilio, poi, dinanzi alle immense

sventure che ancora affliggono la maggior parte del genere umano,

ritiene assai opportuna la creazione d'un organismo della Chiesa

universale, al fine di fomentare dovunque la giustizia e l'amore di

Cristo verso i poveri. Tale organismo avrà per scopo di stimolare la

comunità cattolica a promuovere lo sviluppo delle regioni bisognose e la

giustizia sociale tra le nazioni.

 

 CONCLUSIONE 

 

  91. Compiti dei singoli fedeli e delle Chiese particolari  

 

Quanto viene proposto da questo santo Sinodo fa parte del tesoro

dottrinale della Chiesa e intende aiutare tutti gli uomini del nostro

tempo--sia quelli che credono in Dio, sia quelli che esplicitamente non

lo riconoscono -- affinché, percependo più chiaramente la pienezza della

loro vocazione, rendano il mondo più conforme all'eminente dignità

dell'uomo, aspirino a una fratellanza universale poggiata su fondamenti

più profondi, e possano rispondere, sotto l'impulso dell'amore, con uno

sforzo generoso e congiunto agli appelli più pressanti della nostra epoca.

 

Certo dinanzi alla immensa varietà delle situazioni e delle forme di

civiltà, questa presentazione non ha volutamente, in numerosi punti, che

un carattere del tutto generale; anzi, quantunque venga presentata una

dottrina già comune nella Chiesa, siccome non raramente si tratta di

realtà soggette a continua evoluzione, l'insegnamento presentato qui

dovrà essere continuato ed ampliato.

 

Tuttavia confidiamo che le molte cose che abbiamo esposto, basandoci

sulla parola di Dio e sullo spirito del Vangelo, possano portare un

valido aiuto a tutti, soprattutto dopo che i cristiani, sotto la guida

dei pastori, ne avranno portato a compimento l'adattamento ai singoli

popoli e alle varie mentalità.

 

  92. Il dialogo fra tutti gli uomini  

 

La Chiesa, in forza della missione che ha di illuminare tutto il mondo

con il messaggio evangelico e di radunare in un solo Spirito tutti gli

uomini di qualunque nazione, razza e civiltà, diventa segno di quella

fraternità che permette e rafforza un sincero dialogo.

 

Ciò esige che innanzitutto nella stessa Chiesa promuoviamo la mutua

stima, il rispetto e la concordia, riconoscendo ogni legittima

diversità, per stabilire un dialogo sempre più fecondo fra tutti coloro

che formano l'unico popolo di Dio, che si tratti dei pastori o degli

altri fedeli cristiani. Sono più forti infatti le cose che uniscono i

fedeli che quelle che li dividono; ci sia unità nelle cose necessarie,

libertà nelle cose dubbie e in tutto carità.

 

Il nostro pensiero si rivolge contemporaneamente ai fratelli e alle loro

comunità, che non vivono ancora in piena comunione con noi, ma ai quali

siamo uniti nella confessione del Padre, del Figlio e dello Spirito

Santo e dal vincolo della carità, memori che l'unità dei cristiani è

oggi attesa e desiderata anche da molti che non credono in Cristo.

 

Quanto più, in effetti, questa unità crescerà nella verità e nell'amore,

sotto la potente azione dello Spirito Santo, tanto più essa diverrà per

il mondo intero un presagio di unità e di pace. Perciò, unendo le nostre

energie ed utilizzando forme e metodi sempre più adeguati al

conseguimento efficace di così alto fine, nel momento presente,

cerchiamo di cooperare fraternamente, in una conformità al Vangelo ogni

giorno maggiore, al servizio della famiglia umana che è chiamata a

diventare in Cristo Gesù la famiglia dei figli di Dio.

 

Rivolgiamo anche il nostro pensiero a tutti coloro che credono in Dio e

che conservano nelle loro tradizioni preziosi elementi religiosi ed

umani, augurandoci che un dialogo fiducioso possa condurre tutti noi ad

accettare con fedeltà gli impulsi dello Spirito e a portarli a

compimento con alacrità.

 

Per quanto ci riguarda, il desiderio di stabilire un dialogo che sia

ispirato dal solo amore della verità e condotto con la opportuna

prudenza, non esclude nessuno: né coloro che hanno il culto di alti

valori umani, benché non ne riconoscano ancora l'autore, né coloro che

si oppongono alla Chiesa e la perseguitano in diverse maniere.

 

Essendo Dio Padre principio e fine di tutti, siamo tutti chiamati ad

essere fratelli. E perciò, chiamati a una sola e identica vocazione

umana e divina, senza violenza e senza inganno, possiamo e dobbiamo

lavorare insieme alla costruzione del mondo nella vera pace.

 

  93. Un mondo da costruire e da condurre al suo fine  

 

I cristiani, ricordando le parole del Signore: «in questo conosceranno

tutti che siete i miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri» (Gv

13,35), niente possono desiderare più ardentemente che servire con

maggiore generosità ed efficacia gli uomini del mondo contemporaneo.

Perciò, aderendo fedelmente al Vangelo e beneficiando della sua forza,

uniti con tutti coloro che amano e praticano la giustizia, hanno assunto

un compito immenso da adempiere su questa terra: di esso dovranno

rendere conto a colui che tutti giudicherà nell'ultimo giorno.

 

Non tutti infatti quelli che dicono: « Signore, Signore », entreranno

nel regno dei cieli, ma quelli che fanno la volontà del Padre e

coraggiosamente agiscono. Perché la volontà del Padre è che in tutti gli

uomini noi riconosciamo ed efficacemente amiamo Cristo fratello, con la

parola e con l'azione, rendendo così testimonianza alla verità, e

comunichiamo agli altri il mistero dell'amore del Padre celeste.

 

Così facendo, risveglieremo in tutti gli uomini della terra una viva

speranza, dono dello Spirito Santo, affinché alla fine essi vengano

ammessi nella pace e felicità somma, nella patria che risplende della

gloria del Signore. « A colui che, mediante la potenza che opera in noi,

può compiere infinitamente di più di tutto ciò che noi possiamo

domandare o pensare, a lui sia la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù,

per tutte le generazioni nei secoli dei secoli. Amen» (Ef 3,20-21).